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Siblings: la prospettiva dei fratelli sulla neurodivergenza e\o disabilità

Siblings: la prospettiva dei fratelli sulla neurodivergenza e\o disabilità
Enrico Reatini
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
17.7.2026
Siblings: la prospettiva dei fratelli sulla neurodivergenza e\o disabilità
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  • I fratelli e le sorelle di persone neurodivergenti costituiscono un sottosistema relazionale spesso trascurato ma centrale nella famiglia
  • L'esperienza dei siblings è eterogenea e può includere sia vulnerabilità emotive che risorse come empatia e crescita personale
  • Il funzionamento familiare complessivo, più della disabilità in sé, influenza l'adattamento dei fratelli
  • Esistono fattori di rischio specifici, come il carico di cura e la percezione di minore attenzione genitoriale, che vanno monitorati
  • Interventi mirati su genitori, fratelli e sistema familiare possono promuovere efficacemente il benessere dei siblings

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Quando si parla di neurodivergenze, l’attenzione si concentra spesso sulla persona che riceve la diagnosi e sul ruolo dei genitori. Più raramente, invece, lo sguardo si estende a fratelli e sorelle, un’altra componente fondamentale del sistema familiare. Eppure, comprendere la loro esperienza significa adottare una prospettiva più completa e realistica sul funzionamento della famiglia.

Le relazioni tra fratelli rappresentano uno dei contesti più significativi dello sviluppo umano. La maggior parte delle persone cresce con uno o più fratelli, e per molti queste relazioni sono tra le più durature della vita (Dunn, 2002).

I rapporti fraterni, infatti, contribuiscono in modo rilevante allo sviluppo sociale, emotivo e identitario, offrendo un terreno privilegiato per comprendere come le persone costruiscono se stesse all’interno delle relazioni familiari.

La famiglia è uno dei principali contesti in cui si sviluppa l’identità ed è proprio all’interno delle relazioni familiari che si sperimentano per la prima volta dinamiche fondamentali come l’appartenenza e la differenziazione, la vicinanza e la distanza, la dipendenza e l’autonomia. Come sottolinea Lucey (2010), l’esperienza familiare è attraversata da una tensione costante tra il bisogno di essere individui unici e quello di sentirsi parte di un gruppo. Questa dinamica si costruisce e si negozia proprio nelle relazioni più intime, tra cui quelle tra fratelli.

In questo contesto, il rapporto tra siblings assume una funzione particolarmente complessa. I fratelli possono rappresentare una fonte di sostegno emotivo, uno spazio di condivisione e un punto di riferimento nei momenti di difficoltà. Un luogo in cui si sviluppano dinamiche di confronto, differenziazione e talvolta conflitto (Silverstone, 2018). Inoltre, la relazione fraterna non si sviluppa nel vuoto, ma è influenzata da molteplici fattori familiari, tra cui le aspettative genitoriali, le dinamiche relazionali e le differenze individuali tra i figli (Jensen & McHale, 2015).

Quando all’interno della famiglia è presente un bambino o una persona con disturbo dello spettro autistico, queste dinamiche possono assumere caratteristiche ancora più specifiche. I fratelli possono ritrovarsi infatti a crescere in un contesto che può richiedere adattamenti, magari legati ad impegni concreti come le terapie strutturate, ridefinizioni dei ruoli e una particolare sensibilità alle esigenze dell’altro.

Cosa si intende per Siblings

Con il termine generico siblings si fa riferimento ai fratelli e alle sorelle di una persona, considerati non solo come individui all’interno della famiglia, ma come parte di un vero e proprio sottosistema relazionale con caratteristiche proprie. La letteratura più recente, infatti, sottolinea come le relazioni fraterne rappresentino un contesto specifico di sviluppo, distinto ma intrecciato con le dinamiche genitoriali e familiari più ampie (Kramer & Arnold, 2024).

Il termine siblings sottolinea che i fratelli sono più che “altri figli”, in quanto occupano reciprocamente una posizione unica, che li colloca contemporaneamente come pari, compagni di crescita e, in alcuni casi, come figure di supporto reciproco.

Una relazione che può assumere funzioni diverse nel tempo, contribuendo al benessere individuale e alla qualità della vita, ma anche diventando un luogo in cui emergono tensioni, differenze e bisogni specifici.

Due fratelli sorridenti che si godono un momento di gioco su un pavimento di legno soleggiato all'interno.
Марина Вотинцева – Pexels

Quando uno dei fratelli è neurodivergente, il ruolo dei siblings può acquisire ulteriori sfumature. La ricerca evidenzia come crescere con un fratello con disabilità possa comportare sfide emotive, pratiche e relazionali, ma anche opportunità di sviluppo personale (Dyke, Mulroy & Leonard, 2009) in cui il funzionamento complessivo della famiglia sembra giocare un ruolo centrale nel determinare l’adattamento dei fratelli, più ancora della presenza della disabilità in sé.

Gli studi mostrano infatti che l’esperienza dei siblings è tutt’altro che uniforme. Ad esempio, adolescenti con fratelli con autismo possono sviluppare rappresentazioni complesse e talvolta ambivalenti: da un lato emozioni come affetto e soddisfazione per i progressi del fratello, dall’altro vissuti di fatica, incomprensione o frustrazione (De Caroli & Sagone, 2013). In alcuni casi, possono emergere anche percezioni più negative legate al proprio ruolo o al futuro del familiare.

Per questo è importante evitare una visione esclusivamente problematica della questione. Alcuni studi indicano che, anche in contesti impegnativi come quelli in cui sono presenti interventi intensivi (ad esempio programmi ABA), i siblings non mostrano necessariamente peggiori esiti psicosociali rispetto ai coetanei, soprattutto quando sono presenti adeguati livelli di supporto sociale (Cebula, 2012).

Nel complesso, parlare di siblings significa quindi riferirsi a una realtà eterogenea e dinamica, in cui l’esperienza individuale è influenzata da molteplici fattori come caratteristiche personali, relazioni familiari, contesto sociale e presenza di risorse di supporto. Comprendere chi sono i siblings è il primo passo per riconoscerne i bisogni e valorizzarne il ruolo all’interno della famiglia.

L'impatto emotivo sui siblings

La neurodivergenza può portare con sé spesso esperienze emotivamente complesse, caratterizzate da vissuti molteplici e talvolta contrastanti. La letteratura suggerisce che anche i siblings possano essere esposti a un maggiore rischio di difficoltà emotive e comportamentali rispetto ai coetanei, in particolare quando la neurodivergenza è associata a disabilità intellettiva (Petalas et al., 2009). In questi casi, sono stati osservati livelli più elevati di problemi emotivi, con una certa stabilità nel tempo, soprattutto in specifiche condizioni familiari, come quando il sibling è più giovane o quando il fratello è maschio.

Accanto a queste vulnerabilità, emerge una dimensione meno immediata e altrettanto rilevante, ovvero quella delle tensioni emotive legate al senso di responsabilità e al ruolo di cura. Studi qualitativi mostrano come molti siblings sviluppino nel tempo una sorta di “etica della cura”, costruita all’interno della relazione con il fratello, che si traduce in un coinvolgimento emotivo profondo (Leane, 2019). Questo processo può essere accompagnato da emozioni complesse come senso di colpa, rabbia o frustrazione, spesso legate al tentativo di conciliare bisogni personali e percezione di obblighi morali verso il familiare.

In particolare, i siblings possono trovarsi a negoziare continuamente un equilibrio tra autonomia e responsabilità, sperimentando conflitti interni tra il desiderio di una propria individualità e il legame con il fratello. Queste dinamiche possono rendere difficile l’esercizio dell’auto-compassione, soprattutto quando le proprie scelte vengono percepite come insufficienti rispetto a un ideale di “buona cura” (Leane, 2019).

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Ivan S – Pexels

Allo stesso tempo, l’esperienza di crescita in un contesto di disabilità può favorire lo sviluppo di importanti risorse emotive. Alcune ricerche evidenziano come i siblings mostrino livelli più elevati di empatia cognitiva e affettiva, probabilmente proprio grazie all’esposizione precoce e continuativa alla diversità e alla necessità di comprendere l’altro (Perenc & Pęczkowski, 2017). Questo suggerisce che l’impatto emotivo non è univocamente negativo, ma si configura piuttosto come un processo articolato, in cui vulnerabilità e risorse coesistono.

L’esperienza emotiva dei siblings può essere descritta come uno spazio in cui si intrecciano affetto, responsabilità, fatica ed evoluzione personale.

Possibili fattori di rischio

Accanto alle risorse e agli aspetti di crescita, la letteratura evidenzia come i siblings possano essere esposti a specifici fattori di rischio per il benessere psicologico, anche se i risultati degli studi non sono sempre univoci e suggeriscono una forte variabilità individuale (Meadan, Stoner & Angell, 2010).

Tra le principali aree di vulnerabilità emerge una maggiore esposizione a difficoltà emotive, come ansia, sintomi depressivi e livelli elevati di stress. Soprattutto se la neurodivergenza è associata a una disabilità cronica, ciò può influenzare il benessere psicosociale dei fratelli, soprattutto in assenza di adeguati interventi di supporto (Hartling et al., 2014).

Un elemento centrale riguarda il carico emotivo legato al contesto familiare. Studi qualitativi sugli adolescenti mostrano come i siblings possano sperimentare difficoltà nell’esprimere i propri vissuti, sentimenti di colpa nei confronti del fratello con disabilità e una percezione di limitato supporto o guida rispetto alla gestione della situazione familiare (Opperman & Alant, 2003). Questo può contribuire a una maggiore interiorizzazione del disagio.

Un altro aspetto frequentemente riportato è la percezione di minore attenzione da parte dei genitori, spesso impegnati nella gestione dei bisogni del figlio con disabilità. Più in generale, il funzionamento familiare gioca un ruolo cruciale poiché fattori come lo stress genitoriale, la qualità della relazione di coppia e la coesione familiare possono influenzare significativamente l’adattamento dei siblings (Fisman et al., 1996).

Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che le difficoltà non dipendano da un singolo fattore, ma da una combinazione di variabili interconnesse, in un’ottica transazionale. Questo significa che il rischio di sviluppare problematiche emotive è legato all’interazione tra caratteristiche individuali, dinamiche familiari e contesto sociale (Fisman et al., 1996).

Anche il contesto relazionale più ampio può rappresentare un’area critica. I siblings possono incontrare difficoltà nelle relazioni sociali, legate sia alla gestione delle differenze del fratello sia alla possibile riduzione delle opportunità sociali o del tempo dedicato alle proprie attività. Nel complesso, la letteratura invita a evitare una visione deterministica poiché la presenza di fattori di rischio non implica necessariamente esiti negativi, ma segnala l’importanza di monitorare e sostenere attivamente il benessere psicologico dei siblings, soprattutto nei contesti familiari più complessi.

Una donna rossa serena gode della luce del sole che filtra da una finestra in un'accogliente cucina.
cottonbro studio – Pexels

Come promuovere il benessere dei siblings

Promuovere il benessere dei siblings significa intervenire non solo sulle difficoltà, ma anche promuovere dinamiche relazionali e familiari che possono diventare potenti fattori protettivi. La relazione fraterna, infatti, rappresenta un contesto evolutivo cruciale in quanto le interazioni tra fratelli contribuiscono allo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo, favorendo la capacità di comprendere le emozioni altrui e le prospettive sociali (Brody, 2004).

Un primo elemento chiave riguarda il ruolo dei genitori. La letteratura sottolinea come oltre la quantità di attenzione, sia soprattutto la qualità della genitorialità (calore, coerenza educativa, basso controllo coercitivo) a incidere sull’adattamento dei figli. Inoltre, il trattamento differenziale tra fratelli, se percepito come ingiusto, può essere associato a maggiori difficoltà emotive e comportamentali, in particolare in specifiche configurazioni familiari (Tamrouti-Makkink et al., 2004). Per questo, sostenere i genitori nel mantenere un equilibrio relazionale è un aspetto centrale.

Un secondo ambito riguarda gli interventi psicosociali rivolti direttamente ai siblings. Le evidenze suggeriscono che programmi strutturati (ad esempio gruppi di supporto o interventi psicoeducativi) possono migliorare l’autostima, il benessere sociale e la conoscenza della condizione del fratello, con effetti positivi anche sull’adattamento emotivo e comportamentale nel tempo (Wolff et al., 2023). Analogamente, interventi più ampi sul benessere psicologico mostrano una riduzione dello stress e un miglioramento delle strategie di coping e dell’esperienza di cura (Reyes-González et al., 2024).

Anche il lavoro sulle competenze familiari e relazionali risulta promettente. Programmi di parent training mirati a migliorare le interazioni tra fratelli (ad esempio promuovendo condivisione, comunicazione e gestione dei conflitti) hanno mostrato effetti significativi nel rendere le relazioni più positive e meno conflittuali (Leijten et al., 2021). In questa prospettiva, il benessere del sibling non può essere separato dal funzionamento complessivo della famiglia.

Infine, è importante considerare interventi che coinvolgano l’intero sistema familiare, come la terapia cognitivo-comportamentale familiare, che ha dimostrato effetti positivi non solo sui sintomi dei figli, ma anche sulle dinamiche genitoriali e sul clima emotivo familiare (Bögels & Siqueland, 2006).

Pertanto, favorire il benessere dei siblings richiede un approccio integrato che includa il supporto genitoriale, interventi diretti sui fratelli, promozione di relazioni fraterne positive e attenzione al contesto familiare nel suo insieme.

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FAQ

Con il termine siblings si indicano i fratelli e le sorelle di una persona, considerati come parte di un vero e proprio sottosistema relazionale all'interno della famiglia. Non si tratta semplicemente di 'altri figli', ma di individui che occupano una posizione unica, essendo al tempo stesso pari, compagni di crescita e talvolta figure di supporto reciproco. Quando uno dei fratelli è neurodivergente, questo ruolo può assumere sfumature ulteriori, legate a sfide specifiche ma anche a opportunità di crescita personale. Comprendere chi sono i siblings è il primo passo per riconoscerne i bisogni all'interno del sistema familiare.
Sì, provare sentimenti ambivalenti verso un fratello o una sorella neurodivergente è un'esperienza del tutto comune e riconosciuta dalla letteratura. Gli studi mostrano infatti che i siblings possono sperimentare contemporaneamente affetto e soddisfazione per i progressi del fratello, insieme a vissuti di fatica, incomprensione o frustrazione. Questa ambivalenza non indica un problema, ma riflette la complessità naturale di una relazione fraterna vissuta in un contesto particolare. È importante evitare una visione esclusivamente problematica di queste dinamiche, riconoscendo che risorse e difficoltà possono coesistere.
I siblings possono essere più esposti a difficoltà emotive per una combinazione di fattori che riguardano il funzionamento familiare più che la disabilità in sé. Elementi come lo stress genitoriale, la qualità della relazione di coppia, la coesione familiare e la percezione di minore attenzione da parte dei genitori possono influenzare significativamente il loro adattamento. La letteratura sottolinea inoltre un'ottica transazionale, secondo cui il rischio di sviluppare problematiche emotive nasce dall'interazione tra caratteristiche individuali, dinamiche familiari e contesto sociale, e non da una causa unica.
Riconoscere il disagio emotivo di un sibling richiede attenzione a segnali come difficoltà nell'esprimere i propri vissuti, sentimenti di colpa nei confronti del fratello con disabilità o una percezione di limitato supporto rispetto alla gestione della situazione familiare. Alcuni fratelli possono sviluppare una sorta di 'etica della cura' che li porta a mettere in secondo piano i propri bisogni, con il rischio di interiorizzare il disagio. Anche una minore partecipazione alle relazioni sociali o una riduzione del tempo dedicato alle proprie attività possono essere indicatori da non sottovalutare.
Sostenere il benessere dei siblings richiede un approccio integrato che coinvolga diversi livelli del sistema familiare. Programmi psicoeducativi e gruppi di supporto rivolti direttamente ai fratelli possono migliorare l'autostima, il benessere sociale e la conoscenza della condizione del fratello. Allo stesso tempo, interventi di parent training mirati a migliorare le interazioni tra fratelli, insieme a un lavoro sulla qualità della genitorialità, contribuiscono a rendere le relazioni più positive. Quando le difficoltà sono più marcate, può essere utile rivolgersi a un professionista, anche attraverso percorsi di terapia familiare.
No, crescere con un fratello o una sorella neurodivergente non comporta solo difficoltà, ma può favorire anche importanti risorse personali. Alcune ricerche evidenziano come i siblings mostrino livelli più elevati di empatia cognitiva e affettiva, probabilmente grazie all'esposizione precoce alla diversità e alla necessità di comprendere l'altro. L'esperienza emotiva dei siblings si configura quindi come un processo articolato, in cui vulnerabilità e risorse coesistono, piuttosto che come un percorso univocamente negativo.
I genitori hanno un ruolo centrale nell'equilibrio tra fratelli, non tanto per la quantità di attenzione dedicata a ciascun figlio, quanto per la qualità della genitorialità, fatta di calore, coerenza educativa e basso controllo coercitivo. Il trattamento differenziale tra fratelli, se percepito come ingiusto, può essere associato a maggiori difficoltà emotive e comportamentali. Per questo motivo, sostenere i genitori nel mantenere un equilibrio relazionale rappresenta un aspetto centrale per il benessere di tutti i figli, incluso il sibling del fratello neurodivergente.
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  • Brody, G. H. (2004). Siblings' direct and indirect contributions to child development. Current directions in psychological science, 13(3), 124-126.
  • Cebula, K. R. (2012). Applied behavior analysis programs for autism: Sibling psychosocial adjustment during and following intervention use. Journal of Autism and Developmental Disorders, 42(5), 847-862.
  • De Caroli, M. E., & Sagone, E. (2013). Siblings and disability: A study on social attitudes toward disabled brothers and sisters. Procedia-Social and Behavioral Sciences, 93, 1217-1223.
  • Dyke, P., Mulroy, S., & Leonard, H. (2009). Siblings of children with disabilities: Challenges and opportunities. Acta paediatrica, 98(1), 23-24.
  • Fisman, S., Wolf, L., Ellison, D., Gillis, B., Freeman, T. O. M., & Szatmari, P. (1996). Risk and protective factors affecting the adjustment of siblings of children with chronic disabilities. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 35(11), 1532-1541.
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  • Tiedemann, G. L., & Johnston, C. (1992). Evaluation of a parent training program to promote sharing between young siblings. Behavior Therapy, 23(2), 299-318.
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