Sui dizionari di lingua italiana, l’umorismo viene definito come “disposizione dell'animo portata a cogliere gli aspetti divertenti o grotteschi della realtà e a sorriderne con ironica comprensione”.
Che cos’è l’umorismo? Una filosofia di vita? Un modo di affrontare e vedere le criticità del mondo?
L’umorismo può essere descritto come l’atteggiamento comprensivo, rilassato e tollerante di chi accetta con divertimento le contraddizioni e le storture della vita. Di conseguenza ci chiediamo: l’umorismo serve a vivere meglio? La risposta è sì!
“Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina” dal film Patch Adams, 1998
L’umorismo è un concetto dal valore antico: la Bibbia stessa recita “un cuore felice fa bene come una medicina” e trova spazio, oggi, in quella che viene definita Psicologia Positiva. Martin Seligman, padre di questo filone, inserisce l’umorismo nell’elenco dei fattori correlati al benessere e alla capacità di essere soddisfatti della propria vita.
Quando parliamo di umorismo, dice l’autore, parliamo soprattutto del modo in cui possiamo reagire ai problemi. Lo humour:
- aumenta la resilienza
- aumenta la capacità di affrontare situazioni difficili e gli stress
- favorisce le relazioni sociali.

Esprimere le emozioni
Tutte le volte che viviamo una forte emozione ci troviamo di fronte a un dilemma: la esprimo o la reprimo? Sappiamo che tenerci tutto dentro non ci fa bene, così come avere una reazione eccessiva può essere dannoso da un punto di vista relazionale, fisico ed emozionale.
L’umorismo può offrire una terza modalità che può essere un’ottima valvola di sfogo non disfunzionale. L’umorismo:
- favorisce lo sviluppo della creatività
- fa sviluppare il pensiero laterale
- riduce lo stress
- aiuta a risolvere in modo non traumatico situazioni conflittuali
- offre una visione alternativa delle cose
- modifica la visione rigida di un problema e aiuta a prenderne la giusta distanza
- porta a cambiare prospettiva aumentando il problem solving: perché se si può ridere di un problema, si può anche superarlo!
Un senso dell'umorismo vivace e sofisticato è inoltre una delle caratteristiche delle persone ad alto potenziale cognitivo o con plusdotazione.
In che modo l’umorismo agisce sul nostro organismo e sul nostro benessere?
Da un punto di vista prettamente fisico, gli studi svolti fino ad ora evidenziano la sua implicazione nell’attivazione del sistema respiratorio, immunologico, cardiovascolare ed endocrino.
Alcune ricerche longitudinali suggeriscono inoltre che il senso dell’umorismo possa agire come una vera e propria risorsa di coping: in un follow-up di 15 anni su oltre 53.000 adulti norvegesi, punteggi elevati nella componente cognitiva del senso dell’umorismo sono risultati associati, nelle donne, a una riduzione della mortalità per tutte le cause e in particolare per malattie cardiovascolari e infezioni, mentre negli uomini l’effetto protettivo è emerso soprattutto rispetto alla mortalità per infezioni (Romundstad et al., 2016).
Ma al di là delle reazioni fisiologiche, l’umorismo risulta essere un potente strumento cognitivo perché:
- influenza la valutazione degli eventi stressanti;
- permette di reagire con strategie efficaci moderando e riducendo tensione e ansia.
“L’umorismo è il più potente meccanismo di difesa. Permette un risparmio di energia psichica e con una battuta blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli.” Sigmund Freud

Cosa accade nel cervello quando ridiamo
Il senso dell’umorismo coinvolge diverse aree cerebrali che lavorano insieme per farci cogliere una battuta e provarne piacere.
- La corteccia prefrontale aiuta a comprendere il significato della battuta, a cogliere doppi sensi e impliciti sociali.
- Le aree temporali partecipano alla comprensione del linguaggio e delle metafore, fondamentali per molti giochi di parole.
- Il sistema della ricompensa (in particolare l’area tegmentale ventrale e il nucleo accumbens) si attiva rilasciando dopamina, che sostiene la sensazione di piacere e motivazione.
- La liberazione di endorfine contribuisce alla riduzione della percezione del dolore e alla sensazione di rilassamento dopo una risata intensa.
Secondo ricerche di neuroimaging condotte negli ultimi vent’anni, queste attivazioni sono più marcate nelle persone che riferiscono un senso dell’umorismo più sviluppato e un uso frequente dell’umorismo nella vita quotidiana.
I meccanismi cognitivi del senso dell’umorismo
Il senso dell’umorismo non è solo “essere simpatici”: coinvolge processi cognitivi complessi che il nostro cervello attiva in pochi istanti.
In genere accade questo:
- Percezione dell'incongruenza: notiamo che qualcosa non è come dovrebbe essere (una parola fuori posto, una situazione assurda, un finale inaspettato).
- Risoluzione in chiave comica: il cervello trova un modo alternativo di interpretare la scena, che rende l'incongruenza accettabile e divertente invece che minacciosa.
- Pensiero laterale: per arrivare alla battuta dobbiamo uscire dai percorsi logici abituali e collegare elementi lontani tra loro.
- Bisociazione: mettiamo in contatto due cornici di significato diverse (per esempio, linguaggio formale e contenuto infantile), creando un cortocircuito che fa ridere.
Allenare questi passaggi significa, di fatto, allenare il proprio senso dell'umorismo.
Le principali teorie psicologiche dell'umorismo
Per capire meglio che cos'è il senso dell’umorismo può essere utile guardare alle principali teorie psicologiche che provano a spiegare perché ridiamo.
- Teoria della superiorità: ridiamo quando, anche solo per un attimo, ci sentiamo "un passo sopra" a qualcuno o a una versione passata di noi stessi. È l’umorismo delle gaffe, delle cadute, degli errori.
- Teoria del sollievo: l’umorismo permette di scaricare tensione emotiva. La battuta arriva dove c’è imbarazzo, paura o stress e li alleggerisce.
- Teoria dell’incongruenza: qualcosa non torna rispetto alle nostre aspettative e, invece di spaventarci, ci sorprende in modo piacevole.
- Approcci ibridi: combinano questi elementi, mostrando come il senso dell’umorismo nasca spesso dall’intreccio tra tensione, sorpresa e piccole dinamiche di potere o vulnerabilità.
Le risate
L’umorismo genera risate, espressione di viva allegria e divertimento, che portano effetti straordinari sul benessere fisico e psicologico.
Effetti fisiologici
L'umorismo produce numerosi effetti benefici sul nostro organismo: rilassa i muscoli coinvolti nella risata, migliora la respirazione, stimola la circolazione del sangue, sostiene le difese immunitarie, innalza la soglia del dolore e favorisce il funzionamento mentale.
In particolare, una meta-analisi che ha esaminato 41 studi su umorismo e dolore ha mostrato che, in condizioni di dolore sperimentale, distrazioni umoristiche – come la visione di video comici – aumentano la tolleranza al dolore; tuttavia, nella maggior parte dei lavori, anche distrazioni non umoristiche producono effetti simili, suggerendo che non sempre è l’umorismo in sé, ma più in generale il coinvolgimento attentivo, a modulare la percezione del dolore (Pérez-Aranda et al., 2019).
Questo significa che ridere e lasciarsi coinvolgere da qualcosa che ci interessa, ci diverte o ci appassiona può diventare una vera e propria risorsa per affrontare meglio il disagio fisico ed emotivo.
Effetti psicologici
Oltre ai benefici per il nostro corpo, dal punto di vista psicologico l’umorismo può diventare una vera e propria risorsa interiore. Non solo riduce stress, ansia e tensione, ma aiuta anche a contrastare i sintomi della depressione, migliorando l’umore e sostenendo l’autostima.
Alcune ricerche prospettiche mostrano, ad esempio, che un più spiccato senso dell’umorismo può attenuare l’impatto degli eventi di vita stressanti sui sintomi depressivi: chi possiede livelli più alti di umorismo tende a mostrare un minore aumento della depressione in presenza di stress, mentre non si osserva un analogo effetto protettivo rispetto ai sintomi d’ansia (Nezu et al., 1988).
L’umorismo, inoltre, migliora la memoria, stimola il pensiero creativo, favorisce le relazioni interpersonali e contribuisce a costruire l’identità di gruppo, la solidarietà e la coesione. In questo modo sostiene il benessere psicologico, migliora la qualità della vita quotidiana e rende “contagiosa” l’allegria, creando spazi condivisi di leggerezza e connessione con gli altri.

Attenzione all’umorismo cattivo
Esiste un tipo di umorismo non funzionale, il cosiddetto umorismo malevolo, il cui fine è quello di ferire e umiliare l’altro: ne sono un esempio la derisione, la svalutazione, il sarcasmo o il bullismo. Naturalmente, questo tipo di umorismo è disfunzionale sia per chi lo elargisce sia per chi lo riceve.
La ricerca ha infatti dimostrato una stretta relazione tra uno stile umoristico aggressivo e svalutativo e la tendenza a sviluppare ansia e depressione. Quando si chiede alle persone che cosa significhi per loro l’umorismo, emerge però un quadro più complesso: da un lato viene vissuto come possibilità e risorsa, capace di creare vicinanza e alleggerire le difficoltà; dall’altro è percepito come potenziale ostacolo o arma, in grado di ferire o generare incomprensioni.
In contesti di cura, proprio per questo, gli autori sottolineano che l’empatia è una condizione necessaria per usare l’umorismo in modo appropriato (Olsson et al., 2002).
Quando il senso dell'umorismo può diventare una maschera
Il senso dell’umorismo può diventare una risorsa o una maschera dietro cui nascondere il proprio malessere. Non sempre chi fa ridere sta bene.
Alcune persone usano l’umorismo per:
- evitare il contatto con le emozioni: scherzano su tutto per non sentire tristezza, rabbia o paura;
- proteggersi dal giudizio: si prendono in giro prima che lo facciano gli altri, trasformando l’auto-svalutazione in battuta;
- mantenere il controllo: usano l’ironia per non mostrarsi vulnerabili.
In questi casi il senso dell’umorismo non è da eliminare, ma da riequilibrare: può essere utile imparare a distinguere quando la battuta nasce da un reale desiderio di leggerezza e quando, invece, serve solo a non guardare qualcosa che fa male.
Come allenare e sviluppare l’umorismo: esercizi per tutti
Considerando tutti i benefici che possono derivare dall’utilizzo dell’umorismo, cerchiamo di capire come poterlo sfruttare per migliorare il nostro benessere.
Paul McGhee, ricercatore del settore, ha strutturato una serie di esercizi molto semplici che si sono rivelati allo stesso tempo molto efficaci, quali ad esempio:
- circondarsi di cose divertenti
- trovare ragioni di divertimento anche nei momenti di stress
- ridere di più, anche e soprattutto di sé stessi
- prendere le cose alla leggera
- allenarsi a trovare il lato buffo in ciò che accade
- tenere un diario quotidiano in cui identificare almeno tre cose divertenti a cui pensare.
Ricordiamoci di ridere e, quando siamo felici, facciamoci caso!
Stili di umorismo e benessere psicologico
Non tutte le forme di senso dell’umorismo hanno gli stessi effetti sul benessere. Il ricercatore Rod A. Martin, psicologo clinico, ha sviluppato l’Humor Styles Questionnaire per distinguere quattro stili principali.
- Umorismo affiliativo: usare le battute per creare vicinanza e far sentire gli altri a proprio agio.
- Umorismo auto rafforzante: saper ridere di sé in modo benevolo, per affrontare le difficoltà senza svalutarsi.
- Umorismo aggressivo: prendere in giro, umiliare o ridicolizzare gli altri.
- Umorismo auto svalutante: mettersi sempre al centro delle battute in modo denigratorio.
Studi condotti da Rod Martin e colleghi mostrano che gli stili di umorismo affiliativo e auto-rafforzante sono associati a una maggiore soddisfazione di vita e a minori sintomi ansioso-depressivi, mentre gli stili aggressivo e auto-svalutante risultano collegati a più conflitti relazionali e a un maggiore disagio emotivo.
In linea con questa prospettiva, studi psicometrici hanno portato allo sviluppo di strumenti come la Multidimensional Sense of Humor Scale, che evidenziano come il senso dell’umorismo non sia un tratto unico, ma un costrutto composto da più dimensioni distinte (ad esempio creatività umoristica, produzione di battute, apprezzamento dell’umorismo e uso dell’umorismo per il coping), ciascuna con legami specifici con diversi tratti di personalità (Thorson & Powell, 1993).
Allenare lo sguardo all'incongruenza
Per sviluppare il senso dell’umorismo può essere utile allenare la capacità di cogliere le piccole incongruenze della vita quotidiana.
Un esercizio semplice consiste nel scegliere un momento della giornata (in fila alla cassa, sui mezzi pubblici, in ufficio) e chiedersi:
- "Che cosa, qui, è leggermente fuori posto o paradossale?";
- "Se questa scena fosse in una commedia, cosa la renderebbe buffa?".
Non si tratta di ridicolizzare le persone, ma di notare dettagli, contrasti, esagerazioni. Scrivere a fine giornata due o tre situazioni che avrebbero potuto stare in una scena comica può aiutare il cervello a riconoscere più facilmente l’incongruenza e a trasformarla in sorriso invece che in irritazione.
Trasformare i pensieri rigidi in versioni più leggere
Il senso dell’umorismo può crescere quando impariamo a non prendere alla lettera ogni pensiero che ci passa per la mente.
Un esercizio possibile è questo:
- scrivi un pensiero rigido o catastrofico (per esempio: "Se sbaglio, è un disastro");
- prova a riscriverlo in tre versioni umoristiche, esagerando, cambiando prospettiva, inserendo un elemento assurdo;
- chiediti quale versione ti fa sentire un po’ più leggero, pur restando rispettoso verso di te.
Questo non significa banalizzare i problemi, ma introdurre una piccola distanza ironica che permette di vedere più opzioni e riduce la sensazione di essere intrappolati in un solo modo di pensare.
Riscrivere in chiave umoristica i piccoli problemi quotidiani
Un modo concreto per nutrire il proprio senso dell’umorismo può essere trasformare i piccoli intoppi quotidiani in brevi racconti comici.
Puoi farlo così:
- scegli un episodio fastidioso ma non traumatico (una figuraccia, un ritardo, un malinteso);
- riscrivilo come se stessi raccontando una scena di film comico, accentuando tempi, espressioni, dettagli buffi;
- prova a raccontarlo a qualcuno di fiducia usando questa versione alleggerita.
Questo esercizio può aiutare a spostare il focus da "che disastro" a "che storia". Nel tempo, il cervello impara spontaneamente a cercare l’angolazione più ironica, rendendo il senso dell’umorismo una vera strategia di resilienza.
Inizia a prenderti sul serio anche quando ridi
Allenare il senso dell’umorismo può contribuire a cambiare il modo in cui affronti lo stress, i problemi e persino l’immagine che hai di te. Ma se senti che a volte la battuta diventa una maschera, o che fai fatica a trovare il lato leggero delle cose, non devi farcela da solo. Un percorso psicologico può aiutarti a usare, in alcuni casi, l’umorismo come risorsa, senza che diventi auto-svalutazione o fuga dalle emozioni, e a lavorare verso un benessere più stabile e profondo. Se ti va di iniziare a lavorare su di te – con serietà, ma senza perdere il sorriso – puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online e scoprire il professionista Unobravo che potrebbe essere più adatto alle tue esigenze.






