Come riprendere in mano la propria vita quando i figli vanno via di casa?

La casa è diventata silenziosa. Niente più chiavi nella porta a tarda sera, niente più voci dall'altra stanza. Dopo vent'anni o più passati a prenderti cura dei tuoi figli, il loro trasferimento segna l'inizio di una fase completamente nuova.

Quello che spesso viene chiamato sindrome del nido vuoto non è una patologia, ma un insieme di emozioni fatto di tristezza, disorientamento e solitudine che può riguardare qualsiasi genitore, anche chi pensava di essere pronto per il distacco.

Se ti riconosci in queste sensazioni, sappi che sono comuni e comprensibili. Hai costruito gran parte della tua quotidianità attorno al ruolo di genitore, ed è naturale che questo cambiamento ti faccia sentire spaesato/a.

Questa fase, per quanto faticosa, può diventare anche un'occasione preziosa: non si tratta di perdere qualcosa, ma di trasformare il tuo ruolo e ritrovare spazi personali che avevi messo da parte.

La casa sembra così grande adesso.
Non pensavo mi avrebbe colpito così tanto.
Le ragioni del disorientamento

Capire cosa c'è dietro quel senso di vuoto

Mi chiedo se ho fatto qualcosa di sbagliato.
Non so più cosa fare delle mie giornate.

Iniziare a chiedersi il perché di quello che si prova è già un primo passo importante per ricostruire il proprio equilibrio. Comprendere davvero le radici di certe emozioni, però, è un percorso molto difficile da intraprendere da soli: in un momento così delicato, potresti beneficiare del supporto di uno psicologo o una psicologa. Intanto proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni.

Quando l'identità ruota attorno ai figli

  • Chi ha dedicato gran parte delle proprie energie e del proprio tempo esclusivamente alla famiglia, mettendo in secondo piano passioni e interessi personali, può vivere l'uscita dei figli come una perdita molto intensa. Viene a mancare ciò che dava struttura e significato alle giornate.
  • Quando si interrompono le abitudini consolidate in decenni di convivenza, ci si può sentire spaesati, un po' come chi va in pensione dopo una vita di lavoro e fatica a occupare il proprio tempo.
  • Molti genitori, pur sapendo che quel momento sarebbe arrivato, non si sentono davvero preparati. Le assenze temporanee dei figli, come vacanze o gite, non sono paragonabili alla partenza definitiva: nel primo caso si sa che torneranno presto.

La fatica di lasciar andare

  • Dietro la difficoltà ad accettare il distacco si nasconde spesso la fatica di lasciar andare l'immagine del figlio come eterno bambino. La loro uscita di casa rappresenta il riconoscimento che sono adulti e non hanno più bisogno della supervisione quotidiana.
  • Alcune esperienze passate possono influenzare il modo in cui si vive questa separazione, rendendo il distacco più difficile da elaborare. Capire quali esperienze del passato incidano di più sul tuo presente e perché è possibile con l'aiuto di un professionista.

Il senso di colpa

  • Alcuni genitori si interrogano su cosa abbiano fatto per spingere i figli ad andarsene, attribuendosi responsabilità che non hanno. La partenza viene vissuta come un giudizio negativo sulla propria genitorialità.
  • È importante ricordare che la scelta di un figlio di andare a vivere da solo è, nella maggior parte dei casi, un passo naturale verso l'indipendenza, non un rifiuto di chi lo ha cresciuto.
Momenti di vita quotidiana

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Io e mio marito non sappiamo più di cosa parlare.
Mi sento inutile senza qualcuno da accudire.

Le emozioni legate a questo momento si manifestano in modi molto diversi. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

La difficoltà a lasciar andare le vecchie abitudini

  • Per anni non sei riuscito/a ad addormentarti finché tuo figlio non rientrava a casa la sera. Ora devi imparare a dormire serenamente sapendo che quel rientro non avverrà più, e le sere possono sembrare molto lunghe.
  • Ti ritrovi a preparare la cena per una persona in più per abitudine, oppure a bussare alla porta della camera vuota prima di ricordarti che non c'è più nessuno.
  • Provi una preoccupazione costante per un/una figlio/a che si è trasferito lontano, magari all'estero, e fai fatica a fidarti della sua capacità di affrontare il mondo senza il tuo intervento diretto.

Quando il distacco viene vissuto come un rifiuto

  • Alla notizia di tuo/a figlio/a di voler andare a vivere da solo/a, la tua prima reazione è stata chiedere "Perché? Ti facciamo mancare qualcosa?", interpretando la sua scelta come un rifiuto personale anziché come un passo verso la sua indipendenza.
  • Provi rabbia e frustrazione verso la situazione, come se la partenza fosse un'ingiustizia, e ti senti improvvisamente privo/a di uno scopo chiaro.

L'impatto sulla coppia e su di sé

  • Dopo la partenza dei figli, tu e il tuo/la tua partner vi ritrovate a guardarvi e a scoprire di non sapere più come stare insieme in due, avendo costruito per anni ogni momento condiviso attorno alla presenza dei ragazzi.
  • Ti rendi conto di non avere più hobby, amicizie coltivate o interessi propri perché negli ultimi vent'anni ogni energia era stata investita nella famiglia e nella crescita dei figli.
Strategie pratiche e accessibili

Piccoli passi per ritrovare i tuoi spazi

Ho ricominciato a dipingere dopo quindici anni.
Parlarne con un'amica mi ha fatto sentire meglio.

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Guardare avanti con fiducia

Un nuovo inizio, non una perdita

Il senso di vuoto che si avverte quando i figli vanno via di casa è reale e legittimo, ma non è permanente. Riconoscere la propria tristezza, senza farla pesare ai figli, è un atto di maturità e di affetto che permette a tutti di vivere serenamente questa transizione.

Se i tuoi figli sono riusciti a spiccare il volo, significa che il tuo lavoro di genitore ha dato i suoi frutti. La loro autonomia è la dimostrazione più concreta di questo, e merita di essere vissuta con orgoglio.

Il ruolo di genitore non finisce con la loro partenza: si trasforma in qualcosa di più discreto ma altrettanto importante, fatto di presenza, sostegno e fiducia a distanza.

Riprendere in mano la propria vita non significa dimenticare il passato, ma scegliere di guardare avanti. Ogni fase della vita porta con sé nuove possibilità, e questa non fa eccezione. Se senti di aver bisogno di un accompagnamento, uno psicologo o una psicologa può aiutarti a vivere questo passaggio con più serenità.

Sto imparando a godermi questa nuova libertà.
Il mio ruolo di genitore non è finito, è cambiato.
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