Figli rimandati per precarietà: riflettere in modo costruttivo sulla distanza tra desiderio e realtà

Lo voglio, ma non me lo posso permettere
Ogni mese faccio i conti e il figlio sparisce
Vorresti diventare genitore, ma ogni volta che ci pensi finisci a fare conti. L'affitto, le bollette, quel contratto che scade tra sei mesi. Il desiderio c'è, ed è reale, ma le condizioni economiche e lavorative sembrano dire il contrario.
Questa tensione tra ciò che si desidera e ciò che si sente possibile è un'esperienza sempre più diffusa. Non nasce dall'indifferenza verso la genitorialità, anzi: spesso è proprio il contrario. Si rimanda perché si vorrebbe offrire stabilità e sicurezza a un figlio che ancora non c'è, e questo senso di responsabilità profondo diventa, paradossalmente, fonte di sofferenza.
Sentirsi costretti a scegliere tra realizzazione personale, sopravvivenza economica e desiderio di famiglia non è qualcosa che riguarda solo la sfera privata. Riflette fragilità del contesto sociale che pesano sulle scelte più intime. Riconoscere questo carico può essere un primo passo importante per provare a non portare tutto questo peso da soli.
Le ragioni del rinvio
Cosa c'è dietro la scelta di rimandare
Non è che non voglio figli, è che ho paura
Mi sento bloccata tra il desiderio e la realtà
Le ragioni per cui si rimanda il desiderio di un figlio possono essere tante e intrecciate tra loro. Spesso non è facile distinguere tra ostacoli concreti e paure che si amplificano nel tempo. Per questo, indagare a fondo queste dinamiche con il supporto di uno/a psicologo/a può aiutare a fare chiarezza e a ritrovare un po' di lucidità in una situazione che sembra senza via d'uscita.
Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni del rinvio.
La fragilità economica come ostacolo concreto
- Salari insufficienti, costo della vita in aumento e contratti a termine rendono difficile immaginare un futuro stabile per sé, figurarsi per un figlio. La mancanza di una base economica solida può alimentare la sensazione di non potersi permettere la genitorialità.
- L'assenza di servizi adeguati, come asili nido accessibili, congedi realmente fruibili e supporti economici continuativi, sposta sulle spalle dei singoli un carico che dovrebbe essere condiviso dalla collettività. Questo può amplificare il senso di solitudine nella scelta.
L'incertezza che va oltre il conto in banca
- La precarietà non è solo economica: è anche emotiva e identitaria. Quando il lavoro non offre stabilità né riconoscimento, può venire meno quel senso di solidità personale che molte persone sentono come necessario prima di accogliere la responsabilità di un figlio.
- L'ansia per il futuro si alimenta di un confronto continuo tra ciò che si ritiene necessario offrire a un figlio e ciò che realisticamente si può garantire. Questo divario può sembrare incolmabile.
La paura di perdere se stessi
- La paura di dover rinunciare al lavoro o alla carriera, particolarmente forte tra le donne, aggiunge un ulteriore strato di conflitto interiore: diventare genitore può apparire come una minaccia concreta alla propria indipendenza e identità professionale, già fragili in un contesto precario.
La precarietà nel quotidiano
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Rimando sempre, aspettando il contratto giusto
Ho paura di far vivere a mio figlio la mia stessa fatica
La tensione tra desiderio di genitorialità e precarietà può manifestarsi in modi molto diversi. Ecco alcune situazioni di vita in cui potresti ritrovarti.
Quando i conti non tornano
- Ci sono coppie che desiderano un secondo figlio ma rinunciano perché un solo stipendio part-time basta a malapena per gestire il primo, e l'idea di aggiungere un'altra persona alla famiglia sembra economicamente impossibile da sostenere.
- Molte persone possono arrivare a fine mese facendo calcoli millimetrici: affitto, bollette, spesa settimanale. Ciò che resta è così poco da rendere difficile immaginare le spese legate a una gravidanza e alla crescita di un bambino.
- C'è chi, pur avendo un lavoro, vive con l'ansia costante di perderlo e trasforma questa insicurezza in un motivo per posticipare la genitorialità, come se aspettasse una certezza che nel mercato del lavoro attuale potrebbe non arrivare mai.
Quando la stabilità sembra sempre un passo avanti
- C'è chi investe in formazione e master per migliorare la propria posizione lavorativa, rimandando continuamente il momento in cui sentirsi abbastanza al sicuro per pensare a un figlio, in una rincorsa che sembra non avere fine.
- Il passaggio da un contratto a termine all'altro, da una città all'altra per seguire le opportunità di lavoro, può rendere difficile costruire quella continuità relazionale e abitativa che molte persone sentono come presupposto per diventare genitori.
Quando la precarietà arriva da lontano
- Alcune persone vivono la precarietà come un'eredità familiare: sono cresciute vedendo i propri genitori fare sacrifici enormi, e la paura di ripetere quella fatica le frena nel desiderio di costruire una famiglia propria.
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Strategie pratiche
Piccoli passi per vivere questa fase con più serenità
Ho iniziato a parlarne e mi sono sentito meno solo
Mi sto dando il permesso di non avere tutte le risposte
Lasciare spazio a emozioni che sembrano in contraddizione
Il desiderio di avere figli e la paura di non farcela possono coesistere. Non devi scegliere tra i due, né aspettare che uno scompaia per dare valore all'altro. Puoi provare a notare quando queste emozioni si presentano insieme, senza giudicarti per il fatto di provarle entrambe. Riconoscerle è già un primo passo importante.
Parlare delle proprie paure con il/la partner o con chi ti è vicino
Condividere le preoccupazioni economiche legate alla genitorialità può aiutare a ridurre il senso di isolamento. Provare a parlarne apertamente con il/la partner, o con chi ti è vicino, permette di costruire una visione condivisa e realistica del futuro, invece di restare soli con i propri pensieri. A volte basta dire ad alta voce quello che si prova per sentirlo meno pesante.
Provare a distinguere tra ostacoli reali e paure amplificate
A volte la preoccupazione per il futuro può diventare più grande dell'ostacolo concreto. Puoi provare a chiederti: "Cosa mi spaventa davvero in questo momento?" e scrivere nero su bianco i problemi pratici da un lato e le paure dall'altro. Questo esercizio può aiutare a fare un po' di chiarezza, anche se non risolve tutto.
Ridimensionare i modelli di genitorialità idealizzati
I social, i racconti di chi ci circonda, le aspettative familiari possono creare un'immagine di genitorialità legata a standard economici molto alti. Potresti provare a chiederti: "Cosa significa per me essere un buon genitore?" La risposta, spesso, ha più a che fare con la qualità della presenza e della relazione che con la quantità di risorse materiali.
Coltivare qualcosa che ti faccia sentire capace, al di là del lavoro
Quando la situazione lavorativa è instabile, è facile legare il proprio valore personale esclusivamente allo stipendio o al tipo di contratto. Dedicare tempo a qualcosa che ti appassiona o in cui ti senti competente, anche piccole cose, può aiutarti a ricordarti che il tuo valore non dipende solo dalla stabilità economica.
Concedersi una pausa dal "dover decidere adesso"
Non è necessario avere una risposta definitiva oggi. Quando senti il peso della scelta, puoi provare a dirti: "Non devo decidere in questo momento". Rimandare una decisione consapevolmente è molto diverso dal sentirsi bloccati. Puoi darti il permesso di non sapere ancora.
Valutare un percorso con uno/a psicologo/a
Un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può essere uno spazio prezioso per esplorare la tensione tra desiderio e incertezza con il supporto di qualcuno che possa aiutarti a fare chiarezza. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: può essere utile anche per sentirsi capiti e sostenuti in una fase di vita complessa come questa.
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Uno sguardo d'insieme
Il desiderio resta, anche nell'incertezza
Non è colpa mia se il mondo è precario
Sto imparando a stare nell'incertezza senza farmi travolgere
Rimandare il desiderio di un figlio a causa della precarietà non è un fallimento personale. È il riflesso di un contesto che rende difficile trasformare un desiderio legittimo in una scelta concreta. Riconoscerlo significa anche smettere di trasformare una responsabilità collettiva in senso di colpa individuale.
La distanza tra ciò che si desidera e ciò che si sente possibile non deve per forza essere un'attesa vuota. Può diventare uno spazio di riflessione su ciò che conta davvero nella propria idea di famiglia e di futuro.
Prendersi cura della propria salute mentale durante questa fase non è un lusso. L'incertezza economica prolungata può avere un impatto sul benessere psicologico e relazionale che va oltre la questione della genitorialità. Se senti che questa tensione sta diventando faticosa, un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio sicuro in cui sentirti ascoltato e sostenuto, senza fretta di trovare risposte definitive.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
È normale rimandare il desiderio di avere figli per motivi economici?
Sì, è un'esperienza molto diffusa, soprattutto in un contesto in cui contratti precari, salari insufficienti e costo della vita in aumento rendono difficile immaginare un futuro stabile. Rimandare non significa non desiderare: spesso accade proprio il contrario.
Chi posticipa la genitorialità per ragioni economiche lo fa spesso per un profondo senso di responsabilità, perché vorrebbe poter offrire sicurezza a un figlio che ancora non c'è. Questo desiderio di cura, anche se genera sofferenza, racconta qualcosa di importante su di te.
Può essere utile ricordare che non si tratta di un fallimento personale, ma del riflesso di fragilità del contesto sociale che pesano sulle scelte più intime. Se senti che questa tensione sta diventando faticosa, parlarne con uno/a psicoterapeuta può aiutarti a fare chiarezza e a sentirti meno solo o sola in questa fase.
Come distinguere tra paure reali e ansie amplificate riguardo alla genitorialità?
Non è sempre facile separare gli ostacoli concreti dalle paure che si ingrandiscono con il tempo. Un esercizio che può aiutarti è provare a scrivere da un lato i problemi pratici (ad esempio: il contratto scade tra tre mesi, l'affitto è troppo alto) e dall'altro le paure più profonde (non sarò abbastanza, non ce la farò mai).
Quando vedi tutto scritto nero su bianco, potresti accorgerti che alcune preoccupazioni hanno basi concrete, mentre altre si sono amplificate perché alimentate dall'incertezza prolungata. Questo non significa che le paure non siano valide, ma distinguerle può restituirti un po' di lucidità.
Se ti accorgi che fai fatica a orientarti da solo o da sola in questo intreccio, un percorso con uno/a psicologo/a può essere uno spazio prezioso per esplorare cosa ti spaventa davvero e ritrovare una visione più chiara.
La precarietà lavorativa può influire sulla salute mentale di chi desidera un figlio?
Sì, l'incertezza economica prolungata può avere un impatto significativo sul benessere psicologico. Vivere in una condizione di instabilità costante, con contratti a termine e la sensazione di non poter pianificare il futuro, genera spesso ansia, frustrazione e un senso di inadeguatezza.
Quando a questo si aggiunge il desiderio di genitorialità, la sofferenza può intensificarsi. Si crea una tensione tra ciò che si vorrebbe e ciò che si sente possibile, e questa distanza può diventare fonte di stress emotivo che si estende anche alla relazione di coppia e alla percezione di sé.
È importante sapere che prendersi cura della propria salute mentale in questa fase non è un lusso. Un percorso con uno/a psicoterapeuta può offrirti uno spazio in cui elaborare queste emozioni, sentirti ascoltato e trovare strategie per vivere l'incertezza con maggiore serenità, senza aspettare che le cose diventino insostenibili.
Come smettere di sentirsi in colpa per non riuscire a diventare genitori?
Il senso di colpa è una delle emozioni più frequenti in chi desidera un figlio ma sente di non poterselo permettere. Può capitare di pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in te, o che avresti dovuto fare scelte diverse. Ma la verità è che molte delle condizioni che rendono difficile questa scelta non dipendono da te: riflettono fragilità del contesto sociale in cui vivi.
Un passaggio importante è provare a spostare lo sguardo dal senso di colpa individuale alla consapevolezza che si tratta di una responsabilità collettiva. L'assenza di servizi adeguati, i salari insufficienti, la mancanza di politiche di sostegno alla genitorialità sono ostacoli reali, non scuse.
Può aiutarti anche ridimensionare i modelli di genitorialità idealizzati. Chiederti "cosa significa per me essere un buon genitore?" spesso porta a risposte che hanno più a che fare con la qualità della relazione che con le risorse materiali.
Come gestire il desiderio di un figlio quando non si sa cosa succederà domani?
Convivere con l'incertezza è una delle sfide più faticose, soprattutto quando riguarda un desiderio così profondo. Una cosa che può aiutarti è darti il permesso di non decidere adesso. Rimandare una decisione in modo consapevole è molto diverso dal sentirsi bloccati: è un atto di cura verso te stesso o te stessa.
Può essere utile anche riconoscere che il desiderio e la paura possono coesistere senza che tu debba scegliere tra i due. Non serve aspettare che l'incertezza scompaia per dare valore a ciò che provi.
Parlare apertamente con il/la partner, o con una persona vicina, di queste preoccupazioni può ridurre il senso di isolamento e aiutarvi a costruire una visione condivisa del futuro. E se senti che questa fase sta diventando troppo pesante, un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio sicuro in cui esplorare le tue emozioni senza fretta di trovare risposte definitive.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
La terapia di coppia può aiutare in questo caso?
La terapia di coppia può aiutare quando si è in disaccordo su quando avere un figlio?
Quando in una coppia i tempi e le priorità sulla genitorialità non coincidono, possono nascere tensioni che, se non affrontate, rischiano di creare distanza. Può capitare che una persona senta il desiderio con urgenza mentre l'altra preferisca aspettare condizioni più stabili, e che ciascuna faccia fatica a comprendere davvero il punto di vista dell'altra.
La terapia di coppia può essere uno spazio di ascolto reciproco in cui esplorare insieme cosa si nasconde dietro le diverse posizioni. Spesso non si tratta di un disaccordo sulla volontà di diventare genitori, ma di paure, bisogni e aspettative diverse che non sono ancora state messe in parole.
Con il supporto di uno/a psicoterapeuta, potete imparare a comunicare in modo più aperto su questi temi, riducendo il rischio di incomprensioni e costruendo una visione condivisa del futuro, rispettando i tempi di entrambi.
Come proporre al/alla partner di iniziare un percorso di coppia su questo tema?
Proporre la terapia di coppia può sembrare difficile, soprattutto se si teme che l'altra persona lo interpreti come un segnale che qualcosa non va. Può essere utile presentarla non come la soluzione a un problema, ma come un'opportunità per capirvi meglio in una fase di vita delicata.
Potresti dire qualcosa come: "Mi piacerebbe che avessimo uno spazio in cui parlare di questo con più calma, con qualcuno che ci aiuti ad ascoltarci." Partire da ciò che desideri, piuttosto che da ciò che non funziona, rende la proposta più accogliente.
È importante anche rispettare i tempi del/della partner. Se la risposta iniziale è un no, non significa che la porta sia chiusa per sempre. A volte basta lasciare che l'idea sedimenti. Nel frattempo, puoi anche valutare un percorso individuale per esplorare le tue emozioni e trovare un modo più sereno di affrontare la conversazione.
Cosa succede concretamente in una terapia di coppia quando il tema è la precarietà e la genitorialità?
In un percorso di terapia di coppia su questo tema, lo/la psicoterapeuta vi aiuta a creare uno spazio sicuro in cui esplorare insieme le emozioni e le preoccupazioni legate alla genitorialità e all'incertezza economica. Non si tratta di trovare una risposta giusta, ma di capire come vivete questa tensione singolarmente e come coppia.
Potreste lavorare su diversi aspetti: la comunicazione su temi difficili come il denaro e il futuro, le paure profonde che ciascuno porta con sé (magari legate anche alla propria storia familiare), i modelli di genitorialità che avete interiorizzato e quanto pesano sulle vostre scelte.
Un aspetto importante è imparare a sostenervi reciprocamente invece di restare soli con le proprie preoccupazioni. La terapia di coppia può aiutarvi a trasformare una fase di stallo in un'occasione per conoscervi più a fondo e rafforzare la vostra relazione, indipendentemente dalla decisione che prenderete.
La terapia di coppia serve solo se la relazione è in crisi, o può aiutare anche prima?
La terapia di coppia non è riservata alle situazioni di crisi. Può essere uno strumento prezioso anche quando la relazione funziona bene ma ci si trova ad affrontare una fase di vita complessa, come quella in cui il desiderio di genitorialità si scontra con l'incertezza economica.
Iniziare un percorso insieme in un momento come questo può aiutarvi a costruire strumenti di comunicazione più efficaci proprio quando ne avete più bisogno. Parlare di soldi, di paure per il futuro, di aspettative sulla famiglia sono conversazioni che possono diventare difficili anche nelle coppie più solide.
Pensala come uno spazio di crescita condivisa: un luogo in cui imparare ad ascoltarvi, a prendere decisioni importanti insieme e a sostenere l'altra persona anche quando le emozioni sono complicate. Non bisogna aspettare che la tensione diventi un conflitto per decidere di investire nella qualità della vostra relazione.
Meglio un percorso individuale o di coppia per affrontare la paura di diventare genitori in un contesto precario?
Non c'è una risposta universale, perché dipende dalla tua situazione e da ciò di cui senti più bisogno in questo momento. I due percorsi non sono in competizione: rispondono a esigenze diverse e possono anche integrarsi.
Un percorso individuale può essere particolarmente utile se senti il bisogno di esplorare le tue paure più profonde, magari legate alla tua storia personale o familiare, o se hai bisogno di uno spazio tutto tuo per fare chiarezza su ciò che desideri davvero.
Un percorso di coppia diventa prezioso quando la tensione tra desiderio e precarietà si gioca anche nella relazione: quando faticate a parlarne, quando avete visioni diverse del futuro, o quando sentite che questa fase vi sta allontanando invece di avvicinarvi.
In entrambi i casi, lo/la psicoterapeuta può aiutarti a orientarti verso il percorso più adatto. L'importante è non restare soli con il peso di questa scelta.
E ora?
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