Vita di coppia: cosa fare se lo smartphone diventa un terzo incomodo?

Ogni sera parlo e lui scrolla il telefono
Mi sento invisibile quando prende in mano il cell

Stai parlando di qualcosa che ti sta a cuore e, dall'altra parte del divano, il tuo o la tua partner ha gli occhi incollati allo schermo. Ti capita spesso? Non sei l'unica persona a cui succede.

Nella vita di coppia di oggi, lo smartphone è una presenza costante che può trasformarsi in un vero e proprio intruso. L'iperconnessione crea un paradosso curioso infatti più siamo raggiungibili online, più rischiamo di diventare emotivamente irraggiungibili per chi ci sta accanto.

Il fenomeno del phubbing, ovvero ignorare chi si ha davanti per dedicarsi al telefono, è diventato così diffuso da sembrare quasi scontato eppure le sue conseguenze sulla relazione sono tutt'altro che trascurabili.

Convivere con una persona che dedica più attenzione allo schermo che alla relazione può generare frustrazione, senso di esclusione e incomprensioni quotidiane e con il tempo, queste piccole fratture possono erodere la qualità del legame.

Le ragioni del phubbing

Cosa c'è dietro l'abitudine di guardare sempre il telefono

Non me ne accorgo neanche, è automatico
Mi chiedo se preferisce il telefono a me

Capire perché lo smartphone prende così tanto spazio nella relazione non è sempre semplice, e spesso le ragioni vanno oltre la semplice distrazione. Per esplorare a fondo queste dinamiche e trovare un equilibrio che funzioni per entrambi, il supporto di uno/a psicologo/a può essere molto prezioso. Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questo comportamento.

Il richiamo costante delle notifiche

  • Lo smartphone attiva nel cervello circuiti di ricompensa legati alla dopamina: più lo si usa, più la realtà quotidiana può sembrare meno stimolante al confronto, alimentando un bisogno crescente di stimoli digitali.
  • La paura di perdersi qualcosa (nota come FOMO, dall'inglese Fear Of Missing Out) e il bisogno di essere costantemente aggiornati alimentano un controllo ricorrente delle notifiche, che sottrae tempo e presenza mentale alla relazione.

Un gesto automatico, non per forza un disinteresse

  • In molti casi il phubbing non nasce da un reale disinteresse verso il partner, ma da automatismi radicati nella quotidianità infatti il gesto di controllare il telefono è diventato così abituale da non essere più percepito come un'interruzione.
  • Quando chi è nella coppia si sente ignorato, può tendere a rifugiarsi a propria volta nel proprio smartphone, per noia o per imitazione. Si crea così un circolo vizioso che amplifica la distanza emotiva e riduce le occasioni di dialogo autentico.

Una via di fuga da qualcosa di più profondo

  • Il telefono può diventare una via di fuga da un malessere individuale o relazionale infatti chi non riesce a staccarsene potrebbe star cercando altrove quella leggerezza o quella soddisfazione che fatica a trovare nella vita di tutti i giorni o nel rapporto di coppia.
  • In questi casi, lo smartphone non è la causa del problema, ma un segnale che qualcosa, dentro di sé o nella relazione, merita attenzione.
Prospettiva clinica
Le relazioni sono fondamentali per la nostra salute biopsicosociale. Ma i legami tra le persone non sono statici: si evolvono e, a volte, si incrinano. Prevenire e risolvere problemi relazionali passa attraverso una chiara comunicazione dei propri bisogni emotivi. Imparare a parlare con gli altri in modo autentico è il primo passo per un equilibrio duraturo.
Quando succede nella coppia

Situazioni quotidiane in cui il telefono si mette in mezzo

A cena parliamo solo di reel e video
Mi sento sola anche quando siamo insieme

Riconoscersi in queste situazioni può aiutare a dare un nome a qualcosa che si percepisce ma non sempre si riesce a esprimere. Ecco alcuni momenti in cui lo smartphone può diventare un ostacolo nella relazione.

A tavola e nei momenti insieme

  • Durante la cena o nei momenti di relax serale, uno dei due partner controlla continuamente il telefono, rispondendo in modo distratto alle conversazioni e l’altra persona finisce per sentirsi invisibile e, col tempo, smette di provare a comunicare.
  • Al ristorante o durante un'uscita insieme, entrambi finiscono per stare ciascuno sul proprio telefono senza rivolgersi la parola, trasformando un momento di coppia in due esperienze individuali parallele.

A letto e negli spazi di intimità

  • Lo smartphone viene portato a letto ogni sera e consultato fino a tardi, disturbando il sonno e sottraendo spazio all'intimità con la luce dello schermo e lo scrolling continuo sostituiscono il dialogo e la vicinanza fisica.
  • Il telefono diventa motivo di litigio quando uno dei due non risponde ai messaggi per pochi minuti perché l'abitudine alla reperibilità costante può generare aspettative irrealistiche e reazioni sproporzionate.

Quando il telefono invade anche il dialogo

  • Uno dei due mostra costantemente foto, video o contenuti trovati online, trasformando ogni conversazione in un'appendice dello smartphone e lasciando poco spazio a uno scambio autentico basato su esperienze condivise.
  • Chi subisce il phubbing può iniziare a percepire svalutazione, e col tempo arrivare a dubitare del proprio valore nella relazione. Queste emozioni si accumulano e possono emergere sotto forma di conflitti anche su altri temi, rendendo tutto più difficile.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Strategie pratiche

Piccoli passi per ritrovare la presenza reciproca

Ho provato a dirglielo con calma e ha funzionato
Ho spento le notifiche a cena, cambia tutto
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Parlarne come coppia, non come accusa

Quando senti che il telefono sta prendendo troppo spazio, puoi provare ad affrontare il discorso usando il "noi" invece del "tu". Ad esempio: "Ultimamente sento che ci parliamo meno" funziona meglio di "Stai sempre al telefono" scegliendo un momento di calma, lontano dalla frustrazione del momento per affrontare il discorso.

2

Creare insieme momenti senza telefono

Potreste decidere insieme alcuni spazi smartphone-free come la cena, la camera da letto, una passeggiata. L'importante è viverli come momenti di cura della relazione e non come rinunce negoziando questi accordi nel tempo, in base a ciò che funziona per entrambi.

3

Osservare il proprio utilizzo con curiosità

Puoi provare a monitorare il tempo che passi sullo schermo non pe giudicarti, ma per renderti consapevole, utilizzando la funzione apposita che molti telefoni hanno Disattivare le notifiche non urgenti nei momenti dedicati alla coppia può aiutare a ridurre le interruzioni automatiche.

4

Esprimere come ti fa sentire, non cosa fa l'altro

Invece di criticare il comportamento in sé, puoi provare a condividere l'effetto emotivo che ha su di te: "Quando sei al telefono mentre ti parlo, mi sento lontano da te" apre un dialogo molto più del "Non mi ascolti mai". Questo rende più facile per il partner accogliere ciò che dici senza mettersi sulla difensiva.

5

Rimandare l'impulso, anche solo di qualche minuto

Quando senti il bisogno di prendere in mano il telefono, puoi provare ad aspettare anche solo 5 o 10 minuti. Spesso il bisogno di controllare è legato a una sensazione di urgenza che tende a calare da sola dopo poco tempo aiutandoti a riprendere il controllo sull’automatismo.

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Dedicare tempo a qualcosa di condiviso, offline

Potreste provare a sostituire i momenti di scrolling parallelo con un'attività da fare insieme: cucinare, fare una passeggiata, giocare a carte, guardare un film scegliendolo davvero in due. Non serve nulla di straordinario ma è sufficiente che vi riporti nello stesso spazio.

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Valutare un percorso di psicoterapia

Se senti che dietro l'uso del telefono c'è qualcosa di più profondo, un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può essere uno spazio prezioso per esplorare ciò che succede nella relazione e dentro di te. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare per cercare uno spazio di crescita e riflessione in cui sentirsi capiti e sostenuti.

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Alzare lo sguardo e tornare a guardarsi

Abbiamo ricominciato a parlare davvero
Ho capito che il telefono era una scusa

Lo smartphone non è un nemico della coppia, ma uno strumento che va integrato nella relazione con consapevolezza. A fare la differenza sono i confini che si scelgono insieme, l'ascolto reciproco e la capacità di decidere quando essere davvero presenti.

Chiedersi quale funzione svolge il telefono nella propria vita e nella relazione è già un primo passo importante e aiuta a distinguere tra un uso che arricchisce e un rifugio da qualcosa che, forse, merita di essere guardato più da vicino.

Proteggere la relazione significa creare spazi di presenza reale in cui lo sguardo, l'ascolto e la condivisione non vengano continuamente interrotti ma rappresentano momenti più semplici a fare la differenza nel lungo periodo.

Se senti che l'equilibrio si è rotto e faticate a ritrovarlo, un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarvi a comprendere cosa sta succedendo e a ritrovare un modo di stare insieme che vi faccia sentire entrambi visti e ascoltati.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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FAQ

Domande frequenti

Quello che provi è comune e comprensibile. Quando parli e dall'altra parte c'è qualcuno che scrolla lo schermo, il messaggio implicito che arriva è "questo è più interessante di te", anche se spesso non è questa l'intenzione.

Sentirsi poco visti o poco ascoltati in questi momenti può generare frustrazione, tristezza e un senso di esclusione che si accumula nel tempo. Non si tratta di essere troppo sensibili perché il bisogno di sentirsi presenti l'uno per l'altra è un bisogno relazionale fondamentale.

Più che chiederti se è "giusto" sentirsi così, può essere utile chiederti cosa ti sta comunicando questa emozione e di cosa avresti bisogno in quei momenti. Dare un nome a ciò che provi è il primo passo per poterne parlare con il tuo o la tua partner in modo costruttivo, senza che diventi un'accusa ma aprendo uno spazio di dialogo autentico.

Il phubbing è l'abitudine di ignorare la persona che si ha davanti per dedicare attenzione al telefono. Il termine nasce dall'unione delle parole inglesi "phone" (telefono) e "snubbing" (snobbare).

Nella vita di coppia, questo comportamento può sembrare innocuo, ma col tempo le sue conseguenze possono essere significative e chi lo subisce tende a sentirsi svalutato e poco importante, e può iniziare a dubitare del proprio valore nella relazione.

Inoltre, il phubbing può innescare un circolo vizioso dove chi si sente ignorato potrebbe a propria volta rifugiarsi nel telefono, per noia o per reazione. A quel punto entrambi sono connessi online ma emotivamente distanti , le occasioni di dialogo autentico si riducono, i piccoli conflitti si accumulano e la qualità del legame ne risente progressivamente. Riconoscere questa dinamica è già un passo importante per iniziare a cambiarla.

Le ragioni possono essere diverse e spesso non hanno a che fare con un reale disinteresse nei tuoi confronti. Lo smartphone attiva nel cervello circuiti di ricompensa legati alla dopamina, rendendo il gesto di controllarlo quasi automatico, al punto che chi lo fa può non rendersi nemmeno conto di quanto sia frequente.

In alcuni casi c'è anche la cosiddetta FOMO (paura di perdersi qualcosa), che alimenta il bisogno di restare costantemente aggiornati su notifiche e messaggi.

A volte, però, l'uso persistente del telefono può essere un segnale di qualcosa di più profondo: un modo per cercare altrove leggerezza o soddisfazione che si fatica a trovare nella quotidianità o nella relazione. In questi casi, il telefono non è tanto la causa del problema quanto un rifugio da un malessere che merita attenzione. Se senti che dietro questo comportamento c'è qualcosa che va oltre la semplice abitudine, parlarne insieme o con uno/a psicoterapeuta può aiutare a fare chiarezza.

Il modo in cui affronti il discorso può fare una grande differenza. Un buon punto di partenza è usare il "noi" invece del "tu": dire "Ultimamente sento che ci parliamo meno" è molto diverso da "Stai sempre al telefono". La prima frase apre un dialogo, la seconda rischia di mettere l'altra persona sulla difensiva.

Prova a scegliere un momento di calma, lontano dalla frustrazione dell'istante in cui succede e, invece di criticare il comportamento, condividi l'effetto emotivo che ha su di te: "Quando guardi il telefono mentre ti parlo, mi sento lontano/a da te" è un messaggio molto più facile da accogliere.

Può essere utile anche proporre insieme delle soluzioni piuttosto che imporre regole: decidere di cenare senza telefono, ad esempio, diventa un gesto di cura reciproca e non una rinuncia. Ricorda che l'obiettivo non è vincere una discussione, ma ritrovare uno spazio in cui sentirvi davvero presenti.

Ci sono diversi piccoli gesti che possono fare la differenza. Eccone alcuni da cui partire:

Potete creare insieme dei momenti smartphone-free: la cena, la camera da letto, una passeggiata. Viveteli come spazi di cura della relazione, non come privazioni, e rinegoziатели nel tempo in base a ciò che funziona.

Prova a monitorare il tuo tempo sullo schermo con le funzioni integrate del telefono non per giudicarti, ma per prendere consapevolezza. Disattivare le notifiche non urgenti nei momenti dedicati alla coppia riduce le interruzioni automatiche.

Quando senti l'impulso di prendere il telefono, prova ad aspettare 5 o 10 minuti: spesso la sensazione di urgenza si attenua da sola.

Infine, sostituite lo scrolling parallelo con un'attività condivisa offline: cucinare, giocare a carte, fare una passeggiata. Non serve nulla di straordinario, basta qualcosa che vi riporti nello stesso spazio, presenti davvero.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

La terapia di coppia può aiutare in questo caso?

Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante. Se senti che il telefono sta creando una distanza emotiva che faticate a colmare da soli, o se ne avete già parlato più volte senza riuscire a cambiare davvero le cose, la terapia di coppia può essere uno spazio utile.

Anche quando la relazione funziona nel complesso ma c'è una dinamica ricorrente che crea tensione, come il phubbing, un percorso insieme può aiutarvi a comprendervi meglio e a trovare un equilibrio che soddisfi entrambi.

La terapia di coppia non è riservata a chi è in crisi profonda ma è uno spazio di crescita condivisa in cui imparare a comunicare in modo più efficace, capire i bisogni reciproci e costruire nuove abitudini relazionali. Iniziare quando il problema è ancora gestibile permette di affrontarlo con più risorse e meno frustrazione accumulata.

In un percorso di coppia, il/la terapeuta vi aiuta a esplorare cosa succede davvero dietro l'uso del telefono e le reazioni che provoca. Il telefono è spesso il punto di partenza, ma il lavoro va più in profondità: si esplorano i bisogni di ciascuno, il modo in cui comunicate e le emozioni che restano inespresse.

Concretamente, potreste lavorare su come esprimere ciò che sentite senza che diventi un'accusa, su come ascoltarvi reciprocamente e su come costruire insieme dei confini che funzionino per entrambi.

La terapia di coppia offre uno spazio protetto in cui affrontare temi che nella quotidianità tendono a trasformarsi in litigi e nel quale il/la terapeuta non dà ragione a una persona o all'altra, ma facilita un dialogo più autentico e aiuta a riconoscere le dinamiche che si ripetono, proponendo nuovi modi di affrontarle insieme.

Proporre la terapia di coppia può sembrare delicato, ma il modo in cui lo fai conta molto. Prova a presentarla come un'opportunità per stare meglio insieme, non come la conseguenza di un problema di cui l'altra persona è responsabile.

Potresti dire qualcosa come: "Mi piacerebbe che trovassimo un modo per sentirci più vicini, e ho pensato che parlarne con qualcuno insieme potrebbe aiutarci". Questo tipo di messaggio comunica un desiderio di cura della relazione, non una critica.

Se il tuo o la tua partner mostra resistenza, prova a non forzare condividendo cosa ti ha fatto pensare a questa possibilità e lasciare lo spazio per rifletterci. A volte può essere utile anche iniziare un percorso individuale per esplorare come ti senti e come vorresti che le cose cambiassero infatti le due strade non sono in competizione, e spesso un passo personale apre la porta anche a un lavoro condiviso.

Assolutamente sì, e anzi questa è una delle situazioni in cui la terapia di coppia può essere particolarmente preziosa. Quando il telefono diventa un rifugio da qualcosa di più profondo, come un malessere personale, una difficoltà comunicativa o un bisogno insoddisfatto nella relazione, affrontare solo il comportamento visibile rischia di non bastare.

In terapia di coppia potete esplorare insieme cosa si nasconde dietro lo schermo: forse una fatica a comunicare, una distanza che si è creata gradualmente, o emozioni che non trovano spazio nel quotidiano.

Il/la terapeuta vi accompagna nel riconoscere questi livelli più profondi con rispetto e senza giudizio, aiutandovi a capire cosa sta cercando ciascuno di voi e come potete ritrovarvi. È uno spazio in cui sentirvi entrambi visti e ascoltati, e in cui trasformare un segnale di disagio in un'occasione concreta di crescita e comprensione reciproca.

Sì, ed è una situazione piuttosto frequente. Spesso una persona nella coppia percepisce la distanza creata dal telefono in modo più intenso, mentre l'altra potrebbe non rendersene conto o non viverla come un problema.

Questa differenza di percezione non significa che il disagio di chi lo avverte sia esagerato. In terapia di coppia, il/la terapeuta aiuta entrambi a comprendere il punto di vista dell'altro senza dover stabilire chi ha ragione con l'obiettivo di creare uno spazio in cui ciascuno possa esprimere ciò che sente e sentirsi accolto.

Spesso accade che chi inizialmente non percepiva il problema, durante il percorso riesca a cogliere sfumature che prima sfuggivano e a comprendere l'impatto emotivo delle proprie abitudini. Allo stesso modo, chi soffre per la situazione può trovare nuovi modi di comunicare il proprio bisogno. La terapia di coppia diventa così un terreno comune in cui costruire consapevolezza e vicinanza.

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