Nell’ultimo decennio c’è stato un interesse crescente per l’applicazione delle conoscenze neuroscientifiche nel campo educativo. Grazie alla ricerca, oggi è possibile offrire indicazioni utili a genitori, educatori e insegnanti sulle buone pratiche da adottare a scuola e in famiglia. Ecco tre ingredienti che possono promuovere il benessere psicosociale nei ragazzi.
Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, e non come semplice assenza di malattia. In questa prospettiva, prendersi cura del benessere psicosociale significa coltivare risorse che tengono insieme corpo, mente e relazioni. Tre dimensioni particolarmente utili in età evolutiva sono: consapevolezza, autoregolazione e creatività.
Consapevolezza
L’applicazione delle conoscenze sul cervello al campo della formazione invita gli educatori a riflettere su tre livelli di consapevolezza, intesi come competenze importanti per la maturazione di bambini e ragazzi. Parliamo di:
- metacognizione,
- mindfulness,
- mindsight.
Benessere psicosociale in adolescenza: perché oggi è una priorità
Quando parliamo di benessere psicosociale nei ragazzi, non ci riferiamo solo all’assenza di sintomi: parliamo di qualità delle relazioni, senso di appartenenza, fiducia in sé, capacità di chiedere aiuto e di stare nei contesti (scuola, sport, gruppo dei pari) con un buon livello di sicurezza.
In questo quadro, la scuola può essere insieme una risorsa e un’area di fragilità: se da un lato oltre la metà degli adolescenti riferisce di poter contare sul supporto di compagni di classe e insegnanti, dall’altro la scuola “piace molto” solo a 1 ragazzo su 4 (Ciardullo et al., 2020).
Negli ultimi anni, diversi report internazionali hanno segnalato un peggioramento di alcuni indicatori di benessere in adolescenza. Ad esempio, l’OMS ha riportato che, a livello globale, circa 1 adolescente su 7 (10–19 anni) vive con un disturbo mentale (World Health Organization, 2021). Inoltre, l’UNICEF ha evidenziato che, nei Paesi ad alto reddito, una quota rilevante di adolescenti riferisce frequente tristezza o preoccupazione, con possibili ricadute su scuola e relazioni (UNICEF, 2021).
In Italia, l’indagine HBSC 2022 restituisce un quadro che invita a leggere questi dati con attenzione e sensibilità: gli adolescenti descrivono una qualità di vita e un benessere psicologico complessivamente discreti, ma in diminuzione nel tempo, con livelli mediamente più alti nei ragazzi rispetto alle ragazze (Gruppo HBSC 2022, 2023).
Questi dati non servono a “fare allarme”, ma a ricordare che allenare consapevolezza, autoregolazione e creatività può essere anche una forma di prevenzione: può aumentare le risorse con cui i ragazzi affrontano stress, conflitti e cambiamenti. Questo è particolarmente rilevante se consideriamo che tra i giovani 14-19 anni durante la pandemia si è osservato un peggioramento della soddisfazione per la vita (dal 56,9% nel 2019 al 52,3% nel 2021), risultando l’unica fascia d’età a mostrare un deterioramento significativo (Istat, 2022).
Metacognizione
Una buona parte delle tensioni che bambini, ragazzi e giovani sperimentano può essere legata a una competenza metacognitiva ancora poco sviluppata. La metacognizione può essere definita come consapevolezza delle proprie capacità cognitive.
In ambito educativo, la metacognizione si intreccia spesso con l’autoefficacia: quando un ragazzo riesce a osservare come apprende (cosa lo aiuta, cosa lo blocca, quali strategie funzionano), aumenta la probabilità che si senta competente e che mantenga la motivazione anche di fronte agli errori. Questa “lettura del proprio funzionamento” può sostenere anche abilità socio-emotive come perseveranza, tolleranza della frustrazione e flessibilità.
Come promuovere la metacognizione a tutte le età
Ogni età ha l’approccio più adatto. Nei 5-6 anni si utilizza il disegno:
- si può utilizzare la lavagnetta interattiva multidimensionale (LIM);
- si chiede al bambino di realizzare dei disegni accompagnati dal balloon tipico dei fumetti per farlo rispondere alla domanda “cosa accade fuori e dentro di me?”.
Si possono distinguere nuvolette dei pensieri e nuvolette dei dialoghi: è un modo semplice per aiutare il bambino a separare ciò che accade dentro di sé da ciò che comunica fuori.
Dai 6 agli 11 anni può essere utile allenare un “dialogo interno guidato”, con frasi-bussola che aiutano a mettere a fuoco ciò che accade nella mente mentre si studia o si vive una situazione. Per esempio:
- “Sto pensando che…”
- “Mi sto chiedendo se…”
- “Sto notando che…”
- “Mi sto immaginando...”
- “Questo mi ricorda”
- “Sto tentando di capire...”
- “Ho appena imparato che...”
Dagli 11 anni in su si praticano i Serious Game: giochi appositamente programmati con chiari obiettivi pedagogici e psicologici.

Mindfulness
La mindfulness è la capacità di riportare l’attenzione al momento presente con un atteggiamento non giudicante. In età evolutiva, quando viene proposta in modo adeguato all’età e con continuità, può sostenere alcune competenze trasversali (attenzione, regolazione emotiva, flessibilità), con effetti in media piccoli ma significativi nei contesti scolastici.
Lo psichiatra Daniel Siegel la definisce come:
«modalità di essere totalmente nel momento presente […] è attenzione della mente e del cuore al dispiegarsi dell’esperienza nel momento presente»
Afferma inoltre che «la nostra esperienza sociale può forgiare direttamente la nostra architettura neurale» ed «essere coscienti della nostra vita mentale ci permette di fare scelte coscienti».
Esercitare la consapevolezza può migliorare la salute della mente attraverso:
- una maggiore flessibilità,
- una migliore concentrazione,
- un diffuso senso di benessere.
Come promuovere la mindfulness
In questa cornice, un training di consapevolezza può essere proposto come pratica breve e ripetibile, utile a rientrare dall’attivazione e a migliorare la qualità dell’attenzione. È particolarmente sensato pensarla insieme ad abitudini protettive (sonno, movimento, alimentazione), anche perché solo una parte degli adolescenti raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati (Gruppo HBSC 2022, 2023)
Può essere utile collegare la pratica a routine concrete, ad esempio:
- sonno (ritmi più regolari e igiene digitale serale),
- alimentazione,
- attività fisica,
- relazioni interpersonali e capacità di fare pause,
- apertura flessibile alle novità e senso dell’umorismo,
- dimensione valoriale o spirituale, se significativa per la persona.
Mindfulness a scuola: cosa può funzionare e a quali condizioni
La mindfulness può sostenere il benessere psicosociale perché allena due abilità trasversali: attenzione (restare sul compito) e decentramento (notare pensieri/emozioni senza farsi trascinare). Le evidenze suggeriscono benefici piccoli ma significativi su stress e funzionamento emotivo, soprattutto quando i programmi sono ben implementati.
Le evidenze disponibili suggeriscono che i programmi di mindfulness in ambito scolastico producono effetti in media piccoli ma significativi sul benessere emotivo e sull’attenzione, soprattutto quando sono strutturati e inseriti in modo coerente nel contesto educativo (Zenner, Herrnleben-Kurz & Walach, 2014).
Una revisione successiva ha evidenziato come i risultati siano influenzati da variabili quali età degli studenti, qualità della conduzione e integrazione nella routine scolastica: non si tratta quindi di una soluzione universale, ma di uno strumento che può funzionare in determinate condizioni (Klingbeil et al., 2017).
In ambito pratico, la mindfulness tende a essere più efficace quando:
- è proposta in modo breve ma continuativo, con esercizi di pochi minuti ripetuti nel tempo;
- è integrata nella quotidianità della classe (ad esempio all’inizio della lezione o dopo una fase di attivazione);
- non viene utilizzata come tecnica disciplinare, perché associarla alla punizione può snaturarne il significato e ridurne l’efficacia.

Mindsight
La mindsight è la capacità di focalizzarsi sul proprio mondo interiore, sui propri pensieri e sentimenti, diventando a poco a poco abili nel farlo anche su quelli dell’altro. Con questa abilità è possibile modificare il proprio vissuto cercando di raggiungere il proprio benessere e quello che nasce dalle relazioni con gli altri.
Come promuovere la mindsight
Praticare la mindsight è semplice come praticare la respirazione consapevole: la mente tende a sfuggire da ciò che stiamo facendo nel “qui ed ora”, quindi è necessaria una buona dose di concentrazione. Favorire tempi di riflessione personale può essere utile a bambini, ragazzi e giovani che:
- vivono una socializzazione carente
- soffrono di solitudine
- si sentono mal integrati nel gruppo dei pari
- praticano il bullismo e il cyberbullismo come unica forma di relazione con gli altri.
L’obiettivo è renderli sempre più consapevoli del loro mondo interiore e del loro forte legame con gli altri, stimolando anche comportamenti prosociali.
Difficoltà relazionali: segnali osservabili e impatto sul benessere
Solitudine, esclusione e bullismo non sono solo “problemi sociali”: sono esperienze che possono erodere il benessere psicosociale perché colpiscono bisogni di base come appartenenza, sicurezza e riconoscimento. Per un adulto può essere utile agganciarsi a indicatori osservabili, evitando interpretazioni affrettate.
Alcuni segnali che meritano attenzione (a scuola e a casa) includono anche un rapporto difficile con i social media: l’uso problematico può diventare particolarmente rilevante tra le ragazze e, a 15 anni, riguarda circa 1 ragazza su 5 (Gruppo HBSC 2022, 2023).
- Ritiro sociale progressivo: meno inviti, meno iniziativa, pause passate da soli; può spesso accompagnarsi a un calo dell’umore.
- Ipervigilanza nel gruppo: paura di esporsi, controllo costante di chat e reazioni; può essere associata a maggiore ansia e irritabilità.
- Conflitti ripetuti e “ruoli fissi”: spesso la persona viene percepita come “sempre” vittima/caprio espiatorio o “sempre” provocatore; il gruppo può smettere di essere un luogo di apprendimento sociale.
- Calo dell’engagement scolastico: assenze, somatizzazioni, rifiuto di attività di gruppo; il benessere relazionale e quello scolastico possono influenzarsi a vicenda.
Allenare mindsight significa aiutare i ragazzi a dare un nome a ciò che accade dentro e tra le persone (“cosa provo?”, “cosa penso che l’altro stia provando?”), e può contribuire a ridurre reazioni impulsive e letture ostili automatiche.
Autoregolazione
Una persona capace di autoregolarsi è indipendente, partecipe, attiva e flessibile. Fra le sue peculiarità ci sono la capacità di modificare il proprio atteggiamento di fronte a un compito per mantenere la motivazione nonostante le distrazioni e la capacità di posticipare la gratificazione. Le priorità del processo educativo sono quindi:
- insegnare processi di pianificazione e soluzione dei problemi,
- autoregolare le emozioni,
- autoregolare il pensiero,
- autoregolare l’agire pensando alle conseguenze positive e negative.
Come promuovere l’autoregolazione
Con i più piccoli le attività da svolgere saranno ludiche mentre, con i più grandi, ci si potrà servire della lettura e della visione di alcuni film ben scelti. Nella scuola secondaria di primo grado può essere allenata anche attraverso attività che richiedono attenzione sostenuta, pianificazione e gestione dell’impulso, come alcuni giochi a regole (ad esempio gli scacchi) o compiti cooperativi strutturati.
Altre buone strategie educative per l’autoregolazione sono:
- La token economy, cioè un sistema educativo basato sulla premialità: ogni volta che il bambino assumerà un comportamento corretto, riceverà un gettone. Raggiunti un numero stabilito di gettoni, potrà avere il suo premio.
- La peer-mediation cioè la mediazione tra pari: ogni conflitto viene risolto con l’intervento di un mediatore della stessa età dei ragazzi coinvolti.
- I contratti educativi, in cui si stabiliscono delle regole che devono essere rispettate.
Autoregolazione e competenze socio-emotive: interventi efficaci
L’autoregolazione può sostenere il benessere psicosociale perché rende più probabili comportamenti che proteggono le relazioni: saper aspettare, riparare un errore, tollerare frustrazione, negoziare. In ambito scolastico, i programmi di apprendimento socio-emotivo (SEL) mostrano in media benefici su competenze sociali, comportamento e rendimento.
Una meta-analisi su oltre 200 programmi SEL ha evidenziato miglioramenti in abilità socio-emotive, atteggiamenti, comportamenti prosociali e una riduzione di problemi comportamentali, con effetti anche sul rendimento (Durlak et al., 2011). Un punto chiave è che i risultati tendono a essere migliori quando l’intervento è:
- Sequenziale: abilità insegnate passo-passo, non “prediche” occasionali.
- Attivo: role-play, esercizi, feedback; non solo spiegazioni.
- Focalizzato: pochi obiettivi chiari (es. gestione rabbia, problem solving).
- Esplicito: competenze nominate e allenate intenzionalmente.
Questo può aiutare a evitare una trappola comune: chiedere ai ragazzi autocontrollo “a comando” senza averlo mai insegnato in modo pratico e ripetuto.
Token economy, peer-mediation e contratti educativi: quando usarli e quali sono i limiti
Strumenti come token economy, peer-mediation e contratti educativi possono sostenere il benessere psicosociale se sono coerenti, proporzionati e orientati alla relazione, non al controllo.
Indicazioni pratiche per usarli bene:
- Token economy: utile quando serve aumentare comportamenti specifici (es. rispettare turni, iniziare il compito). Tende a funzionare meglio se i criteri sono pochi e chiari, il rinforzo è immediato e si prevede una riduzione graduale dei gettoni per favorire, nel tempo, motivazioni più interne. Limite: se premia tutto, può ridurre autonomia e senso di competenza.
- Peer-mediation: spesso adatta a conflitti tra pari “simmetrici” (litigi, incomprensioni). Prerequisito: regole di sicurezza e adulti che supervisionano. Limite: in genere non è indicata in situazioni di bullismo con forte asimmetria di potere.
- Contratti educativi: utili con preadolescenti/adolescenti per rendere esplicite aspettative e conseguenze. Tendenzialmente funzionano meglio se includono anche ciò che l’adulto si impegna a fare (es. ascolto, tempi, coerenza). Limite: se sono solo punitivi, possono aumentare opposizione e sfiducia.

Creatività
Gli studi sulla creatività sono sempre più diffusi e spesso hanno generato proficue collaborazioni tra neuroscienziati cognitivi e ricercatori, facendo emergere nuove prassi educative. La creatività può essere promossa attraverso l’attività:
- sportiva,
- musicale,
- ricreativa.
Tra le attività espressive, il teatro può essere particolarmente utile perché integra corpo, emozioni e relazione: offre uno spazio protetto in cui sperimentare ruoli, allenare autocontrollo, cooperazione e creatività, con un focus sul processo più che sulla prestazione.
Checklist pratica: azioni quotidiane e errori comuni
Per promuovere benessere psicosociale spesso serve continuità: piccoli gesti ripetuti possono contare più di interventi “straordinari”. Una traccia operativa per adulti (genitori e docenti) potrebbe essere:
- Consapevolezza: 1 domanda al giorno su pensieri/emozioni (“Cosa ti ha pesato oggi? Cosa ti ha aiutato?”). Un errore comune può essere correggere subito (“non è niente”), che può ridurre apertura e fiducia.
- Autoregolazione: 1 routine stabile (inizio compiti, gestione smartphone, sonno) e 1 strategia di recupero dopo un errore (“come ripariamo?”). Un errore comune può essere aspettarsi autocontrollo quando l’adulto è spesso il primo a perdere il controllo.
- Creatività: 2 spazi settimanali di espressione (musica, sport, teatro, scrittura) con focus sul processo, non sulla performance. Un errore comune può essere trasformare ogni attività in valutazione o competizione.
Questa checklist tende a funzionare meglio quando è accompagnata da un messaggio implicito costante: “qui sei visto, puoi sbagliare, puoi riprovare, e le relazioni si riparano”.
Come capire se stiamo migliorando: 6 segnali di benessere psicosociale
Il benessere psicosociale non si misura con un singolo episodio, ma con trend nel tempo. Senza “medicalizzare” la crescita, può essere utile osservare alcuni indicatori pratici, a casa e a scuola:
- Qualità delle amicizie: presenza di almeno un legame significativo e reciproco; non serve “essere popolari”, può essere importante sentirsi scelti.
- Partecipazione: più interventi, più iniziativa, maggiore disponibilità a lavorare in gruppo; può segnalare maggiore sicurezza nel contesto.
- Gestione dei conflitti: diminuzione di escalation e aumento di riparazioni (“scusa”, “rifacciamo”); può indicare competenze relazionali in crescita.
- Autoregolazione nei compiti: capacità di iniziare, restare sul compito e riprendere dopo una distrazione; non perfezione, ma recupero.
- Richiesta di aiuto: chiedere supporto a un adulto o a un pari prima di “scoppiare” o isolarsi; spesso è un segnale di fiducia, non di debolezza.
- Clima di classe/gruppo: meno prese in giro, più cooperazione, maggiore inclusione dei compagni in difficoltà; il benessere è anche una proprietà del gruppo.
Se questi segnali migliorano, spesso possono migliorare anche motivazione scolastica e serenità familiare: un possibile effetto a catena del benessere psicosociale.
Come sostenere il benessere psicosociale di tuo figlio o dei tuoi alunni
Consapevolezza, autoregolazione e creatività si allenano ogni giorno, ma non sempre è facile capire da dove partire o come mantenere continuità quando emergono stress, conflitti o segnali di chiusura. Un percorso psicologico può aiutarti a leggere meglio ciò che sta accadendo, trovare strategie concrete e, in molti casi, favorire un clima più sereno nelle relazioni, a casa e a scuola.
Se senti che è il momento di farti accompagnare, puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online e iniziare un percorso con il supporto giusto, passo dopo passo.






