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Abilify: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia

Abilify: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
11.6.2026
Abilify: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia
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  • Abilify (aripiprazolo) è un antipsicotico atipico di seconda generazione indicato per la schizofrenia e il disturbo bipolare di tipo I: non blocca la dopamina, ma la stabilizza agendo come agonista parziale sui recettori D2 e 5-HT1A.
  • L'OMS (2023) raccomanda l'aripiprazolo tra i farmaci utilizzabili nel mantenimento del disturbo bipolare, con l'indicazione di usare sempre la dose minima efficace per ridurre gli effetti indesiderati.
  • Farmaco e psicoterapia non sono in alternativa: l'approccio combinato è associato a esiti migliori nel lungo periodo, inclusa una riduzione delle ricadute e un miglioramento del funzionamento quotidiano.
  • Abilify gestisce i sintomi e riduce il rischio di ricadute, ma non elimina il disturbo: i risultati si costruiscono nel tempo e richiedono un monitoraggio medico costante.
  • Non interrompere mai Abilify in autonomia: qualsiasi modifica al dosaggio o sospensione deve essere concordata con il medico per evitare effetti di rimbalzo e destabilizzazione.

Forse ti hanno appena parlato di Abilify per la prima volta, e ti sei ritrovato con mille domande in testa: cos'è esattamente, come funziona, perché proprio questo farmaco? È normale sentirsi sopraffatti, e ancora di più è normale avere bisogno di capire prima di accettare qualcosa di nuovo nel proprio percorso di cura.

Abilify è il nome commerciale dell'aripiprazolo, un principio attivo di cui puoi trovare un approfondimento dedicato altrove sul sito. Si tratta di un farmaco appartenente alla categoria degli antipsicotici atipici, utilizzato principalmente nel trattamento della schizofrenia negli adulti e negli adolescenti a partire dai 15 anni, e nella gestione degli episodi maniacali da moderati a severi nel disturbo bipolare di tipo I, anche negli adolescenti a partire dai 13 anni per un massimo di 12 settimane.

Comprende inoltre la prevenzione di nuovi episodi maniacali nelle persone che hanno già risposto al trattamento.

È importante dirlo con chiarezza: Abilify è un farmaco soggetto a prescrizione medica, e non va mai assunto in autonomia. La figura di riferimento per la valutazione, la prescrizione e il monitoraggio nel tempo è il medico, che conosce la tua storia clinica e può guidarti con competenza.

È comprensibile che l'idea di iniziare una terapia farmacologica possa suscitare dubbi, domande o preoccupazioni. Abilify rappresenta uno degli strumenti che possono essere utilizzati all'interno di un percorso di cura più ampio, che può includere anche il monitoraggio clinico, la psicoterapia e altri interventi di supporto.

Classe farmaceutica e meccanismo d'azione

Il principio attivo di Abilify è l'aripiprazolo, una molecola che appartiene alla classe degli antipsicotici atipici, detti anche di seconda generazione. Se vuoi approfondire questa categoria farmacologica e capire meglio il gruppo molecolare a cui appartiene (quello degli agonisti parziali dopaminergico-serotoninergici), trovi un approfondimento dedicato altrove sul sito.

Il termine "atipico" indica che questo farmaco appartiene alla seconda generazione di antipsicotici. Rispetto ai farmaci più datati della stessa classe, può presentare caratteristiche differenti sia nel meccanismo d'azione sia nel profilo di tollerabilità.

Vale la pena chiarire un punto sul termine stesso: sentire la parola "antipsicotico" può mettere in allarme, ma questa classe di farmaci viene utilizzata anche in condizioni che non hanno nulla a che fare con la psicosi, come il disturbo bipolare. Il nome descrive l'origine storica della categoria, non il quadro clinico di chi lo assume.

Veniamo al cuore della questione: come funziona l'aripiprazolo nel cervello?

A livello cerebrale, a differenza di altri farmaci che bloccano semplicemente i recettori della dopamina, l'aripiprazolo agisce come agonista parziale sui recettori D2 della dopamina e sui recettori 5-HT1A della serotonina, e come antagonista sui recettori 5-HT2A. In termini semplificati, l'aripiprazolo contribuisce a modulare l'attività dopaminergica in modo diverso rispetto agli antipsicotici che agiscono esclusivamente come antagonisti. Per questa ragione viene definito uno stabilizzatore della dopamina.

Questo meccanismo risponde anche a un dubbio frequente: "Mi sentirò spento?". L'obiettivo del farmaco non è appiattire le emozioni, ma favorire una maggiore stabilità, con meno oscillazioni che rendono difficile stare nel quotidiano.

Sul piano pratico, il farmaco contiene aripiprazolo come principio attivo e lattosio come eccipiente: se sei intollerante al lattosio, è importante segnalarlo al tuo medico. È disponibile in diversi formati:

  • Compresse, in vari dosaggi (5 mg, 10 mg, 15 mg, 30 mg).
  • Soluzione orale, che offre una maggiore flessibilità nella definizione del dosaggio secondo le indicazioni del medico.
  • Iniezioni intramuscolari, utilizzate in contesti specifici.

In genere si assume una volta al giorno, alla stessa ora, con o senza cibo, inghiottendo la compressa intera con un po' d'acqua.

Un'ultima cosa importante da tenere a mente: i dosaggi variano da persona a persona, in base alla diagnosi, alla storia clinica e alla risposta individuale al trattamento. Nessuna posologia è universale, e solo il medico che ti segue può stabilire quale sia quella giusta per te.

A questo proposito, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo programma dedicato alla salute mentale (mhGAP), raccomanda di utilizzare sempre la dose minima efficace nella prescrizione degli antipsicotici, aripiprazolo incluso, per ridurre il più possibile gli effetti indesiderati (World Health Organization, 2023).

Uno psicologo Unobravo può accompagnarti nel percorso

Nei disturbi psicotici la cura si costruisce nel tempo e su più fronti. Accanto all'Abilify, un percorso con uno psicologo può offrire uno spazio di ascolto alla persona e a chi le sta vicino.

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Indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali

Prima di esaminare indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali, può essere utile comprendere quali benefici siano stati documentati per questo farmaco e quali siano i suoi limiti.

Darina Belonogova - Pexels

Indicazioni terapeutiche

I benefici documentati riguardano alcune aree specifiche. Nelle persone con disturbo bipolare, l'aripiprazolo può contribuire a stabilizzare l'umore durante gli episodi maniacali, riducendo quella sensazione di accelerazione interiore che può diventare difficile da gestire. Nei quadri con componente psicotica, può attenuare sintomi come i deliri e le allucinazioni, restituendo una percezione più ancorata alla realtà.

Nel tempo, può anche aiutare a prevenire le ricadute, riducendo la frequenza e l'intensità degli episodi futuri. A questo proposito, l'OMS, nel suo programma dedicato alla salute mentale (il Mental Health Gap Action Programme), ha pubblicato nel 2023 delle linee guida aggiornate in cui ha esaminato le prove disponibili sui trattamenti di mantenimento per il disturbo bipolare.

In queste raccomandazioni, l'aripiprazolo è indicato, insieme ad altri farmaci come olanzapina e quetiapina, tra gli antipsicotici orali utilizzabili negli adulti con disturbo bipolare che si trovano in una fase di remissione, cioè quando i sintomi si sono attenuati e l'obiettivo principale diventa evitare nuove ricadute.

È importante sapere che si tratta di una raccomandazione condizionale, basata su un livello di certezza delle prove ancora basso: questo significa che la scelta va sempre personalizzata, valutando con attenzione l'efficacia, i possibili effetti collaterali e le preferenze della singola persona (World Health Organization, 2023).

Nelle persone che rispondono positivamente al trattamento può essere osservato un miglioramento del funzionamento quotidiano e della stabilità clinica. Le linee guida e i documenti tecnici dell'OMS indicano l'aripiprazolo tra le opzioni terapeutiche utilizzabili nel trattamento e nel mantenimento del disturbo bipolare, nell'ambito di una valutazione clinica individualizzata.

Ma è importante essere chiari su un punto: il farmaco gestisce i sintomi, non li elimina in modo definitivo e istantaneo. Il percorso è graduale, e i risultati si costruiscono nel tempo, spesso in parallelo con un lavoro psicoterapeutico.

Come riportato nel foglietto illustrativo ufficiale, approvato dall'Agenzia Europea per i Medicinali, il miglioramento delle condizioni cliniche può richiedere da diversi giorni ad alcune settimane, ed è per questo che durante tutto il periodo di trattamento è fondamentale un monitoraggio attento da parte del medico ("Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto Abilify", 2019).

Effetti collaterali

Ogni farmaco ha un profilo di effetti indesiderati, e conoscerli in anticipo ti permette di affrontarli con più consapevolezza.

Effetti comuni (possono interessare fino a 1 persona su 10):

  • mal di testa, nausea, vomito, costipazione,
  • sonnolenza o insonnia,
  • irrequietezza e agitazione,
  • stanchezza, visione offuscata,
  • aumento della salivazione,
  • aumento di peso.

Effetti non comuni (possono interessare fino a 1 persona su 100):

  • capogiri al cambio di posizione, tachicardia,
  • visione doppia,
  • umore depresso,
  • alterazioni dell'interesse sessuale.

Effetti segnalati dopo la commercializzazione (frequenza non determinata con precisione):

  • disturbi del controllo degli impulsi, tra cui il gioco d'azzardo patologico,
  • iperglicemia,
  • movimenti muscolari involontari (discinesie),
  • sindrome neurolettica maligna, una reazione rara ma grave,
  • ideazione suicidaria.

È importante interpretare queste informazioni nel contesto del monitoraggio medico e del profilo clinico individuale. Secondo le informazioni ufficiali dell'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali), la grande maggioranza degli effetti collaterali è reversibile con una supervisione medica adeguata. Il rischio di conseguenze gravi si riduce significativamente quando il farmaco viene assunto sotto monitoraggio costante, con controlli regolari e una comunicazione aperta con il proprio medico.

Ogni persona risponde in modo diverso. Alcuni effetti, come l'agitazione nelle prime settimane, possono essere transitori e tendono ad attenuarsi con il tempo o con un aggiustamento del dosaggio. Quando invece persistono o risultano intensi, è importante parlarne con il medico, che può rivalutare la terapia.

Se ti senti preoccupato o preoccupata leggendo questa lista, sappi che è una reazione comprensibile, non un segno di debolezza. Parlarne apertamente con il medico e con il proprio psicologo è esattamente la cosa giusta da fare: sono le figure più adatte ad aiutarti a valutare rischi e benefici nel tuo caso specifico.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Non devono essere utilizzate per iniziare, modificare o sospendere un trattamento farmacologico.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Quando si assume questo farmaco, è fondamentale sapere che l'aripiprazolo può interagire con molti altri farmaci, modificandone l'efficacia o aumentando il rischio di effetti indesiderati.

Tra le principali interazioni da conoscere rientrano:

  • Farmaci antipertensivi: l'aripiprazolo può potenziare l'effetto ipotensivo, con un rischio maggiore di cali di pressione.
  • Antidepressivi SSRI (come fluoxetina e paroxetina), triciclici (come clomipramina e amitriptilina) e venlafaxina: possono richiedere un aggiustamento del dosaggio e aumentare il rischio di sindrome serotoninergica, una reazione che si manifesta con agitazione, confusione, tremori e alterazioni del battito cardiaco.
  • Altri farmaci che aumentano la serotonina, tra cui triptani, tramadolo, triptofano, iperico (erba di San Giovanni) e petidina: stessa attenzione per il rischio di sindrome serotoninergica.
  • Antifungini (ketoconazolo, itraconazolo) e inibitori delle proteasi usati nelle terapie per l'HIV: possono aumentare i livelli di aripiprazolo nel sangue.
  • Anticonvulsivanti come la carbamazepina e la rifampicina: possono invece ridurre i livelli del farmaco, rendendolo meno efficace.
  • Farmaci per il ritmo cardiaco (come la chinidina), claritromicina e altri inibitori enzimatici: possono alterare il metabolismo dell'aripiprazolo.

È importante ricordare che è necessario comunicare sempre al tuo medico e al farmacista l'intera terapia che stai seguendo, inclusi integratori, prodotti fitoterapici e rimedi naturali. Anche quelli che sembrano del tutto innocui, come l'iperico o alcuni integratori di aminoacidi, possono influenzare in modo significativo l'azione del farmaco.

Avvertenze e precauzioni d'uso

Alcune informazioni sono fondamentali da conoscere prima di iniziare la terapia, o durante il suo svolgimento, perché possono riguardare situazioni della tua vita quotidiana che non sembrano collegate al farmaco, ma che in realtà lo sono eccome.

Gravidanza e allattamento richiedono una valutazione attenta con il medico. L'esposizione all'aripiprazolo nell'ultimo trimestre di gravidanza può comportare, per il neonato, rischi come tremori, rigidità muscolare, sonnolenza, difficoltà respiratorie e problemi di alimentazione. L'allattamento richiede una valutazione individualizzata dei benefici e dei rischi insieme al medico curante. 

Se sei in gravidanza, stai pianificando di esserlo o stai allattando, è essenziale parlarne con il tuo medico prima di prendere qualsiasi decisione.

Ci sono poi alcune categorie e situazioni che meritano attenzione specifica:

  • Persone anziane con demenza: l'uso di aripiprazolo in questo gruppo non è raccomandato, poiché può essere associato a un aumento del rischio di ictus e di mortalità.
  • Guida e uso di macchinari: il farmaco può causare sonnolenza e capogiri, soprattutto nelle prime fasi della terapia; valuta con il medico se e quando è sicuro mettersi alla guida.
  • Alcol: il consumo di alcolici è fortemente sconsigliato, perché può potenziare alcuni effetti del farmaco come sonnolenza e capogiri.
  • Esposizione al calore: in alcune situazioni l'aripiprazolo può interferire con i meccanismi di termoregolazione, aumentando il rischio di colpo di calore in ambienti molto caldi o durante l'attività fisica intensa.
  • Bambini e adolescenti: il farmaco non è indicato al di sotto dei 13 anni, e negli adolescenti gli effetti collaterali possono presentarsi con maggiore frequenza.

Prima di iniziare la terapia, segnala sempre al medico se hai o hai avuto diabete (o familiarità con questa condizione), malattie cardiovascolari, una storia di convulsioni, problemi di sovrappeso, tendenza alla disidratazione o difficoltà epatiche. Queste informazioni sono indispensabili per una prescrizione sicura e personalizzata.

Un aspetto importante da sapere è che ognuno di noi può reagire in modo diverso allo stesso farmaco, anche per ragioni genetiche. Come emerge dalla documentazione ufficiale europea su Abilify Maintena (la versione iniettabile a rilascio prolungato dell'aripiprazolo), alcune persone possiedono una variante genetica che rallenta la capacità del fegato di smaltire il farmaco.

In questi casi, definiti "metabolizzatori lenti", il dosaggio mensile consigliato scende da 400 mg a 300 mg, proprio per evitare che il principio attivo si accumuli nell'organismo ("Abilify Maintena," 2019). Questo significa che il medico potrebbe valutare anche le tue caratteristiche individuali prima di definire la dose più adatta a te.

Infine, qualsiasi modifica della terapia dovrebbe essere concordata con il medico. Non interrompere mai il farmaco autonomamente, né modificare il dosaggio, anche se ti senti meglio. La sospensione improvvisa può comportare effetti di rimbalzo e destabilizzare un equilibrio che hai raggiunto con fatica. Qualsiasi cambiamento deve essere concordato con il tuo medico.

Vitality Gariev - Pexels

Abilify e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono in competizione. Non esiste una gerarchia tra i due, né un "meglio" o un "peggio" in assoluto: sono strumenti che lavorano su livelli diversi, e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza.

Abilify agisce sul piano neurologico: stabilizza i circuiti della dopamina e della serotonina, riduce i sintomi acuti, abbassa il rischio di ricadute. La psicoterapia, invece, lavora su un altro terreno: i pensieri, le emozioni, le relazioni, il modo in cui interpreti ciò che ti accade e le strategie che puoi costruire per affrontarlo giorno dopo giorno.

Si tratta di interventi che agiscono su aspetti diversi e che possono essere integrati all'interno dello stesso percorso terapeutico.

Le evidenze in questo senso sono solide: nelle persone con schizofrenia e con disturbo bipolare di tipo I, l'approccio combinato (farmaco più psicoterapia) è associato a esiti migliori nel lungo periodo, tra cui una riduzione delle ricadute, una maggiore continuità nel trattamento e un miglioramento del funzionamento nella vita quotidiana e nelle relazioni.

L'integrazione tra trattamento farmacologico e psicoterapia può essere utile in situazioni cliniche differenti e con bisogni diversi:

  • chi ha bisogno di una stabilizzazione rapida prima di poter lavorare in profondità sui propri schemi emotivi e relazionali;
  • chi vuole costruire strumenti concreti per riconoscere i segnali precoci di una ricaduta e gestirli in anticipo;
  • chi, nel tempo, desidera valutare con il proprio medico una possibile riduzione del farmaco, accompagnata da un lavoro psicoterapeutico che sostenga quel passaggio.

Quanto al tipo di psicoterapia, non esiste una risposta unica. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra le più studiate in questo contesto, ma anche la psicoeducazione, la terapia di supporto e gli approcci psicodinamici possono essere indicati, a seconda della persona, del disturbo e del momento del percorso.

La psicoterapia è un luogo in cui puoi esplorare le tue paure riguardo al trattamento, le tue incertezze, le domande che forse non riesci a porre durante una visita psichiatrica di venti minuti, senza essere giudicato. Anzi, lavorare su questi dubbi con un professionista può aiutarti a costruire un rapporto più consapevole con la tua cura.

Con il professionista è possibile lavorare su aspetti concreti della quotidianità, tra cui l'organizzazione delle routine, le abitudini di sonno, la gestione dello stress e la qualità delle relazioni interpersonali.

Un'ultima cosa importante da ricordare è che qualsiasi modifica al farmaco, compresa una riduzione graduale o una sospensione, va sempre concordata con il medico. Il lavoro psicoterapeutico può accompagnare quel processo, ma non sostituire il confronto medico.

Se stai assumendo Abilify e stai valutando di affiancare un percorso di psicoterapia, o se vuoi semplicemente capire se potrebbe fare al caso tuo, con Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.

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FAQ

Abilify (aripiprazolo) è un antipsicotico atipico indicato nel trattamento della schizofrenia negli adulti e negli adolescenti dai 15 anni, e nella gestione degli episodi maniacali da moderati a severi nel disturbo bipolare di tipo I, anche negli adolescenti dai 13 anni per un massimo di 12 settimane, inclusa la prevenzione delle ricadute. Può essere prescritto anche in altri contesti clinici, sempre su valutazione del medico.
L'aripiprazolo agisce come agonista parziale sui recettori D2 della dopamina e 5-HT1A della serotonina, e come antagonista sui recettori 5-HT2A. Non azzera né amplifica la dopamina, ma ne stabilizza i livelli. L'obiettivo non è appiattire le emozioni, ma ridurre le oscillazioni che rendono difficile la vita quotidiana. L'effetto 'spento' non è lo scopo del farmaco, ma alcune persone lo riferiscono: in quel caso è fondamentale comunicarlo al proprio medico.
Sì, alcuni effetti come agitazione, irrequietezza o senso di stordimento possono comparire nelle prime settimane e tendono ad attenuarsi con il tempo o con un aggiustamento del dosaggio. Se però questi effetti risultano intensi, persistenti o si accompagnano a pensieri preoccupanti, è importante segnalarlo subito al medico per valutare se si tratta di effetti transitori o di un segnale che richiede una revisione della terapia.
Abilify gestisce i sintomi: riduce la frequenza e l'intensità degli episodi, stabilizza l'umore e abbassa il rischio di ricadute, ma non elimina il disturbo in modo definitivo. L'OMS (2023) lo include tra i farmaci utilizzabili nel mantenimento del disturbo bipolare. I risultati si costruiscono nel tempo, spesso in parallelo con un percorso psicoterapeutico.
Gli effetti collaterali comuni (fino a 1 persona su 10) includono: mal di testa, nausea, vomito, costipazione, sonnolenza o insonnia, irrequietezza, stanchezza, visione offuscata e aumento di peso. Tra gli effetti meno comuni figurano capogiri, tachicardia e alterazioni dell'umore. Effetti rari ma gravi comprendono movimenti muscolari involontari, disturbi del controllo degli impulsi e, raramente, sindrome neurolettica maligna. La supervisione medica costante riduce significativamente i rischi.
Sì, e spesso è la combinazione più efficace. Abilify agisce sul piano neurologico (stabilizzazione dei circuiti dopaminergici e serotoninergici), mentre la psicoterapia lavora su pensieri, emozioni, relazioni e strategie di coping. Le evidenze mostrano che l'approccio combinato è associato a una riduzione delle ricadute, una maggiore continuità nel trattamento e un miglioramento del funzionamento quotidiano.
Non esiste una risposta unica. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra le più studiate per schizofrenia e disturbo bipolare. Anche la psicoeducazione, la terapia di supporto e gli approcci psicodinamici possono essere indicati, in base alla persona, alla diagnosi e al momento del percorso. Il professionista può aiutare a costruire strategie pratiche, gestire i dubbi sul farmaco e riconoscere i segnali precoci di ricaduta.
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