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minuti di lettura

Abulia: definizione, diagnosi e trattamento

Abulia: definizione, diagnosi e trattamento
Antonio Dessì
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Costruttivista
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.1.2026
Abulia: definizione, diagnosi e trattamento
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Cosa succede quando la volontà di agire si spegne, lasciando spazio a una paralisi emotiva e decisionale? L’abulia è una condizione che va oltre la semplice pigrizia o il calo temporaneo di energia: è una sofferenza complessa e spesso sottovalutata che compromette profondamente la capacità di prendere decisioni e di svolgere anche le attività più semplici.

Per chi ne soffre, ogni azione può apparire insormontabile, rendendo le giornate un susseguirsi di sfide irrisolte. Chi convive con l’abulia sa quanto sia frustrante sentirsi dire è solo un momento, reagisci! - Non è questione di forza di volontà o di riposo: si tratta di un disturbo radicato, che richiede comprensione e interventi specifici.

Questo articolo esplorerà in dettaglio l’abulia, aiutandoti a comprenderla, identificarla e trovare strade percorribili nel suo fronteggiamento.

Differenza tra abulia e altri disturbi

Comprendere l’abulia significa anche imparare a distinguerla da altri disturbi con cui condivide alcune somiglianze, come l’apatia e l’anedonia. Una corretta differenziazione è fondamentale non solo per definire la natura del problema, ma anche per impostare interventi terapeutici mirati (Chatterjee, 2014).

L’abulia, infatti, è caratterizzata da un blocco della volontà e dell’iniziativa, che la rende un disturbo unico nel suo genere. Queste differenze, spesso sottili, possono sfuggire sia ai non esperti che ai clinici meno esperti, portando a diagnosi errate o a trattamenti inefficaci.

Studi come quello di Vijayaraghavan et al. (2002) hanno sottolineato l'importanza di un approccio multidisciplinare per affrontare questa condizione, mentre Hastak et al. (2005) ne evidenziano la complessità clinica, spesso intrecciata con altre problematiche neurologiche o psicologiche.

Anete Lusina - Pexels

Abulia vs apatia

Apatia e abulia sono termini spesso utilizzati come sinonimi o in maniera intercambiabile, eppure i loro significati sono piuttosto diversi.

L’apatia si riferisce all’incapacità prolungata di partecipare alle normali attività o eventi della vita quotidiana, mentre chi è affetto da abulia manifesta una marcata incapacità nel prendere decisioni, oppure nell’iniziare o portare a termine una qualsiasi azione.

Spesso l’abulia si manifesta a seguito di uno stato di apatia nel quale è assente ogni stimolo ad agire (Das & Saadabadi, 2023). La letteratura, come suggerito da Hastak et al. (2005), evidenzia che l’abulia si distingue per il suo impatto sul controllo della volontà, spesso percepita come annullata. Spiegel e Chatterjee (2014) aggiungono che i sintomi di abulia possono manifestarsi anche in seguito a infarti cerebrali, evidenziando la necessità di un approccio diagnostico accurato per differenziarla dall’apatia.

Abulia vs anedonia

L’anedonia è l’incapacità di provare piacere, spesso associata alla depressione. Anche se entrambe le condizioni possono coesistere, l’abulia si distingue per il blocco nell’avvio delle azioni, mentre l’anedonia riguarda esclusivamente la perdita di gratificazione nelle attività (Matos & Manzano, 2021). Ad esempio, una persona con anedonia potrebbe non godere di una passeggiata, mentre una persona abulica potrebbe non riuscire nemmeno a iniziarla. Siegel et al. (2014) hanno studiato l’interconnessione tra i circuiti cerebrali, evidenziando come le aree coinvolte nell’abulia siano diverse da quelle legate all’anedonia.

Mentre l’anedonia è spesso affrontata con interventi mirati a riattivare il sistema della ricompensa, l’abulia richiede strategie che stimolino la capacità decisionale e la motivazione intrinseca. Questo comporta la necessità di un approccio personalizzato che tenga conto delle peculiarità neurologiche e psicologiche di ciascun paziente.

Cause dell'abulia

Malgrado i numerosi studi condotti nell’ambito dell’abulia, non sono ancora del tutto chiare le cause alla base di questa area di sofferenza. Attualmente gli sforzi dei ricercatori sono tesi a comprendere se l’abulia vada considerata come una complicanza di altre malattie neurologiche o debba essere considerata come disturbo indipendente.

Cause neurologiche

Jorge et al. (2010) sottolineano che l’abulia può emergere in seguito a eventi come ictus, evidenziando come la perdita di iniziativa possa essere una risposta a danni cerebrali. La letteratura scientifica evidenzia inoltre che l’abulia non è limitata a casi neurologici severi, ma può manifestarsi anche in contesti di stress cronico o isolamento sociale (Garzón, 2022).

L’origine dell’abulia sembra debba essere ricondotta a un malfunzionamento circolatorio nell’emisfero sinistro dell’area frontale del cervello dovuto a malattia o trauma. La patogenesi di questa malattia sembra essere associata con una riduzione della neurotrasmissione dopaminergica nei lobi frontali della corteccia cerebrale, responsabile dell’attività motoria, della capacità di manifestare iniziativa, pianificare azioni rivolte a risolvere determinati problemi e superare le avversità. Pazienti con lesioni nella regione frontale del cervello manifestano infatti problemi di inerzia e inattività (Siegel et al., 2014).

Allo stesso modo, Naik (2015) ha documentato episodi di abulia dopo arresti cardiaci, suggerendo una relazione tra l’insorgenza della condizione e alterazioni metaboliche o vascolari nel cervello.

Cause psicologiche

Anche le cause psicologiche giocano un ruolo significativo. L’abulia è spesso associata a condizioni come la depressione maggiore e i disturbi d’ansia, che tendono a ridurre drasticamente l’energia mentale necessaria per avviare e sostenere le azioni quotidiane.

Garzón (2022) ha evidenziato come un vissuto prolungato di isolamento sociale possa innescare un circolo vizioso di inattività e perdita di motivazione. Questo aspetto si lega anche alla dimensione relazionale: chi vive in contesti familiari o sociali poco stimolanti o caratterizzati da conflitti irrisolti potrebbe sviluppare una tendenza all’immobilità decisionale, aggravando ulteriormente lo stato di abulia.

La comprensione di queste connessioni è fondamentale per sviluppare terapie mirate. Inoltre, i contesti relazionali di supporto possono rappresentare un fattore cruciale: un ambiente empatico e orientato al sostegno può facilitare il recupero, offrendo stimoli che favoriscano un graduale riavvicinamento all’attività quotidiana.

Sintomi dell'abulia

L’abulia si manifesta attraverso un insieme di sintomi complessi che colpiscono non solo la sfera fisica, ma anche quella cognitiva ed emotiva. Tra i sintomi clinici più riconoscibili troviamo:

  • Mancanza di energie per le attività quotidiane: chi soffre di abulia avverte una stanchezza persistente che rende difficili anche le azioni più semplici, come alzarsi dal letto o prepararsi per uscire.
  • Stanchezza mentale e assenza di motivazione: il pensiero di dover affrontare una giornata o portare a termine compiti ordinari appare insormontabile.
  • Movimenti lenti: la letargia fisica si accompagna a una riduzione della velocità nei gesti quotidiani, come vestirsi o camminare.
  • Assenza di capacità di reazione agli stimoli: anche situazioni che richiederebbero una risposta immediata vengono vissute con indifferenza o evitamento.
  • Incapacità decisionale: le persone abuliche faticano a prendere anche decisioni banali, come cosa mangiare o come organizzare la giornata.
  • Linguaggio rallentato: la difficoltà nell’esprimersi può portare a risposte monosillabiche o al silenzio.
  • Stallo emotivo: si percepiscono poche emozioni, e quelle presenti vengono vissute come un peso piuttosto che come una risorsa.
  • Mutismo: in casi estremi, alcune persone adottano un comportamento quasi completamente silenzioso.
Liza Summer - Pexels

Cosa significa convivere con l'abulia

Dal punto di vista soggettivo, l’esperienza dell’abulia è paragonabile a vivere costantemente sotto una sorta di peso invisibile, che inibisce qualsiasi impulso all’azione. Chi ne soffre spesso descrive una sensazione di vuoto e impotenza, come se ogni iniziativa fosse destinata a fallire o non avesse senso e spesso il dialogo interno è articolato sul chiedersi il perchè non si ha voglia di fare nulla. Questa condizione non è solo fisicamente debilitante, ma anche profondamente alienante: la difficoltà a comunicare o a partecipare alle attività sociali porta molte persone abuliche a isolarsi, aggravando ulteriormente il loro stato.

Muqit et al. (2001) sottolineano la difficoltà nel distinguere l’abulia da condizioni come la catatonia, specialmente nei contesti clinici in cui i sintomi possono sovrapporsi. L’esperienza soggettiva di chi soffre di abulia richiede empatia e comprensione, poiché la mancanza di iniziativa è spesso vissuta con un senso di colpa e frustrazione, che peggiora ulteriormente la condizione.

Diagnosi dell'abulia

La diagnosi dell’abulia rappresenta un processo articolato che richiede un approccio clinico attento e multidisciplinare. Il primo passo consiste nell’osservazione approfondita del quadro sintomatologico, con particolare attenzione alle difficoltà di iniziativa, di concentrazione e di reattività agli stimoli esterni.

Il colloquio clinico rappresenta una fase cruciale nella diagnosi. Durante questa fase, il professionista raccoglie informazioni dettagliate sulla storia personale e medica del paziente, includendo episodi di apatia, difficoltà emotive o eventuali traumi neurologici pregressi. L’analisi delle esperienze quotidiane del paziente consente di valutare l’impatto del disturbo sulle sue attività e relazioni, il suo funzionamento, identificando eventuali pattern ricorrenti di comportamento inattivo o indeciso.

Una parte fondamentale del processo diagnostico riguarda l’esclusione di altre condizioni cliniche o neurologiche che potrebbero causare sintomi simili. Questo approccio differenziale aiuta a distinguere l’abulia da stati come la depressione maggiore, l’apatia o l’anedonia. Anche condizioni mediche come traumi cranici, ictus o disturbi neurodegenerativi devono essere attentamente considerate, poiché possono condividere caratteristiche sintomatiche con l’abulia.

La diagnosi si avvale anche di strumenti di valutazione che esplorano la gravità e la frequenza dei sintomi. Questi strumenti, seppur generali, consentono al clinico di misurare in maniera sistematica le difficoltà cognitive, emotive e comportamentali della persona che ne soffre. L’integrazione dei risultati con le osservazioni cliniche dirette contribuisce a delineare un quadro più completo della condizione del paziente.

Trattamenti e strategie per affrontare l'abulia

La terapia per l’abulia dipenderà dalla causa, ovvero dal disturbo o dalla condizione clinica da cui ha origine questo stato.

Un paziente che ha subito una lesione cerebrale a seguito di un incidente non verrà trattato come qualcuno con una forma di depressione maggiore.

Nella maggior parte dei casi si parte da un trattamento farmacologico che può includere:

  • Antipsicotici atipici, indicati soprattutto nei casi di schizofrenia o altre psicosi associate con sintomi di abulia. Nel caso della schizofrenia particolare attenzione verrà data alla discriminazione con i sintomi catatonici. In breve, La catatonia è una sindrome psicomotoria caratterizzata da alterazioni significative del movimento, del comportamento e della reattività. Può manifestarsi come immobilità estrema, rigidità muscolare, mutismo (assenza di parola), posture anomale, o movimenti ripetitivi e stereotipati.
  • Antidepressivi, utilizzati per affrontare la depressione maggiore, spesso coesistente con l’abulia. Questi farmaci aiutano a migliorare il tono dell’umore e a stimolare la motivazione.

L'importanza della psicoterapia

Al tempo stesso, è vivamente consigliato sottoporsi a psicoterapia. La psicoterapia non solo supporta il paziente nel comprendere le radici del proprio blocco emotivo e decisionale, ma offre anche strumenti pratici per migliorare la gestione quotidiana delle emozioni e delle difficoltà. In particolare, approcci come la terapia cognitivo-comportamentale si sono dimostrati efficaci nel promuovere un cambiamento nei pensieri disfunzionali e nel rafforzare la capacità di iniziativa.

Un ulteriore supporto può derivare da interventi che promuovono l’attività fisica e la stimolazione sociale. Attività come esercizi fisici leggeri o passeggiate possono incrementare la produzione di endorfine, migliorando così il benessere generale e facilitando il recupero. Anche il coinvolgimento in gruppi di sostegno o in attività sociali rappresenta una risorsa importante per contrastare l’isolamento, che spesso aggrava il quadro dell’abulia.

Recenti studi (ad esempio, Spiegel e Chatterjee, 2014) suggeriscono che interventi farmacologici combinati con approcci non convenzionali, come tecniche di mindfulness o terapie occupazionali, possono amplificare i benefici del trattamento. Questi approcci integrati mirano non solo a migliorare i sintomi immediati, ma anche a rafforzare la resilienza del paziente, riducendo il rischio di ricadute.

Infine, la collaborazione tra professionisti della salute mentale e la rete di supporto del paziente è cruciale. Familiari e amici, se adeguatamente informati e coinvolti, possono fornire un ambiente empatico e stimolante che favorisce il progresso terapeutico. Questo approccio sistemico, che considera il paziente all’interno del suo contesto relazionale, rappresenta una delle chiavi per il successo del trattamento.

Unobravo può aiutarti

Per chi soffre di abulia o conosce qualcuno che ne è affetto, è fondamentale comprendere che non si tratta di un problema che può essere risolto con la sola forza di volontà. Cercare l’aiuto di un professionista qualificato rappresenta il primo passo per affrontare questa condizione in modo efficace e ritrovare gradualmente la capacità di agire e vivere con maggiore serenità. Con il giusto supporto e interventi adeguati, Unobravo può aiutarti nel processo di recupero, compila il questionario e concediti di ristabilire un equilibrio e una connessione autentica con la tua vita.

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