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Ansia e insonnia: cause, sintomi e rimedi naturali

Ansia e insonnia: cause, sintomi e rimedi naturali
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
3.7.2026
Ansia e insonnia: cause, sintomi e rimedi naturali
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Ti sei mai ritrovato a fissare il soffitto nel buio, con gli occhi stanchi ma la mente che gira a vuoto, incapace di fermarsi? Il corpo chiede riposo, ma i pensieri continuano a rincorrersi, a tornare su preoccupazioni già analizzate mille volte, a immaginare scenari che di notte sembrano sempre più grandi e minacciosi.

Le difficoltà ad addormentarsi sono frequenti nelle persone che convivono con l'ansia. Nonostante la stanchezza fisica, il rimuginio e le preoccupazioni possono mantenere elevato il livello di attivazione mentale e rendere difficile l'inizio del sonno.

Ansia e difficoltà a dormire si intrecciano spesso in modo profondo, creando un circolo che può diventare davvero logorante. In Italia, circa 13,4 milioni di persone soffrono di insonnia (Unobravo, 2024), un numero che dà l'idea di quanto il problema sia diffuso.

Capire come ansia e insonnia si influenzano a vicenda è il primo passo per interrompere questo circolo vizioso e ritrovare un riposo più sereno.

Perché ansia e insonnia si rinforzano a vicenda?

Ansia e sonno sono legati da una relazione a doppio senso, e capire questo meccanismo può aiutarti a guardare quello che stai vivendo con occhi diversi.

Quando l'ansia si attiva, il tuo sistema nervoso entra in modalità allerta ed è come se il corpo premesse un interruttore di emergenza, pronto a reagire a un pericolo. In questa fase, aumentano i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) e di orexina, una sostanza che il cervello usa per mantenersi sveglio e vigile. Il risultato è che il rilassamento necessario per addormentarsi diventa quasi impossibile perché l'organismo rimane in uno stato di attivazione che rende più difficile addormentarsi.

Box in stile Unobravo con la frase «L'ansia attiva il corpo come un allarme di emergenza»

Le conseguenze della mancanza di sonno non si limitano alla stanchezza fisica. Dormire poco, notte dopo notte, può aumentare l'ansia del giorno successivo, ridurre la tolleranza allo stress e rendere più difficile affrontare le situazioni quotidiane.

Lo conferma anche uno studio condotto in Australia su oltre 2000 persone, seguite per 12 mesi durante la pandemia di COVID-19. Chi soffriva di insonnia mostrava livelli di ansia e depressione significativamente più elevati rispetto a chi dormiva bene, con sintomi che tendevano a persistere nel tempo (Meaklim et al., 2023). Ed è così che i problemi del sonno aumentano l'ansia, e l'ansia peggiora i problemi del sonno. Ognuno dei due elementi nutre l'altro, in un loop che può diventare sempre più difficile da interrompere da soli.

Riconoscere questo legame è già un primo passo importante, perché significa smettere di trattarli come due problemi separati e iniziare a vederli per quello che sono.

Quando la mente non si spegne: i pensieri notturni

L'ansia notturna è spesso caratterizzata da un'intensa attivazione mentale. Durante il giorno gli impegni e gli stimoli esterni possono rendere meno evidenti le preoccupazioni, mentre la sera, quando tutto rallenta, i pensieri tendono a emergere con maggiore forza.

Il rimuginio può rendere difficile interrompere il flusso dei pensieri e raggiungere lo stato di rilassamento necessario per addormentarsi.

Pur potendo coesistere, l'ansia prima di dormire e l'ansia notturna descrivono due esperienze diverse. La prima si manifesta con una crescente tensione nelle ore serali e può rendere difficile l'addormentamento. La seconda è caratterizzata da risvegli improvvisi durante la notte, spesso accompagnati da uno stato di allerta.

Più temi di non riuscire a dormire, più il sonno si allontana. Questa ansia da prestazione legata al sonno trasforma il letto in un posto carico di aspettative, dove ogni minuto di veglia diventa una conferma della paura. Il tentativo stesso di controllare il sonno finisce per sabotarlo.

Come riconoscere i sintomi di ansia e insonnia

Riconoscere i sintomi di ansia e insonnia non è sempre immediato, soprattutto perché si mescolano tra loro e si alimentano a vicenda. Può essere utile fermarsi un momento e osservare cosa succede davvero, sia di notte che di giorno.

Sintomi notturni:

  • difficoltà ad addormentarsi, anche quando sei fisicamente stanco;
  • risvegli frequenti nel corso della notte, spesso senza una causa apparente;
  • risveglio precoce al mattino, con l'impossibilità di riprendere sonno;
  • sensazione di un sonno non ristoratore, come se non avessi dormito affatto;
  • risvegli improvvisi con tachicardia, sudorazioneo respiro corto, a volte accompagnati da una sensazione di panico difficile da spiegare;
  • tensione muscolare diffusa, soprattutto a collo, spalle e mascella.

Sintomi diurni:

  • stanchezza persistente che non passa nemmeno dopo una notte apparentemente intera;
  • irritabilità, scarsa tolleranza alle frustrazioni quotidiane;
  • difficoltà a concentrarsi, sensazione di "nebbia mentale";
  • calo della memoria a breve termine, dimenticanze frequenti.

L'insonnia può avere cause diverse e non sempre è facile capire se è legata principalmente all'ansia, a condizioni fisiche, ad alterazioni ormonali o a un disturbo dell'umore.

Un segnale abbastanza caratteristico dell'insonnia ansiosa è quello che succede nel momento esatto in cui cerchi di dormire: la mente si attiva, i pensieri si accavallano, e non riesci a "staccare" anche se vorresti. Non è solo difficoltà a rilassarsi: è una vera e propria iperattività mentale che sembra impossibile da fermare.

Un altro indicatore è la qualità dei risvegli notturni: se ti svegli con una sensazione di agitazione o allarme, con il cuore che batte forte e la mente già in moto, è probabile che l'ansia stia giocando un ruolo importante. Nell'insonnia legata alla depressione, invece, i risvegli tendono a essere accompagnati da un senso di pesantezza e vuoto, più che da agitazione.

Vale la pena sapere che ansia generalizzata e insonnia cronica si sovrappongono molto spesso: non sempre è possibile capire da soli quale dei due sia "arrivato prima". I dati lo confermano: più di due persone su tre tra quelle analizzate (68,3%) riferiscono che preoccupazione e stress caratterizzano le loro notti, mentre una persona su due (55%) dichiara di non riuscire a dormire tutte le ore necessarie a causa di risvegli precoci al mattino, con difficoltà a riaddormentarsi, una condizione che può essere legata anche all'ansia (Unobravo, 2024).

Immagine gratuita di riposo, accogliente, arredamento minimalista
cottonbro studio – Pexels

Ecco perché, se ti riconosci in molti di questi segnali e le notti difficili si ripetono da settimane, una valutazione professionale può fare davvero la differenza: non solo per capire cosa sta succedendo, ma per trovare un percorso che abbia senso per te.

Le cause che alimentano questo circolo vizioso

Capire cosa alimenta questo circolo vizioso è il primo passo per uscirne. Le cause sono spesso più di una, e si intrecciano tra loro in modi che possono rendere difficile il riuscire a dormire tutta la notte senza interruzioni.

Fattori psicologici:

  • Stress lavorativo, relazionale o economico: la pressione accumulata durante il giorno non svanisce quando ci si corica; al contrario, tende a emergere proprio nel silenzio della notte, tenendo la mente in uno stato di allerta continua.
  • Traumi pregressi: esperienze difficili del passato possono lasciare il sistema nervoso in uno stato di ipervigilanza, rendendo il sonno profondo più difficile da raggiungere.
  • Predisposizione caratteriale: alcune persone tendono per natura a preoccuparsi di più, a rimuginare sulle situazioni e a percepire le incertezze come minacce; caratteristiche che possono amplificare sia l'ansia che le difficoltà del sonno.

Cattive abitudini del sonno:

  • Igiene del sonno compromessa: orari irregolari, pisolini troppo lunghi o ambienti poco adatti al riposo disturbano i ritmi naturali del corpo
  • Uso eccessivo di schermi la sera: la luce blu emessa da smartphone e computer inibisce la produzione di melatonina, l'ormone che segnala al cervello che è ora di dormire.
  • Disallineamento del ritmo circadiano (il cosiddetto "sfasamento sociale"): andare a letto e svegliarsi a orari molto diversi nei giorni feriali rispetto al weekend confonde l'orologio biologico interno.

Fattori fisici:

  • Caffeina e alcol: la caffeina, anche assunta nel pomeriggio, può restare attiva nell'organismo per molte ore; l'alcol, invece, pur facilitando l'addormentamento, frammenta il sonno nelle ore successive.
  • Alimentazione sregolata: pasti serali abbondanti o ricchi di zuccheri possono interferire con la qualità del riposo, rendendo ancora più difficile non svegliarsi nel cuore della notte.

L'impatto sulla vita di tutti i giorni

Chi dorme male e vive con l'ansia si ritrova ad affrontare ogni giornata con risorse ridotte, l’umore diventa più instabile, la soglia di tolleranza si abbassa e le relazioni ne risentono, infatti è più facile irritarsi con chi si ama, isolarsi, perdere la voglia di uscire o di stare in compagnia. Sul lavoro, la concentrazione cala, i tempi si allungano e il rischio di commettere errori aumenta, anche in compiti che di solito risultano semplici.

Il 62,4% delle persone che hanno compilato il test di screening "Insomnia Severity Index" riporta una grave o molto grave riduzione dell'efficienza durante il giorno, con ricadute concrete su concentrazione, memoria, umore e capacità di portare avanti le normali attività lavorative e domestiche. Il 41,9% segnala inoltre che i problemi legati al sonno hanno peggiorato in modo significativo la propria qualità della vita (Unobravo, 2024).

Ma le conseguenze non sono solo psicologiche. La privazione cronica di sonno può avere un impatto sulla vita psichica ma anche sulla salute fisica, infatti quando il sistema cardiovascolare è sotto pressione, la pressione arteriosa può alzarsi, e il sistema immunitario tende a indebolirsi, rendendo il corpo più vulnerabile.

Per questo quando si parla di insonnia come "sindrome delle 24 ore", non ci si riferisce ad un problema che inizia quando ci si corica e finisce quando suona la sveglia. È qualcosa che colorisce l'intera giornata, dal risveglio fino alla sera.

Donna in camicia rossa a maniche lunghe seduta su una sedia mentre lavora al laptop
Andrea Piacquadio – Pexels

E quando questa condizione si prolunga nel tempo, il rischio è che la mancanza di sonno cronica possa amplificare l'ansia e favorire la comparsa di sintomi depressivi, rendendo ancora più difficile trovare un equilibrio. Non è una spirale inevitabile, ma è un segnale che vale la pena ascoltare.

Rimedi naturali che possono davvero aiutare

Quando si parla di rimedi naturali per l'ansia e il sonno, è utile distinguere le tecniche corporee e mentali dagli integratori e i rimedi fitoterapici.

Sul fronte delle tecniche di rilassamento, alcune delle più studiate sono:

  • Respirazione diaframmatica: respirare lentamente e in profondità attiva il sistema nervoso parasimpatico, quello che "frena" lo stato di allerta. Bastano pochi minuti per sentire un effetto concreto sulla tensione fisica.
  • Rilassamento muscolare progressivo: consiste nel contrarre e poi rilasciare gruppi muscolari in sequenza, aiutando il corpo a scaricare la tensione accumulata.
  • Meditazione e pratiche di consapevolezza: allenano la mente a osservare i pensieri senza esserne travolti, riducendo la ruminazione notturna.

Per quanto riguarda gliintegratori e i rimedi fitoterapici per l'insonnia da stress, le evidenze scientifiche suggeriscono che:

  • Melatonina: non è un fitoterapico, ma un ormone che il nostro corpo produce naturalmente; assunta come integratore, può aiutare a regolare il ritmo sonno-veglia, soprattutto in caso di difficoltà ad addormentarsi.
  • Valeriana: alcune ricerche ne supportano l'uso per migliorare la qualità del sonno, anche se i risultati non sono ancora definitivi.
  • Camomilla: ha un effetto lievemente calmante, utile come rituale serale più che come trattamento vero e proprio.
  • Withania somnifera (ashwagandha): studi preliminari suggeriscono un possibile effetto sull'ansia notturna e sullo stress cronico, ma servono ulteriori ricerche.

Questi approcci possono essere un valido supporto in situazioni lievi o moderate, ma non sostituiscono un percorso professionale quando i sintomi persistono nel tempo o compromettono in modo significativo la qualità della vita.

Strategie pratiche per riprendere a dormire

Se ti svegli nel cuore della notte con il cuore che batte forte e la mente già in moto, la prima cosa da fare è riportare l'attenzione al corpo, non ai pensieri. Una tecnica utile è il cosiddetto grounding: concentrati su cinque cose che puoi percepire fisicamente in quel momento, come il peso del materasso sotto di te o la freschezza del cuscino. Abbina questo a una respirazione lenta, inspirando per 4 secondi, trattenendo per 2 ed espirando per 6. Questo schema aiuta il sistema nervoso a uscire dallo stato di allerta.

Se, nonostante tutto, dopo circa 20 minuti non arriva il sonno, alzati. Restare a letto svegli e agitati rinforza l'associazione tra il letto e lo stato di tensione. Meglio spostarsi in un'altra stanza, accendere una luce soffusa e fare qualcosa di tranquillo, come sfogliare un libro o ascoltare musica rilassante, finché non senti davvero la sonnolenza arrivare.

Per chi fatica ad addormentarsi quando si è agitati, costruire una routine serale coerente può fare una differenza concreta. Qualche idea pratica:

  • fai un bagno o una doccia calda circa un'ora prima di metterti a letto, per favorire il naturale abbassamento della temperatura corporea;
  • abbassa le luci di casa almeno 30-60 minuti prima di andare a letto;
  • dedica 10-15 minuti a una lettura leggera, preferibilmente su carta;
  • prepara una tisana calda (camomilla o melissa vanno bene) e bevila lentamente, senza fretta;
  • evita di controllare il telefono o i messaggi nell'ultima mezz'ora della serata.

Anche una routine semplice, seguita con regolarità e costanza, manda al cervello un segnale chiaro che è il momento di rallentare.

Cosa fare durante il giorno per dormire meglio la notte

La qualità del sonno si costruisce durante tutta la giornata, non soltanto nelle ore che precedono l'addormentamento. Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono fare una differenza concreta, anche quando sembra impossibile uscire dal circolo vizioso stanchezza-agitazione. Ecco da dove puoi cominciare:

  • Mantieni orari regolari di sonno e veglia, anche nel weekend: alzarsi e andare a letto sempre alla stessa ora aiuta il tuo orologio biologico interno a ritrovare un ritmo stabile.
  • Fai attività fisica con regolarità, ma evita l'esercizio intenso nelle ultime 2-3 ore prima di dormire, perché tende ad alzare la temperatura corporea e i livelli di adrenalina.
  • Limita la caffeina dopo le 14:00 (caffè, tè, energy drink) e riduci l'alcol la sera: anche se l'alcol può sembrare rilassante, tende a frammentare il sonno nelle ore successive.
  • Preferisci una cena leggera e non troppo vicina all'orario in cui vai a letto.
  • Riduci l'esposizione agli schermi e alle notizie stressanti almeno un'ora prima di dormire.
  • Usa il letto solo per dormire: lavorare, guardare video o mangiare nel letto insegna al cervello ad associare quello spazio alla veglia, rendendo più difficile rilassarsi quando è davvero il momento.

Non devi stravolgere tutto in una volta. Scegli uno o due punti da cui partire, e osserva come cambia la qualità delle tue notti.

Quando è il momento di chiedere aiuto

Se le difficoltà legate ad ansia e sonno durano da più di tre settimane, oppure stai notando che stanno compromettendo il tuo lavoro, le tue relazioni o la tua qualità di vita in modo significativo, potrebbe essere il momento di chiedere supporto professionale. Lo stesso vale se hai provato diversi rimedi e la situazione continua a peggiorare: non è un fallimento tuo, è semplicemente il segnale che hai bisogno di un aiuto più mirato.

Box in stile Unobravo con la frase «Tornare a dormire sereni è possibile», sottotitolo «Con gli strumenti giusti e il supporto adeguato»

Il trattamento considerato di prima scelta dalle linee guida internazionali è la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, conosciuta con la sigla CBT-I. Nella pratica clinica si lavora sui pensieri disfunzionali legati al sonno (come la paura di non riuscire a dormire) e sui comportamenti che, nel tempo, hanno rinforzato il problema, aiutandoti a costruire un rapporto diverso con il riposo.

A conferma della sua efficacia, una revisione pubblicata nel 2024 dal National Center for Complementary and Integrative Health, l'ente statunitense che si occupa di valutare le evidenze scientifiche sugli approcci alla salute, ha concluso che la terapia cognitivo-comportamentale può essere davvero utile per trattare l'insonnia cronica negli adulti. La stessa revisione ha però evidenziato che, per quanto riguarda le tecniche di rilassamento e altri approcci complementari, le prove di efficacia sono ancora scarse (National Center for Complementary and Integrative Health, 2024).

Uno psicologo o psicoterapeuta può guidarti in questo percorso, lavorando in modo integrato sia sul sonno che sull'ansia sottostante. In alcuni casi, il medico può valutare un supporto farmacologico, come le benzodiazepine, ma è importante sapere che si tratta di una soluzione a breve termine, infatti questi farmaci presentano rischi reali di dipendenza e non affrontano le cause del problema.

Come aiutare chi soffre di ansia e insonnia

Stare vicino a qualcuno che fatica con l'ansia e il sonno può essere un'esperienza intensa, a tratti sfiancante, e il fatto che tu voglia capire come aiutarlo dice già molto di te.

Chi soffre di ansia e insonnia ha spesso bisogno di sentirsi ascoltato e compreso. Per questo è importante evitare di minimizzare il problema con frasi come "è solo stress" o "basta rilassarsi" e offrire invece un ascolto privo di giudizio.

Puoi incoraggiare con delicatezza a cercare un supporto professionale, magari condividendo un'informazione o raccontando che esiste un percorso pensato proprio per queste difficoltà, senza però forzare o insistere.

Infine, ricorda che supportare qualcuno non significa portarne il peso da soli. Prendersi cura di sé mentre si è vicini a una persona in difficoltà è la condizione necessaria per continuare a esserci, davvero.

Tornare a dormire sereni è possibile

Arrivare fino in fondo a un articolo come questo, mentre magari fuori è notte e il sonno non arriva, non è un gesto banale. È già un primo passo verso te stesso, e vale la pena riconoscerlo.

L'insonnia da ansia può sembrare un vicolo cieco, un circolo che si stringe ogni notte di più. Ma si può spezzare con gradualità, con gli strumenti giusti, e a volte con qualcuno che ti accompagni nel percorso.

Non è necessario aspettare che le difficoltà diventino molto intense per chiedere supporto. Se ansia e insonnia stanno influenzando il tuo benessere, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo e a ritrovare un maggiore equilibrio. Se senti che è il momento giusto, puoi scoprire come iniziare un percorso con uno psicologo di Unobravo.

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