Il bupropione è un antidepressivo atipico con un meccanismo d'azione particolare. Non agisce principalmente sulla serotonina, ma su noradrenalina e dopamina, legati a umore, energia e motivazione. Per questo viene preso in considerazione quando la depressione si manifesta come stanchezza, apatia e mancanza di slancio.
Questa guida può essere utile a chi ha ricevuto una prescrizione, ma anche a familiari, caregiver o a chi cerca informazioni affidabili. In Italia il bupropione è disponibile con diversi nomi commerciali a seconda dell'indicazione, come Wellbutrin ed Elontril per la depressione e Zyban come supporto per smettere di fumare.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
Il bupropione appartiene alla categoria degli antidepressivi atipici e, più precisamente, al gruppo degli inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina, noti con la sigla NDRI. Rientra nel codice ATC N06AX12, nel gruppo degli altri antidepressivi.
A differenza degli SSRI, cioè gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, il bupropione non agisce principalmente su quest'ultima, ma su noradrenalina e dopamina. È proprio questa differenza a spiegare gran parte delle sue caratteristiche cliniche.
In Italia il bupropione è disponibile con diversi nomi commerciali, a seconda dell'indicazione terapeutica:
- Wellbutrin ed Elontril, in compresse a rilascio modificato da 150 mg e 300 mg, indicati per il trattamento della depressione,
- Zyban, in compresse da 150 mg, indicato come supporto alla cessazione del fumo.
Esiste anche una formulazione combinata con il naltrexone per la gestione del peso corporeo, che però è un prodotto distinto e non rientra nell'ambito di cui ci occupiamo qui. In tutti i casi si tratta di un farmaco soggetto a prescrizione medica (ricetta RR).
Come funziona e per cosa si usa Bupropione
Il bupropione agisce sul cervello diversamente dagli antidepressivi più comuni. Si ritiene che il suo meccanismo d'azione principale consista nell'inibire la ricaptazione della dopamina e della noradrenalina nello spazio sinaptico.
Questi neurotrasmettitori vengono di norma riassorbiti rapidamente e il farmaco sembra rallentare il processo, lasciandoli disponibili più a lungo.
La dopamina è coinvolta nella motivazione, nel piacere, nella ricompensa e nell'attenzione. Quando i suoi livelli si alterano, tra i vari fattori che possono contribuire, questo può associarsi alla sensazione, tipica di alcune depressioni, in cui tutto appare piatto e privo di interesse.
La noradrenalina, invece, contribuisce alla regolazione dell'umore, dell'energia, della concentrazione e della risposta allo stress.
A differenza di molti altri antidepressivi, il bupropione ha uno scarso o nullo effetto sulla serotonina. Non è un dettaglio secondario, perché il suo profilo di effetti indesiderati può risultare diverso rispetto agli SSRI, con un impatto minore sulla sfera sessuale e una minore probabilità di nausea nelle prime settimane.
Il bupropione agisce anche sui recettori dell'acetilcolina coinvolti nella dipendenza da nicotina. Si ritiene che questo contribuisca a ridurre il desiderio di fumare e la gratificazione associata alla sigaretta, il che spiega in parte la sua efficacia nel supporto alla cessazione del fumo.
Il farmaco viene elaborato dal fegato e dà origine a metaboliti attivi con un'emivita più lunga della molecola originale, per cui i suoi effetti si prolungano nel tempo. L'effetto pieno richiede diverse settimane, anche se alcuni miglioramenti su energia e motivazione possono comparire prima.
In Italia, secondo le indicazioni approvate dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), il bupropione è indicato per il trattamento degli episodi di depressione maggiore negli adulti e per il supporto alla cessazione del fumo negli adulti.
Esistono poi alcuni usi off-label, cioè non ufficialmente approvati ma valutati dal medico caso per caso. Una revisione della letteratura dedicata a questi impieghi segnala che il bupropione viene talvolta prescritto per (Alberter et al., 2026):
- il trattamento dell'ADHD nell'adulto, come opzione di seconda linea;
- il contrasto della disfunzione sessuale legata ad altri antidepressivi;
- il disturbo d'ansia generalizzato;
- la dipendenza da metanfetamina;
- la depressione bipolare.
Si tratta in ogni caso di scelte che vanno discusse esclusivamente con il proprio medico.
Il bupropione può essere particolarmente indicato per chi vive la depressione soprattutto come mancanza di energia, con apatia, astenia, rallentamento psicomotorio, ipersonnia e difficoltà di concentrazione. Non è adatto a tutti, ma per alcune persone può rispondere in modo più mirato a questi sintomi.
Come ultima precisazione è necessario sottolineare che il bupropione non è indicato nei soggetti sotto i 18 anni. Se si cerca supporto per un bambino o un adolescente, è fondamentale rivolgersi a uno specialista in neuropsichiatria infantile.

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Ci sono situazioni in cui il bupropione non può essere prescritto, indipendentemente dal quadro clinico. Si tratta di controindicazioni assolute, che il medico valuta prima di qualsiasi prescrizione:
- ipersensibilità al principio attivo o a uno degli eccipienti;
- epilessia o storia pregressa di convulsioni;
- presenza di tumori del sistema nervoso centrale;
- bulimia o anoressia nervosa, anche se trattate in passato;
- cirrosi epatica grave;
- assunzione di inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) negli ultimi 14 giorni;
- sospensione brusca di alcol o benzodiazepine in corso;
- utilizzo contemporaneo di altri medicinali che contengono bupropione.
Oltre alle controindicazioni assolute, esistono situazioni che richiedono attenzione. Il bupropione può abbassare la soglia convulsiva, cioè rendere il cervello più suscettibile a crisi epilettiche (Alberter et al., 2026).
Questo rischio aumenta con alcuni fattori predisponenti:
- un trauma cranico pregresso,
- il diabete trattato con insulina o ipoglicemizzanti orali,
- l'uso di stimolanti o anoressizzanti,
- una storia di disturbi alimentari,
- l'astinenza da alcol o da sedativi.
In questi casi l'uso è generalmente controindicato.
In chi ha una diagnosi di disturbo bipolare, il farmaco può favorire un viraggio verso stati maniacali o ipomaniacali, un aspetto che il medico deve valutare con cura. Nelle prime settimane, soprattutto nelle persone sotto i 25 anni, è raccomandata una sorveglianza attenta dei pensieri suicidari, come avviene con la maggior parte degli antidepressivi.
In gravidanza o in caso di programmazione di una gravidanza i dati disponibili sono ancora limitati, per cui la decisione deve essere presa insieme al medico curante, valutando rischi e benefici. Lo stesso discorso si estende anche all'allattamento, poiché il farmaco passa nel latte materno.
Chi guida o utilizza macchinari dovrebbe prestare attenzione, perché il bupropione può causare sonnolenza o capogiri in alcune persone.
Negli anziani è possibile una maggiore sensibilità al farmaco, con necessità di adattare il dosaggio, e in caso di compromissione epatica non grave o renale il medico potrebbe ridurre la dose.
Infine, durante tutto il trattamento è raccomandato evitare l'alcol, senza eccezioni legate al momento o alla quantità, perché può aumentare il rischio di convulsioni e interferire con l'efficacia della terapia.
Qualsiasi modifica alla terapia deve essere sempre concordata con il medico curante.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, il bupropione può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Per orientarsi meglio, gli effetti sono classificati in base alla frequenza con cui si presentano.
Tra gli effetti molto comuni (che possono riguardare più di una persona su dieci) si riscontrano:
- insonnia, spesso transitoria nelle prime settimane;
- bocca secca;
- cefalea.
Tra gli effetti comuni (che possono riguardare fino a una persona su dieci):
- agitazione, ansia, tremori;
- nausea, vomito, dolore addominale, costipazione;
- sudorazione eccessiva, perdita di appetito, perdita di peso;
- capogiri, alterazioni del gusto, disturbi visivi, acufeni;
- tachicardia, aumento della pressione arteriosa;
- rash cutaneo, prurito, febbre.
Tra gli effetti non comuni (fino a una persona su cento):
- peggioramento della depressione, confusione, difficoltà di concentrazione;
- dolore toracico.
Tra gli effetti rari (fino a una persona su mille):
- convulsioni, con un rischio dose-dipendente stimato intorno allo 0,1% alle dosi raccomandate;
- reazioni di ipersensibilità grave e reazioni cutanee severe.
Molti degli effetti più frequenti, come nausea, insonnia e agitazione, tendono ad attenuarsi spontaneamente nelle prime settimane, man mano che l'organismo si adatta. Se invece non migliorano o peggiorano, è importante segnalarlo al medico, che potrà valutare un aggiustamento della dose o altre modifiche alla terapia.
Un aspetto che spesso incide sulla scelta di questo farmaco riguarda la sfera sessuale e il peso, poiché il bupropione presenta un profilo favorevole rispetto ad altri antidepressivi.
Le disfunzioni sessuali non risultano significativamente più frequenti rispetto al placebo, mentre sul piano del peso si può osservare un lieve calo ponderale legato alla riduzione dell'appetito.
Anche sul fronte della sicurezza neuropsichiatrica le evidenze sono rassicuranti. Uno studio molto ampio, condotto su oltre 8.000 persone in 16 paesi, ha messo a confronto il bupropione con il placebo senza riscontrare un aumento significativo del rischio di effetti avversi sulla salute mentale (Boyle & Prochaska, 2021).
Per quanto riguarda la dipendenza non sono stati osservati fenomeni di craving né un potenziale di abuso significativo del farmaco. È però importante evidenziare che, in seguito a un’interruzione brusca del bupropione, può manifestarsi la sindrome da discontinuazione, caratterizzata da sintomi transitori come vertigini, irritabilità, insonnia o malessere, distinti dalla ricomparsa dei sintomi depressivi.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
Il bupropione può interagire con altri farmaci in modi che è importante conoscere prima di iniziare il trattamento. Tra le principali interazioni da tenere a mente:
- IMAO (inibitori delle monoaminossidasi): controindicazione assoluta, perché la co-somministrazione può scatenare reazioni gravi. È necessario un intervallo di almeno 14 giorni tra l'assunzione di un IMAO e l'inizio del trattamento;
- farmaci che abbassano la soglia convulsiva: antipsicotici, altri antidepressivi, antimalarici, tramadolo, teofillina, steroidi sistemici, chinoloni e antistaminici sedativi, la cui associazione può aumentare il rischio di convulsioni;
- farmaci metabolizzati dall'enzima CYP2D6: il bupropione inibisce questo enzima epatico e può rallentare il metabolismo di altri farmaci che ne dipendono, come alcuni beta-bloccanti, antiaritmici e antidepressivi;
- tamoxifene: se possibile è preferibile evitare la co-somministrazione, perché il bupropione può ridurne l'efficacia;
- insulina e antidiabetici orali: un episodio di ipoglicemia può abbassare la soglia convulsiva, per cui è opportuno monitorare la glicemia;
- cerotti alla nicotina: l'associazione è possibile nella cessazione del fumo, ma richiede un monitoraggio della pressione arteriosa;
- alcol: è importante evitarlo per tutta la durata della terapia, perché può interagire con il farmaco aumentando gli effetti sul sistema nervoso centrale.
Prima di iniziare il trattamento è necessario informare sempre il medico di tutti i farmaci che si stanno assumendo, compresi quelli da banco, i preparati fitoterapici e gli integratori, perché anche sostanze apparentemente naturali possono influenzare il metabolismo del farmaco.
Il sovradosaggio richiede attenzione immediata. In caso di assunzione eccessiva, i sintomi più comuni includono crisi epilettiche, tachicardia e forte agitazione. Nei casi più gravi si possono verificare aritmie cardiache, stato epilettico e shock cardiogeno, fino al rischio di morte.
Le formulazioni a rilascio prolungato possono provocare crisi epilettiche anche a distanza di molte ore dall'ingestione, fino a 24 ore dopo (Alberter et al., 2026).
I sintomi principali da riconoscere sono:
- convulsioni, che rappresentano il segnale più caratteristico;
- tachicardia e alterazioni del ritmo cardiaco;
- alterazioni dello stato di coscienza, fino alla confusione o alla perdita di conoscenza;
- nausea e vomito.
Se si sospetta di aver assunto una dose eccessiva, o se ci si trova accanto a qualcuno in questa situazione, è indispensabile chiamare immediatamente il 112 oppure recarsi al pronto soccorso più vicino, senza aspettare che i sintomi peggiorino.
Per l'intossicazione da bupropione non esiste un antidoto specifico e il trattamento di supporto punta a stabilizzare le funzioni vitali, monitorare il cuore e gestire le crisi epilettiche. Nei casi più gravi può servire un'osservazione prolungata, perché alcune complicanze possono comparire a distanza di tempo (Alberter et al., 2026).
È inoltre importante non indurre il vomito autonomamente, perché può essere pericoloso se sono già presenti alterazioni della coscienza o convulsioni.

Bupropione e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Il bupropione e la psicoterapia non sono in competizione tra loro. Sono, piuttosto, due strumenti che lavorano su livelli diversi e che, insieme, possono offrire risultati migliori rispetto a ciascuno dei due approcci da solo, in molti casi di depressione maggiore.
In pratica, il farmaco può agire sui meccanismi neurobiologici, aiutando a stabilizzare l'umore, l'energia e la motivazione. La psicoterapia, invece, lavora su ciò che sta più in profondità, come gli schemi di pensiero ricorrenti, le dinamiche relazionali e le strategie per affrontare lo stress e le difficoltà quotidiane.
Chi assume già il bupropione e sta pensando di affiancare un percorso psicologico può trovare in questo il momento giusto per esplorare le cause più radicate del proprio disagio. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia psicodinamica o la terapia di coppia possono essere compatibili e complementari.
Chi invece sta già facendo psicoterapia e ha iniziato o sta valutando un supporto farmacologico può essere aiutato dal lavoro terapeutico anche a elaborare il significato che ha per sé assumere un farmaco e a mantenere una buona aderenza nel tempo.
A questi due pilastri se ne aggiunge un terzo, spesso sottovalutato, cioè lo stile di vita. L'attività fisica regolare, una routine del sonno stabile e un buon supporto sociale possono amplificare gli effetti sia del farmaco sia della terapia.
Se stai valutando di affiancare un percorso psicologico alla terapia farmacologica, su Unobravo puoi trovare un/una professionista in linea con le tue esigenze.



