Control è il nome commerciale di un ansiolitico a base di lorazepam, una benzodiazepina prescritta per stati di ansia intensa e per l'insonnia, quando il disturbo è grave e disabilitante. Attorno al suo utilizzo circolano spesso dubbi sulla durata del trattamento e sul rischio di dipendenza.
In questa pagina vediamo cosa contiene Control, per cosa è indicato, quali effetti può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Panoramica su Control: principio attivo e indicazioni
Control è un medicinale il cui principio attivo è il lorazepam, una molecola appartenente alla famiglia delle benzodiazepine. Il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio è il Laboratorio Farmaceutico S.I.T.
Il nome commerciale e il principio attivo non sono la stessa cosa. Il primo è il marchio scelto dall'azienda che produce il farmaco, il secondo è la sostanza che ne determina l'effetto terapeutico. Lo stesso lorazepam si trova infatti in commercio anche con altri nomi, tra cui Tavor, oltre a diverse formulazioni generiche.
In Italia, il medicinale Control, a base di lorazepam, è disponibile in compresse nei dosaggi da 1 mg e 2,5 mg. Non risulta invece disponibile una formulazione di Control in gocce. Il lorazepam, tuttavia, è disponibile anche in formulazioni liquide orali con altri nomi commerciali o come farmaco equivalente.
Secondo la scheda tecnica AIFA, il farmaco è indicato per:
- ansia, tensione e altre manifestazioni somatiche o psichiatriche associate a sindrome ansiosa,
- insonnia.
La stessa scheda precisa che le benzodiazepine sono indicate soltanto quando il disturbo è grave, disabilitante o causa un disagio marcato, quindi non è indicato per la tensione occasionale o per difficoltà di sonno sporadiche.
Il Control è inoltre soggetto a obbligo di ricetta medica e non è un farmaco da banco. La prescrizione può essere fatta da un medico, che valuta se il trattamento è appropriato, con quale dosaggio e per quanto tempo.

Di che classe farmaceutica fa parte?
Control rientra nella classe delle benzodiazepine, un gruppo di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale riducendo l'eccitabilità dei neuroni. Nella classificazione ATC, lo standard internazionale adottato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, il lorazepam è collocato nel gruppo N05BA06, quello degli ansiolitici benzodiazepinici.
Le molecole di questa classe condividono quattro proprietà, presenti in misura diversa da farmaco a farmaco, cioè un'azione ansiolitica, sedativa, miorilassante e anticonvulsivante. Nel lorazepam la componente ansiolitica e quella sedativa sono le più marcate.
Esistono anche ansiolitici che non appartengono a questa classe, con profili d'azione differenti e un diverso rischio di dipendenza. Lo stesso vale per i sonniferi, che comprendono molecole di famiglie diverse. La scelta tra le opzioni disponibili spetta sempre al medico, sulla base della situazione clinica della persona.
Come funziona Control
Il lorazepam agisce potenziando l'attività del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale. Il GABA funziona come un freno fisiologico dell'attività dei neuroni, perché rallenta e modula la trasmissione dei segnali tra le cellule nervose.
Il farmaco non produce GABA, ma ne amplifica il segnale, riducendo così l'iperattivazione neuronale associata, tra gli altri fattori, agli stati d'ansia e alle difficoltà di addormentamento. Va ricordato che l'ansia non ha mai una causa neurochimica unica, perché nasce dall'intreccio di fattori biologici, psicologici e ambientali.
Rispetto ad altre benzodiazepine, il lorazepam ha una durata d'azione intermedia, una caratteristica che il medico considera quando sceglie la molecola più adatta a una determinata situazione.
L'effetto ansiolitico e sedativo si manifesta in tempi relativamente brevi dopo l'assunzione, ma la stessa rapidità è anche uno degli elementi che contribuiscono al rischio di dipendenza, motivo per cui il trattamento richiede un monitoraggio medico continuativo.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Come ogni farmaco, Control ha effetti attesi ed effetti indesiderati, e conoscerli entrambi aiuta ad affrontare il trattamento con maggiore consapevolezza.
Effetti terapeutici
Gli effetti attesi riguardano soprattutto i sintomi acuti e si osservano nel breve periodo. Il farmaco può ridurre l'intensità dell'ansia e della tensione, comprese le manifestazioni fisiche che spesso le accompagnano, come tachicardia, tensione muscolare e senso di oppressione al petto.
Sull'insonnia l'azione sedativa può facilitare l'addormentamento nei casi in cui il sonno risulta compromesso in modo significativo, sempre per periodi brevi e definiti.
Sul piano dell'efficacia, una revisione sistematica con meta-analisi ha osservato che le benzodiazepine possono risultare efficaci nei disturbi d'ansia, con una tollerabilità in alcuni confronti migliore rispetto agli antidepressivi, pur con i limiti legati alla breve durata dei trattamenti studiati (Offidani et al., 2013).
Si tratta comunque di un intervento che agisce soprattutto sulla manifestazione dei sintomi, senza intervenire direttamente sui fattori che li alimentano e li mantengono. È anche per questo che il trattamento viene generalmente pensato come temporaneo.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Control può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. La scheda tecnica li classifica in base alla frequenza con cui sono stati osservati:
- molto comuni: sonnolenza, sedazione e affaticamento, soprattutto nelle prime fasi del trattamento;
- comuni: atassia, cioè difficoltà di coordinazione dei movimenti, confusione, tremori e debolezza muscolare;
- rari: amnesia, riduzione della pressione arteriosa e depressione respiratoria;
- frequenza non nota: reazioni paradosse come agitazione, irritabilità o allucinazioni, più frequenti nei bambini e nelle persone anziane.
Alcuni di questi disturbi possono attenuarsi con il proseguire della terapia, man mano che l'organismo si adatta. Se invece persistono o peggiorano, vanno segnalati al medico, che può rivalutare il trattamento.
Con l'uso prolungato può svilupparsi tolleranza, cioè la necessità di dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto, insieme a una dipendenza sia fisica sia psicologica. Alla riduzione o alla sospensione del farmaco i sintomi iniziali possono inoltre ripresentarsi in forma temporaneamente più intensa, un fenomeno noto come effetto rebound.
Va infine conosciuta l'amnesia anterograda, cioè la difficoltà a fissare nuovi ricordi nelle ore successive all'assunzione. Se durante il trattamento compare qualcosa di insolito, è opportuno parlarne con il medico senza modificare la terapia in autonomia.
Interazioni con altri farmaci
Il lorazepam può interagire con diverse sostanze, modificando la propria intensità d'azione o quella di altri medicinali. Per questo è importante che il medico abbia un quadro completo di tutto ciò che la persona assume, compresi i prodotti da banco, gli integratori e i preparati erboristici.
Le interazioni documentate dalla scheda tecnica riguardano soprattutto:
- analgesici oppioidi: l'assunzione insieme al lorazepam può causare sedazione profonda e depressione respiratoria, ed è la combinazione che richiede più attenzione;
- altri farmaci attivi sul sistema nervoso centrale: antipsicotici, antidepressivi, antiepilettici, anestetici, antistaminici sedativi e altri ansiolitici possono sommare il proprio effetto a quello del farmaco;
- valproato e probenecid: possono rallentare l'eliminazione del lorazepam e aumentarne i livelli nel sangue, tanto che la scheda tecnica prevede in questi casi una riduzione della dose;
- caffeina: può ridurre l'effetto sedativo del medicinale;
- integratori e prodotti erboristici: valeriana, passiflora e melatonina possono amplificare la componente sedativa, perché l'origine naturale non equivale ad assenza di interazioni.
Un'altra possibile interazione da conoscere riguarda l'alcol, che potenzia in modo marcato l'effetto sedativo del lorazepam. La scheda tecnica raccomanda di evitarlo per tutta la durata del trattamento, senza riferimento a finestre temporali specifiche.
Nessun farmaco o integratore va quindi aggiunto, modificato o sospeso senza averne prima parlato con il medico. Portare con sé l'elenco aggiornato di ciò che si assume rende questa valutazione più semplice e più sicura.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni rendono il lorazepam controindicato, cioè da non assumere. La scheda tecnica indica:
- ipersensibilità al lorazepam, ad altre benzodiazepine o agli eccipienti;
- miastenia grave;
- grave insufficienza respiratoria;
- sindrome delle apnee notturne;
- grave insufficienza epatica;
- glaucoma ad angolo stretto;
- gravidanza e allattamento.
In altre situazioni il farmaco non è escluso a priori, ma richiede cautela e un monitoraggio più attento:
- persone anziane: l'organismo elimina le benzodiazepine più lentamente e gli effetti sedativi possono risultare più marcati, con una maggiore probabilità di cadute e confusione, perciò si utilizzano di norma dosaggi ridotti;
- guida e uso di macchinari: il medicinale può ridurre la vigilanza e allungare i tempi di reazione, soprattutto all'inizio del trattamento o dopo una modifica del dosaggio;
- storia di dipendenze: in chi ha avuto una dipendenza da alcol, da farmaci o da altre sostanze la prescrizione richiede una valutazione e un monitoraggio particolarmente attenti;
- sintomi depressivi: durante il trattamento possono emergere o diventare più evidenti sintomi depressivi già presenti, compresa l'ideazione suicidaria, che va comunicata subito al medico.
La durata del trattamento per l'ansia non dovrebbe superare le 8-12 settimane, mentre per l'insonnia il periodo indicato va da pochi giorni a un massimo di 4 settimane, riduzione graduale compresa.
Questa impostazione riflette un orientamento internazionale che invita a riservare le benzodiazepine ai casi in cui il disturbo è grave e a limitarne l'uso nel tempo (Papola et al., 2023).
Il rischio di dipendenza cresce infatti con l'aumentare della dose e con il prolungarsi della terapia. Tra i possibili segnali vi è la sensazione di fare progressivamente più affidamento sul farmaco, oppure il proseguire dell'assunzione per periodi molto più lunghi di quelli inizialmente previsti senza una rivalutazione periodica.
Proprio per questo l'interruzione brusca è da evitare. La sospensione va concordata con il medico e realizzata con una riduzione graduale, perché uno scalaggio troppo rapido può provocare sintomi da astinenza come ansia intensa, insonnia di rimbalzo, tremori e, nei casi più gravi, convulsioni.

Control e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, perché agiscono su piani diversi. Il primo può ridurre l'intensità dei sintomi nel breve periodo, la seconda lavora sui pensieri, sui comportamenti e sulle situazioni che alimentano l'ansia o le difficoltà di sonno.
Riguardo l’associazione tra benzodiazepine e psicoterapia, le evidenze disponibili non sono ancora sufficienti per stabilire con certezza se la combinazione offra benefici superiori rispetto ai singoli trattamenti. Una revisione Cochrane di Watanabe et al. (2009), condotta specificamente sul disturbo di panico, ha evidenziato l’insufficienza dei dati disponibili per formulare conclusioni definitive. Di conseguenza, la scelta di associare il trattamento farmacologico a un percorso psicoterapeutico va valutata individualmente, tenendo conto delle caratteristiche e delle necessità della persona.
L'efficacia della psicoterapia per l'ansia è invece documentata anche come intervento a sé, e per le difficoltà di sonno esiste un protocollo dedicato, la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, che lavora sulle abitudini e sui pensieri legati al riposo.
Il farmaco può rendere i sintomi più gestibili, e in quello spazio può diventare possibile lavorare su ciò che li mantiene. Se stai assumendo il Control e vorresti anche un luogo in cui affrontare quello che c'è sotto, o se il medico ti ha suggerito di affiancare un percorso psicologico, puoi valutare questa possibilità.
Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e capire insieme quale supporto è più adatto al momento che stai attraversando. Ogni decisione sul farmaco, dall'inizio della terapia alla sua sospensione, resta comunque di competenza del medico.





