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Salute mentale
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Tavor: a cosa serve, rischio dipendenza e psicoterapia

Tavor: a cosa serve, rischio dipendenza e psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.6.2026
Tavor: a cosa serve, rischio dipendenza e psicoterapia
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Ansia intensa, tensione persistente e difficoltà a dormire possono compromettere in modo significativo il benessere e il funzionamento quotidiano. In alcune situazioni il medico può valutare l'opportunità di un trattamento farmacologico per alleviare i sintomi.

In questi momenti il medico può valutare la prescrizione del Tavor, un ansiolitico a base di lorazepam, principio attivo che appartiene alla classe delle benzodiazepine. Viene impiegato in presenza di ansia grave, tensione intensa e insonnia disabilitante, quando il disagio compromette la vita quotidiana.

Il farmaco può attenuarei sintomi, ma non agisce sui fattori che concorrono al malessere. Allenta la morsa e restituisce respiro, ma non modifica ciò che ha generato quella sofferenza. Proprio per questo richiede sempre la valutazione e la prescrizione di un medico.

Di che classe farmaceutica fa parte?

Il Tavor appartiene alla classe degli ansiolitici, più precisamente al gruppo dei derivati delle benzodiazepine, molecole che modulano alcuni meccanismi del sistema nervoso centrale e che vengono utilizzate in medicina da decenni per la gestione di diverse condizioni.

Il suo principio attivo è il lorazepam, mentre Tavor è il nome commerciale con cui il farmaco è distribuito in Italia.

Le benzodiazepine condividono un ampio spettro d'azione e possono esercitare effetti ansiolitici, sedativi, miorilassanti, cioè di riduzione della tensione muscolare, e anticonvulsivanti, impiegati nel trattamento di alcune forme di convulsioni. Le diverse molecole si distinguono per potenza, rapidità di insorgenza dell'effetto e durata dell'azione.

Il lorazepam si distingue all'interno di questa famiglia per una spiccata azione ansiolitica e per una durata d'azione intermedia, tendenzialmente più lunga rispetto alle molecole a effetto rapido e breve, ma più contenuta rispetto ad altre benzodiazepine che restano attive nell'organismo per molte ore o giorni.

Questa combinazione di caratteristiche lo rende uno degli ansiolitici più utilizzati in Italia, ma anche uno dei farmaci che richiede maggiore attenzione nella gestione clinica.

Come funziona Tavor

Il lorazepam modula alcuni meccanismi del sistema nervoso centrale potenziando l'effetto del GABA, un neurotrasmettitore che agisce come un freno fisiologico, riduce infatti l'attività eccessiva dei neuroni e attenua quello stato di iperattivazione spesso associato all'ansia intensa.

In termini semplificati, il farmaco favorisce una riduzione dell'iperattivazione neuronale associata agli stati d'ansia, con effetti concreti e percepibili. La persona può sperimentare una riduzione dell'ansia, un allentamento della tensione muscolare, un rallentamento dei pensieri intrusivi e una maggiore facilità nell'addormentarsi.

Per via orale gli effetti possono comparire entro circa 15-60 minuti, con una variabilità che dipende dalla formulazione utilizzata e dalle caratteristiche individuali. Le formulazioni disponibili in commercio sono diverse:

  • Compresse da 1 mg e 2,5 mg, le più comuni per l'uso ambulatoriale.
  • Compresse orosolubili, che si sciolgono direttamente in bocca.
  • Gocce orali, che permettono una maggiore flessibilità nel dosaggio secondo le indicazioni del medico.
  • Soluzione iniettabile, riservata all'uso ospedaliero, per esempio nelle emergenze come le crisi epilettiche.

Il Tavor può offrire un sollievo reale e, in certi momenti, necessario. Agisce però sui sintomi, non sui fattori psicologici che concorrono a generarli, come l'ansia e l'insonnia, che vengono temporaneamente attenuate, ma non eliminate. Il dosaggio viene sempre definito sulla base di una valutazione medica individuale, poiché non esiste una dose adatta a tutte le persone.

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Indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali

Il Tavor ha indicazioni precise e, come ogni farmaco, un profilo di effetti indesiderati. Vediamo entrambi gli aspetti.

Indicazioni terapeutiche

Le indicazioni del Tavor riconosciute nella scheda tecnica riguardano il trattamento a breve termine dell'ansia grave e disabilitante e dell'insonnia severa, cioè le situazioni in cui il disagio compromette il funzionamento quotidiano. Sul piano farmacologico il lorazepam può esercitare diversi effetti:

  • Effetto ansiolitico: può ridurre palpitazioni, tensione muscolare, tremore e pensieri intrusivi.
  • Effetto ipnotico: può facilitare l'addormentamento nelle forme di insonnia severa.
  • Effetto miorilassante: può allentare la tensione muscolare che spesso accompagna gli stati d'ansia intensa.
  • Uso in ambito ospedaliero: il lorazepam viene impiegato come premedicazione prima di alcuni interventi.
  • Effetto anticonvulsivante in emergenza: nella formulazione iniettabile è utilizzato per interrompere crisi epilettiche acute.

In alcuni casi il lorazepam può essere utilizzato anche nella gestione sintomatica degli attacchi di panico, sempre sulla base della valutazione del medico.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, il Tavor può causare effetti indesiderati. Tra i più frequenti, secondo la classificazione della scheda tecnica, possono essere:

  • sonnolenza diurna e affaticamento, tra gli effetti molto comuni,
  • atassia, cioè instabilità nei movimenti e nell'equilibrio (comune),
  • confusione mentale e difficoltà di concentrazione (comune),
  • debolezza muscolare (comune),
  • nausea e alterazioni della libido (non comuni).

Tra gli effetti possibili del lorazepam c'è anche l'amnesia anterograda. Durante il periodo in cui il farmaco è attivo può risultare più difficile ricordare informazioni o eventi appena accaduti, mentre i ricordi già acquisiti non vengono alterati.

Possono verificarsi anche reazioni paradosse. Invece dell'effetto calmante atteso possono comparire agitazione, irritabilità o comportamenti impulsivi. Queste reazioni sono più frequenti negli anziani e nei bambini e dovrebbero essere segnalate tempestivamente al medico.

Un aspetto importante da considerare riguarda la tolleranza e il rischio di dipendenza. Con l'uso prolungato può svilupparsi tolleranza e, nel tempo, la stessa dose può risultare meno efficace, favorendo il desiderio di aumentarla per ottenere un sollievo simile a quello iniziale.

Per questo la scheda tecnica indica di non superare le 4 settimane di trattamento per l'insonnia e le 8-12 settimane per i disturbi d'ansia, incluso il tempo necessario alla sospensione graduale.

Interrompere il Tavor bruscamente, senza una riduzione progressiva, può scatenare una sindrome da astinenza. I sintomi possono comparire in modo crescente:

  • ansia di rimbalzo, spesso più intensa di quella iniziale,
  • insonnia,
  • cefalea e tremori,
  • nei casi più gravi, convulsioni.

Esiste poi una dipendenza non solo fisica ma anche psicologica, più difficile da riconoscere. Alcuni segnali a cui prestare attenzione:

  • sentire di non riuscire ad affrontare certe situazioni senza il farmaco;
  • avere la sensazione di stare peggio ogni volta che si prova a ridurre la dose;
  • notare il bisogno di aumentare la quantità per ottenere lo stesso effetto;
  • proseguire l'assunzione per periodi molto più lunghi rispetto a quelli inizialmente previsti senza una rivalutazione periodica del trattamento.

Riconoscersi in questi segnali non significa aver fatto qualcosa di sbagliato. Si tratta di situazioni che possono verificarsi durante l'uso prolungato del farmaco e che meritano attenzione clinica. In ogni caso la sospensione non dovrebbe essere affrontata senza il supporto del medico, ma attraverso una riduzione graduale concordata e monitorata nel tempo.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Il Tavor, come tutte le benzodiazepine, non va considerato in isolamento, infatti assunto insieme ad altri farmaci o sostanze può amplificare i suoi effetti. Il principio di base è che il lorazepam potenzia l'effetto delle sostanze che rallentano il sistema nervoso centrale. La combinazione può determinare un potenziamento degli effetti sedativi e depressivi sul sistema nervoso centrale.

Le interazioni più rilevanti, in ordine di rischio clinico, sono:

  • Oppioidi (come la morfina o l'ossicodone): l'associazione può causare sonnolenza grave, depressione respiratoria, perdita di coscienza e, nei casi più seri, coma. È una delle interazioni più pericolose ed è riservata ai casi senza alternative terapeutiche, secondo la scheda tecnica.
  • Alcol: anche una quantità moderata può amplificare l'effetto sedativo del farmaco. L'associazione è fortemente sconsigliata e compromette la capacità di guidare e di svolgere attività che richiedono attenzione e coordinazione.
  • Altri depressori del sistema nervoso centrale: barbiturici, antipsicotici, ipnotici, antidepressivi e antistaminici sedativi possono potenziare la sedazione.

Alcune interazioni specifiche meritano attenzione. Il valproato e il probenecid possono aumentare i livelli di lorazepam nel sangue, al punto che il medico potrebbe dover ridurre la dose fino alla metà. La clozapina può causare una sedazione marcata se assunta insieme al lorazepam, mentre la loxapina è associata a un rischio aumentato di depressione respiratoria.

Alcune sostanze come la teofillina, la aminofillina e la caffeina possono invece ridurre l'efficacia del farmaco.

Per questo è fondamentale informare sempre il medico di tutti i farmaci assunti, inclusi quelli da banco, gli integratori e i prodotti a base di erbe, oltre al consumo di alcol o altre sostanze.

Avvertenze e precauzioni d'uso

In alcune condizioni, inoltre, il lorazepam è del tutto controindicato. E’ il caso della miastenia grave, della grave insufficienza respiratoria, della sindrome da apnea notturna, della grave insufficienza epatica e del glaucoma ad angolo stretto.

Gravidanza e allattamento

Durante la gravidanza l'uso del lorazepam richiede una valutazione medica particolarmente attenta del rapporto tra benefici e rischi, soprattutto nel primo trimestre, quando il rischio di effetti sullo sviluppo fetale è più elevato. Nel terzo trimestre l'esposizione può causare nel neonato una sindrome da astinenza, con sintomi come irritabilità, difficoltà respiratorie e problemi di alimentazione. Anche durante l'allattamento è necessaria prudenza, perché il lorazepam passa nel latte materno.

Guida e attività che richiedono attenzione

Sonnolenza, rallentamento dei riflessi e amnesia sono effetti reali, non rari. Finché sono presenti, è sconsigliato guidare o usare macchinari, perché la capacità di reazione può risultare compromessa anche senza piena consapevolezza.

Anziani e persone fragili

Nelle persone anziane il lorazepam può determinare effetti più marcati a causa delle modificazioni fisiologiche associate all'età, con un aumento del rischio di confusione, instabilità e cadute, che in questa fascia d'età possono avere conseguenze serie. Per questo le linee guida raccomandano cautela e limitazione nell'uso, con dosaggi generalmente ridotti e un monitoraggio più frequente.

Anche chi presenta insufficienza epatica o renale può metabolizzare il farmaco in modo diverso, rendendo necessario un aggiustamento della dose. Chi ha una storia di dipendenza da alcol o altre sostanze è più esposto al rischio di sviluppare dipendenza anche dal lorazepam ed è per questo che occorre sempre informare il medico.

Depressione e uso non appropriato

Le benzodiazepine non trattano la depressione. In alcune persone con un disturbo depressivo l'uso prolungato può peggiorare il quadro clinico. Il Tavor non dovrebbe essere l'unica risposta terapeutica in presenza di depressione e non sostituisce una terapia antidepressiva adeguata.

Nei pazienti al di sotto dei 12 anni l'efficacia e la sicurezza del lorazepam non sono state adeguatamente stabilite: l'uso in questa fascia d'età richiede una valutazione medica specialistica.

In tutti i casi il dosaggio è individuale e stabilito dal medico. La durata del trattamento deve essere la più breve possibile: il profilo di rischio del farmaco tende a crescere con il tempo, e l'obiettivo è individuare soluzioni più stabili nel tempo.

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Tavor e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Tavor e psicoterapia non sono in competizione, e scegliere uno non significa rinunciare all'altro. Il farmaco può attenuare i sintomi legati all’ansia acuta, alla tensione fisica o al sonno, mentre la psicoterapia può lavorare sui fattori psicologici che mantengono il disagio nel tempo, come i pensieri ricorrenti, le credenze su di sé e i pattern emotivi e comportamentali. Adottati insieme, in un percorso integrato, possono offrire un sollievo più completo.

Se stai già assumendo Tavor, la psicoterapia può sostenere il processo di riduzione graduale concordato con il medico e aiutare a interrompere il circolo in cui l'ansia porta al farmaco e la paura di restarne senza genera nuova ansia. Se invece stai già seguendo un percorso psicologico, in alcune fasi il farmaco può rendere il lavoro terapeutico più accessibile. Tuttavia, questa valutazione spetta sempre al medico, in accordo con il tuo psicologo.

Quando vale la pena chiedersi se può essere utile anche la psicoterapia, e non solo il farmaco? Alcune situazioni sono particolarmente indicative:

  • quando i sintomi si ripresentano ogni volta che si riduce o si sospende il farmaco;
  • quando si percepisce di aver bisogno del Tavor per affrontare la vita quotidiana;
  • quando il disagio ha radici relazionali, legate alla storia personale o a eventi non elaborati.

Nella pratica clinica e in letteratura l'approccio combinato, che integra farmacoterapia e psicoterapia, è descritto come un'opzione utile nei disturbi d'ansia generalizzata, associato a esiti più stabili nel tempo rispetto al solo farmaco.

Se stai valutando di lavorare anche sui fattori che alimentano il disagio, puoi considerare un percorso di psicoterapia. Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.

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