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Salute mentale
5
minuti di lettura

Compassion Focused Therapy

Compassion Focused Therapy
Irina Corrado
Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Compassion Focused Therapy
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La compassione è una sensibilità profonda nei confronti della sofferenza propria e altrui, accompagnata dal desiderio autentico di alleviarla. Non si limita quindi alla semplice empatia: include un orientamento attivo verso il benessere. Sviluppare la capacità di dare e ricevere compassione favorisce un più equilibrato stato di regolazione emotiva e psicofisica, riducendo stress, autocritica e senso di isolamento. Su questi presupposti si basa la Compassion Focused Therapy (CFT), un approccio terapeutico che aiuta le persone a coltivare risposte interne più gentili e protettive, soprattutto in presenza di vergogna o auto-giudizio severo.

Possiamo distinguere tre forme di compassione:

  • Compassione che riceviamo dagli altri: la capacità di accogliere supporto, cura e comprensione quando siamo in difficoltà.
  • Compassione verso gli altri: il riconoscimento della sofferenza altrui e il desiderio di contribuire al loro sollievo.
  • Auto-compassione: la capacità di rivolgerci a noi stessi con gentilezza, soprattutto quando commettiamo errori o ci sentiamo vulnerabili.

Cos’è la Compassion Focused Therapy?

La Compassion Focused Therapy (CFT) è un approccio psicoterapeutico integrato, basato sul modello cognitivo-comportamentale e sviluppato dallo psicologo e psicoterapeuta Paul Gilbert. Nasce dall’osservazione clinica di persone con forte autocritica, vergogna e auto-colpevolizzazione, spesso affette da depressione e poco reattive ai trattamenti standard. La CFT sottolinea la necessità di coltivare emozioni e motivazioni affiliative, orientate alla cura e alla protezione di sé e degli altri. Attraverso specifiche tecniche, la terapia aiuta la persona a tollerare, accogliere e dirigere intenzioni compassionevoli, utilizzandole come risorsa per riorganizzare la mente in modo più prosociale, promuovendo benessere e resilienza psicologica (Gilbert, 2014).

Nonostante l’efficacia delle terapie cognitivo-comportamentali, alcune persone con depressione continuano a sperimentare un marcato senso di fallimento personale: pur riconoscendo l’irrazionalità di certi pensieri negativi, rimangono intrappolate in cicli di autocritica difficili da spezzare. Secondo Gilbert, alla base può esserci uno squilibrio nei sistemi di regolazione delle emozioni, modellato dalle prime esperienze di attaccamento e da contesti di vita caratterizzati da ostilità, trascuratezza o invalidazione emotiva. In queste condizioni, l’attenzione resta cronicamente orientata alle minacce, rendendo più difficile accedere a stati mentali di sicurezza, calma e connessione — quelli su cui si fonda la compassione.

Attivare la calma

Nella Compassion Focused Therapy si affrontano insieme al paziente le dinamiche dei sistemi emotivi, mirando all’attivazione del cosiddetto “sistema di consolazione o calmante”, in modo che questo possa essere utilizzato come supporto per regolare le emozioni basate sul senso di minaccia, come ad esempio rabbia, paura e vergogna. Proprio queste sono le emozioni che scaturiscono dalla costante autocritica che una persona può rivolgere a sé stessa.

L’obiettivo principale della terapia basata sulla compassione è il ripristino dell’equilibrio tra i sistemi di regolazione delle emozioni: con l’attivazione del “sistema calmante” si riduce quella del sistema di protezione della minaccia, regalando una sensazione di sicurezza e la possibilità di calarsi in uno stato mentale che permette di sentirsi appagati e in armonia con sé stessi e con il mondo.

I tre sistemi di regolazione emotiva secondo la CFT

Uno degli aspetti centrali della Compassion Focused Therapy (CFT) è la comprensione dei tre sistemi di regolazione emotiva, concetto sviluppato da Paul Gilbert, psicologo clinico e fondatore della CFT. Questi sistemi influenzano profondamente il modo in cui percepiamo e rispondiamo alle emozioni nella vita quotidiana.

  • Sistema della minaccia: questo sistema si attiva quando percepiamo un pericolo, reale o immaginato. È responsabile di emozioni come paura, ansia, rabbia e vergogna, e ci prepara a reagire con lotta, fuga o immobilizzazione. In molte persone che soffrono di depressione o autocritica, questo sistema è spesso iperattivo.
  • Sistema della ricerca e motivazione: chiamato anche sistema di drive, ci spinge a raggiungere obiettivi, desideri e ricompense. È associato a emozioni come entusiasmo, desiderio e soddisfazione quando otteniamo ciò che vogliamo. Tuttavia, se non bilanciato dagli altri sistemi, può portare a stress e frustrazione.
  • Sistema calmante o di consolazione: questo sistema è alla base della sicurezza, della connessione e della cura. Si attiva quando ci sentiamo al sicuro, accettati e amati, favorendo emozioni di calma, appagamento e benessere. La CFT mira a rafforzare questo sistema, spesso poco sviluppato in chi ha vissuto traumi o carenze affettive.

Secondo Gilbert (2010), il riequilibrio di questi sistemi attraverso la compassione è fondamentale per il benessere psicologico e la riduzione dell'autocritica.

A chi è utile la CFT?

La Compassion Focused Therapy (CFT) è particolarmente indicata per persone che portano con sé storie di abusi, violenza, trascuratezza affettiva o carenze di cura, in cui le esperienze precoci non hanno permesso di sviluppare un senso di sicurezza e gentilezza verso sé. Questi vissuti traumatici spesso contribuiscono a costruire radicate convinzioni di inadeguatezza, vergogna o auto-rifiuto. Nei soggetti con tale storia, si verifica frequentemente un’attivazione predominante del “sistema di protezione dalla minaccia”, orientato alla sopravvivenza, all’allarme, alla difesa, a svantaggio del sistema calmante (sicurezza, riposo, connessione). In questi casi, l’idea stessa di auto-compassione o cura di sé può generare ansia, rifiuto, vergogna o sensazioni di indegnità, rendendo difficile attivare risorse interne di gentilezza e cura. Attraverso la CFT, è possibile riconnettersi con le parti vulnerabili del proprio sé (ad esempio il “sé bambino”), rivolgendo a esse uno sguardo compassionevole e protettivo. Quando questo processo, guidato, graduale e supportato, prende forma, la persona può sperimentare empatia verso se stessa, indignazione per le ingiustizie subite, e una nuova capacità di accogliere bisogni fino a quel momento negati. In tal modo, l’auto-compassione diventa uno strumento concreto per elaborare il dolore, ridurre l’iperattivazione del sistema di difesa e favorire uno stato di maggiore equilibrio emotivo e benessere psicologico. In sintesi, la CFT:

  • È utile a chi porta ferite emotive legate alla trascuratezza o al trauma.
  • Lavora sul riequilibrio dei sistemi motivazionali ed emotivi verso la sicurezza e la cura.
  • Offre una via per trasformare l’auto-critica, il senso di colpa o la vergogna in gentilezza, protezione e auto-accoglienza.

Applicazioni cliniche e disturbi che possono essere trattati con la CFT

La CFT è stata applicata con risultati promettenti in un ampio spettro di difficoltà psicologiche, in particolare quando sono presenti autocritica marcata, vergogna, bassa autostima, difficoltà di auto-accettazione, senso di inadeguatezza e difficoltà a rivolgere compassione a sé stessi. Queste caratteristiche rappresentano proprio il nucleo dei processi psicologici su cui la CFT interviene, come descritto da Gilbert (2014). Nello specifico:

  • Disturbi dell’umore (depressione): La CFT può contribuire a ridurre i sintomi depressivi, specialmente nei pazienti che non rispondono in modo soddisfacente alle terapie cognitive tradizionali. Gli interventi focalizzati sulla compassione risultano particolarmente utili per ridurre l’autocritica e la vergogna, processi centrali nei quadri depressivi (Gilbert, 2014).
  • Disturbi d’ansia: Diversi studi indicano che la CFT può favorire una regolazione emotiva più equilibrata e un atteggiamento interno meno critico. In particolare, si è dimostrata utile per l’ansia sociale e per il senso di inadeguatezza, facilitando lo sviluppo di un atteggiamento più gentile verso sé stessi (Kirby et al., 2017).
  • Disturbi alimentari: Nei quadri come anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata, l’autocritica e la vergogna sono fattori centrali. L’utilizzo della compassione, spesso in protocolli specificamente adattati, come la CFT-E, ha mostrato efficacia nell’aumentare l’auto-compassione, ridurre la vergogna e migliorare la regolazione emotiva. Le evidenze mettono in luce miglioramenti sia nei processi psicologici sottostanti, sia nei sintomi alimentari (Kirby, Tellegen & Steindl, 2017).
  • Disturbi di personalità: La CFT è stata integrata in trattamenti per disturbi di personalità, incluso il disturbo borderline, come supporto alla riduzione dell’autocritica e alla costruzione di maggiori capacità di auto-rassicurazione. I dati preliminari suggeriscono un miglioramento della stabilità emotiva e della qualità della relazione con sé, anche in quadri complessi (Kirby, Tellegen & Steindl, 2017).
  • Traumi e vissuti di vergogna: La CFT è risultata efficace nel trattamento di persone con storie di trauma, trascuratezza o esperienze di forte vergogna. In questi casi, la terapia può aiutare a “riattivare” un sistema interno affiliativo e di auto-cura, spesso inibito da esperienze relazionali precoci negative. La letteratura mostra che i percorsi CFT, soprattutto in formato di gruppo, possono ridurre significativamente paura della compassione e iperattivazione del sistema di minaccia (Cuppage et al., 2018).

Nel complesso, la CFT è considerata un approccio transdiagnostico, utile ogni volta che la sofferenza psicologica è sostenuta da autocritica severa, vergogna, difficoltà nella regolazione emotiva e scarsa capacità di auto-rassicurazione. Le revisioni scientifiche confermano miglioramenti clinicamente significativi nei processi target (autocritica, vergogna, autocompassione), ma anche nei sintomi depressivi, ansiosi e alimentari (Kirby, Tellegen & Steindl, 2017). In conclusione, la CFT rappresenta una risorsa terapeutica particolarmente utile nei casi in cui la persona fatica ad accedere a emozioni di gentilezza, protezione e sicurezza interiore, e dove queste dimensioni costituiscono una leva trasformativa per migliorare il funzionamento emotivo e relazionale.

Come si sviluppa la compassione verso di sé?

Le abilità di compassione possono essere apprese e consistono:

  • nell’imparare a sviluppare la compassione verso di sé;
  • nell’avere un atteggiamento di apertura verso gli altri;
  • nel favorire la capacità di reagire alle avversità in modo compassionevole.

In terapia è possibile aiutare le persone ad avere un tono di voce caldo e gentile, a creare pensieri alternativi per incoraggiarsi e svolgere al meglio gli specifici esercizi assegnati dal terapeuta, utili a promuovere l’attivazione del sistema calmante.

Alla base della compassione

È possibile lavorare con i pazienti sull’utilizzo di alcune competenze fondamentali per lo sviluppo della compassione, attraverso il Compassion Mind Training:

  • L’attenzione compassionevole;
  • Il ragionamento compassionevole;
  • Il comportamento compassionevole;
  • L’immaginazione compassionevole;
  • La sensazione compassionevole;
  • L’emozione compassionevole.

Come curare le proprie ferite?

Nel percorso terapeutico orientato alla compassione, il lavoro di cura delle ferite emotive non consiste semplicemente nel “eliminare” ciò che fa male, ma nel trasformare il modo in cui ci relazioniamo alle parti più vulnerabili di noi. Le emozioni difficili — come vergogna, rabbia o paura — non vengono viste come errori da correggere, bensì come parti del sé che hanno cercato, in qualche modo, di proteggerci nella nostra storia. Durante gli incontri, il terapeuta guida la persona a riconoscere e dare voce a queste parti interne. Si utilizzano esercizi di visualizzazione o di dialogo immaginativo, in cui ogni emozione può diventare un “sé” con un suo volto, un suo linguaggio e soprattutto un suo bisogno. A poco a poco, la persona impara a porsi domande nuove:

«Che cosa sta cercando di proteggere questa parte?»
«Di cosa avrebbe bisogno per calmarsi e sentirsi al sicuro?»

Questo processo permette di passare dal giudizio severo alla comprensione. La parte compassionevole del sé — più saggia, più calma, più accogliente — diventa una guida interna: si avvicina alle parti ferite, le ascolta, le rassicura. Nel tempo, ciò che prima veniva respinto o temuto può essere guardato con maggiore tenerezza. Le emozioni negative smettono così di essere nemiche da reprimere e diventano vulnerabilità da proteggere. Quando la persona riesce ad accogliere con gentilezza la propria sofferenza, la lotta interna si attenua. L’autocritica si ridimensiona, il senso di colpa e di inadeguatezza perdono forza. E la mente — non più costantemente occupata a difendersi — può orientarsi verso connessione, coraggio, crescita. È un cammino graduale. A volte la compassione può persino spaventare: sentirsi meritevoli di cura non è immediato per chi ha conosciuto solo giudizio e trascuratezza. Ma proprio qui risiede il cuore della terapia: imparare a diventare un porto sicuro per sé stessi, dove le parti ferite non devono più nascondersi. In fondo, la guarigione nella CFT si fonda su questo principio semplice e rivoluzionario: non si guarisce combattendo ciò che ci fa male, ma imparando a prendercene cura.

A cosa serve la compassione verso di sé?

Lavorando sulla compassione potranno iniziare a diminuire:

  • l’autocritica;
  • il disprezzo per sé stessi;
  • la disconnessione.

L’idea di essere gentili, prendersi cura o di essere compassionevoli verso sé stessi può provocare inizialmente emozioni di disagio, per poi evolversi nella capacità di riconoscere i propri bisogni infantili frustrati, rivolgendosi a sé stessi con cura e gentilezza.

 “La compassione è una delle strade che portano alla liberazione dal dolore universale dell’uomo.” — Arthur Schopenhauer

Come si può svolgere un percorso di Compassion Focused Therapy: step-by-step

Un percorso di Compassion Focused Therapy si articola in diverse fasi, ognuna delle quali è pensata per accompagnare la persona verso una maggiore consapevolezza e accettazione di sé.

  • Valutazione iniziale: Il terapeuta raccoglie la storia personale e valuta il livello di autocritica, vergogna e difficoltà nel provare compassione verso sé stessi. Questo momento è fondamentale per costruire un'alleanza terapeutica basata sulla fiducia, e la relazione terapeutica stessa è stata identificata come un fattore importante che ha reso possibile il superamento delle difficoltà nello sviluppo dell’auto-compassione (Lawrence & Lee, 2014).
  • Psychoeducation: Vengono spiegati i principi della CFT, inclusi i tre sistemi di regolazione emotiva e il ruolo della compassione. Comprendere questi concetti aiuta la persona a normalizzare le proprie difficoltà.
  • Compassionate Mind Training: Si introducono esercizi pratici per sviluppare la compassione, come la respirazione calmante, la visualizzazione del sé compassionevole e la scrittura di lettere compassionevoli a sé stessi. Questi esercizi aiutano a rafforzare il sistema calmante.
  • Lavoro sulle emozioni difficili: Il terapeuta guida la persona nell'affrontare emozioni come vergogna, rabbia o senso di colpa, utilizzando la compassione come strumento di accoglienza e trasformazione.
  • Consolidamento e follow-up: Nelle fasi finali, si lavora per consolidare le nuove abilità e prevenire le ricadute, favorendo l'autonomia nella gestione delle emozioni. Secondo il manuale di Gilbert (2010), la durata e la struttura del percorso possono variare in base alle esigenze individuali, ma l'obiettivo resta sempre quello di promuovere un atteggiamento più gentile e accogliente verso sé stessi.

Esempi di esercizi pratici nella Compassion Focused Therapy

La Compassion Focused Therapy propone una serie di esercizi pratici che possono aiutare a sviluppare e rafforzare la compassione verso sé stessi e gli altri. Questi esercizi sono spesso integrati nel percorso terapeutico e possono essere adattati alle esigenze di ciascuna persona.

  • Esercizi di respirazione calmante: Si tratta di tecniche di respirazione lenta e profonda che favoriscono il rilassamento del corpo e della mente, aiutando ad attivare il sistema calmante.
  • Immaginazione del sé compassionevole: Il paziente viene guidato a immaginare una versione di sé stesso caratterizzata da gentilezza, forza e saggezza, capace di accogliere le proprie difficoltà senza giudizio.
  • Lettere compassionevoli: Scrivere una lettera a sé stessi da una prospettiva compassionevole permette di riformulare pensieri autocritici in modo più gentile e costruttivo (Petrocchi & Ottaviani, 2016).
  • Esercizi di attenzione compassionevole: Questi esercizi aiutano a portare consapevolezza alle proprie emozioni e bisogni, osservandoli con curiosità e senza giudizio.

La pratica regolare di questi esercizi, secondo gli studi di Paul Gilbert e collaboratori, può contribuire a ridurre l'autocritica e a migliorare il benessere emotivo.

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La Compassion Focused Therapy può contribuire a trasformare il modo in cui ci si relaziona con sé stessi e con le proprie emozioni, supportando nella gestione di autocritica, vergogna e senso di inadeguatezza. Se senti che è arrivato il momento di prenderti cura di te con maggiore gentilezza e desideri essere accompagnato in questo percorso da un professionista esperto, Unobravo è qui per te. Inizia oggi stesso a costruire una relazione più compassionevole con te stesso: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come la terapia può aiutarti a ritrovare equilibrio, sicurezza e benessere.

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