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Disabilità e adolescenza

Durante il ciclo di vita di tutti gli individui, vi è un momento in cui la persona non risulta più essere né un bambino né un adulto: l’adolescenza. In questo periodo si possono sperimentare sensazioni di smarrimento e confusione, vissuti che hanno a che fare con la costruzione della propria identità. La costruzione di questo nuovo modo di esistere, implica la messa in discussione delle certezze e delle identificazioni infantili. Ma cosa accade nell'ambito della disabilità?



Il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott descrive l’adolescenza come un atto aggressivo, in cui occorre svincolarsi dal nucleo familiare di origine alla conquista di una propria individualità. Così facendo si dà maggiore spazio ai bisogni emergenti, per potersi inserire nel contesto sociale dei pari che divengono il primario gruppo di appartenenza.


Prendersi cura dei nostri bisogni ha a che fare, probabilmente, con le prime relazioni che abbiamo instaurato nella nostra vita, ovvero quelle con i nostri caregiver. Attraverso gli adulti che se ne prendono cura, i bambini sperimentano l'appagamento dei propri bisogni, tra i quali i bisogni di:

  • intimità, affetto e vicinanza;
  • potersi esprimere liberamente;
  • sentirsi al sicuro.


Autonomie personali

Se per gli adolescenti “normotipici” si può parlare di un periodo connotato sia di aspetti complessi sia di aspetti entusiasmanti, per i ragazzi con disabilità l’adolescenza rischia di trasformarsi in un momento drammatico della propria vita.


Uno degli aspetti cruciali è legato allo sviluppo delle autonomie personali. L’impossibilità, talvolta, di avere una vera e propria indipendenza, li costringe ad indossare una maschera, quella dell’eterno bambino, facendo bloccare il percorso di maturazione alla fase dell’infanzia.


Il viaggio del giovane con disabilità nell’adolescenza presenta tante frontiere. Com’è noto, durante questa fase, si gettano le basi per la maturazione affettiva, per la futura identità adulta e per quella sessuale, ma affinché questo avvenga, è necessario che si verifichi quella separazione tra genitori e figli fondamentale per costruire il proprio sé di soggetto indipendente.

MART PRODUCTION - Pexels


Il ruolo dei genitori

Il ragazzo con disabilità viene spesso considerato debole e bisognoso di supporto. Questo può dare origine a un legame di cura che rischia di protrarsi troppo a lungo nel tempo e di diventare pericoloso, perché impedisce all’individuo di riconoscere e sviluppare le proprie capacità. In uno scenario simile, può avvenire che ai ragazzi con disabilità venga negata la possibilità di incontrare la sofferenza e l’insuccesso.


Così facendo si eludono quei momenti di passaggio che permettono:

  • di mettersi alla prova;
  • di conoscere le proprie potenzialità e inclinazioni;
  • di fare i conti con i propri limiti, in quanto qualcuno si è sostituito a loro nelle scelte.

Togliendo la possibilità di esercitare la propria intenzionalità sul mondo esterno, si crea una difficoltà nell’attribuzione di senso della realtà. Inoltre, essere gli agenti attivi delle proprie scelte è un prerequisito fondamentale per la costruzione di un sé autonomo.


Le difficoltà degli adulti

Alla base di questa difficoltà da parte dei genitori vi sono diverse ragioni:

  • la paura di dover affrontare un giorno una separazione che non può essere evitata: quella prodotta dalla propria morte;
  • la paura che altre persone possano non essere in grado di occuparsi al meglio dei propri figli con bisogni così speciali;
  • il riscontrare la sofferenza nel proprio figlio, che può far emergere forti vissuti di colpa, a volte manifestati in comportamenti compensatori come l’eccessivo accudimento.


Per tali ragioni, diventa fondamentale iniziare nel più breve tempo possibile un lavoro di progettazione sull’autonomia, che possa far sentire il ragazzo capace di scegliere per sé stesso e il genitore comunque partecipe della vita del proprio figlio.

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L’aiuto della terapia

Il compito dei professionisti della salute mentale con questi ragazzi, è quello di supportarli e accompagnarli nelle fasi più complesse di questo lungo e faticoso cammino, per poi lasciarli liberi di vivere pienamente la propria esistenza adulta.


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