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Psicologia della salute
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Disfagia: cos’è, cause, sintomi e come affrontarla ogni giorno

Disfagia: cos’è, cause, sintomi e come affrontarla ogni giorno
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
9.4.2026
Disfagia: cos’è, cause, sintomi e come affrontarla ogni giorno
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La disfagia è un disturbo che può influenzare profondamente la qualità della vita di chi ne soffre. Si tratta di una difficoltà a deglutire, che può colpire persone di ogni età, anche se è più comune tra gli anziani. Spesso sottovalutata, la disfagia può avere conseguenze gravi sulla salute, come la malnutrizione e l’aspirazione di cibo o liquidi nei polmoni, aumentando il rischio di polmonite. 

In questo articolo esploreremo la definizione di disfagia, le sue cause, i segnali a cui prestare attenzione e le strategie per gestirla. Se ti senti sopraffatto/a da questa condizione, sappi che non sei solo/a: qui troverai informazioni e consigli utili per affrontare la disfagia con maggiore consapevolezza.

Cos’è la disfagia e quali sono le cause principali

La disfagia è una difficoltà persistente nel deglutire, che va oltre la sensazione occasionale di avere qualcosa “che va di traverso”. Il termine deriva dal greco, dove “dys” significa difficoltà e “phagein” significa mangiare. Chi soffre di disfagia affronta un ostacolo reale nel momento in cui deve ingerire cibi solidi o liquidi. Secondo alcuni studi, la disfagia colpisce tra il 3% e il 9% della popolazione generale, ma la percentuale sale fino al 40% tra gli anziani ricoverati in strutture di assistenza (Clavé & Shaker, 2015).

Le cause di questo disturbo possono essere molteplici e comprendono:

  • Ostruzioni anatomiche: tumori dell’esofago, restringimenti dovuti a infiammazioni croniche o formazioni benigne possono bloccare il normale passaggio del cibo;
  • Problemi motori: malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica o gli esiti di ictus possono compromettere i muscoli responsabili della deglutizione;
  • Cause iatrogene: alcune terapie mediche, come la radioterapia nella zona del collo, possono danneggiare i tessuti e rendere difficile la deglutizione.

Comprendere le cause specifiche della disfagia è fondamentale per scegliere il percorso terapeutico più adeguato. Riconoscere i segnali precoci è il primo passo per affrontare il problema con serenità e consapevolezza.

Differenza tra disfagia, odinofagia e globo isterico

Esistono diverse condizioni che riguardano la deglutizione, ma che hanno caratteristiche distinte: 

  • La disfagia è una difficoltà reale nel far passare cibo o liquidi dalla bocca allo stomaco, spesso dovuta a ostruzioni fisiche o problemi neurologici. 
  • L’odinofagia indica invece dolore durante la deglutizione, tipicamente causato da infiammazioni o infezioni dell’esofago: in questo caso, la deglutizione è possibile ma dolorosa. 
  • Il globo isterico (o globo faringeo) è una sensazione di nodo alla gola senza cause fisiche evidenti, spesso legata a stress o ansia

È importante non confondere queste condizioni, poiché richiedono approcci diagnostici e terapeutici differenti.

Foto di Jeshoots - Pexeles

Classificazione della disfagia

La disfagia può essere classificata in base a diversi criteri clinici: la sede del disturbo, la causa, la tipologia di alterazione funzionale. In base alla sede, si distingue la disfagia orofaringea (difficoltà nel trasferimento del bolo dalla bocca all’esofago) dalla disfagia esofagea (difficoltà nel transito del bolo nell’esofago). 

Un altro criterio importante è la causa: la disfagia può essere organica (legata a lesioni strutturali o neurologiche), funzionale (legata a disfunzioni motorie senza evidenti alterazioni anatomiche) o psicogena (legata a fattori psicologici in assenza di anomalie organiche o funzionali evidenti). 

La disfagia orofaringea è tipica delle patologie neurologiche, mentre quella esofagea è spesso correlata a patologie strutturali dell’esofago. La disfagia funzionale può essere idiopatica o legata a disturbi motori primitivi dell’esofago. La disfagia psicogena è una condizione rara e spesso di difficile diagnosi, caratterizzata da una forte componente emotiva e ansiosa.

Disfagia orofaringea, esofagea e psicogena

La disfagia orofaringea si manifesta quando il disturbo interessa la fase iniziale della deglutizione. In questi casi, la difficoltà si verifica nel trasferire il bolo alimentare dalla bocca all’esofago. Esempi di condizioni che possono causare questa forma di disfagia includono patologie neurologiche come l’ictus o il Parkinson. Un paziente con disfagia orofaringea può lamentare tosse, soffocamento o rigurgito nasale durante i pasti.

La disfagia esofagea coinvolge la fase successiva, ovvero il transito del bolo attraverso l’esofago. In questo caso, il paziente avverte una sensazione di blocco o arresto del cibo a livello toracico. Le cause possono essere strutturali (come tumori o stenosi) o funzionali (ad esempio l’acalasia). Il meccanismo sottostante è spesso un’alterazione della peristalsi esofagea o un’ostruzione meccanica.

La disfagia psicogena è un’entità distinta, caratterizzata da difficoltà deglutitorie in assenza di alterazioni organiche o funzionali. L’origine del disturbo è legata a fattori emotivi, ansia o stress. Questi pazienti possono riferire un blocco improvviso durante la deglutizione, spesso associato a situazioni specifiche o a determinati alimenti. La diagnosi è complessa e si basa sull’esclusione di altre cause.

Cause della disfagia: fattori ostruttivi, motori, muscolari e congeniti

La disfagia può avere origini diverse e, per comprenderla in modo efficace, è utile distinguere quattro grandi categorie di cause: ostruttive, motorie, muscolari e congenite. Ciascuna agisce in modo differente sul processo di deglutizione.

  • Le cause ostruttive riguardano la presenza di un impedimento fisico lungo il percorso del cibo. Possono essere dovute a tumori, polipi, stenosi esofagee o corpi estranei. In questi casi il problema è meccanico: il bolo alimentare incontra un ostacolo reale che ne rende difficile, talvolta doloroso, il passaggio.
  • Le cause motorie, invece, coinvolgono la coordinazione dei movimenti necessari per deglutire. Patologie neurologiche come ictus, sclerosi multipla o morbo di Parkinson possono compromettere il controllo dei muscoli della bocca e della gola. In queste situazioni non c’è un blocco fisico, ma una difficoltà nel sincronizzare correttamente i movimenti.
  • I disturbi muscolari incidono sulla forza necessaria per spingere il cibo lungo il tratto digestivo. Condizioni come miastenia gravis o distrofia muscolare determinano un indebolimento progressivo dei muscoli coinvolti nella deglutizione, rendendo il processo inefficace anche in assenza di alterazioni strutturali.
  • Le cause congenite sono presenti fin dalla nascita e riguardano anomalie nella struttura o nel funzionamento dell’apparato deglutitorio, come malformazioni esofagee, atresie o paralisi congenite. Spesso emergono precocemente e richiedono interventi tempestivi.

Individuare con precisione la causa della disfagia è un passaggio cruciale: solo una diagnosi accurata permette di costruire un intervento mirato, che non si limiti a gestire il sintomo ma agisca sull’origine del problema, migliorando concretamente la qualità di vita della persona.

Foto di Fotios - Pexeles

Sintomi e segnali della disfagia

Riconoscere precocemente i segnali della disfagia è essenziale per intervenire in modo efficace. Un cambiamento nel modo di deglutire, soprattutto se improvviso, non va sottovalutato, sia che riguardi te sia una persona vicina. 

Spesso i primi segnali emergono durante i pasti: tosse ricorrente, difficoltà nel far scendere il cibo o sensazione di blocco possono essere indicatori chiari. In altri casi, i segnali sono più sottili e rischiano di passare inosservati, come una perdita di peso non intenzionale o frequenti infezioni respiratorie.

Nel caso della disfagia orofaringea, i sintomi possono includere:

  • Difficoltà a iniziare la deglutizione
  • Tosse o soffocamento durante i pasti
  • Rigurgito nasale di cibo o liquidi
  • Cambiamenti nella voce dopo aver mangiato
  • Sensazione di cibo bloccato nella gola

Invece, la disfagia esofagea, si presenta più spesso con:

  • Sensazione di cibo bloccato nel petto o dietro lo sterno
  • Dolore durante la deglutizione
  • Rigurgito di cibo non digerito
  • Bruciore di stomaco frequente

Alcuni segnali di allarme richiedono immediata attenzione medica. Se la persona manifesta improvvisa incapacità a deglutire, soffocamento severo, perdita di peso rapida oppure tosse persistente, è fondamentale rivolgersi a un professionista. La disfagia, se trascurata, può portare a complicanze nutrizionali serie: malnutrizione, disidratazione e infezioni respiratorie dovute all’aspirazione di cibo nei polmoni. Se ti riconosci in qualcuno di questi sintomi, non esitare a cercare aiuto. La tua salute merita attenzione.

Conseguenze psicologiche e sociali della disfagia

La disfagia non riguarda solo il corpo, ma coinvolge profondamente anche la sfera emotiva. Chi la sperimenta spesso vive il momento dei pasti con tensione e preoccupazione: ciò che per molti è naturale può trasformarsi in un’esperienza carica di incertezza e controllo. Il timore di non riuscire a deglutire correttamente o di incorrere in difficoltà visibili agli altri può alimentare stati d’ansia e generare un senso di vulnerabilità. 

La disfagia può impattare profondamente sull'autostima, soprattutto quando ci si ritrova a evitare situazioni sociali dove il cibo è protagonista. È facile sentirsi soli, diversi, incapaci di vivere con serenità momenti che per gli altri sono semplici piaceri. Se ti sei mai sentito in imbarazzo o giudicato a causa della tua difficoltà, sappi che questi sono segnali importanti, che meritano attenzione e rispetto.

Insomma, la pressione emotiva del dover continuamente adattare le proprie abitudini, o l’ansia che si insinua nei momenti in cui si vorrebbe solo rilassarsi e condividere un pasto con gli altri, può essere significativa. Accettare che qualcosa di così naturale come mangiare diventi improvvisamente complesso può essere difficile, ma è importante ricordare che esistono strategie di supporto psicologico e sociale.

Diagnosi della disfagia

La diagnosi di disfagia è un percorso articolato, che combina ascolto, osservazione diretta e strumenti tecnologici. Ogni passaggio ha un ruolo preciso. L'anamnesi, cioè la raccolta dettagliata della storia clinica, rappresenta il punto di partenza: il medico ti farà domande approfondite sui sintomi, sulle situazioni in cui si presentano, sulla tua storia clinica e su eventuali fattori di rischio. 

L’esame obiettivo è la seconda tappa: il clinico osserva direttamente la deglutizione, valuta la funzionalità dei muscoli e la coordinazione dei movimenti. In questa fase può essere richiesto di deglutire acqua o cibo di diverse consistenze, per capire meglio la natura del problema. 

Gli esami strumentali rappresentano il terzo passo. Il più utilizzato è la videofluoroscopia, che consente di visualizzare in tempo reale il percorso del bolo alimentare dalla bocca all’esofago, grazie a un mezzo di contrasto radiopaco. In alternativa si può utilizzare la fibroendoscopia, un esame che prevede l’inserimento di una piccola telecamera flessibile attraverso il naso, per osservare direttamente la faringe e la laringe durante la deglutizione. 

Ogni passaggio è importante e contribuisce a definire un quadro completo, che guiderà le strategie terapeutiche più adeguate.

Foto di Shvets Production - Pexeles

Trattamenti e gestione multidisciplinare della disfagia

Affrontare la disfagia richiede un approccio personalizzato, che tiene conto della causa specifica e delle caratteristiche del paziente. In alcuni casi è possibile trattare direttamente il problema alla radice. Ad esempio, se la disfagia è causata da un’ostruzione (come un tumore o una stenosi), il trattamento chirurgico può risolvere il disturbo. Allo stesso modo, alcune patologie neurologiche possono beneficiare di terapie farmacologiche mirate. 

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la disfagia richiede un intervento riabilitativo a lungo termine. Il logopedista è la figura chiave in questo percorso: attraverso esercizi specifici, tecniche di compenso e strategie personalizzate, può aiutare a recuperare un pattern di deglutizione più sicuro ed efficace. In alcuni casi vengono utilizzati dispositivi tecnologici che stimolano i muscoli coinvolti nella deglutizione. 

La gestione della disfagia è sempre multidisciplinare: medici, logopedisti, nutrizionisti, infermieri e psicologi lavorano insieme per garantire un supporto completo. La collaborazione tra specialisti è fondamentale per monitorare l’evoluzione del disturbo, adattare le strategie terapeutiche e prevenire complicanze. In questo percorso, il paziente e la sua famiglia sono sempre al centro: ogni decisione viene condivisa, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e favorire il massimo grado di autonomia possibile.

Ruolo dei professionisti e supporto di familiari e caregiver

Il percorso della disfagia non si affronta da soli, ma all’interno di una rete di cura integrata. Attorno alla persona si costruisce un vero e proprio team multidisciplinare composto da medici, logopedisti, nutrizionisti, infermieri e psicologi, ciascuno con un ruolo specifico ma complementare. La collaborazione tra questi professionisti è ciò che permette di leggere il problema nella sua complessità: non solo come difficoltà nella deglutizione, ma come condizione che coinvolge aspetti clinici, nutrizionali ed emotivi. Il confronto continuo consente di monitorare l’evoluzione del disturbo, modulare gli interventi in modo mirato e prevenire possibili complicanze.

All’interno di questo sistema, il paziente e la sua famiglia non sono semplici destinatari di cure, ma parte attiva del processo. Le decisioni vengono condivise, tenendo conto dei bisogni, delle risorse e degli obiettivi della persona. Questo approccio favorisce non solo una maggiore aderenza al trattamento, ma anche un recupero più solido e sostenibile nel tempo. L’obiettivo non è soltanto gestire il sintomo, ma accompagnare la persona verso il miglior livello possibile di autonomia e qualità della vita, restituendo sicurezza, fiducia e continuità nella quotidianità.

Prevenzione e buone abitudini per ridurre il rischio di disfagia

La prevenzione della disfagia passa attraverso alcune abitudini quotidiane e strategie di buon senso che possono ridurre il rischio di sviluppare questo disturbo. Ecco alcune raccomandazioni utili:

  • Mantenere un’alimentazione equilibrata e ricca di fibre per favorire la salute dell’apparato digerente;
  • Masticare lentamente e con attenzione, evitando di parlare o distrarsi durante i pasti;
  • Evitare eccessi di alcol e fumo, che possono irritare le mucose e aumentare il rischio di malattie esofagee;
  • Praticare regolarmente esercizi fisici per mantenere un buon tono muscolare, inclusi i muscoli coinvolti nella deglutizione;
  • Rivolgersi tempestivamente al medico in caso di sintomi persistenti come difficoltà a deglutire, tosse durante i pasti o sensazione di corpo estraneo in gola.

Adottare queste semplici strategie può fare la differenza nel preservare la salute e la qualità della vita. Ricorda: la prevenzione inizia da gesti quotidiani consapevoli.

Un piccolo passo per il proprio benessere

La disfagia può avere un impatto profondo sulla vita di chi ne soffre. Tuttavia, è importante ricordare che esistono molte strategie e risorse per affrontare questo problema. La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento. Prendersi cura del proprio benessere significa anche riconoscere quando è il momento di chiedere aiuto. Se senti che la disfagia sta influenzando negativamente la tua quotidianità, non esitare a trovare un terapeuta, compilando il questionario, che possa guidarti verso un percorso di serenità e salute.

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