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Videogiochi: rischi o risorse? segnali e strategie

Videogiochi: rischi o risorse? segnali e strategie
Federica Fiumara
Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
23.4.2026
Videogiochi: rischi o risorse? segnali e strategie
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Affrontare una dipendenza è possibile

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Mentre un tempo la socializzazione e la crescita passavano soprattutto dai cortili e dalle strade, oggi il terreno di sviluppo di bambini e ragazzi sembra essere sempre più Internet.

In questo contesto, i videogiochi e la rete hanno cambiato il significato di “reale” e “virtuale”, perché hanno modificato il modo di conoscere le cose e le relazioni tra le persone. Realtà e virtuale si influenzano reciprocamente: la tecnologia interviene sulla realtà e la modifica, così come la realtà modifica ciò che è virtuale.

Lo scopo dei videogiochi è spesso quello di offrirci una pausa dalla quotidianità, proiettandoci in un mondo alternativo in cui possiamo sperimentare ruoli e possibilità diverse. Il giocatore può vivere avventure incredibili e disporre di caratteristiche che lo fanno sentire più forte, capace di affrontare le difficoltà e superare gli ostacoli: elementi che possono intrecciarsi con l’identità e l’autostima del gamer.

In questo quadro, una revisione della letteratura suggerisce che, quando il gioco diventa problematico, possono entrare in gioco specifici meccanismi psicofisiologici —come il coping dello stress, le reazioni emotive e i processi di ricompensa (reward)— che contribuiscono a mantenere il comportamento di gaming (Weinstein, 2010).

In alcune persone l’utilizzo dei videogiochi può diventare un “contenitore” di malesseri e disagi molto profondi che, talvolta, sfociano in una quadro di uso problematico o disturbo da gaming e, in alcuni casi possono associarsi a ritiro sociale marcato. A conferma di quanto il fenomeno possa essere presente, in un campione casuale di gamer norvegesi la prevalenza stimata è stata dell’1,4% di gamer dipendenti e del 7,3% di gamer problematici (oltre al 3,9% “engaged” e all’87,4% nella norma) (Wittek et al., 2016).

In questo articolo approfondiamo la dipendenza dai videogiochi, come si manifesta e quali strategie possono essere utili quando il gaming diventa problematico.

Dipendenza dai videogiochi o Internet Gaming Disorder

La dipendenza da videogioco viene descritta nel DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) come condizione che richiede ulteriori studi, con il termine Internet Gaming Disorder.

  • un utilizzo ricorrente e persistente di internet per giocare, che porta a un disagio significativo identificato da sintomi che si presentano nell’arco di 12 mesi;
  • una serie di comportamenti persistenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita;
  • una difficoltà nel controllo dei comportamenti disfunzionali, che influenzano in maniera negativa la vita personale, familiare e sociale della persona, con conseguenze anche fisiche, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari;
  • la centralità che i videogiochi assumono nella vita di una persona: tutto ruota attorno al bisogno di giocare e all’incapacità di interrompere il gioco;
  • alterazioni dell’umore: un’alternanza tra stati d’euforia e d’eccitazione e stati di apatia, sofferenza e irritabilità (come avviene con le dipendenze da sostanze o alcool) quando si è lontani dal videogame.

Possono subentrare anche sintomi più gravi, che si manifestano a livello fisico:

  • cefalee,
  • disturbi fisici legati a stress e deprivazione di sonno,
  • ansia,
  • depressione,
  • dimagrimento eccessivo.

Per questo può essere importante riconoscere i campanelli d’allarme e affrontare il problema senza sottovalutarlo.

Lucie Liz - Pexels

Definizione clinica e inquadramento diagnostico: ICD-11 vs DSM-5-TR

Quando si parla di gaming problematico, è utile distinguere due cornici cliniche.

Nell’ICD-11 (Classificazione Internazionale delle malattie) esiste una diagnosi formale chiamata Gaming Disorder: il comportamento di gioco diventa persistente o ricorrente e si associa a perdita di controllo, priorità crescente data al gaming rispetto ad altre attività e continuazione nonostante le conseguenze negative. Per parlare di disturbo, il pattern deve causare compromissione significativa (scuola/lavoro, relazioni, salute) e in genere essere presente per almeno 12 mesi (OMS, 2019).

Nel DSM-5-TR, l’Internet Gaming Disorder è invece inserito come condizione che richiede ulteriori studi, non come diagnosi pienamente formalizzata. Anche qui la durata tipica considerata è 12 mesi, e l’attenzione clinica è centrata su distress e funzionamento: non conta solo “quante ore”, ma cosa succede alla vita della persona.

Comorbidità e fattori associati

Il gaming problematico raramente si presenta in modo isolato, ma può intrecciarsi con altre difficoltà psicologiche o del neurosviluppo. Una revisione sistematica ha evidenziato associazioni tra Internet Gaming Disorder, sintomi depressivi e ansiosi e difficoltà nella regolazione emotiva (Mihara & Higuchi, 2017).

Studi successivi hanno inoltre messo in luce una relazione significativa tra ADHD e gaming problematico, suggerendo che impulsività e ricerca di stimoli possano aumentare la vulnerabilità (Koncz et al., 2023).

Anche il sonno rappresenta un aspetto frequentemente coinvolto: una revisione sistematica con meta-analisi ha riscontrato un’associazione tra gaming problematico, peggiore qualità del sonno, minore durata e maggiore sonnolenza diurna (Kristensen et al., 2021)

Diagnosi differenziale della dipendenza da videogioco

È anche fondamentale precisare che non tutto l’uso frequente è dipendenza. Infatti, la diagnosi differenziale serve a evitare allarmismi e, allo stesso tempo, a non sottovalutare segnali importanti. Per quanto riguarda l’uso problematico dei videogiochi, possiamo distinguere tra:

  • Uso intenso ma non patologico: si gioca molte ore in alcuni periodi (es. vacanze, uscita di un nuovo titolo), ma si mantiene controllo, si rispettano impegni e il gioco resta una parte della vita, non il centro.
  • Gaming disorder / IGD: il punto chiave è la compromissione (scuola/lavoro, relazioni, salute) e la perdita di controllo; in alcuni casi il gaming può diventare la strategia principale per gestire emozioni e stress.
  • Uso problematico di Internet (talvolta chiamato “dipendenza da Internet”): riguarda l’uso problematico della rete in generale (social, browsing, pornografia, ecc.). Nel gaming disorder il comportamento problematico è specificamente il gioco.
  • Gambling e loot box: quando la componente centrale diventa la scommessa/azzardo o la ricerca ripetuta e difficile da controllare di ricompense a pagamento, il focus clinico può spostarsi verso meccanismi più simili al gioco d’azzardo, anche se il contesto è un videogioco.

Inoltre, nell’ICD-11, l’OMS sottolinea che la diagnosi richiede una compromissione significativa del funzionamento, per distinguere il disturbo da un hobby intenso.

Due takeaway clinici utili:

  • valutare sempre distress e funzionamento, non solo le ore;
  • esplorare se il gioco è diventato una strategia primaria per gestire ansia, umore basso o difficoltà attentive.
Ketut Subiyanto - Pexels

I 9 criteri dell’Internet Gaming Disorder: checklist pratica

Nel DSM-5-TR l’Internet Gaming Disorder viene descritto attraverso 9 criteri: la presenza di almeno 5 su 9 nell’arco di 12 mesi può indicare un quadro clinicamente rilevante e meritevole di valutazione professionale (APA, 2022). Questi criteri sono:

  • Preoccupazione: il gaming diventa un pensiero dominante (si pianifica, si rimugina, si parla quasi solo di quello).
  • Astinenza: irritabilità, ansia o tristezza quando non si può giocare.
  • Tolleranza: bisogno di aumentare il tempo di gioco per ottenere la stessa soddisfazione.
  • Perdita di controllo: tentativi falliti di ridurre o interrompere.
  • Perdita di interessi: calo marcato di hobby e attività prima piacevoli.
  • Persistenza nonostante i problemi: si continua anche se emergono conseguenze (sonno, scuola, relazioni).
  • Inganno: si minimizza o si mente su quanto si gioca.
  • Uso per regolare l’umore: si gioca per “anestetizzare” stress, colpa, vuoto o ansia.
  • Rischio/perdita di opportunità: compromissione di studio/lavoro o relazioni significative.

I videogiochi possono anche essere una risorsa

Le ricerche sono concordi nell’affermare che il videogioco può amplificare ciò che la persona sta vivendo: può essere quindi un segnale e un’espressione di un eventuale malessere, non necessariamente la causa. Nonostante un’idea diffusa, la relazione tra videogiochi e aggressività è complessa e non univoca e non li induce a mettere in pratica comportamenti pericolosi e rischiosi.

I videogiochi, se utilizzati con criterio, possono invece stimolare funzioni cognitive e relazionali:

  • possono contribuire a migliorare alcune funzioni cognitive;
  • potenziano le capacità di problem solving e multitasking;
  • costituiscono fonte di apprendimento.

I videogame vengono anche utilizzati all’interno di contesti clinici e psicoterapie: secondo alcune ricerche, l’utilizzo di videogiochi può facilitare la relazione terapeuta-paziente ed è stato esplorato in alcuni contesti clinici in situazioni di disturbi d’ansia o del comportamento. Ciò nonostante, l’uso dei videogiochi come strategia di regolazione emotiva è ancora poco diffuso, così come risultano limitate le azioni di prevenzione rispetto alla dipendenza da Internet e videogiochi, fondamentali lungo tutto l’arco di vita.

Cosa fare se sospetti un gaming problematico

Se temi che il gaming stia diventando problematico, l’obiettivo non è “vietare tutto”, ma recuperare controllo e funzionamento.

  • Osserva pattern e trigger: per 1–2 settimane annota quando si gioca, per quanto, e cosa succede prima (noia, ansia, litigi, solitudine). Aiuta a capire la funzione del gioco.
  • Definisci regole chiare e realistiche: orari, pause, giorni “off”, priorità a sonno e impegni. Le regole funzionano meglio se condivise e non punitive.
  • Proteggi il sonno: stabilisci un orario di stop (es. 60–90 minuti prima di dormire) e routine alternative; la deprivazione di sonno può aumentare irritabilità e desiderio di giocare.
  • Rimetti attività “fuori dallo schermo”: sport, uscite, hobby brevi ma regolari. Non come premio, ma come ri-allenamento del piacere.
  • Quando chiedere aiuto: se compaiono perdita di controllo, calo marcato di scuola/lavoro, isolamento, bugie sul tempo di gioco, o se il gaming è l’unico modo per regolare l’umore, un confronto con uno psicologo/psicoterapeuta può aiutare a valutare il quadro e costruire un piano di cambiamento sostenibile.

Provare a riprendere il controllo con il supporto di uno psicologo

Se ti riconosci in alcuni campanelli d’allarme (perdita di controllo, sonno che peggiora, isolamento, calo a scuola o al lavoro) o se senti che il videogioco è diventato l’unico modo per gestire ansia, stress o umore basso, non devi affrontarlo da solo/a. Un percorso psicologico può aiutarti a capire cosa c’è sotto, favorire un migliore equilibrio tra online e vita quotidiana e costruire strategie concrete e sostenibili.

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