Il nostro sistema nervoso è diviso in tre regioni, sviluppate in diverse fasi evolutive. Ogni regione è dotata di strumenti, finalità e suggerimenti differenti. Le tre aree sono:
- il cervello rettiliano, che è quello evolutivamente più antico, responsabile dei comportamenti automatici primordiali;
- il cervello limbico, che è la sede delle emozioni e delle motivazioni interpersonali;
- la neocorteccia, che è associata alle funzioni cognitive.
Il cervello rettiliano: gli istinti
Il cervello rettiliano è fonte di una fortissima spinta a sopravvivere che anticipa ogni ragionamento. È un puro esecutore, dotato di specifici suggerimenti o “sistemi motivazionali non sociali” che ci guidano nel raggiungimento delle mete base per la sopravvivenza.
Uno dei sistemi più antichi è quello dei confini personali, che è alla base di altri sistemi motivazionali, tra cui l’esplorazione, la predazione e diverse altre disposizioni comportamentali innate, come il sistema di difesa.
Di fronte a un pericolo, il nostro attento sistema nervoso, senza interpellarci, ci prepara a reagire alla minaccia, anticipando emozioni e ragionamento. Il sistema di difesa prevede quattro posizioni di risposta a un pericolo, definite le 4F:
- Fight;
- Flight;
- Freezing;
- Fainting.
In caso di pericolo, il nostro cervello ci predispone a una difesa attiva che ci permette di rispondere alla minaccia con una risposta di attacco (fight) o di fuga (flight). Se la minaccia è maggiore, il nostro corpo potrebbe reagire con una paralisi, che rende immobili ma comunque tonici (freezing), come se il corpo si preparasse in attesa di scegliere la risposta.
Nei casi di una paura senza sbocco, il sistema di difesa utilizza l’ultimo asso nella manica: il fainting, un vero e proprio spegnimento. Questa reazione è tipica delle situazioni traumatiche che generano impotenza e dissociazione.

Dove si trova il cervello rettiliano
Quando parliamo di cervello rettiliano ci riferiamo, in modo semplificato, soprattutto a:
- tronco encefalico, che regola funzioni vitali automatiche come respiro, battito cardiaco, vigilanza;
- cervelletto, coinvolto nella coordinazione dei movimenti e nell’equilibrio;
- parti dei gangli della base, che partecipano alla selezione e all’avvio dei comportamenti motori.
Queste strutture sono considerate evolutivamente più antiche e sono molto simili in molte specie animali. Operano in modo rapido e automatico, con poca o nessuna consapevolezza. Nel modello tripartito, rappresentano in modo semplificato il livello che tende ad attivarsi per primo quando è in gioco la sopravvivenza, spesso prima ancora che ce ne rendiamo conto a livello emotivo o razionale.
La teoria del cervello tripartito è stata formalizzata dal neurofisiologo statunitense Paul MacLean, che tra gli anni ’60 e ’90 ha descritto il cervello umano come un “cervello uno e trino”. Secondo questa prospettiva, nel nostro sistema nervoso convivono tre livelli evolutivi: uno più antico e istintivo, uno emotivo-relazionale e uno razionale-narrativo.
In realtà, visioni tripartite della mente e delle sue funzioni non nascono con MacLean: nella storia del pensiero occidentale, neuropsicologie a tre componenti compaiono in modo ricorrente da circa due millenni e mezzo, a partire dalla suddivisione tripartita delle funzioni psichiche proposta da Platone nella Repubblica e nel Timeo, passando per le rielaborazioni di Aristotele e poi di Erofilo, Erasistrato e Galeno, fino a diventare un’ortodossia dominante per quasi 1500 anni (Smith, 2010).
MacLean ipotizzava che ogni livello si fosse aggiunto nel corso dell’evoluzione senza sostituire i precedenti, ma integrandoli in una sorta di stratificazione funzionale. Oggi, tuttavia, molte ricerche neuroscientifiche considerano questo modello una semplificazione: lo sviluppo cerebrale è più complesso, le funzioni sono distribuite in reti e non così rigidamente separate, e diversi autori suggeriscono di abbandonare il modello tripartito come quadro esplicativo principale del funzionamento cerebrale, mantenendolo al massimo come metafora didattica e non come descrizione accurata dell’organizzazione del cervello umano (Smith, 2010).
Nonostante questi limiti, il cervello tripartito può restare una metafora utile e intuitiva per comprendere come, dentro di noi, possano coesistere spinte automatiche, emozioni intense e capacità di riflessione e di attribuzione di significato.
Il cervello limbico: le emozioni e le relazioni
Il sistema limbico è spesso definito “cervello emotivo” perché rappresenta una delle principali sedi delle emozioni e gioca un ruolo centrale nella regolazione degli scambi tra le persone. Le evidenze provenienti da studi di stimolazione elettrica cerebrale e da sfide farmacologiche nei mammiferi mostrano che i sistemi emotivi primari sono radicati in strutture sottocorticali antiche e omologhe tra specie, suggerendo che gli strati più antichi della mente umana siano stati conservati nel corso dell’evoluzione e funzionino come veri e propri “strumenti incorporati per la sopravvivenza” (Montag & Davis, 2018).
All’interno di questo sistema troviamo i sistemi motivazionali interpersonali (SMI), ovvero schemi che organizzano:
- il comportamento interpersonale;
- l’esperienza emotiva associata;
- la rappresentazione di “sé con l’altro”,
secondo modalità che nascono dall’incontro tra tendenze innate e storia personale, influenzando profondamente il modo in cui sentiamo, pensiamo e ci relazioniamo agli altri.
L’espressione dei SMI varia individualmente, sulla base della propria storia di vita.
I sistemi motivazionali interpersonali sono principalmente i seguenti:
- attaccamento, cioè la ricerca di cura e vicinanza protettiva, attivato dalla percezione di vulnerabilità e solitudine;
- accudimento, cioè l’offerta di cura e conforto, complementare all’attaccamento;
- agonistico, che definisce il rango sociale orientato all’accesso alle risorse ed è caratterizzato da emozioni di orgoglio e trionfo in caso di raggiungimento della meta e da vergogna, tristezza e invidia in caso di sconfitta;
- sessuale, che regola i comportamenti seduttivi e il mantenimento della coppia;
- cooperativo, ovvero il lavoro congiunto nel perseguire un obiettivo condiviso.
Nell’incontro con l’altro, siamo regolati e motivati dagli SMI. L’esperienza emotiva indica il sistema maggiormente attivo in quel momento: infatti ciascun SMI porta con sé emozioni specifiche che hanno il compito di segnalarci quanto ci stiamo avvicinando alla meta.

Anatomia essenziale del cervello limbico
Il cervello limbico non è un’unica struttura, ma un insieme di aree che collaborano tra loro. Tra le principali troviamo:
- amigdala, che rileva rapidamente ciò che può essere pericoloso o rilevante emotivamente;
- ippocampo, fondamentale per la memoria autobiografica e il contesto degli eventi;
- talamo, che smista molte informazioni sensoriali verso altre aree cerebrali;
- ipotalamo, che collega emozioni, ormoni e risposte corporee (come fame, sonno, sessualità).
Nel modello del cervello tripartito, queste strutture costituiscono il nucleo del cervello emotivo-relazionale. Qui le esperienze vengono colorate di emozioni e collegate ai legami con gli altri, influenzando profondamente le nostre scelte e i nostri ricordi.
Che cos’è la neocorteccia nel modello tripartito
La neocorteccia è lo strato più esterno e recente del cervello umano, caratterizzato da una superficie ampia e ripiegata. Nel modello tripartito corrisponde al cervello razionale e narrativo. Dal punto di vista anatomico comprende:
- le aree prefrontali, coinvolte nella pianificazione, nel controllo degli impulsi e nelle decisioni complesse;
- le aree parietali, temporali e occipitali, che elaborano rispettivamente spazio e corpo, linguaggio e memoria, informazioni visive.
Queste regioni lavorano insieme per permetterci di riflettere, immaginare il futuro, rivedere il passato e costruire storie su chi siamo. È qui che il modello tripartito colloca le nostre capacità di autoconsapevolezza e di scelta intenzionale.
La neocorteccia: il senso e il significato
La neocorteccia ha il compito di dare senso e significato alla propria esperienza e di condividerli. È la sede delle funzioni cognitive più complesse e permette di mantenere in equilibrio le spinte emotive, istintuali e la razionalità: ha una prevalenza gerarchica sui livelli sottostanti e la capacità di controllarli e regolarli.
La neocorteccia è dotata di strumenti complessi quali:
- il senso del tempo;
- la coscienza estesa;
- la metacognizione;
- la memoria semantica;
- il linguaggio e le abilità/necessità di narrazione.
Queste competenze permettono la costruzione del senso di sé e della propria identità, anche attraverso il racconto. Non possiamo non raccontare: la narrazione è un bisogno dell’essere umano. Per scrivere la narrazione di sé, i temi che usiamo sono:
- l’amore;
- il valore;
- il potere;
- la giustizia;
- la verità;
- la libertà.
Un percorso di psicoterapia permette di prendere consapevolezza del racconto che facciamo di noi stessi e dei modi in cui diamo significato alla nostra esperienza. Il colloquio psicologico permette anche di esplorare la funzionalità di quei racconti, per comprendere se i significati che essi racchiudono ci conducono verso la vita che desideriamo o se invece rappresentano un ostacolo.
Riconoscere quale parte del cervello è in primo piano
Il modello del cervello tripartito può diventare uno strumento di auto-osservazione. Può essere utile chiedersi, in alcune situazioni:
- Sto reagendo dal cervello rettiliano? Noti urgenza, tensione muscolare, bisogno di scappare o attaccare, difficoltà a pensare lucidamente.
- Sto reagendo dal cervello limbico? Ti accorgi che le emozioni verso l’altro (paura di perdere, bisogno di essere visto, vergogna) guidano la tua risposta.
- Sto usando la neocorteccia? Riesci a mettere in pausa, nominare ciò che provi, considerare più punti di vista e collegare l’episodio alla tua storia.
Allenarsi a riconoscere quale “cervello” è in primo piano non serve a giudicarsi, ma a riportare più spesso online la parte che può dare significato e scegliere come agire.
Come dialogano i tre cervelli
Nel modello del cervello tripartito, i tre livelli non funzionano in modo isolato: sono in dialogo continuo. In condizioni di relativa calma, la neocorteccia può:
- interpretare i segnali del cervello limbico (emozioni, bisogni relazionali);
- modulare le risposte del cervello rettiliano (impulsi di attacco, fuga o blocco).
Questa visione a più livelli non è solo una metafora utile per comprendere il nostro vissuto quotidiano, ma ha anche contribuito a sviluppare una prospettiva evoluzionistica in psichiatria, applicata allo studio di disturbi mentali maggiori come psicosi, anoressia nervosa e disturbi d’ansia, e di malattie neurologiche come il morbo di Parkinson e la malattia di Huntington (Ploog, 2003). In altre parole, capire come questi “tre cervelli” interagiscono aiuta non solo a spiegare perché reagiamo in un certo modo nelle situazioni di stress, ma anche a leggere alcuni disturbi come esiti di adattamenti evolutivi che, in certe condizioni, possono diventare fonte di sofferenza.
Quando lo stress aumenta molto, può avvenire una sorta di “discesa di livello”: le funzioni più complesse si riducono e prevalgono risposte emotive o istintive. Ad esempio, in una discussione accesa possiamo passare dal ragionare con calma (neocorteccia) al reagire con rabbia o chiusura (limbico), fino a irrigidirci o fuggire dalla situazione (rettiliano). Comprendere questo passaggio può aiutare a guardare le proprie reazioni con maggiore gentilezza, riconoscendo che il cervello sta cercando, nel modo che conosce, di proteggerci.





