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Salute mentale
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Emozioni e ragione: nemiche o alleate?

Emozioni e ragione: nemiche o alleate?
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
13.11.2025
Ultimo aggiornamento il
26.11.2025
Emozioni e ragione: nemiche o alleate?
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Le emozioni sono reazioni psicologiche, fisiologiche e comportamentali attraverso cui rispondiamo a ciò che accade nel nostro ambiente di vita. Nel corso dell’evoluzione, si ritiene che la loro principale funzione sia stata quella di permettere una risposta immediata agli stimoli esterni, garantendo così la sopravvivenza della specie. Le emozioni primarie sono innate, universali e, in una certa misura, automatiche. Essendo reazioni immediate, il processo cognitivo coinvolto è ridotto al minimo.

Le emozioni di base sono:

  1. rabbia: generata dalla frustrazione, può manifestarsi attraverso l’aggressività;
  2. paura: dominata dall’istinto di sopravvivenza di fronte a una situazione percepita come pericolosa;
  3. tristezza: si origina a seguito di una perdita o di uno scopo non raggiunto;
  4. gioia: stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
  5. sorpresa: nasce da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
  6. disgusto: risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.
Hello i m nik - Unsplash

‍Le emozioni complesse

Oltre alle emozioni innate, esistono emozioni definite complesse, in cui aspetti emotivi e cognitivi interagiscono in modo intenso. Le emozioni complesse nascono dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita della persona e l’interazione sociale.

Ecco alcuni esempi di emozioni secondarie:

  • allegria: sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
  • invidia: si avverte il forte desiderio di avere ciò che un’altra persona possiede;
  • vergogna: si prova in conseguenza al timore di essere giudicati negativamente per un comportamento o un’azione percepiti come inadeguati;
  • ansia: dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;
  • gelosia: deriva dalla paura di perdere qualcosa che si percepisce come proprio;
  • speranza: tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili, indirizzandoli verso esiti sperati come migliori.

A cosa servono le emozioni?

Secondo il ricercatore Johnmarshall Reeve, le emozioni svolgono tre funzioni principali: adattiva, sociale e motivazionale.

1) Funzione adattiva: preparare il corpo ad agire

Le emozioni ci spingono a mettere in atto comportamenti necessari per la nostra sopravvivenza in modo quasi automatico, permettendoci di risparmiare tempo in caso di pericolo o emergenza. Già Charles Darwin aveva notato l’importanza delle emozioni come meccanismo adattivo, considerandole indispensabili per adottare il comportamento più appropriato.

Secondo lo psicologo Paul Ekman, a ogni emozione primaria corrisponde una specifica funzione adattiva:

  1. Gioia: Affiliazione
  2. Disgusto: Rifiuto
  3. Rabbia: Autodifesa
  4. Paura: Protezione
  5. Sorpresa: Esplorazione
  6. Tristezza: Reintegrazione

2) Funzione sociale: segnalare il nostro stato d'animo

Le espressioni facciali, il tono della voce, la postura, i gesti e le azioni forniscono agli altri segnali importanti sul nostro stato d’animo. Se vogliamo sapere come si sente un’altra persona, spesso basta osservarla e immaginare quale emozione potrebbe provare; tutto questo è possibile grazie alla capacità di mentalizzazione.

Le emozioni facilitano l’interazione sociale e permettono a chi ci sta accanto di prevedere il nostro comportamento, così come noi possiamo prevedere quello degli altri.

3) Funzione motivazionale: perseguire un obiettivo

La relazione tra motivazione ed emozione è bidirezionale, poiché si influenzano reciprocamente. Da una parte, il comportamento motivato produce una reazione emotiva positiva; dall’altra, le emozioni sono il combustibile della motivazione. Le emozioni determinano la comparsa di questo atteggiamento e ne influenzano l’intensità. Ci spingono ad avvicinarci a qualcosa o ad allontanarci da essa. Non a caso, ciò che ci appassiona ci risulta più facile da affrontare rispetto a ciò che temiamo.

Che rapporto c’è tra le emozioni e la razionalità?

A partire dagli anni ’70, gli studi scientifici sul cervello e sulla plasticità neuronale hanno evidenziato l’esistenza in ognuno di noi di due cervelli, due diverse menti e, di conseguenza, due diversi tipi di intelligenza:  razionale ed emotiva. Questa visione della mente bipartita potrebbe far pensare, in modo semplicistico, che la mente razionale e quella emotiva siano in conflitto tra loro.

Quando riflettiamo sul funzionamento della nostra mente, tendiamo a dividerla in due sottostrutture distinte:

  1. la mente razionale, governata dalle strutture cerebrali evolutivamente più giovani;
  2. la mente emotiva, regolata dalle strutture più arcaiche del nostro cervello.

Nella mente razionale prevalgono logica, fatti, ragione e senso pratico. Si può pensare di poter fare a meno delle emozioni, considerandole dannose per il processo decisionale. Con l’espressione mente emotiva si intende invece lo stato in cui ci si lascia guidare solo dalle emozioni, perdendo il controllo sulla parte razionale. In questa modalità, si pensa che i fatti e la logica non siano in gioco e che si agisca solo in base agli impulsi.

Fakurian Design - Unsplash

‍Le decisioni migliori sono quelle prese con la mente emotiva o con quella razionale?

Spesso si crede che alcune decisioni debbano essere prese solo con la razionalità, mentre altre solo seguendo le emozioni. In realtà, nessuno di noi agisce o decide esclusivamente attraverso le proprie emozioni o solo tramite la logica.

Il nostro cervello è un organo iperconnesso, in cui ogni area e struttura è collegata alle altre. Questo fa sì che sentimenti ed emozioni siano presenti in ogni decisione e, allo stesso tempo, in ogni scelta ponderata si ritrova l’impronta delle emozioni. Per questo è quasi impossibile distinguere fra decisioni emotive e razionali.

Per comprendere meglio questo concetto, può essere utile affidarsi a questo breve cortometraggio, che mostra in modo intuitivo come la mente emotiva e quella razionale debbano lavorare in sinergia per prendere decisioni e mantenere un sano equilibrio mentale.

Emozione e ragione: evidenze dalla ricerca scientifica

Il rapporto tra emozione e ragione è stato oggetto di numerosi studi che hanno superato la visione dicotomica di questi due aspetti della mente umana. Ad esempio, secondo una revisione di Baumeister e colleghi (2007), le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nel guidare le decisioni quotidiane, influenzando la nostra capacità di valutare rischi e benefici. Studi sperimentali mostrano che le emozioni influenzano significativamente le prestazioni nel ragionamento logico: i partecipanti in uno stato d’animo negativo ottengono risultati peggiori rispetto a quelli in uno stato d’animo positivo, ma entrambi i gruppi sono superati da chi si trova in uno stato d’animo neutro (Jung et al., 2014) . Un altro contributo importante arriva dagli studi di Clore e Huntsinger (2007), che hanno evidenziato come le emozioni possano facilitare o ostacolare il ragionamento a seconda del contesto. In particolare, le emozioni positive tendono a favorire un pensiero più creativo e flessibile, mentre quelle negative possono rendere il ragionamento più analitico e attento ai dettagli. Queste ricerche suggeriscono che emozione e ragione non sono in contrasto, ma piuttosto alleate che si influenzano reciprocamente, aiutandoci ad adattarci meglio alle sfide della vita quotidiana.

Esempi pratici: quando emozione e ragione possono collaborare

Per comprendere meglio come emozione e ragione possano collaborare, è utile considerare alcuni esempi tratti dalla letteratura scientifica e dalla vita quotidiana:

  • Scelte finanziarie: Secondo uno studio di Shiv et al. (2005), le persone che hanno subito danni alle aree cerebrali responsabili dell’elaborazione emotiva tendono a prendere decisioni finanziarie meno vantaggiose, suggerendo che le emozioni possono essere importanti per valutare correttamente rischi e opportunità.
  • Gestione dei conflitti: In situazioni di conflitto interpersonale, la capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni permette di trovare soluzioni più efficaci e di mantenere relazioni positive. Questo processo, noto come regolazione emotiva, è stato approfondito da Gross (1998), che ha evidenziato come la consapevolezza emotiva migliori la qualità delle decisioni prese.

Questi esempi mostrano come la sinergia tra emozione e ragione sia fondamentale per affrontare le sfide della vita in modo equilibrato e adattivo.

Unire emozioni e ragione: l'intelligenza emotiva

Lo psicologo Daniel Goleman, a partire dagli anni ’90, ha contribuito a sfatare il mito dell’esistenza di due menti distinte, diffondendo il concetto di intelligenza emotiva. Goleman definisce l’intelligenza emotiva come la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le nostre emozioni, sia interiormente che nelle relazioni sociali.

L’Intelligenza emotiva e le sue abilità fondamentali

Per Goleman, l’intelligenza emotiva è l’insieme di cinque abilità:

  1. Conoscenza delle proprie emozioni: capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui si presenta e di prestare attenzione alla propria esperienza (autoconsapevolezza);
  2. Controllo e regolazione delle proprie emozioni: capacità di gestire l’espressione dei sentimenti, rendendola adeguata alla situazione;
  3. Motivazione di sé stessi: indispensabile per raggiungere un obiettivo e persistere nell’impegno anche quando le situazioni diventano frustranti;
  4. Riconoscimento delle emozioni altrui: l’empatia è la capacità di comprendere come si sente un’altra persona;
  5. Gestione delle relazioni: saper gestire le emozioni altrui è fondamentale in tutte le relazioni interpersonali. Per riuscirci, è importante aver sviluppato una buona padronanza di sé, una certa calma interiore e una buona conoscenza dei propri sentimenti.
Eliott Reyna - Unsplash

Che rapporto c’è tra Intelligenza emotiva e intelligenza logico-matematica?

Nella società contemporanea, uno dei parametri più considerati per definire l’intelligenza umana è il quoziente intellettivo: quanto più è alto, tanto più ci si aspetta che una persona abbia successo nella vita. Tuttavia, non tutte le persone con un Q.I. elevato riescono a ottenere buoni risultati o a costruire rapporti personali soddisfacenti. Questo accade perché spesso si dimentica il ruolo della mente emotiva e delle capacità che ne derivano.

Goleman ha ipotizzato che, per ottenere una vita soddisfacente, sia indispensabile sviluppare l’intelligenza emotiva. Quoziente intellettivo e intelligenza emotiva sono competenze separate ma non opposte: in ogni nostra azione, reazione o comportamento esse si fondono in un’unica totalità.

Come sviluppare l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva può essere potenziata durante tutto l’arco della vita. Uno dei modi per farlo è attraverso l’alfabetizzazione emotiva, che consiste nell’insegnare cosa sono le emozioni, a cosa servono e come si esprimono. I programmi di alfabetizzazione emotiva hanno come obiettivo principale quello di sviluppare l’intelligenza emotiva, affinché i processi cognitivi e di apprendimento si realizzino in modo naturale, senza interferenze e con maggiore successo.

Attraverso l’alfabetizzazione emotiva si può imparare a:

  • sapere cosa sono e quali sono le emozioni;
  • classificare le emozioni;
  • riconoscere le emozioni in se stessi e negli altri;
  • modulare e gestire il livello di emotività;
  • apprendere l’empatia;
  • sviluppare l’autocontrollo per affrontare la disregolazione emotiva;
  • aumentare la tolleranza alle frustrazioni della vita quotidiana;
  • adottare un atteggiamento positivo verso la vita;
  • prevenire i conflitti interpersonali.

L’alfabetizzazione emotiva rappresenta una sfida e, allo stesso tempo, un’opportunità: un ponte che facilita la conoscenza di sé e delle relazioni con gli altri.

Le emozioni possono influenzare profondamente i processi decisionali, come suggerito da numerosi studi. Secondo una ricerca pubblicata su "Science" (Bechara et al., 1997), circa l’80% delle decisioni quotidiane viene preso in modo automatico e influenzato da stati emotivi, spesso senza che ne siamo pienamente consapevoli.

Inoltre, uno studio di Block & Funder (1986) ha evidenziato che le persone con una maggiore consapevolezza emotiva tendono a prendere decisioni più ponderate e soddisfacenti nel lungo termine. Questi dati sottolineano l’importanza di sviluppare competenze emotive per favorire la qualità delle nostre scelte e il benessere personale.

Strategie pratiche per la gestione delle emozioni

Gestire le emozioni in modo efficace è una competenza che può essere appresa e potenziata attraverso strategie basate sull’evidenza scientifica. Ecco alcune tecniche utili:

  • Riconoscimento e denominazione delle emozioni: Dare un nome alle proprie emozioni può aiutare a prenderne consapevolezza e a ridurne l’intensità. Secondo uno studio di Lieberman et al. (2007), questa pratica attiva aree cerebrali legate all’autocontrollo.
  • Respirazione consapevole: Praticare la respirazione lenta e profonda può ridurre l’attivazione fisiologica associata alle emozioni intense, favorendo una maggiore calma e lucidità.
  • Ristrutturazione cognitiva: Imparare a modificare i pensieri disfunzionali che alimentano emozioni negative permette di affrontare le situazioni in modo più equilibrato. Questa tecnica è alla base di molti interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
  • Mindfulness: La pratica della mindfulness, secondo Tang, Hölzel & Posner (2015), aiuta a osservare le emozioni senza giudizio, favorendo una maggiore accettazione e una migliore regolazione emotiva.

Applicare queste strategie nella vita quotidiana può contribuire a migliorare la gestione delle emozioni e promuovere il benessere psicologico.

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Emozioni e ragione non sono nemiche, ma alleate preziose che, se ascoltate e comprese, possono contribuire a guidare verso scelte più consapevoli e una vita più equilibrata. Sviluppare l’intelligenza emotiva è un percorso che richiede impegno, ma non si è soli: con il supporto di uno psicologo Unobravo puoi imparare a riconoscere, gestire e valorizzare le tue emozioni, integrandole con la tua parte razionale. Se senti il bisogno di conoscerti meglio, affrontare le sfide quotidiane con più serenità o semplicemente prenderti cura di te, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come Unobravo può aiutarti a costruire il tuo benessere emotivo, passo dopo passo.


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