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Il ruolo del corpo in psicoterapia

La distinzione tra mente e corpo ha origini antichissime: fu Platone, nel 400 a.C., il primo a contrapporre il mondo delle idee al mondo materiale, operando una netta distinzione tra i due mondi. Oggi questo modo di pensare risulta anacronistico, soprattutto alla luce delle evidenze secondo le quali a ogni cambiamento nei processi psicologici corrisponde un cambiamento a livello strutturale nel cervello. Le riflessioni sul ruolo del corpo in psicoterapia ci portano a individuare nel corpo l’elemento centrale dell’intervento terapeutico, integrando nella pratica clinica diversi approcci, dalle neuroscienze alla psicoterapia sensomotoria.

 

Nella pratica clinica è frequente incontrare pazienti che manifestino sintomi fisici, senza essere consapevoli del collegamento esistente tra corpo e sofferenza psicologica. La mente può fornirci la convinzione di non avere alcuna difficoltà, mentre il corpo esprime il contrario attraverso il sintomo. La comunicazione verbale e quella non verbale possono contraddirsi: alcuni degli indicatori non verbali possono essere esplorati in seduta insieme alle emozioni correlate, anche se il contenuto di questi indicatori non è ancora giunto alla consapevolezza.


Come entra il corpo nella stanza dello psicoterapeuta?

Esplorare il corpo può arricchire e ispirare la pratica clinica: insieme al paziente possiamo sviluppare strategie per aiutarlo a far emergere la consapevolezza somatica. Nel corso della terapia si insegna ai pazienti ad osservare la relazione tra corpo, pensieri ed emozioni. Gli interventi includono attivamente il corpo, con l’obiettivo di cambiare abitudini consolidate nella postura, nei gesti, nei movimenti che tengono il paziente bloccato nel passato. Ad esempio, piegare le spalle per la paura con il tempo modella la postura e la struttura del corpo.


Cosa fa il lo psicoterapeuta?

Il terapeuta assume il ruolo di osservatore attivo, direzionando costantemente l’attenzione verso il corpo del paziente; si aiuta il paziente a focalizzarsi sui suoi indicatori non verbali nel momento presente, mentre compaiono. Questo permette l’emergere di emozioni che raccontano una storia di cui il paziente è spesso inconsapevole.


soheyl dehghani - Unsplash


Uno degli obiettivi della psicoterapia può essere quello di aiutare il paziente a “sentire” le emozioni, a riconoscere nel corpo i propri pensieri, lavorando sulla comunicazione reciproca tra mente e corpo.

Ciò che possiamo fare insieme al paziente è scoprire come il corpo conservi l’eredità dei traumi, dando origine alle azioni fisiche o ai sintomi che limitano la nostra capacità di essere nel qui e ora: 

Il futuro viene trasformato in una variante del passato.”

                                                                                                                    Pat Ogden


L’importanza del corpo nella cura del trauma


Le abitudini fisiche del paziente, ovvero ciò che esprime il corpo, consentono di accedere a storie di vita caratterizzate da vissuti problematici, dolorosi o traumatici. I gesti, i movimenti e la postura possono raccontare esperienze traumatiche non ancora elaborate consapevolmente dai pazienti.


Con la parola trauma si fa riferimento a esperienze di minaccia e di sopraffazione. Il trauma può essere causato da un evento singolo o da eventi ripetuti, può trattarsi di situazioni durature o croniche. Una qualsiasi esperienza abbastanza stressante da provocare sensazioni di spavento, pericolo, impotenza, terrore è, molto probabilmente, un’esperienza traumatizzante. Un vissuto traumatico porta a sperimentare un costante senso di insicurezza non solo nel mondo in cui viviamo, ma anche nel nostro corpo, che diventa una fonte di pericolo da cui fuggire.


Larm Rmah - Unsplash


Nella cura del trauma, gli interventi centrati sul corpo aiutano i pazienti a:

  • diventare consapevoli del loro corpo;
  • individuare e formare una traccia delle sensazioni corporee nella memoria;
  • utilizzare azioni fisiche che promuovano il benessere.


Durante l’esplorazione condivisa della storia traumatica del paziente, aiutiamo l’individuo a scoprire come il suo corpo si sia adattato, inconsapevolmente, per garantire la sopravvivenza e massimizzare le risorse disponibili. Il corpo ha lottato con noi e per noi. Ciò che possiamo fare oggi per ringraziarlo è aiutarlo ad integrare la sua esperienza con i pensieri e con le emozioni.


Anche in un processo di cura che ha come focus il corpo, la chiave per un lavoro direzionato verso il benessere psicofisico risiede nella capacità del terapeuta di entrare nel mondo del paziente, di empatizzare con la sua sofferenza, percorrendo insieme una strada caratterizzata da curiosità e accoglienza dell’esperienza dolorosa.


Il corpo parla in modo chiaro a chi sa come ascoltarlo

                                                                                                                               Van Der Kolk


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