Accogliere se stessi è un gesto che richiede tempo e cura. Significa prendersi cura non solo degli aspetti che percepiamo come “positivi”, ma anche di quelle parti di noi che facciamo più fatica ad accettare e integrare.
Le parti e le emozioni che non accettiamo
Ognuno di noi ha delle parti di sé che fatica ad accettare e che può cercare di nascondere, sia a se stesso che nelle relazioni con gli altri. Lo psicoanalista Jung ha distinto 8 differenti tipi di carattere e personalità, che sono stati il punto di partenza per la costruzione del test delle 16 personalità. Questo strumento aiuta a conoscere meglio e valorizzare le proprie caratteristiche, anche quelle che possono non piacerci.
Spesso tendiamo a considerare le parti di noi che non ci piacciono come parti negative e reiette, da allontanare e nascondere. A volte le viviamo come le parti più “deboli” e vulnerabili, temendo che possano essere facilmente attaccate dagli altri. Tuttavia, queste parti trovano spesso il modo di emergere e di influenzare anche le nostre relazioni personali.
Quando cerchiamo di allontanare e non guardare queste parti, che per noi sono fonte di fatica, esse possono emergere con ancora più intensità. Più le respingiamo, più cercheranno di farsi sentire.
Oltre alle parti di noi stessi che fatichiamo a riconoscere e accogliere, a volte possiamo avere a che fare anche con emozioni che non vorremmo provare. Possiamo sentirci arrabbiati o tristi e non voler accogliere questi vissuti, oppure cercare di nasconderli: questo può portarci a trattenere ciò che sentiamo, senza poterlo esprimere e accogliere.
Cosa significa accogliere se stessi?
La parola “accogliere” richiama una dimensione di delicatezza, che accetta senza giudicare. Accogliere se stessi significa guardare con gentilezza anche gli aspetti che ci mettono in difficoltà e che vorremmo respingere.
“Accettarsi” è un percorso che richiede tempo, diverso per ciascuno di noi, perché ogni persona ha la propria storia e i propri vissuti che possono rendere più o meno semplice questo cammino. Con il tempo, se ascoltiamo gli aspetti che ci risultano più complicati e li accogliamo, possiamo pian piano conoscerli e integrarli. Conoscere queste parti ci permette di non averne paura e di riuscire ad accettarle.
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Accogliere non è accettare passivamente
A volte, rimanendo inconsapevoli di alcune parti di noi, possiamo provare timore verso ciò che non conosciamo completamente e che vorremmo allontanare, vivendo queste parti come qualcosa di estraneo.
Accogliere se stessi può aiutarci anche a vivere in modo diverso le nostre relazioni. Nella relazione con l’altro, possiamo sentirci respinti o non considerati, e possono nascere incomprensioni se fatichiamo a essere consapevoli delle nostre “parti”. Senza rendercene conto, rischiamo di vedere nell’altro aspetti che respingiamo in noi stessi e che, notati sull’altra persona, ci risultano fastidiosi.
Accogliere non significa accettare “passivamente” le parti di noi che troviamo difficili da integrare. Se ci sono aspetti che viviamo con fatica, possiamo anche pensare di trasformarli in un’ottica di crescita personale. Il punto di partenza è riconoscerli e accoglierli, creando lo spazio per poterli osservare.
Definizione aggiornata di accettazione di sé: tra accettazione incondizionata e accettazione critica
L’accettazione di sé è un processo psicologico che implica il riconoscimento e l’integrazione di tutte le proprie parti, sia quelle che percepiamo come positive sia quelle che ci mettono in difficoltà. In letteratura, si distingue tra:
- Accettazione incondizionata di sé: consiste nell’accogliere ogni aspetto della propria persona, senza condizioni o giudizi, riconoscendo il proprio valore indipendentemente da errori o imperfezioni.
- Accettazione critica di sé: implica la capacità di riconoscere i propri limiti e difetti, mantenendo però un atteggiamento costruttivo e orientato al miglioramento, senza cadere nell’autosvalutazione.
Queste due forme di accettazione non sono in contrapposizione, ma possono coesistere e integrarsi nel percorso di crescita personale. Secondo la psicologia umanistica, in particolare il pensiero di Carl Rogers (psicologo e fondatore della terapia centrata sul cliente), l’accettazione positiva incondizionata può essere una delle basi fondamentali per lo sviluppo di un sé autentico e per il benessere psicologico.
L’impatto dell’accettazione di sé sul benessere psicologico: dati e ricerche
Diversi studi hanno evidenziato che l’accettazione di sé può essere strettamente collegata a una migliore salute mentale e a una maggiore soddisfazione nella vita.
Ad esempio, secondo una ricerca pubblicata sul "Journal of Counseling Psychology", livelli più elevati di accettazione di sé sono associati a minori sintomi di ansia e depressione (MacInnes, 2006).
Inoltre, l’autoaccettazione è più strettamente legata al benessere psicologico generale e risulta particolarmente utile negli interventi clinici per problemi psicologici generali (MacInnes, 2006).
L’American Psychological Association sottolinea inoltre che l’accettazione di sé può rappresentare un fattore protettivo contro lo sviluppo di disturbi psicologici e favorire la resilienza di fronte alle difficoltà quotidiane. Questi dati suggeriscono che lavorare sull’accettazione di sé non solo può migliorare il rapporto con se stessi, ma può anche avere effetti positivi sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di affrontare lo stress.
Le conseguenze della mancata accettazione di sé
Quando fatichiamo ad accettare noi stessi, possono emergere diverse difficoltà emotive e relazionali che incidono profondamente sul nostro benessere. La mancata accettazione di sé può manifestarsi attraverso una bassa autostima, che si traduce nel sentirsi costantemente inadeguati o non all’altezza delle proprie aspettative o di quelle degli altri.
Spesso si accompagna a un’autocritica eccessiva, caratterizzata da un dialogo interno severo che porta a giudicarsi duramente per ogni errore o imperfezione. Questi vissuti possono complicare le relazioni interpersonali, poiché si tende a proiettare sugli altri le parti di sé che non si accettano, generando incomprensioni o conflitti.
Inoltre, la letteratura scientifica evidenzia che la scarsa accettazione di sé è spesso associata a una maggiore vulnerabilità a disturbi dell’umore come ansia e depressione (MacBeth & Gumley, 2012). . Riconoscere queste conseguenze può essere il primo passo per comprendere l’importanza di un percorso di accettazione di sé e per motivarsi a intraprenderlo con maggiore consapevolezza.

Modelli psicologici sull’accettazione di sé
L’accettazione di sé è stata approfondita da diversi modelli psicologici che ne hanno evidenziato il ruolo centrale nel benessere individuale. Tra i più rilevanti troviamo la teoria dell’autostima di Morris Rosenberg, che sottolinea come l’autostima sia strettamente legata alla capacità di accettare se stessi, riconoscendo sia i propri punti di forza che le aree di miglioramento. Inoltre, ricerche hanno dimostrato che l’accettazione di sé risulta particolarmente significativa e utile per le persone con bassa autovalutazione, confermando il suo ruolo di adattamento psicologico in questi casi (Ueda, 1996). Nell’ambito della psicologia umanistica, Abraham Maslow ha evidenziato che l’autorealizzazione si raggiunge solo quando si è in grado di accettare pienamente la propria unicità e autenticità. Infine, secondo il modello dell’autocompassione di Kristin Neff, l’accettazione di sé può essere facilitata da un atteggiamento di gentilezza verso se stessi, soprattutto nei momenti di difficoltà o fallimento. Questi modelli offrono prospettive diverse ma complementari, aiutando a comprendere come l’accettazione di sé sia un processo complesso e multidimensionale.
Strategie pratiche per coltivare l’accettazione di sé
Oltre alla riflessione personale, esistono alcune strategie pratiche che possono favorire il percorso di accettazione di sé:
- Esercizi di autocompassione: dedicare alcuni minuti al giorno a rivolgersi parole gentili, come si farebbe con un amico in difficoltà, può aiutare a ridurre l’autocritica e a sviluppare un atteggiamento più accogliente verso se stessi.
- Mindfulness: praticare la consapevolezza del momento presente, senza giudizio, può permettere di osservare pensieri ed emozioni senza identificarvisi o respingerli. Secondo uno studio di Tang, Hölzel & Posner (2015), la mindfulness è spesso associata all’accettazione di sé e al benessere psicologico.
- Tecniche di autoperdono: imparare a perdonarsi per errori passati, riconoscendo che l’imperfezione fa parte dell’esperienza umana, può contribuire ad alleggerire il peso dei sensi di colpa e favorire una maggiore serenità interiore.
- Scrittura riflessiva: tenere un diario in cui annotare pensieri, emozioni e progressi nel percorso di accettazione può contribuire a prendere consapevolezza dei propri cambiamenti e a consolidare nuove abitudini mentali.
Sperimentare queste strategie con costanza può rendere più accessibile e concreto il cammino verso una maggiore accettazione di sé.
Verso un percorso di accoglienza
Ecco alcuni spunti di riflessione che possono aiutarci nel percorso di accettazione di noi stessi:
- ascoltare se stessi: l’ascolto di sé non è così scontato. A volte possiamo non prestare attenzione a quello che proviamo o che vorremmo, magari per cercare di accontentare gli altri;
- la tendenza a giudicare se stessi: è importante prestare attenzione ai giudizi e alle critiche che rivolgiamo a noi stessi. Un atteggiamento giudicante e ipercritico può rendere difficile un percorso di accettazione. Ogni azione o comportamento rischia di essere vissuto come un errore. L’invito è quello di guardare con più delicatezza anche i nostri sbagli;
- evitare i confronti con gli altri: il confronto tende ad allontanarci da noi stessi e spesso ci porta a paragonarci a persone considerate ideali. Questo meccanismo può indurci a generalizzare, portandoci a pensare che tutte, o la maggior parte delle persone, siano così, alimentando sentimenti di inadeguatezza. Inoltre, è stato dimostrato che una minore accettazione di sé e un maggiore confronto sociale sono associati a livelli più elevati di depressione e ansia negli adolescenti (Ruan et al., 2023). Di conseguenza, il confronto con gli altri non solo ci fa sentire sbagliati, ma può anche avere un impatto negativo sul nostro benessere psicologico.
In alcune situazioni può essere utile chiedere una consulenza psicologica per capire quali possono essere delle strategie utili in questo percorso di crescita.
Se senti che accogliere te stesso è un percorso complesso e desideri essere accompagnato da un professionista, Unobravo può aiutarti a trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze. Inizia il questionario e fai il primo passo verso una maggiore accettazione di te stesso.






