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Lamotrigina: usi nel disturbo bipolare, effetti collaterali e psicoterapia

Lamotrigina: usi nel disturbo bipolare, effetti collaterali e psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
5.8.2026
Lamotrigina: usi nel disturbo bipolare, effetti collaterali e psicoterapia
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La lamotrigina è un antiepilettico che nel tempo ha trovato impiego anche come stabilizzatore dell'umore. In Italia è il principio attivo di Lamictal e di diverse versioni generiche, prescritti sia nell'epilessia sia nella prevenzione degli episodi depressivi del disturbo bipolare di tipo I.

Che tu ne abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia solo capirne di più, in questa pagina vediamo di che classe fa parte la lamotrigina, come agisce e per quali disturbi è indicata, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.

Di che classe fa parte la lamotrigina e con quali nomi è in commercio

La lamotrigina appartiene alla classe degli antiepilettici, farmaci nati per l'epilessia e poi rivelatisi utili in altri ambiti clinici. Dal punto di vista molecolare è un derivato della feniltriazina, una struttura che la distingue dagli altri stabilizzatori come il litio e il valproato.

È inclusa nella lista dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, a testimonianza dell'importanza che le viene riconosciuta a livello globale. In Italia è dispensabile con ricetta medica ripetibile, quindi il medico può prescriverla per più cicli senza bisogno di una nuova prescrizione ogni volta.

Lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi. Il più noto è Lamictal, affiancato da varie formulazioni generiche:

  • Amaless,
  • Lamotrigina DOC,
  • Lamotrigina EG,
  • Lamotrigina Sandoz.

Tutte le formulazioni si presentano come compresse dispersibili per uso orale, che possono essere sciolte in acqua per facilitarne l'assunzione.

Come funziona e per cosa si usa Lamotrigina

La lamotrigina agisce sul cervello attraverso più meccanismi interconnessi. L'effetto principale riguarda i canali del sodio voltaggio-dipendenti, che il farmaco blocca in modo selettivo, riducendo le scariche elettriche anomale ad alta frequenza alla base delle crisi epilettiche e, probabilmente, di alcune manifestazioni del disturbo bipolare.

A questo si associa un'inibizione del rilascio di glutammato e aspartato, i principali neurotrasmettitori eccitatori del sistema nervoso centrale. Il farmaco influenza inoltre il sistema serotoninergico, e si ritiene che questo contribuisca al suo lieve effetto antidepressivo, un tratto raro tra gli stabilizzatori dell'umore.

Va detto con onestà che il meccanismo d'azione specifico nel disturbo bipolare non è ancora del tutto chiarito. Le evidenze suggeriscono che l'insieme di questi effetti concorra alla stabilizzazione dell'umore, ma la ricerca è ancora in corso.

Le indicazioni terapeutiche approvate in Europa da EMA e AIFA sono:

  • il trattamento delle crisi parziali, delle crisi tonico-cloniche generalizzate e delle crisi associate alla sindrome di Lennox-Gastaut, una forma grave di epilessia,
  • la prevenzione degli episodi depressivi nel disturbo bipolare di tipo I negli adulti dai 18 anni, in monoterapia o in associazione ad altri farmaci.

Su questo punto è bene essere chiari, perché l'indicazione riguarda la prevenzione degli episodi depressivi nel disturbo bipolare a prevalenza depressiva. Non è dimostrato che la lamotrigina prevenga gli episodi maniacali, e attendersi questo effetto può portare a non ricevere la protezione necessaria. A conferma della solidità dell'impiego nell'epilessia, le linee guida dell'OMS aggiornate nel 2023 la raccomandano come trattamento di prima scelta per le crisi a esordio generalizzato (WHO, 2023).

Per quanto riguarda l'uso pediatrico, la lamotrigina è indicata per l'epilessia a partire dai 2 anni in terapia combinata e per le assenze tipiche, mentre nel disturbo bipolare non è indicata sotto i 18 anni. In caso di dubbi su un minore, il confronto con lo specialista è il passo più importante.

Questo farmaco richiede infine una titolazione graduale della dose, cioè un aumento lento e progressivo per ridurre il rischio di effetti collaterali. Per questo l'effetto pieno può richiedere diverse settimane, e non è un segnale che non funzioni, ma il tempo necessario perché agisca in sicurezza.

Primo piano di mani che tengono uno smartphone sopra un laptop, con caffè e piante su una scrivania in legno.
Jakub Zerdzicki – Pexels

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

La lamotrigina è un farmaco efficace, ma come tutti i medicinali richiede attenzione. La controindicazione assoluta riguarda le persone con ipersensibilità nota alla molecola o a uno qualsiasi degli eccipienti presenti nella formulazione.

Altre situazioni richiedono più attenzione. Chi ha avuto reazioni cutanee gravi da lamotrigina o altri antiepilettici, meningite asettica, o una sindrome di Brugada o altre patologie cardiache, dovrebbe parlarne con lo specialista prima di iniziare.

Anche l'insufficienza renale o epatica può richiedere un aggiustamento della dose.

Per quanto riguarda la gravidanza, le evidenze segnalano un possibile aumento del rischio di labiopalatoschisi, soprattutto nel primo trimestre.

Resta comunque uno dei farmaci più sicuri in questa fase, e le linee guida OMS la raccomandano come prima scelta per le donne in età fertile con epilessia (WHO, 2023).

La decisione di assumerla o sospenderla va comunque sempre presa insieme al medico, dopo aver valutato rischi e benefici. In gravidanza è generalmente consigliata l'integrazione con acido folico e può essere utile monitorare i livelli del farmaco nel sangue. Alcune precauzioni valgono per la vita di tutti i giorni:

  • Allattamento: il principio attivo passa nel latte materno, quindi si preferisce la monoterapia alla dose minima efficace, osservando il neonato.
  • Guida e macchinari: possono comparire capogiri e visione doppia o offuscata, perciò è prudente evitarli se si avvertono questi disturbi.
  • Anziani: si raccomanda una titolazione particolarmente graduale.
  • Alcol: è bene evitarlo durante la terapia, perché può potenziare gli effetti sedativi.

Tra le reazioni più serie ci sono quelle cutanee gravi, come la sindrome di Stevens-Johnson, la necrolisi epidermica tossica e la sindrome DRESS. Il rischio è maggiore nelle prime otto settimane di terapia, con aumenti di dose troppo rapidi o in associazione al valproato (Saxena et al., 2023). I segnali a cui prestare attenzione includono:

  • eruzioni cutanee diffuse, vescicole o ulcere alle mucose,
  • febbre e gonfiore dei linfonodi,
  • edema del viso.

Se compaiono questi sintomi, è importante contattare il medico senza aspettare. Una reazione rara ma molto grave è la linfoistiocitosi emofagocitica, in cui il sistema immunitario si attiva in modo anomalo, e qualsiasi sintomo insolito accompagnato da febbre persistente va riferito subito.

Come con altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, nelle prime fasi del trattamento possono inoltre emergere pensieri autolesionistici o suicidari, poco frequenti ma da segnalare tempestivamente al medico o allo psichiatra. Qualsiasi modifica alla dose o alla terapia deve avvenire sempre sotto supervisione medica, mai in autonomia.

Effetti indesiderati

Come tutti i farmaci, la lamotrigina può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Gli effetti più frequenti tendono a presentarsi soprattutto nelle prime settimane e spesso si attenuano con il tempo, man mano che l'organismo si adatta. Tra i più comuni troviamo:

  • eruzioni cutanee, mal di testa, sonnolenza, stanchezza,
  • insonnia, irritabilità, aggressività, agitazione, tremori,
  • secchezza della bocca, nausea, vomito, diarrea,
  • dolori articolari, dolori generalizzati, mal di schiena.

Se questi disturbi non migliorano nelle prime settimane o tendono a peggiorare, è importante parlarne con il medico per valutare insieme se modificare la terapia. Tra gli effetti non comuni o rari, segnalati in una minoranza di persone, rientrano:

  • visione offuscata o doppia, nistagmo (movimenti involontari degli occhi), atassia (difficoltà di coordinazione),
  • assottigliamento o perdita dei capelli, congiuntivite.

In casi molto rari possono verificarsi effetti gravi, che richiedono attenzione immediata:

  • reazioni cutanee severe come la necrolisi epidermica tossica o la sindrome DRESS, che coinvolge più organi,
  • linfoistiocitosi emofagocitica, con attivazione eccessiva del sistema immunitario,
  • alterazioni della funzionalità epatica o, nei casi più seri, insufficienza epatica,
  • alterazioni del sangue come anemia, leucopenia, trombocitopenia, agranulocitosi o pancitopenia,
  • sintomi neuropsichiatrici come allucinazioni, confusione, tic o un aumento della frequenza delle crisi.

Un aspetto che può sorprendere è che il farmaco, in alcune persone, può inizialmente provocare ansia, insonnia o agitazione. In questa situazione la cosa più importante è non interrompere la terapia di propria iniziativa, ma parlarne con il medico, che potrà valutare come procedere.

Sul tema della sospensione vale una distinzione importante. La lamotrigina non è associata a dipendenza fisica o psicologica nel senso in cui se ne parla per sostanze come oppioidi o benzodiazepine, perché non provoca craving né una sindrome da astinenza vera e propria.

Nel disturbo bipolare, a differenza dell'epilessia, l'interruzione non richiede necessariamente una riduzione graduale sul piano fisico, ma va sempre concordata con il medico, perché il rischio principale è una ricaduta dell'umore.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

Quando si assume la lamotrigina, uno degli aspetti da non trascurare riguarda le possibili interazioni con altre sostanze. Conviene informare sempre il medico di tutto ciò che si sta assumendo, compresi integratori, prodotti fitoterapici e medicinali da banco, perché anche sostanze comuni possono modificare il modo in cui il farmaco agisce. Le interazioni più rilevanti da conoscere sono:

  • Antiepilettici induttori enzimatici, come la carbamazepina (commercializzata come Tegretol), la fenitoina, il fenobarbital e il primidone: possono ridurre i livelli di lamotrigina del 40-50%.
  • Valproato (acido valproico, commercializzato come Depakin): aumenta le concentrazioni di lamotrigina, ne prolunga l'emivita e accresce il rischio di reazioni cutanee.
  • Contraccettivi ormonali con estrogeni: possono dimezzare i livelli di lamotrigina, mentre l'interruzione, anche solo nella settimana di pausa, può innalzarli fino a range potenzialmente tossici.
  • Antidepressivi SSRI come escitalopram e sertralina: sono stati segnalati casi di mioclono, cioè contrazioni muscolari involontarie.
  • Rifampicina e antivirali per l'HIV: possibile un'interazione rilevante, da valutare con il medico.
  • Alcol: da evitare, perché può potenziare gli effetti sedativi.

Altri farmaci, come pregabalin, gabapentin, topiramato, litio, olanzapina e aripiprazolo, possono richiedere un aggiustamento della dose. La lamotrigina può inoltre dare falsi positivi ai test di screening per la fenciclidina (PCP), perciò è utile informare il laboratorio del farmaco assunto.

Sovradosaggio

In caso di sovradosaggio i sintomi possono includere nistagmo, atassia, alterazioni del ritmo cardiaco, perdita di coscienza, convulsioni e, nei casi più gravi, coma. Se si sospetta un sovradosaggio, proprio o di qualcun altro, è necessario chiamare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino, portando con sé la confezione del medicinale per aiutare il personale sanitario a intervenire nel modo più appropriato.

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Benjamin White – Pexels

Lamotrigina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaci e psicoterapia non sono in competizione, e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza nel lungo periodo. Sono strumenti diversi, ciascuno con il proprio contributo. Se stai già assumendo la lamotrigina, un percorso psicoterapeutico può offrirti uno spazio per elaborare molto più dell'effetto del farmaco, come la paura delle ricadute depressive, l'ansia legata alla terapia, le difficoltà relazionali e il peso dello stigma che ancora circonda l'uso di psicofarmaci.

Se invece stai già seguendo un percorso psicologico, il supporto farmacologico, quando indicato dal medico, aiuta a stabilizzare l'umore: questo rende il lavoro terapeutico più accessibile, specialmente quando l'intensità emotiva è elevata.

Convivere a lungo con una terapia richiede un'elaborazione psicologica, e costruire strategie di adattamento o coinvolgere partner e familiari sono obiettivi su cui la psicoterapia può lavorare, spesso con approcci come la terapia cognitivo-comportamentale.

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FAQ

Agisce principalmente bloccando i canali del sodio voltaggio-dipendenti e riducendo il rilascio di glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio. Il meccanismo preciso con cui questo si traduca in stabilizzazione dell'umore nel disturbo bipolare non è ancora del tutto chiarito dalla ricerca.
È un antiepilettico usato per trattare le crisi epilettiche e per prevenire gli episodi depressivi nel disturbo bipolare di tipo I negli adulti. Non è dimostrato che prevenga gli episodi maniacali.
La lamotrigina richiede una titolazione graduale, con aumenti lenti e progressivi, e l'effetto terapeutico pieno può richiedere diverse settimane. Sentirsi ancora instabili nelle prime fasi è comune e non significa che il farmaco sia inefficace.
Sì, in rari casi può causare reazioni cutanee gravi come la sindrome di Stevens-Johnson, la necrolisi epidermica tossica e la sindrome DRESS. Il rischio è maggiore nelle prime otto settimane, con aumenti di dose troppo rapidi o in associazione al valproato, perciò eruzioni diffuse, febbre o ulcere alle mucose richiedono un contatto immediato con il medico.
Sì, i contraccettivi contenenti estrogeni possono dimezzare i livelli di lamotrigina, mentre la sospensione temporanea della pillola può innalzarli fino a range potenzialmente tossici. Il medico può consigliare alternative contraccettive o un aggiustamento della dose, mentre i progestinici da soli non sembrano avere interazioni rilevanti.
Nel disturbo bipolare l'interruzione brusca può favorire una ricaduta dell'umore, mentre nell'epilessia può aumentare il rischio di crisi. La lamotrigina non crea dipendenza fisica, ma qualsiasi modifica alla terapia va concordata con il medico e fatta con gradualità.
È considerata uno dei farmaci antiepilettici più sicuri in gravidanza e le linee guida OMS la raccomandano come prima scelta per le donne in età fertile con epilessia. Esiste però un possibile aumento del rischio di labiopalatoschisi nel primo trimestre, quindi la decisione di continuare o sospendere va sempre presa con il medico.
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