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L’approccio EMDR nella psiconcologia

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Redazione
Unobravo
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Come dimostrato da un elevato numero di pubblicazioni sull’applicazione nei traumi e nelle psicoterapie, la tecnica EMDR risulta efficacie anche nel campo della psiconcologia, entrando a far parte di un approccio integrato utilizzato col paziente oncologico.


Negli ultimi anni è cresciuta l’esigenza di creare un modello integrativo di trattamento, capace di coniugare diverse tecniche e protocolli, con lo scopo di potenziare l’efficacia degli interventi già esistenti. Ad oggi, l’efficacia dell’EMDR è riconosciuta da diverse organizzazioni come l’OMS che, nel 2013, l’ha decretata trattamento di elezione per le vittime di traumi.


Le conseguenze di una diagnosi di cancro

A livello psicologico, la diagnosi di un tumore può compromettere il delicato equilibrio psico-fisico della persona. Il termine cancro infatti viene associato a gravità e morte, suscitando vissuti di sofferenza e paura. Chi riceve questa diagnosi è definito traumatizzato, perché oltre ad avere una “ferita” di tipo fisico, si aggiungono gli effetti dell’urto di uno shock violento su tutto l’organismo. Al momento della diagnosi infatti il paziente sperimenta un forte senso di:

  • impotenza;
  • paura; 
  • angoscia;
  • disperazione;
  • rabbia;
  • confusione.

Il termine trauma, infatti, viene utilizzato anche per indicare la sopraffazione del soggetto da parte di uno stimolo eccessivo che lo rende privo di difese e incapace di reagire.


L’EMDR e il cancro

L’intervento EMDR per il cancro si struttura sulle 7 fasi che la persona affetta da tumore può dover affrontare nel corso della malattia:

1) Screening

L’esperienza del paziente oncologico è quella di allarme, quindi sperimenta ansia e mette in atto comportamenti tramite i quali minimizza o nega la propria condizione;

2) Diagnosi e piano di trattamento

Il paziente entra in una reazione depressiva. Il terapeuta ricerca informazioni utili e individua le reti di supporto quindi, nella pratica EMDR installa il “posto sicuro” e identifica risorse interne ed esterne;

3) L’intervento chirurgico

Il paziente si muove per affrontare gli effetti collaterali della terapia e tutto il loro carico emotivo negativo;

4)Terapia aggiuntiva

Durante questa fase, la terapia che subentra dopo l’intervento chirurgico può far sentire il paziente come se il corpo, il tempo e la vita non gli appartenessero. Anche la psicoterapia, in questa fase può subire delle ricadute;

5) Remissione e follow up

Le modalità con cui le persone reagiscono ad un ritorno alla “normalità” sono diverse e influenzate dallo stile di coping, di fronteggiamento, adottato da ciascuno;

6) La recidiva

Si tratta di uno stadio particolarmente traumatico per il paziente, perché diviene consapevole che la cura non ha funzionato. Il lavoro orientato alle risorse deve essere ampliato, per permettere alla persona di avere gli strumenti per fronteggiare nuove sfide;

7) Accompagnamento alla morte

Il trattamento EMDR può intervenire aggiungendosi alle cure palliative per affrontare i timori specifici di questa fase quali paura di soffrire e morire soli, oppure può aiutare il paziente a facilitare la risoluzione di esperienze irrisolte.

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Il ruolo del terapeuta

La raccolta di informazioni si deve focalizzare anche sulle attuali condizioni di vita del paziente e tenere in considerazione aspetti come quello del dolore o del timore della malattia. Durante tutto il percorso, occorre costruire con la persona un clima di fiducia. Il terapeuta farà particolare riferimento ai traumi irrisolti che consentono di collegare il disagio attuale alle esperienze pregresse.

Le fasi del lavoro

Il terapeuta EMDR arriva a comprendere come il paziente vorrebbe pensarsi, sentirsi e agire in futuro. Chiede al paziente di pensare al momento che rappresenta il ricordo traumatico e di identificare, nel momento presente, l’immagine peggiore di quel ricordo e di riferire ciò che vede, pensa e sente ora.


Il paziente viene condotto ad indagare la Cognizione Negativa, cioè l’autoaffermazione negativa che è legata all’evento traumatico e la Cognizione Positiva, cioè la verbalizzazione dello stato desiderato. Dopo l’individuazione delle cognizioni positive e negative, viene chiesto di identificare e misurare l’emozione negativa e localizzare le sensazioni fisiche che prova nel momento presente. In questa fase possono emergere emozioni intense, come:

  • esperienze di dolore;
  • angoscia;
  • timore e paura della morte.

Per questo è importante che il terapeuta sia una buona base sicura per il paziente.


Dopo questa fase, il terapeuta procede alla verifica di quanto rimane persistente il disagio e la cognizione negativa sperimentati dal paziente rispetto al ricordo originale, e successivamente installa la cognizione positiva. In seguito chiede al paziente, utilizzando la “scansione corporea”, se ci sono ancora delle sensazioni fisiche disturbanti a livello somatico.

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Obiettivi e aree di intervento

È importante fornire al paziente sia una psicoeducazione alla gestione del dolore e alle sue emozioni, che un ventaglio di strumenti utili per  il lavoro di elaborazione del materiale traumatico.

Un’altra area di intervento consiste nel rinforzo di azioni e attività di auto cura, che aiutino il paziente a favorire un’adeguata osservanza e compliance ai trattamenti medici, oltre alla realizzazione di attività per il benessere e la salute personale.

Il primo obiettivo da stabilire con il paziente oncologico è il seguente: trasformare il suo ruolo da vittima di eventi incontrollabili (malattia vissuta come una condanna che viene dall’alto), a protagonista attivo della propria vita (farò tutto il possibile per vincere la malattia).


I benefici del trattamento

Al termine del trattamento, il paziente non si troverà più bloccato al momento della diagnosi e dalla paura di non farcela, ma avrà un atteggiamento più consapevole, associato alla sensazione di potercela fare.

Con l’EMDR in psicoterapia possiamo contribuire a rielaborare tutte le condizioni fonte di stress legate:

  • al presente;
  • alla malattia e alla sua gestione;
  • alla rete di sostegno che opera nei confronti del paziente;
  • agli eventi traumatici relativi alla sua storia personale.

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