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5
minuti di lettura

Diagnosi di tumore al seno: aspetti psicologici

Diagnosi di tumore al seno: aspetti psicologici
Enrico Reatini
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
20.2.2026
Diagnosi di tumore al seno: aspetti psicologici
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Quando la vita prende una piega inaspettata, i nostri piani possono interrompersi bruscamente, portando con sé un'ondata di incertezza, paura e preoccupazione. In questo senso, ricevere la diagnosi di un tumore può rappresentare un momento in cui pensare di poter riorganizzare la propria vita risulta estremamente complesso.

In questa cornice, il cancro al seno, una delle forme più comuni di tumore tra le donne, non solo influisce sulla salute fisica, ma può avere anche un impatto significativo sulla sfera emotiva e psicologica di chi riceve la diagnosi.

Ricevere la diagnosi di tumore al seno

La diagnosi e le terapie relative al tumore al seno possono suscitare una serie di reazioni emotive intense, tra cui paura, ansia e depressione, che possono perdurare anche dopo la fine del trattamento e portare a un peggioramento della qualità della vita.

Tale impatto psicologico è evidente da numerosi studi che hanno esplorato le esperienze delle pazienti e le loro sfide emotive durante e dopo il percorso terapeutico.

Le donne a cui viene diagnosticato un tumore al seno possono sentirsi sopraffatte dalla paura del futuro, dalle preoccupazioni relative ai trattamenti invasivi e dalla possibile alterazione dell'immagine corporea.

Una pubblicazione della University of Vermont (Compas et al., 2002) sottolinea che le donne con cancro al seno spesso riportano livelli elevati di stress e sintomi depressivi durante e dopo il trattamento, con un impatto significativo sul loro benessere complessivo.

Gli autori, in parallelo, evidenziano che il supporto psicosociale rappresenta per le pazienti una risorsa fondamentale. Adeguate risorse psicosociali possono infatti fare una differenza sostanziale nel loro percorso di adattamento e nel tutelare la qualità della loro vita.

Il ruolo della psiconcologia

In questo contesto, la psiconcologia emerge come una disciplina che può offrire un aiuto concreto. La psiconcologia si occupa, infatti, di comprendere e gestire le sfide emotive legate al cancro, fornendo supporto psicologico e facilitando lo sviluppo di strategie di coping efficaci.

Interventi psico-oncologici possono aiutare le pazienti a ridurre i sintomi, migliorare la qualità della propria vita, sostenere una riorganizzazione positiva della loro quotidianità nonostante le difficoltà e facilitare l’adesione ai trattamenti.

In altre parole, come sottolineato da Jassim e colleghi (2023), la psiconcologia mira a migliorare il benessere psicologico e a favorire una migliore capacità di fronteggiare le sfide della malattia.

Liza Summer - Pexels

Dati epidemiologici e impatto psicologico: una panoramica quantitativa

Ricevere una diagnosi di tumore al seno rappresenta un evento che coinvolge profondamente la sfera psicologica. Secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), il tumore al seno è la neoplasia più frequente tra le donne in Italia, con circa 55.900 nuove diagnosi stimate nel 2023.

L’impatto psicologico è significativo: studi recenti indicano che tra il 15% e il 50% delle pazienti con tumore al seno presenta sintomi di ansia o depressione, condizioni che possono incidere negativamente sulla qualità della vita e sull’aderenza ai trattamenti (Capoccia et al., 2015) . Fino al 40% delle donne con tumore al seno sviluppa sintomi di ansia clinicamente rilevanti, mentre circa il 20-25% manifesta sintomi depressivi durante il percorso di cura (Jassim et al., 2023). Inoltre, la prevalenza di sintomi da stress post-traumatico può raggiungere il 10-20% nei primi mesi dopo la diagnosi (Cook et al., 2015). Questi dati sottolineano quanto sia importante riconoscere e affrontare tempestivamente le reazioni emotive, per prevenire un peggioramento della qualità della vita e favorire un migliore adattamento alla malattia.

Tumore al seno: dopo la diagnosi

Il modo in cui le persone si approcciano a una diagnosi è influenzato da molti fattori come la personalità, il supporto familiare e sociale, la propria storia personale, la storia con la malattia, le storie con le quali si è venuti a contatto e le caratteristiche specifiche del tumore.

Ogni vissuto è unico e, proprio per questo, non esistono reazioni giuste o sbagliate. Tuttavia, ci sono risposte comuni che molti pazienti sperimentano di fronte a una diagnosi di tumore. Come riportato anche sul sito dell'AIRC, secondo il resoconto di alcune pazienti è frequente provare shock, paura e una forte sensazione di perdita di controllo subito dopo la diagnosi.

Inizialmente, la paura della morte è spesso dominante, anche se oggi esistono numerose opzioni di trattamento che migliorano le possibilità di cura. Con il passare del tempo, però, le pazienti cominciano a preoccuparsi anche di altri aspetti: il dolore, i cambiamenti fisici causati dalla malattia o dalle terapie e l'impatto che tutto questo avrà sulla loro vita quotidiana, sociale e lavorativa.

Le percezioni e le emozioni individuali possono evolvere da incredulità e paura a sentimenti di rabbia, ansia o isolamento, fino a quando non si raggiunge una fase di accettazione. È in questo momento che le persone iniziano ad affrontare con più razionalità la situazione, cercando modi per convivere con la nuova realtà.

Tumore, ansia e depressione

Non tutti i percorsi seguono le stesse tappe o sono vissuti nello stesso modo. Uno studio condotto da Graça Cardoso e colleghi (2015), pubblicato sulla rivista scientifica Psychology, health & medicine offre ulteriori spunti in questo senso.

La ricerca ha analizzato i sintomi di depressione e ansia in 270 pazienti diagnosticati con cancro prima dell'inizio della chemioterapia, rivelando che il 30% dei pazienti presentava punteggi elevati di ansia e il 24,1% punteggi elevati di depressione.

Nello stesso anno, un altro studio (Cook et al., 2015) ha approfondito un aspetto cruciale di questo dato: il ruolo delle credenze metacognitive nel mantenere e aggravare il distress emotivo.

Questo studio, pubblicato su Health Psychology, ha esaminato in particolare il legame tra le credenze metacognitive disfunzionali, cioè quelle convinzioni che influenzano negativamente il modo in cui le persone gestiscono pensieri ed emozioni, e i sintomi di ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress (PTSD) nei pazienti oncologici.

Cosa accade dopo la guarigione?

La ricerca ha coinvolto oltre duecento pazienti con diagnosi recente di tumore al seno o alla prostata, evidenziando che coloro che continuano a preoccuparsi in modo ossessivo della propria malattia o delle possibili conseguenze future tendono a manifestare sintomi di ansia e depressione più intensi. Inoltre, è stato osservato che le pazienti che sviluppano uno stato depressivo spesso evitano trattamenti invasivi o si sottopongono meno frequentemente ai controlli di routine, e possono mostrare una maggiore difficoltà nel mantenere stili di vita salutari (Capoccia et al., 2015) .

Thirdman - Pexels

Una delle scoperte più rilevanti di questo studio è stata l'identificazione del ruolo della preoccupazione come mediatore. Le persone che sviluppano una convinzione che le preoccupazioni siano fuori dal loro controllo, tendono infatti a rimanere bloccate in uno stato di allerta costante, rendendo difficile l'elaborazione e l'accettazione della malattia.

Questo contesto di distress emotivo, tuttavia, non esclude la possibilità di un'esperienza positiva emergente, nota come crescita post-traumatica. Questa terminologia si riferisce al fenomeno attraverso il quale le persone, nonostante le difficoltà e i traumi vissuti, riescono a trovare significati nuovi e positivi nella loro vita.

A sviluppare questo concetto sono stati gli autori Tedeschi e Calhoun (2004), partendo dall’idea centrale che i traumi possono portare a una ristrutturazione della vita e della percezione di sé, generando una nuova forza interiore e un senso di gratitudine che contribuiscono a una qualità di vita migliorata nonostante le avversità.

Il supporto psicologico durante il trattamento

Affrontare una diagnosi di cancro al seno e i trattamenti successivi rappresenta una sfida complessa e stressante, con un impatto significativo sul benessere psicologico dei pazienti.

In questo contesto, un appropriato supporto sociale e psicologico risulta fondamentale.

Una recente rassegna della letteratura (Hulbert-Williams et al., 2018) ha esaminato l'efficacia di vari approcci per i pazienti oncologici. La revisione della letteratura ha evidenziato che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) continua a essere uno degli approcci più efficaci per il supporto psicologico nel contesto oncologico.

Lo studio ha anche messo in luce risultati promettenti di nuovi approcci, come la Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e la terapia metacognitiva. Allo stesso modo, sono emersi risultati sui benefici della mindfulness, sebbene la sua efficacia in questo contesto vada ulteriormente testata.

Indipendentemente dal tipo di trattamento, è importante sottolineare come, in una situazione emotivamente molto significativa, risulti fondamentale poter accedere al maggior numero di strategie di fronteggiamento possibile.

Nello studio dal titolo Coping strategies, quality of life and pain in women with breast cancer (Khalili et al., 2013) vengono offerti importanti spunti su come le donne con cancro al seno affrontano il trattamento e come ciò influisca sulla loro qualità della vita e sul dolore che percepiscono.

La ricerca permette di osservare che le donne che adottano strategie focalizzate sul fronteggiamento dei problemi, come l’accettazione e la pianificazione, tendono a sperimentare una qualità della vita migliore. Per esempio, accettare la malattia e pianificare in anticipo come gestire le sfide quotidiane legate al dolore, aiuta a ridurre lo stress e a migliorare l’adattamento alla condizione.

Thirdman - Pexels

Una recente ricerca (Samami et al., 2020) ha esplorato l'efficacia di un programma di supporto specifico nel migliorare le strategie di coping e ridurre lo stress nelle donne diagnosticate con tumore al seno.

Lo studio ha coinvolto 60 donne, divise in due gruppi: un gruppo di intervento, sottoposto a educazione sul tumore al seno, rilassamento muscolare progressivo, gestione dello stress, strategie di coping emotivo e risoluzione dei problemi, e un gruppo di controllo che non è stato coinvolto in programmi di supporto.

Alla fine del protocollo di intervento, il gruppo di intervento ha mostrato un incremento significativo nelle strategie di coping orientate alla risoluzione dei problemi e una riduzione dei livelli di stress rispetto al gruppo di controllo.

Il ruolo del supporto psicologico nelle Breast Unit

Le Breast Unit sono centri multidisciplinari specializzati nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno, in cui il supporto psicologico può essere parte integrante del percorso di cura. All’interno di queste strutture, la presenza di psicologi esperti in psiconcologia consente di offrire un sostegno personalizzato alle pazienti e ai loro familiari.

Il supporto psicologico nelle Breast Unit si concretizza attraverso:

  • Colloqui individuali: permettono di esplorare le emozioni legate alla diagnosi, ai trattamenti e ai cambiamenti corporei, aiutando la paziente a sviluppare strategie di adattamento.
  • Gruppi di sostegno: favoriscono la condivisione delle esperienze tra donne che vivono situazioni simili, riducendo il senso di isolamento e promuovendo la resilienza.
  • Interventi psicoeducativi: forniscono informazioni chiare e strumenti pratici per gestire ansia, paura e incertezza.

Secondo una revisione sistematica pubblicata sulla Cochrane Database of Systematic Reviews, l’integrazione del supporto psicologico nelle Breast Unit può contribuire a ridurre i sintomi di ansia e depressione, migliorare l’aderenza ai trattamenti e favorire una migliore qualità della vita durante tutto il percorso di cura (Jassim et al., 2023) . Inoltre, affrontare in modo specifico i sintomi psicologici non solo migliora ulteriormente l’aderenza ai trattamenti, ma ha anche un impatto positivo sugli esiti legati alla malattia, sui sintomi psicologici stessi e sulla qualità della vita delle pazienti (Penberthy et al., 2023) .

Strategie di coping e tecniche di gestione emotiva: alcuni strumenti pratici

Affrontare il tumore al seno può richiedere di sviluppare nuove strategie per gestire le emozioni e le difficoltà quotidiane. Le tecniche di coping e di gestione emotiva possono essere apprese e rafforzate con il supporto di uno psicologo.

Ecco alcune strategie pratiche che possono aiutare:

  • Mindfulness: praticare la consapevolezza del momento presente aiuta a ridurre l’ansia e a gestire i pensieri intrusivi. Esercizi semplici, come concentrarsi sul respiro per alcuni minuti al giorno, possono favorire un senso di calma.
  • Ristrutturazione cognitiva: consiste nell’imparare a riconoscere e modificare i pensieri negativi o catastrofici, sostituendoli con interpretazioni più realistiche e costruttive.
  • Tecniche di rilassamento: esercizi di rilassamento muscolare progressivo o visualizzazioni guidate possono ridurre la tensione fisica e mentale.
  • Scrittura espressiva: dedicare del tempo a scrivere le proprie emozioni e preoccupazioni può facilitare l’elaborazione dei vissuti e promuovere una maggiore consapevolezza di sé.
  • Pianificazione delle attività: organizzare la giornata con piccoli obiettivi raggiungibili aiuta a mantenere un senso di controllo e a contrastare la passività.

Queste strategie, se integrate nel percorso di cura, possono contribuire a migliorare la capacità di affrontare le sfide emotive e favorire un adattamento più sereno alla nuova realtà.

Tornare alla normalità dopo il tumore

Dopo il trattamento del tumore al seno, molte pazienti affrontano un periodo complesso caratterizzato da una grande varietà di emozioni, speranze e preoccupazioni.

Da un lato la naturale fantasia di poter ricominciare la propria vita da dove si era lasciata si scontra con una realtà differente, mentre dall’altro la preoccupazione rispetto ai futuri controlli medici può rischiare di diventare centrale.

Uno studio del 2023 (Nardin et al.), pubblicato su Frontiers in Oncology, evidenzia che il miglioramento della prognosi del cancro al seno, con tassi di sopravvivenza a 5 anni che raggiungono il 90% e a 10 anni circa l'80%, ha portato alla necessità di gestire le complicazioni a lungo termine e migliorare la qualità della vita post-trattamento.

La ricerca suggerisce che un approccio integrato, che combina supporto psicologico con interventi per la gestione dello stile di vita come l'esercizio fisico e tecniche di rilassamento, può essere particolarmente utile nel migliorare il benessere a lungo termine delle pazienti.

Tra le varie iniziative che hanno proposto l’esercizio fisico come strategia per la promozione del benessere post trattamento, troviamo il progetto ERICE/TSB (Effect and efficacy of RowIng in breast CancEr survivors/The Same Boat), del quale Unobravo è sponsor.

Nata nel 2022 grazie alla collaborazione tra l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e circoli di canottaggio come la ASD Canottieri Corgeno, l’iniziativa mira a studiare l’efficacia di un programma che combina canottaggio, camminata e lezioni online nel recupero psicofisico delle donne operate di carcinoma mammario.

In particolare, si stanno analizzando gli effetti positivi di questo approccio olistico sulla qualità della vita e sulla salute mentale e fisica delle pazienti.

cottonbro - Pexels

Il contesto sociale

Il supporto familiare può influenzare positivamente la qualità della vita delle donne con cancro al seno, mettendo in luce l'importanza di affrontare le necessità psicologiche sia delle pazienti che dei loro familiari.

La depressione è una delle comorbidità più frequenti tra le pazienti con cancro al seno. Uno studio pubblicato su Neuropsychiatric Disease and Treatment (Su et al., 2017) ha rivelato che circa l'8,33% delle pazienti soffre di disturbo depressivo maggiore.

I risultati dello studio indicano che il supporto familiare può giocare un ruolo protettivo significativo. Le pazienti che ricevono un sostegno maggiore dalla famiglia tendono ad avere un rischio minore di depressione. Questo suggerisce che un forte supporto da parte dei propri cari non solo aiuta le pazienti a essere più resilienti, ma migliora anche la gestione complessiva della malattia.

Il supporto familiare va oltre l'aspetto emotivo e comprende anche la necessità di informazioni e assistenza pratica. La rassegna della letteratura di Schmid-Büchi e colleghi (2008) ha evidenziato che, così come fanno le pazienti, anche i loro familiari affrontano sfide significative.

In particolare, le pazienti devono gestire sintomi fisici come affaticamento e cambiamenti corporei, insieme a ansia e paura della recidiva. I familiari, d'altra parte, devono far fronte allo stress e alle preoccupazioni riguardanti la condizione della paziente. Entrambi i gruppi necessitano di informazioni dettagliate e di un supporto emotivo per affrontare queste difficoltà.

Il modello di supporto familiare proposto in letteratura suggerisce l’importanza di una comunicazione aperta e onesta e di un sostegno emotivo costante. L'obiettivo è soddisfare le esigenze specifiche di ciascun membro della famiglia, migliorando così l'efficacia del trattamento e la soddisfazione complessiva.

Testimonianze e voci di esperti: il valore del supporto psicologico

Le esperienze dirette delle pazienti e le riflessioni degli esperti sottolineano quanto il supporto psicologico possa essere fondamentale nel percorso di cura del tumore al seno.

Come racconta una psicologa clinica specializzata in psiconcologia: "Spesso le pazienti arrivano in studio con un senso di smarrimento e paura. Lavorare insieme su emozioni, pensieri e strategie di adattamento permette loro di riscoprire risorse interiori che pensavano di aver perso".

Una paziente racconta: "All’inizio mi sentivo sopraffatta, ma grazie al percorso psicologico ho imparato a gestire l’ansia e a non sentirmi sola. Ho trovato uno spazio sicuro dove poter esprimere le mie paure senza essere giudicata".

Queste testimonianze evidenziano come il supporto psicologico possa rappresentare un aiuto per affrontare la malattia e un’opportunità per riscoprire la propria forza e costruire un nuovo equilibrio emotivo.

Dalla diagnosi alla guarigione

La diagnosi di un tumore richiede una fase di riorganizzazione della propria vita. Questa prospettiva ci permette di vedere il percorso di guarigione dal cancro al seno non come una battaglia contro la malattia, ma come un evento più equilibrato, seppur estremamente delicato e complesso.

Questo approccio consente di spostare l'attenzione sul benessere complessivo della persona e a mettere in luce l’importanza della cura di sé e delle relazioni personali. Non si tratta solo di una questione di recupero fisico, ma anche di benessere mentale e relazionale. In questo contesto, il supporto di un professionista della salute mentale, come quello di uno psicologo online, può fare la differenza e accompagnare la paziente lungo tutto il suo percorso di guarigione.

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