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Lutto: un processo normale che può complicarsi

Lutto: un processo normale che può complicarsi
Lutto: un processo normale che può complicarsilogo-unobravo
Anna Gualeni
Unobravo
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Servizio di psicologia online
Pubblicato il



Quasi sempre i lutti si elaborano fisiologicamente. Sono ferite che si rimarginano da sole, senza bisogno di ricorrere a rimedi esterni, quasi possono essere, ad esempio, gli psicofarmaci. Questi ultimi potrebbero mettere a tacere la sofferenza e compromettere l’espressione emozionale legata alla perdita, bloccando di fatto l’elaborazione del lutto.

La persona ha il diritto di urlare il proprio dolore e dare espressione alla propria sofferenza. Elaborare il lutto non significa cancellare il dolore ma dare significato e senso a quello che è successo, trovare nuove pagine per scrivere la storia della nostra vita, accedere ai racconti passati e alla relazione con il defunto per affrontare le questioni sospese e riformulare obiettivi di vita.


Lutto complicato

In alcune persone l’elaborazione del lutto si blocca, e la persona rimane in una fase di dolore e di stallo praticamente immodificata per anni. In questi casi si parla di lutto patologico o complicato.

I sintomi della fase acuta possono diventare così amplificati e cristallizzati da diventare invalidanti e sono:

  • profonda tristezza e crisi di pianto;
  • intensa preoccupazione associata al ricordo della persona deceduta;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disinteresse nei confronti dei rapporti sociali e delle normali attività quotidiane.


Se la persona ha difficoltà a vivere la sofferenza implicita nella perdita, se ha delle questioni irrisolte con la persona che non c’è più, se la famiglia e gli amici non riescono a sostenere il suo dolore, allora il lutto si complicherà. Le conseguenze di un lutto non elaborato avranno delle implicazioni significative nell’equilibrio psicologico della persona.


Caratteristiche del lutto complicato

Le persone che sperimentano un lutto complicato possono percepire loro stesse come intrappolate in sintomi che finiscono per diventare il punto focale della loro esistenza e che rendono difficile concentrarsi su altro, coinvolgersi in relazioni interpersonali e impegnarsi in attività potenzialmente compensatorie.

Possono percepire il proprio lutto come strano, spaventoso e perfino vergognoso, o possono pensare che la propria vita sia ormai finita e senza prospettive o che sia comunque destinata a essere accompagnata incessantemente da un dolore intenso e senza fine.

Ksenia Chernaya - Pexels

Di contro, alcuni soggetti in lutto complicato, vorrebbero che il cordoglio non avesse mai fine e pensano che ricominciare a gioire della propria vita significherebbe tradire la persona amata. La persona in lutto può finire per chiudersi in un mondo fatto:

  • di pensieri e sogni riguardanti il defunto;
  • di continue visite al cimitero;
  • di un’incessante attività di riordino di oggetti o indumenti appartenuti alla persona scomparsa;
  • di evitamento di persone solitamente vicine;
  • di rimozione di situazioni che riportano alla mente il fatto che il proprio caro non c’è più.

Quando il lutto diventa cronico

Se i sintomi del lutto complicato perdurano, finiscono per impattare significativamente sulla qualità della vita e sul funzionamento della persona in varie aree dell’esistenza, cronicizzandosi. Il lutto complicato può provocare importanti effetti anche sulla salute fisica:

  • disturbi cronici del sonno e dell’appetito;
  • mancanza di concentrazione;
  • incremento del rischio di sviluppare patologie oncologiche o cardiache, ipertensione;
  • abuso di alcol o di sostanze e comportamenti autodistruttivi, con un alto tasso di ideazione suicidaria o ripetuti tentativi di suicidio.

Alcune tipologie di lutto complicato

Il lutto complicato può manifestarsi in vari modi:

  • lutto evitato: tutto rimane tale e quale, il defunto viene idealizzato e la persona in lutto si rifiuta di dire addio al proprio caro mentre continua a provare rabbia e colpa;
  • lutto cronico: la persona si blocca in una fase dell’elaborazione del lutto, dove sofferenza e dolore sono sempre acuti. Le reazioni emotive come rancore, collera e risentimento sono intense e prolungate. Non è possibile pensare a nuovi progetti né riprendere la propria vita. Per la persona è quasi impossibile parlare del defunto;
  • lutto ritardato: eventi di perdita recenti o altri eventi riportano a galla il lutto di molti anni prima, attivando risposte eccessive;
  • lutto inibito: la persona inibisce le proprie emozioni che non vengono perciò espresse del tutto. Con il tempo può iniziare a trascurare la propria salute, ad abusare di stupefacenti, alcool o farmaci, ad avere preoccupazioni continue e pensieri di morte. Possono inoltre svilupparsi disturbi psicosomatici incluso dolore cronico e sintomatologia simile a quella del defunto.
Andrea Piacquadio - Pexels


Fattori predisponenti o che facilitano la comparsa di un lutto complicato

Tra i fattori più significativi che incidono sul lutto, che possono ritardarlo o impedirne l’elaborazione abbiamo:

  • fattori personali: persone che hanno difficoltà a esprimere e riconoscere i propri sentimenti  oppure che hanno vissuto difficoltà nella relazione con la figura scomparsa;
  • fattori familiari: la complessità della storia familiare, legami affettivi deboli o disgregati, l’esperienza di lutti ripetuti all’interno della famiglia, l’esistenza di situazioni di sofferenza quali maltrattamenti, depressione, patologie psichiatriche, somatiche o psicologiche presenti in altri componenti della famiglia;
  • fattori correlati alla natura della morte della persona significativa: quando la morte è prematura o inaspettata, il processo di adattamento è più difficile. Quando la morte è improvvisa per un trauma, un omicidio o un suicidio, il lutto è ancora più complesso. Costituiscono ulteriori fattori di rischio il non essere presenti al momento della morte, la convinzione di non essere stati abbastanza vicini e di conforto per il defunto, o dubbi circa le cure prestate;
  • fattori socio- culturali: assenza di una rete amicale, sociale e di supporto che possa sostenere la persona in lutto.


Il lutto e la famiglia

Poiché il lutto è soggettivo ma non è individuale, esso ricadrà su tutti i sistemi di relazioni toccati dalla perdita, e principalmente sul sistema familiare. La famiglia ha quindi un peso tutt’altro che irrilevante nella possibile complicazione del lutto.


Le famiglie nelle quali è difficile elaborare il lutto sono:

  • quelle in cui il silenzio è il modus operandi, dove la morte è un tabù di cui non si può parlare;
  • quelle in cui si cerca un colpevole, un capro espiatorio;
  • quelle in cui viene evitata l’intimità emotiva e le relazioni di vicinanza sono vietate perché ritenute troppo rischiose;
  • quelle in cui i membri sono convinti che tutto deve continuare come prima, come se quel fatto non fosse mai accaduto;
  • quelle in cui la perdita produce caos e disorganizzazione;
  • quelle in cui tutto deve essere perfetto e fanno predominare la razionalizzazione.
Ivan Samkov - Pexels


L’elaborazione del lutto, attraverso l’attenzione e la consolazione reciproca, procederà bene in quelle famiglie dove vi è aperta e sincera condivisione di sentimenti, nelle quali sono tollerati sia i sentimenti positivi che quelli negativi, dove l’intimità viene vissuta e il distress condiviso. 


Riportando le parole dello psichiatra e psicoterapeuta Antonello D’Elia:

 “Il processo del lutto si arresta laddove è assente una consapevolezza del dolore e la possibilità che esso venga messo in circolazione ovvero condiviso con persone che esercitino un’efficace funzione consolatoria.”


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