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Microbiota e salute mentale: un’inaspettata ma promettente connessione

Microbiota e salute mentale: un’inaspettata ma promettente connessione
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Redazione
Unobravo
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Il biologo D. Gershono, nella prefazione del suo libro Il secondo cervello, scrive:

“Il sistema nervoso enterico è una curiosità, un residuo che abbiamo conservato dal nostro passato evolutivo. Di certo, non suona come qualcosa che possa attirare l’interesse di tutti, anche se dovrebbe”.


Le vie neurali del sistema neuroimmunitario, neuroendocrino e sensoriale, garantiscono il collegamento con il sistema nervoso centrale, consentendo una comunicazione bi-direzionale tra i due cervelli, con connessioni che vanno dal cervello enterico a quello centrale anche più numerose di quelle che fanno il percorso inverso. 

Problemi intestinali e salute mentale

Per quanto si sia abituati a riconoscere le influenze dello stress, della depressione o dell’ansia sui disturbi che si manifestano a livello gastrointestinale, risulta più difficile immaginare la possibilità che avvenga anche il contrario e che, dunque, un’infiammazione a livello della flora intestinale possa concorrere alla manifestazione del malessere psichico. 

Eppure, diversi studi condotti negli ultimi anni, vanno proprio in questa direzione e mostrano come alterazioni della composizione microbiotica intestinale possano favorire lo sviluppo o l’aggravamento di condizioni patologiche anche di tipo psichiatrico e neurodegenerativo come:

aprendo nuove promettenti prospettive a livello terapeutico e preventivo. 

Edmond Dantès - Pexels


La disbiosi intestinale

Quando parliamo di alterazioni della composizione microbiotica intestinale, facciamo riferimento a una situazione di scompenso della flora batterica nota come “disbiosi intestinale”, in cui il sovvertimento delle popolazioni batteriche può condurre alla produzione di metaboliti tossici, che:

  • provocano uno stato infiammatorio della mucosa intestinale;
  • ne compromettono la permeabilità della membrana;
  • innescano reazioni immuni e un’infiammazione sistemica anche a livelli molto distanti da dove essa ha avuto origine. 

Tali alterazioni dello stato infiammatorio, infatti, possono manifestarsi nel sistema nervoso e possono presentarsi sia a livello periferico, sia a livello centrale. 


Un malessere “di pancia”

Alcuni importanti neurotrasmettitori, fondamentali per il corretto funzionamento del cervello, sono sintetizzati proprio nell’intestino a partire da amminoacidi essenziali derivabili dalla dieta. In presenza di disbiosi intestinale rischiano di essere distrutti prima dell’assorbimento, riducendo la possibilità di essere trasformati in neurotrasmettitori. 

Uno di questi è la serotonina, che viene prodotta per il 95% proprio nell’intestino. Essa non è solo la “molecola del buonumore”, ma svolge un ruolo importante nella regolazione della peristalsi e dell’invio al cervello di segnali come la nausea o la sazietà. 

Un’infiammazione intestinale può produrre un eccesso di serotonina, che compromette la regolarità del processo digestivo e, allo stesso tempo, innesca un’attivazione eccessiva dell’enzima che la demolisce, causando conseguentemente un forte deficit di serotonina a livello cerebrale. In questi casi l’alterazione della flora intestinale può indurre, ad esempio, stati di ansia o di depressione, a seconda delle vulnerabilità di ognuno.


La psicobiotica

Il consolidarsi di queste scoperte, nell’arco degli ultimi 15 anni, ha portato allo sviluppo di un nuovo campo di studio specifico della psichiatria, la psicobiotica, che:

  • indaga scientificamente gli effetti delle modificazioni del microbiota intestinale sulla salute mentale;
  • rappresenta il più recente tentativo di ricongiungimento dell’antichissima dicotomia tra mente e corpo. 
nastya_gepp - Pixabay


Un approccio olistico

Ci si avvicina quindi sempre di più a una nuova psichiatria organica di tipo olistico, che vede protagoniste anche le nuove branche della psiconutrizione e della psiconutraceutica, e punta all’estensione dei propri strumenti, integrando o, potenzialmente, sostituendo i “classici farmaci” con attività che hanno effetti sulla flora batterica intestinale come:

  • l’esercizio fisico aerobico e anaerobico;
  • il consumo di specifici alimenti;
  • il trapianto fecale;
  • l’utilizzo di antibiotici contro alcuni specifici ceppi batterici;
  • l’uso di prebiotici e probiotici. 


Sono sempre più numerosi i ricercatori che lavorano per individuare i ceppi batterici dei cosiddetti “psicobiotici”: una nuova classe di probiotici in grado di produrre effetti benefici sulla salute mentale, che negli ultimi anni hanno iniziato ad essere integrati nella pratica terapeutica di diverse condizioni di malattia.


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