Il biologo D. Gershono, nella prefazione del suo libro Il secondo cervello, scrive:
“Il sistema nervoso enterico è una curiosità, un residuo che abbiamo conservato dal nostro passato evolutivo. Di certo, non suona come qualcosa che possa attirare l’interesse di tutti, anche se dovrebbe”.
Le vie neurali del sistema neuroimmunitario, neuroendocrino e sensoriale garantiscono il collegamento con il sistema nervoso centrale, consentendo una comunicazione bi-direzionale tra i due cervelli. Le connessioni che vanno dal cervello enterico a quello centrale sono persino più numerose di quelle che fanno il percorso inverso.
Problemi intestinali e salute mentale
Siamo abituati a riconoscere le influenze dello stress, della depressione o dell’ansia sui disturbi che si manifestano a livello gastrointestinale. Tuttavia, può essere meno immediato pensare che il contrario sia possibile: un’infiammazione della flora intestinale può contribuire alla comparsa di malessere psichico.
Negli ultimi anni, diversi studi hanno mostrato come alterazioni della composizione microbiotica intestinale possano favorire lo sviluppo o l’aggravamento di condizioni patologiche anche di tipo psichiatrico e neurodegenerativo, come:
- la schizofrenia
- il disturbo bipolare
- il morbo di Alzheimer
- il morbo di Parkinson
Queste scoperte aprono nuove prospettive terapeutiche e preventive.

La disbiosi intestinale
Quando si parla di alterazioni della composizione microbiotica intestinale, si fa riferimento a una situazione di scompenso della flora batterica nota come “disbiosi intestinale”. In questa condizione, il cambiamento delle popolazioni batteriche può portare alla produzione di metaboliti tossici, che:
- provocano uno stato infiammatorio della mucosa intestinale;
- compromettono la permeabilità della membrana;
- innescano reazioni immuni e un’infiammazione sistemica anche in aree distanti dall’origine.
Queste alterazioni dello stato infiammatorio possono manifestarsi nel sistema nervoso, sia a livello periferico che centrale.
Un malessere “di pancia”
Alcuni importanti neurotrasmettitori, fondamentali per il corretto funzionamento del cervello, sono sintetizzati proprio nell’intestino a partire da amminoacidi essenziali derivati dalla dieta. Inoltre, alcuni microbi intestinali sono in grado di produrre neurotrasmettitori come GABA, noradrenalina e dopamina, che agiscono localmente nell'intestino e contribuiscono alla comunicazione lungo l'asse intestino-cervello (Margolis et al., 2021). Tuttavia, in presenza di disbiosi intestinale, questi neurotrasmettitori rischiano di essere distrutti prima dell’assorbimento, riducendo la possibilità di essere trasformati e utilizzati dal sistema nervoso.
Uno di questi è la serotonina, prodotta per il 95% proprio nell’intestino. Non è solo la “molecola del buonumore”, ma svolge anche un ruolo importante nella regolazione della peristalsi e nell’invio al cervello di segnali come la nausea o la sazietà.
Un’infiammazione intestinale può portare a un eccesso di serotonina, compromettendo la regolarità del processo digestivo e attivando in modo eccessivo l’enzima che la demolisce. Questo può causare un forte deficit di serotonina a livello cerebrale. In questi casi, l’alterazione della flora intestinale può indurre, ad esempio, stati di ansia o di depressione, a seconda delle vulnerabilità individuali.
La psicobiotica
Il consolidarsi di queste scoperte negli ultimi 15 anni ha portato allo sviluppo di un nuovo campo di studio specifico della psichiatria: la psicobiotica, che:
- indaga scientificamente gli effetti delle modificazioni del microbiota intestinale sulla salute mentale;
- rappresenta il più recente tentativo di ricongiungimento dell’antichissima dicotomia tra mente e corpo.

Un approccio olistico
Ci si avvicina sempre di più a una nuova psichiatria organica di tipo olistico, che vede protagoniste anche le nuove branche della psiconutrizione e della psiconutraceutica. Questo approccio punta a estendere gli strumenti terapeutici, integrando o, potenzialmente, sostituendo i “classici farmaci” con attività che hanno effetti sulla flora batterica intestinale, come:
- esercizio fisico aerobico e anaerobico;
- consumo di specifici alimenti;
- trapianto fecale;
- utilizzo di antibiotici contro alcuni specifici ceppi batterici;
- uso di prebiotici e probiotici.
Negli ultimi anni, un numero crescente di ricercatori si dedica all’individuazione dei ceppi batterici noti come “psicobiotici”, una nuova classe di probiotici che ha dimostrato di produrre effetti benefici sulla salute mentale. Questi vengono sempre più spesso integrati nella pratica terapeutica per diverse condizioni patologiche. Le evidenze precliniche e cliniche suggeriscono che non solo i probiotici, ma anche i prebiotici e il trapianto di microbiota fecale possano svolgere un ruolo significativo nel trattamento delle malattie neurodegenerative (Jian Sheng Loh et al., 2024).
Strategie pratiche per sostenere l’asse intestino-cervello: cosa dice la ricerca
Le strategie per favorire un equilibrio ottimale dell’asse intestino-cervello si basano su evidenze scientifiche che suggeriscono la potenziale efficacia di alcuni interventi mirati. Tra questi, i più studiati sono:
- Probiotici specifici: Ceppi come Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium longum e Lactobacillus helveticus sono stati associati, in alcuni studi, a una riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e a un miglioramento della risposta allo stress (Messaoudi et al., 2011). L’assunzione regolare di questi probiotici può contribuire a modulare la produzione di neurotrasmettitori e a rafforzare la barriera intestinale.
Una dieta ricca di fibre e polifenoli, che comprende alimenti come legumi, cereali integrali, frutta, verdura e cibi fermentati, promuove la crescita di batteri benefici nell’intestino e la produzione di acidi grassi a catena corta, sostanze note per i loro effetti protettivi sul cervello (Dinan & Cryan, 2017). Inoltre, questi acidi grassi a catena corta, prodotti dai batteri intestinali, stimolano recettori specifici presenti su cellule epiteliali, immunitarie e nervose, contribuendo così a modulare la motilità, la secrezione e la segnalazione lungo l’asse intestino-cervello (Margolis et al., 2021).
- Esercizio fisico regolare: L’attività fisica, soprattutto quella aerobica come camminata veloce, corsa o ciclismo, può contribuire a migliorare la diversità del microbiota e a ridurre l’infiammazione sistemica, con possibili benefici anche sulla salute mentale (Allen et al., 2018).
- Gestione dello stress: Tecniche di rilassamento come la mindfulness e la meditazione possono contribuire a ridurre l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, limitando gli effetti negativi dello stress cronico sull’intestino e sul cervello (Sarkar et al., 2016).
Integrare queste strategie nella quotidianità può rappresentare un valido supporto per il benessere globale, agendo sia sulla salute intestinale sia su quella mentale, come suggerito da numerosi studi clinici recenti.
Dati epidemiologici e impatto clinico dell’asse intestino-cervello
Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato una crescente incidenza di disturbi psichiatrici associati ad alterazioni dell’asse intestino-cervello. Secondo una review pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology nel 2022, circa il 40% delle persone con sindrome dell’intestino irritabile presenta anche sintomi di ansia o depressione (Ford et al., 2022).
Alcuni dati chiave emersi dagli studi clinici:
- Disturbi d’ansia e depressione: Fino al 60% delle persone con disturbi gastrointestinali funzionali manifesta sintomi ansioso-depressivi, suggerendo una forte interconnessione tra salute intestinale e mentale (Fond et al., 2020).
- Efficacia dei probiotici: Una meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry nel 2019 ha rilevato che l’assunzione di specifici ceppi probiotici, come Lactobacillus rhamnosus e Bifidobacterium longum, può essere associata a una riduzione dei sintomi di ansia e depressione in circa il 30% dei casi studiati (Ng et al., 2018).
- Impatto dell’esercizio fisico: L’attività fisica regolare, in particolare quella aerobica, è stata spesso associata a una maggiore diversità del microbiota intestinale e a una riduzione dei sintomi depressivi, come evidenziato da uno studio pubblicato su Frontiers in Psychiatry nel 2021 (Allen et al., 2021).
Questi dati sottolineano l’importanza di considerare l’asse intestino-cervello nella valutazione e nel trattamento dei disturbi psichiatrici, promuovendo strategie integrate che coinvolgano sia la salute mentale sia quella intestinale.
I meccanismi dell’asse intestino-cervello: come comunicano intestino e cervello
L’asse intestino-cervello rappresenta un sistema di comunicazione bidirezionale che coinvolge diversi meccanismi biologici, fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio tra salute fisica e mentale. Questa comunicazione avviene principalmente attraverso tre vie:
- Via neuronale: Il nervo vago è il principale collegamento diretto tra intestino e cervello. Trasporta segnali sensoriali e motori, permettendo all’intestino di inviare informazioni in tempo reale al sistema nervoso centrale. Recenti scoperte hanno evidenziato che le cellule enteroendocrine ed enterochromaffini dell'intestino sono dotate di strutture specializzate, chiamate neuropodi, che trasmettono segnali sensoriali dall'intestino al cervello attraverso connessioni simili a sinapsi con i nervi afferenti, incluso il nervo vago (Margolis et al., 2021). Ad esempio, variazioni nella composizione del microbiota possono modulare l’attività vagale, influenzando l’umore e la risposta allo stress (Cryan & Dinan, 2012).
- Via immunitaria: Il microbiota intestinale regola la produzione di citochine e altre molecole infiammatorie. In caso di disbiosi, l’aumento di infiammazione può alterare la barriera emato-encefalica e influenzare la funzione cerebrale, contribuendo in alcuni casi allo sviluppo di sintomi psichiatrici (Foster et al., 2017).
- Via endocrina: L’intestino produce ormoni e neurotrasmettitori, come la serotonina, che possono agire sia localmente sia a distanza, modulando il comportamento, il sonno e l’appetito. Circa il 95% della serotonina totale dell’organismo viene sintetizzata nell’intestino, sottolineando il ruolo centrale di questo organo nella regolazione dell’umore (Yano et al., 2015).
Questi meccanismi lavorano in sinergia, creando una rete complessa in cui alterazioni a livello intestinale possono riflettersi sulla salute mentale e viceversa. Comprendere queste connessioni aiuta a spiegare perché disturbi come ansia, depressione e alcune patologie neurodegenerative siano spesso associati a squilibri del microbiota intestinale.
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