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Perché siamo attratti dai film horror?

Perché siamo attratti dai film horror?
Perché siamo attratti dai film horror?logo-unobravo
Pamela Anile
Pamela Anile
Redazione
Psicologa ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
7.12.2023

Esistono paure, e quindi emozioni di paura che possono generare piacere. Sembra un ossimoro: la parola paura e il verbo piacere nella stessa frase, direte, impossibile! Eppure, è proprio quello che spesso accade nella visione dei film horror.

Scene di macabri omicidi, serial killer, bambole robotiche progettate per socializzare con i bambini: l’industria cinematografica soddisfa ogni genere di nostra paura, che si può sperimentare comodamente seduti sul divano di casa o in un cinema con il maxischermo.

In questo articolo, scopriremo il nesso tra piacere e paura, e di come queste emozioni trovino spazio nei meccanismi delle storie horror. Ripensate a un film horror visto di recente. Vi è mai capitato di non voler guardare una scena ma di non poter far a meno di guardarla?

paura ed eccitazione
Cottonbro Studio - Pexels

Paura ed eccitazione

Ricordate il film Lo squalo? Il film, uscito nelle sale nel 1974, ebbe notevole successo ma anche un particolare effetto sulle persone, che venne ribattezzato “effetto squalo”: gli effetti speciali del film erano sembrati talmente realistici da portare le persone a non frequentare più le spiagge, timorose di poter essere vittime di feroci squali come accade nel film.

Molti di voi staranno pensando ad altri film horror, dove l’assassino non è un pesce, ma l’effetto resta spesso lo stesso: subito dopo aver spento la TV o essere usciti dal cinema, una sensazione di timore o un brivido ha attraversato il vostro corpo. 

Del resto, ognuno di noi sceglie di cosa aver paura ma, anziché evitare lo stimolo della paura, ha la necessità di esserne partecipe: come mai?

Emozioni fuori dall’ordinario

Esistono vari contesti in cui ciò che desta nell’uomo spavento o è inteso come proibizione crea allo stesso tempo eccitamento e attrazione; è il caso, per esempio, del bdSm (Bondage, Dominazione, Sadismo e Masochismo). La prima lettera dell’acronimo, B, sta appunto per Bondage, intesa come rapporto e gioco di potere durante il sesso, ovviamente tra adulti e consenzienti (il consenso sessuale è il primo, più importante elemento per una sessualità sana e condivisa nelle sue diverse sfumature).

In questa pratica occorre essere abili a mantenere il controllo della situazione e sapere quando fermarsi, non a caso, chi pratica queste tecniche si accorda prima, scegliendo una parola di sicurezza da utilizzare quando la situazione rischia di diventare pericolosa.

Cosa hanno in comune la visione dei film horror e alcune delle pratiche sessuali del bdSm? Probabilmente la necessità dell’essere umano di sottoporsi e ricercare situazioni in cui le emozioni non sono quelle quotidiane.

piacere cognitivo della paura
Maxime Roedel - Unsplash

Il piacere cognitivo della paura

Potersi confrontare con le proprie paure o con ciò che crea repulsione stimola alcune aree del cervello che si collegano anche alla possibilità di sperimentare un certo “piacere cognitivo”, dato dalla possibilità di avvicinarsi in sicurezza all’ignoto, ma senza doverlo realmente affrontare. 

La paura si innesca in risposta a uno stimolo minaccioso, ed è funzionale all’evitamento di un pericolo imminente. Mentre guardiamo un film per noi pauroso, sono differenti le aree del cervello che si attivano a seconda della prossimità dello stimolo pericoloso

Per esempio, quando il pericolo sta per arrivare ma ancora non è presente (e che di solito è annunciato dall’intensità della musica nel film e gli atteggiamenti dei protagonisti che evocano suspance) le aree che si attiveranno saranno:

  • la corteccia sensoriale, uditiva e visiva
  • parte del lobo parietale. 

Questa attivazione permetterà di restare vigili e quindi in allerta e potrà far sperimentare una certa ansia. Questo tipo di paura è detto paura sostenuta.

Quando il pericolo è invece presente e la scena mostra l’evento pauroso centrale, o uno degli eventi, il nostro cervello farà attivare:

  • la corteccia prefrontale
  • l’amigdala
  • la corteccia cingolata
  • l’insula. 

Questo momento di paura è definito paura acuta, e potrebbe provocare reazioni più intense, come urla e sobbalzi, proprio perché le aree coinvolte si occupano di processare gli stimoli, e quindi anche di pianificare l’eventuale azione di fuga dal pericolo o di lotta (fight or flight). 

Le aree sensoriali e motorie che agiscono come una rete di paura anticipatoria servirebbero quindi a risolvere l’ambiguità e ad aumentare la vigilanza prima di aver valutato il contenuto emotivo delle informazioni sensoriali ed eventualmente  preparare la risposta comportamentale. 

L’insorgenza improvvisa della minaccia suscita un’attività a sorpresa nelle regioni coinvolte, sia nell’esperienza emotiva ma anche nell’eccitazione dello stimolo e, da qui, nasce l’accostamento tra paura e piacere.

Perché abbiamo bisogno di provare emozioni forti?

Vasco Rossi cantava: “Voglio una vita spericolata…  voglio una vita esagerata… voglio una vita piena di guai”. Le emozioni ci servono per sopravvivere: più proviamo emozioni intense e più ci sentiamo vivi, letteralmente.

Diverse sono le teorie psicologiche che spiegano la ricerca di stimoli e sensazioni forti. In una prospettiva psicoanalitica, a essere coinvolta è la parte più istintiva e primordiale presente in ciascuno di noi che, pur risentendo di norme e influenze sociali, non riusciamo completamente a mettere a tacere o reprimere. 

Quella parte è fatta anche di istinti dell’inconscio più violenti e crudeli che, attraverso i film horror, possono trovare una soddisfazione nella nostra fantasia e, perché no, darci anche una distrazione da tutto ciò che ci appesantisce durante il giorno o ci crea noia. 

Lo stesso effetto possono farlo i casi di cronaca nera e le storie di true crime (pensiamo ai casi in cui la nostra curiosità diventa morbosa se come argomento vengono trattati gli omicidi operati da serial killer o gli omicidi più cruenti). 

Un’altra teoria, spostandoci nel panorama neuropsicologico è quella dello psicologo e ricercatore Marvin Zuckerman, che si occupò maggiormente di sensation seekers (cercatori di sensazioni).  

I cercatori di sensazioni avrebbero una bassa attivazione del sistema nervoso che li porta a cercare stimoli nell’ambiente esterno, cosa che non avviene nel caso di individui con alta attivazione interna e che, quindi, non cercano stimoli esterni. 

La ricerca di sensazioni coinvolge diversi aspetti della vita di un individuo (come per esempio le relazioni, l’ambito lavorativo, le cose che lo appassionano) e non è un tratto patologico della personalità. 

Come altri comportamenti, è normale o patologico a seconda della sua intensità e del modo in cui viene messo in atto. Per esempio, praticare sport come il parapendio o guardare film horror, restituisce alla persona quello che viene definito appagamento adattivo.

Le reazioni fisiche e biochimiche durante la visione di film spaventosi è infatti la medesima di chi pratica sport estremi, ossia il rilascio di dopamina, endorfine e adrenalina, nel cervello. Questi ormoni generano sensazioni di forte benessere e felicità, oltre che euforia e riduzione dello stress

paura e piacere
Enrique Guzman Egas - Unsplash

Il sollievo di non essere noi le vittime

Provare paura ci permette di provare una sensazione di sollievo e di apprendere per esperienza indiretta. Per fortuna, nostra e anche loro, le vittime dei film horror non siamo noi, ma gli attori, che stanno interpretando una parte in un gioco di finzione. 

Tuttavia, questo meccanismo può svelare un aspetto di sadismo dell’essere umano, che si attiva nel vedere gli altri che soffrono. Allo stesso tempo, quando realizziamo che non siamo noi le vittime, ci sentiamo al sicuro e razionalizziamo che nulla di brutto sta minacciando la nostra vita. 

Inoltre, la visione di situazioni cruente e spaventose, può avvicinarci al tema della morte, permettendoci in qualche modo di poterne parlare.

Paura e piacere

Guardare un film horror ci permette di controllare cognitivamente ciò che sta succedendo. Le informazioni vengono processate in modo cognitivo e quindi attraverso la conoscenza: il piacere della paura sta quindi nel controllo

Quando il cervello umano prova un’intensa sensazione di paura in un ambiente controllato, la reazione fisiologica può essere considerata divertente, ed è questo il contrasto con il piacere che proviamo in situazioni simili, in cui il nostro cervello trova divertenti situazioni che a priori dovrebbe percepire come negative, perché non siamo esposti sul serio

Quando invece il nostro cervello rileva una situazione di timore relativa a una situazione fuori dal nostro controllo, come la morte di un nostro amico, o una rapina, di norma non si proverà piacere, ma un profondo senso di minaccia e terrore che potrà spingerci al fight or flight.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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