Il risperidone è un principio attivo della classe degli antipsicotici atipici, detti anche di seconda generazione. Agisce sul cervello modulando l'attività di dopamina e serotonina, ed è indicato soprattutto per la schizofrenia, per gli episodi maniacali nel disturbo bipolare e per alcune forme di aggressività persistente.
Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia solo capirne di più, qui vediamo come funziona il farmaco, per cosa viene usato, quali effetti indesiderati può causare e come la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
Il risperidone appartiene alla famiglia degli antipsicotici atipici, o di seconda generazione, una categoria con un profilo di tollerabilità più favorevole rispetto agli antipsicotici classici. Dal punto di vista molecolare è classificato come antagonista monoaminergico selettivo, perché si lega a specifici recettori per la dopamina e la serotonina senza attivarli.
In Italia lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi, tutti dispensabili solo con ricetta medica. Il capostipite è il Risperdal, il nome originale prodotto da Janssen, affiancato da Belivon, Okedi e da vari equivalenti generici come Risperidone Sandoz, Mylan, Teva e Aurobindo.
Il risperidone presenta inoltre un'elevata affinità strutturale con il paliperidone, il suo principale metabolita attivo, commercializzato come Invega. Si tratta di un farmaco inserito in fascia A, quindi dispensato dal Servizio Sanitario Nazionale per le indicazioni previste.

Come funziona e per cosa si usa il risperidone
Il risperidone agisce modulando l'attività di due neurotrasmettitori chiave, la dopamina e la serotonina. Si comporta da antagonista su entrambi i sistemi, perché si lega ai loro recettori senza attivarli, riducendo l'intensità dei segnali che questi neurotrasmettitori trasmettono.
Le alterazioni nei sistemi dopaminergico e serotoninergico sono associate, tra gli altri fattori, alla comparsa di sintomi psicotici come allucinazioni e deliri. Non si tratta di una causa unica e diretta, ma di un equilibrio complesso che il farmaco contribuisce a rimodulare.
Il risperidone ha anche una certa affinità per il sistema istaminergico e per quello adrenergico, il che può spiegare alcuni effetti collaterali come la sedazione o le variazioni della pressione arteriosa. Proprio il doppio meccanismo su dopamina e serotonina, rispetto agli antipsicotici di prima generazione, può contribuire a ridurre il rischio di effetti motori indesiderati. Le indicazioni terapeutiche approvate da AIFA ed EMA includono:
- Schizofrenia: trattamento degli episodi acuti e prevenzione delle ricadute.
- Disturbo bipolare: trattamento di episodi maniacali da moderati a gravi.
- Aggressività nella demenza di Alzheimer: trattamento a breve termine dell'aggressività da moderata a grave, solo se gli approcci non farmacologici si sono dimostrati inefficaci.
- Disturbo della condotta nei bambini: trattamento a breve termine dell’aggressività a partire dai 5 anni e negli adolescenti con disabilità intellettiva.
Il farmaco è disponibile in diverse formulazioni, tra cui compresse, soluzione orale e iniezione a rilascio prolungato, la cosiddetta formulazione depot, che permette somministrazioni meno frequenti. Quelle a lunga durata d'azione sono riconosciute come strumenti utili per seguire la terapia con costanza e ridurre le ricadute (Ostuzzi et al., 2021). Dosaggi e modalità di assunzione sono sempre stabiliti dal medico.
Per l'utilizzo in età pediatrica è fondamentale il coinvolgimento di uno specialista, come un neuropsichiatra infantile, che valuti il rapporto rischio-beneficio nel singolo caso. Quanto ai tempi, i primi effetti possono comparire già entro la prima settimana, ma la piena efficacia si raggiunge generalmente dopo 4-6 settimane di trattamento continuativo.Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
La controindicazione assoluta riguarda le persone con un'allergia nota al risperidone o a uno qualsiasi degli eccipienti presenti nella formulazione. In questo caso il farmaco non deve essere assunto. Esistono poi alcune condizioni che richiedono una valutazione attenta da parte del medico prima di iniziare il trattamento. Chi ha problemi al fegato, per esempio, potrebbe avere una concentrazione più alta del farmaco nel sangue e necessita quindi di particolare cautela. In generale, è importante segnalare al medico la presenza attuale o passata di:
- disturbi cardiovascolari o problemi del ritmo cardiaco,
- episodi di ipotensione,
- morbo di Parkinson,
- epilessia o altre convulsioni,
- diabete mellito,
- insufficienza epatica o renale,
- storia di coaguli ematici,
- una precedente sindrome neurolettica maligna,
- iperprolattinemia o tumori prolattina-dipendenti.
In gravidanza il discorso merita un'attenzione particolare, perché l'esposizione al risperidone nell'ultimo trimestre può essere associata, nel neonato, a sintomi come tremore, rigidità muscolare e difficoltà respiratorie.
Questo non significa che il farmaco vada automaticamente sospeso, ma che la decisione va presa caso per caso insieme al medico, valutando rischi e benefici.
Durante l'allattamento il risperidone può passare nel latte materno, quindi è indispensabile confrontarsi con il medico prima di continuare. Sul piano della fertilità, il farmaco può aumentare i livelli di prolattina, con possibili effetti sul ciclo mestruale e sulla capacità riproduttiva.
Nelle persone anziane con demenza, il trattamento può comportare rischi importanti: i dati mostrano un maggior rischio di ictus e un aumento della mortalità, risultata pari al 4% nei pazienti trattati rispetto al 3,1% del gruppo placebo (AIFA). In presenza di demenza dovuta a un precedente ictus, il farmaco non deve essere assunto.
Alcune precauzioni pratiche vanno tenute a mente durante la terapia:
- guida e uso di macchinari andrebbero evitati finché non si è valutato con il medico come il farmaco influisce, poiché può causare sonnolenza, capogiri e disturbi della vista,
- l'alcol andrebbe evitato durante il trattamento, perché può potenziare alcuni effetti del farmaco,
- è consigliato un monitoraggio periodico del peso e della glicemia,
- in caso di intervento oculistico, è importante informare il chirurgo di stare assumendo risperidone.
Qualsiasi modifica alla terapia, che si tratti di una riduzione della dose, di una sospensione o di un cambio di farmaco, deve avvenire sempre e solo in accordo con il medico.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, il risperidone può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Conoscerli in anticipo non deve spaventare, ma aiutare a riconoscerli e a parlarne con il medico nel momento giusto.
Gli effetti molto comuni (possono riguardare più di 1 persona su 10) includono:
- parkinsonismi, come rigidità e lentezza nei movimenti,
- sonnolenza e riduzione dell'attenzione,
- mal di testa,
- difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.
Gli effetti comuni (possono riguardare fino a 1 persona su 10) comprendono:
- aumento di peso e variazioni dell'appetito,
- capogiri, ansia, irritabilità, sintomi depressivi,
- tremori, distonia, discinesia e acatisia,
- aumento della prolattina, con possibili effetti sul ciclo mestruale, secrezione mammaria e funzione sessuale,
- aumento della pressione arteriosa e tachicardia,
- nausea, vomito, stipsi, diarrea, bocca secca,
- eruzioni cutanee, dolori muscolari e articolari, stanchezza, edema e cadute.
Tra gli effetti non comuni o rari, ma da conoscere, rientrano sindrome neurolettica maligna, priapismo, discinesia tardiva, formazione di coaguli venosi, convulsioni e reazioni allergiche gravi.
La sonnolenza e la sedazione sono tra gli effetti più frequenti nelle prime settimane, ma spesso tendono ad attenuarsi con il tempo. Se invece persistono e interferiscono con la vita quotidiana, è importante segnalarlo al medico, che potrà valutare una modifica del dosaggio o dell'orario di somministrazione.
L'aumento di peso merita un discorso a parte, perché non è solo una questione fisica. Può avere un impatto reale sull'autostima e sul modo in cui ci si sente nel proprio corpo e nelle relazioni. Se lo si sta vivendo con difficoltà, parlarne sia con il medico sia con il/la proprio/a psicologo/a è un passo utile.
Alcune persone riferiscono anche una sensazione di appiattimento emotivo, come se le emozioni fossero ovattate. Non si tratta di un cambiamento permanente della personalità, ma è il tipo di osservazione da portare al medico, che può aiutare a distinguere l'effetto del farmaco dai sintomi del disturbo.
Sul tema della dipendenza, il risperidone non provoca craving né ricerca compulsiva del farmaco, e non è associato a dipendenza fisica o psicologica nel senso tipico delle sostanze d'abuso. Interromperlo bruscamente, però, può causare sintomi da discontinuazione e la ricomparsa dei sintomi del disturbo, perciò qualsiasi riduzione va fatta in modo graduale e sotto supervisione medica.
Alcuni segnali richiedono infine di contattare immediatamente il 112: febbre alta con rigidità muscolare, possibile spia di una sindrome neurolettica maligna, un'erezione prolungata e dolorosa, sintomi di un ictus come difficoltà nel parlare o debolezza improvvisa a un lato del corpo, oppure una reazione allergica grave. Per l'elenco completo è sempre bene consultare il foglietto illustrativo.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
Il primo passo, il più importante, è informare sempre il medico di tutti i farmaci che si stanno assumendo o che si sono sospesi di recente, compresi integratori, prodotti erboristici e medicinali da banco. Il risperidone può interagire con le altre sostanze in due direzioni opposte:
- Riducono l'efficacia: rifampicina, carbamazepina, fenitoina e fenobarbital abbassano la concentrazione del farmaco nel sangue.
- Aumentano l'effetto: chinidina, alcuni SSRI (paroxetina e fluoxetina), antidepressivi triciclici, beta-bloccanti, fenotiazine, antifungini azolici, antiretrovirali come il ritonavir, cimetidina, ranitidina e verapamil possono amplificare anche gli effetti indesiderati.
Alcune categorie meritano poi un'attenzione particolare. I depressori del sistema nervoso centrale, come benzodiazepine, oppiacei e alcuni antistaminici, possono potenziare la sedazione già indotta dal risperidone, e lo stesso vale per l'alcol. Gli antipertensivi e i diuretici possono invece aumentare il rischio di calo pressorio, e nelle persone anziane con demenza l'associazione tra risperidone e furosemide va valutata con estrema cautela per un possibile aumento del rischio di ictus.
Infine, i farmaci per il Parkinson a base di levodopa e gli psicostimolanti come il metilfenidato possono ridurre l'effetto del risperidone, mentre i farmaci che agiscono sull'attività elettrica del cuore richiedono attenzione, perché il risperidone può a sua volta influenzare il ritmo cardiaco.
In caso di sovradosaggio, i sintomi che possono comparire includono:
- sonnolenza intensa,
- movimenti anomali e difficoltà motorie,
- capogiri legati a un calo della pressione,
- alterazioni del battito cardiaco,
- crisi convulsive.
Se si sospetta un sovradosaggio è importante non aspettare, ma chiamare immediatamente il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino, portando con sé la confezione del medicinale.

Risperidone e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, né l'uno è più importante dell'altro. Sono due strumenti che lavorano insieme, e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza nel percorso di cura.
Per chi sta già assumendo il risperidone, un percorso psicoterapeutico può offrire un sostegno concreto, perché aiuta a elaborare l'impatto emotivo del disturbo, a sviluppare strategie per gestire le difficoltà quotidiane e ad affrontare il disagio legato ad alcuni effetti indesiderati, come i cambiamenti di peso o la sedazione.
Per chi invece sta già seguendo un percorso psicologico, il farmaco può rappresentare un supporto prezioso per stabilizzare i sintomi e creare le condizioni perché il lavoro terapeutico sia più efficace.
Tra gli approcci con solide basi di evidenza rientrano la terapia cognitivo-comportamentale, gli interventi psicoeducativi e il supporto familiare, con interventi psicosociali ed educativi anche in età evolutiva. E quando arriva il momento di una possibile riduzione del farmaco, la psicoterapia può offrire un sostegno importante anche in quella fase.
Se senti il bisogno di uno spazio tutto tuo o di un supporto, con Unobravo puoi trovare uno/a psicologo/a in linea con le tue esigenze, pronto/a ad ascoltarti e ad accompagnarti.




