I SARI (Serotonin Antagonist and Reuptake Inhibitors) sono una classe di antidepressivi che agisce sulla serotonina attraverso un doppio meccanismo: ne inibisce la ricaptazione e, allo stesso tempo, blocca specifici recettori. Si tratta di una famiglia molto ristretta, oggi rappresentata nella pratica clinica quasi esclusivamente dal trazodone, prescritto da un medico per il trattamento dei disturbi depressivi e, a dosaggi inferiori, per le difficoltà del sonno associate ai disturbi dell’umore.
Quando si parla di antidepressivi, la conversazione tende a concentrarsi sugli SSRI, i più conosciuti e prescritti. Ma non tutte le persone rispondono allo stesso modo, e il trazodone rappresenta un’opzione con un profilo farmacologico distinto, che merita di essere compresa. Capire come funziona, cosa aspettarsi dal trattamento e in che modo può integrarsi con la psicoterapia è un passo concreto per orientarsi nel proprio percorso di cura con maggiore consapevolezza.
Quali sono i principali SARI?
I SARI (Serotonin Antagonist and Reuptake Inhibitors, ovvero antagonisti e inibitori della ricaptazione della serotonina) sono una classe di antidepressivi più ristretta rispetto ad altre famiglie come gli SSRI. Mentre questi ultimi comprendono diversi principi attivi ampiamente prescritti, i SARI contano oggi un solo farmaco di largo uso clinico.
Si tratta del trazodone, commercializzato in Italia con il nome Trittico, indicato per il trattamento dei disturbi depressivi con o senza componente ansiosa negli adulti (AIFA, RCP Trittico). Il trazodone viene inoltre utilizzato, su valutazione del medico, nella gestione dell’insonnia associata a disturbi dell’umore, sebbene questa non rientri tra le indicazioni formalmente approvate. Se vuoi approfondire come agisce questo farmaco, puoi leggere la nostra pagina dedicata [link a pagina trazodone]; trovi anche risorse specifiche sulla [link a pagina depressione] e sull’[link a pagina insonnia].
La famiglia dei SARI non è sempre stata così ridotta. In passato era disponibile anche il nefazodone, un altro principio attivo della stessa classe. Questo farmaco è stato ritirato dalla maggior parte dei mercati mondiali a causa di un rischio significativo di epatotossicità, ovvero di danno al fegato, che ne ha reso l’uso clinico insostenibile dal punto di vista della sicurezza.
Oggi, quindi, quando si parla di SARI in ambito clinico, si parla quasi sempre di trazodone. Per chi convive con difficoltà legate all’ansia o al sonno, può essere utile confrontarsi con il proprio medico per valutare le opzioni terapeutiche disponibili, tenendo presente anche il tema dei psicofarmaci e dipendenza.
Come funzionano i SARI
I SARI agiscono attraverso un doppio meccanismo d’azione: da un lato inibiscono la ricaptazione della serotonina, prolungandone la permanenza nello spazio sinaptico; dall’altro bloccano specifici recettori postsinaptici chiamati 5-HT2A, modulando il modo in cui il segnale serotoninergico viene trasmesso a livello recettoriale.
È proprio questa combinazione a distinguerli dagli SSRI, che agiscono in modo più selettivo bloccando soprattutto il trasportatore della serotonina (chiamato SERT) e impedendo che questo neurotrasmettitore venga ricaptato dalla cellula presinaptica. Si tratta di due strategie farmacologiche diverse, con effetti che si sovrappongono solo in parte.
La duplice azione dei SARI ha una rilevanza particolare per chi convive con difficoltà del sonno. Il blocco dei recettori 5-HT2A, combinato con una certa attività antistaminica del trazodone, può contribuire al miglioramento di quella che in ambito clinico si definisce “architettura del sonno”, ovvero la sequenza naturale delle fasi del riposo notturno. Questo avviene con un profilo di rischio diverso rispetto alle benzodiazepine, che possono alterare la qualità del sonno nel lungo periodo.
Secondo un’ampia revisione delle evidenze scientifiche condotta per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha analizzato decenni di studi clinici, sia gli SSRI sia altri antidepressivi come i triciclici risultano efficaci nel ridurre i sintomi della depressione e sono frequentemente indicati dalle linee guida internazionali come trattamento di prima scelta per gli adulti con disturbi depressivi (WHO, 2023). Ed è proprio sugli SSRI che la ricerca si è concentrata in modo particolare: in un documento presentato all’OMS per proporre l’inserimento della fluoxetina tra i farmaci essenziali, un gruppo internazionale di ricercatori ha evidenziato come le prove scientifiche a favore degli SSRI nel trattamento dei disturbi d’ansia siano cresciute negli ultimi decenni, portando a riconoscerli come farmaci di riferimento per queste condizioni negli adulti (Papola et al., 2023).
Trazodone e nefazodone: panoramica clinica
Di seguito le informazioni orientative su trazodone e nefazodone, organizzate per facilitare la comprensione. Nessuna tabella sostituisce la valutazione medica.
Le informazioni riportate in questa tabella hanno carattere puramente orientativo e derivano da fonti ufficiali come AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ed EMA (Agenzia Europea per i Medicinali). La prescrizione, la scelta del farmaco e la definizione del dosaggio sono sempre e soltanto di competenza del medico, che valuta ogni situazione individualmente.
Alcune interazioni meritano particolare attenzione. L’associazione di questi farmaci con SSRI o con IMAO (inibitori delle monoamino ossidasi), senza supervisione medica, può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica: una condizione potenzialmente grave caratterizzata da agitazione, confusione, iperattività neuromuscolare e instabilità del sistema nervoso autonomo, con sintomi come tachicardia e alterazioni della temperatura corporea.
Allo stesso modo, l’uso combinato con benzodiazepine o alcol può potenziare gli effetti sedativi in modo significativo, rendendo indispensabile informare sempre il proprio medico di qualsiasi altra sostanza assunta, anche se può sembrare irrilevante.
Indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali
Comprendere cosa ci si può aspettare da un trattamento con SARI, sia in termini di effetti terapeutici sia di possibili effetti indesiderati, è un passaggio importante per vivere il percorso di cura con maggiore consapevolezza.
Indicazioni terapeutiche
L’indicazione approvata dall’AIFA per il trazodone è il trattamento dei disturbi depressivi con o senza componente ansiosa negli adulti (AIFA, RCP Trittico). Nella pratica clinica, il trazodone viene inoltre utilizzato, a dosaggi inferiori, nella gestione dell’insonnia associata a disturbi dell’umore.
Le principali aree di impiego clinico includono:
- trattamento dei disturbi depressivi, grazie all’aumento della disponibilità di serotonina e alla modulazione dei recettori 5-HT2A
- riduzione dei sintomi ansiosi, che si presentano frequentemente in comorbidità con la depressione
- miglioramento della qualità del sonno, sia nella fase di addormentamento sia nella continuità del riposo notturno
- minore incidenza di disfunzioni sessuali rispetto agli SSRI, un aspetto che per molte persone ha un peso significativo sulla qualità della vita e sull’aderenza alla terapia
Un aspetto importante: l’effetto antidepressivo non è immediato. Come accade con gli SSRI, l’azione sull’umore richiede in genere dalle 2 alle 4 settimane per manifestarsi in modo apprezzabile. L’effetto sedativo-ipnotico, invece, può comparire già dalle prime assunzioni, il che può risultare utile nelle fasi iniziali del trattamento, quando il sonno è spesso il primo problema da affrontare. È una delle fasi più difficili della terapia: sapere che è normale può aiutare ad attraversarla.
Rispetto alle classi più datate, come i triciclici e gli IMAO, gli SSRI presentano un profilo di sicurezza più favorevole: le revisioni sistematiche più recenti confermano un rischio di effetti indesiderati inferiore, con meno conseguenze a livello cardiovascolare e un margine di sicurezza in caso di sovradosaggio più ampio. È anche per questo che diverse linee guida li raccomandano come trattamento farmacologico di prima scelta per i disturbi d’ansia negli adulti (Papola et al., 2023).
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, anche i SARI possono causare effetti indesiderati. I più comuni includono:
- sonnolenza diurna, specialmente nelle prime fasi del trattamento
- ipotensione ortostatica, ovvero un calo della pressione arteriosa quando ci si alza rapidamente
- vertigini e cefalea
- secchezza delle fauci
- nausea
Se questi effetti non si attenuano con il proseguimento della terapia, o se risultano particolarmente disturbanti, è importante parlarne con il proprio medico: in diversi casi è possibile modificare il dosaggio o valutare un’alternativa terapeutica.
Il trazodone è associato anche a un effetto raro ma che è importante conoscere: il priapismo, ovvero un’erezione prolungata e dolorosa non correlata all’eccitazione sessuale. Si tratta di una condizione che richiede attenzione medica immediata.
La risposta a questi farmaci è profondamente individuale. Come confermano le evidenze disponibili, gli effetti degli antidepressivi variano da persona a persona: alcune rispondono bene, altre non riscontrano miglioramenti significativi, e in alcuni casi, soprattutto nelle fasi iniziali o in specifiche situazioni cliniche i sintomi possono peggiorare durante il trattamento (WHO, 2023). Quello che una persona tollera bene può essere difficile da gestire per un’altra.
È per questo motivo che il medico non si limita a scegliere un farmaco in base alla diagnosi, ma calibra la terapia sulla base della risposta e della tollerabilità individuali.
Credenze comuni e punti di attenzione
Intorno ai SARI circolano alcune convinzioni diffuse che vale la pena esaminare con attenzione, perché possono influenzare il modo in cui si vive il percorso di cura.
“I SARI sono solo sonniferi”
Questa è forse la convinzione più radicata, e nasce da un’osservazione reale: il trazodone, a dosaggi più bassi, viene utilizzato nella pratica clinica per trattare l’insonnia. Ma fermarsi qui significherebbe cogliere solo una parte del quadro.
A dosaggi più elevati, il trazodone esercita un’azione antidepressiva piena, ed è in questa veste che viene impiegato nel trattamento dei disturbi depressivi, la sua indicazione terapeutica approvata (AIFA, RCP Trittico). Il fatto che lo stesso principio attivo possa essere usato per finalità diverse a seconda della dose non lo rende un farmaco secondario: è una caratteristica del suo profilo farmacologico, e il medico sceglie il dosaggio in base all’obiettivo terapeutico specifico.
“Prendere un SARI significa diventare dipendenti”
La parola “dipendenza” è comprensibile che preoccupi. Ma è importante distinguere tra concetti diversi.
I SARI non sono associati a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d’abuso: non producono craving (la ricerca compulsiva del farmaco) e gli studi preclinici non hanno evidenziato fenomeni di farmacodipendenza (AIFA, RCP Trittico). Questo li distingue, per esempio, dalle benzodiazepine, dove il rischio di dipendenza fisica e psicologica è clinicamente documentato. Tuttavia, una sospensione brusca può causare sintomi da discontinuazione, come ansia, insonnia di rimbalzo e irritabilità.
Non si tratta di dipendenza, ma di un processo di riadattamento del sistema nervoso. Per questo la sospensione va sempre gestita in modo graduale, con la supervisione del medico. Seguire con costanza le indicazioni del medico è fondamentale: interrompere la terapia in modo autonomo o saltare le assunzioni è più frequente di quanto si pensi, e la scarsa aderenza alla terapia farmacologica insieme al mancato monitoraggio clinico è associata a un peggioramento dei sintomi depressivi, alla cronicizzazione della malattia e a un aumento del rischio di suicidio (WHO, 2023).
“Se il farmaco mi fa dormire, non sta curando la depressione”
Questa idea nasce da una separazione che, in realtà, non esiste. Il sonno non è un aspetto secondario rispetto alla cura: è parte integrante del processo terapeutico.
Quando il sonno è frammentato o insufficiente, l’umore tende a peggiorare, la concentrazione si riduce e la capacità di elaborare le emozioni diminuisce. Ripristinare un sonno di qualità può contribuire a creare le condizioni perché la risposta al trattamento, sia farmacologico sia psicologico, sia più efficace. Non è un effetto accessorio: è un contributo concreto al percorso di cura.
Punti di attenzione
Alcune indicazioni importanti da tenere presenti:
- Non modificare mai il dosaggio né interrompere il farmaco senza confrontarsi con il medico che lo ha prescritto: ogni variazione va pianificata insieme.
- Evitare l’alcol durante il trattamento con SARI. L’alcol può potenziare l’effetto sedativo del farmaco in modo significativo e imprevedibile. Questa raccomandazione non è limitata a una fase specifica della terapia: è una controindicazione da rispettare per tutta la durata del trattamento e, nel periodo di sospensione, in accordo con il medico.
- Nelle terapie prolungate, l’AIFA raccomanda un monitoraggio della funzionalità epatica: è opportuno concordare con il proprio medico se e quando effettuare i controlli.
SARI e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia: è una domanda che molte persone si pongono, immaginando di dover scegliere tra due strade opposte. In realtà, la ricerca clinica indica che questi due approcci possono lavorare su livelli distinti e, in alcuni casi, integrarsi.
I SARI e la psicoterapia non competono tra loro: operano con modalità diverse. Il farmaco modula alcuni meccanismi neurobiologici, contribuendo a stabilizzare meccanismi che, quando sono alterati, possono rendere più difficile la gestione del sonno, dell’ansia e dell’umore. La psicoterapia offre strumenti per lavorare sui pattern di pensiero e sulle strategie di fronteggiamento del disagio.
In alcuni casi, la stabilizzazione dei sintomi ottenuta con il farmaco può rendere la persona più disponibile al lavoro terapeutico. Non è un dettaglio secondario: è il motivo per cui le evidenze scientifiche mostrano che l’approccio combinato, farmaco più psicoterapia, è associato a tassi di remissione più alti e a un rischio di ricaduta più basso rispetto a ciascuno dei due trattamenti preso singolarmente.
Questo si traduce in scenari concreti.
Chi sta già assumendo un SARI e desidera affiancare un percorso di psicoterapia può discuterne con il proprio medico per valutare l’opportunità di un approccio integrato. Allo stesso modo, chi sta già seguendo un percorso psicologico potrebbe, in alcuni momenti, ricevere dal professionista l’indicazione di consultare un medico per valutare se un supporto farmacologico possa essere utile. Non è un segnale che la terapia non funziona: è un’indicazione clinica.
In entrambi i casi, vale una cosa fondamentale: nessun dosaggio è uguale per tutti. La posologia viene sempre stabilita e adattata dal medico in base alla storia clinica, ai sintomi e alla risposta individuale.
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