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Psicologia dell’adolescenza
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Scegliere il percorso di studi: come i genitori possono aiutare i figli senza influenzarne le scelte

Scegliere il percorso di studi: come i genitori possono aiutare i figli senza influenzarne le scelte
Ilaria Tonelli
Psicologa a orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.6.2026
Scegliere il percorso di studi: come i genitori possono aiutare i figli senza influenzarne le scelte
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  • La scelta scolastica è un atto identitario, non solo professionale: riflettere inclinazioni autentiche aumenta il senso di autoefficacia e la soddisfazione nel percorso.
  • L'eccessivo controllo genitoriale ostacola l'autonomia decisionale e può generare ansia, indecisione e conflitto interiore nell'adolescente.
  • Accompagnare senza dirigere significa ascoltare, fare domande aperte e fornire informazioni, non tracciare il percorso al posto del figlio.
  • I percorsi formativi sono sempre più flessibili e reversibili: ridurre la percezione di irreversibilità abbassa la pressione e favorisce una scelta più libera.
  • Quando l'indecisione è molto forte o i conflitti familiari sono accesi, il supporto di uno psicologo dell'orientamento può fare la differenza.

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La scelta del percorso di studi rappresenta uno dei primi importanti momenti decisionali nella vita di un adolescente. Che si tratti dell'iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado o della scelta universitaria, il giovane si trova a confrontarsi con interrogativi complessi riguardanti identità, interessi, competenze e prospettive future. 

In questo processo i genitori svolgono un ruolo fondamentale: possono offrire sostegno, orientamento e sicurezza emotiva, ma possono anche, spesso inconsapevolmente, condizionare le decisioni dei figli.

La sfida educativa consiste nel trovare un equilibrio tra accompagnamento e rispetto dell'autonomia decisionale, favorendo lo sviluppo di una scelta autentica e consapevole.

Costruire la propria identità

Secondo Erik Erikson (1968), uno dei compiti evolutivi fondamentali dell'adolescenza è la costruzione dell'identità personale. Durante questa fase, il giovane esplora interessi, valori e aspirazioni per definire chi è e chi desidera diventare. In questo senso, la scelta scolastica o professionale non riguarda esclusivamente il futuro lavorativo, ma rappresenta un'importante espressione della propria identità emergente. 

Quando la decisione riflette inclinazioni personali e motivazioni intrinseche, aumenta il senso di autoefficacia e la probabilità di un percorso formativo soddisfacente. Al contrario, decisioni fortemente influenzate da aspettative esterne possono generare insoddisfazione, demotivazione e, nei casi più problematici, abbandono scolastico o universitario. Dunque, genitori e insegnanti possono aiutare il giovane nella scelta cercando però di non proiettare le loro aspettative o i loro vissuti di frustrazione.

Accompagnare senza dirigere

Talvolta i genitori tendono a privilegiare percorsi ritenuti più prestigiosi o sicuri, sottovalutando gli interessi del figlio perché ritenuti poco redditizi. I genitori poi potrebbero confrontare i figli tra loro, innescando una competizione dove il figlio più fragile rischia di non far emergere i suoi reali desideri. 

La letteratura psicologica evidenzia come un eccessivo controllo genitoriale possa ostacolare lo sviluppo dell'autonomia e della capacità decisionale (Deci & Ryan, 2000). I ragazzi che percepiscono una forte pressione tendono a vivere maggiore ansia, indecisione e conflitto interiore. Talvolta i ragazzi più fragili, per evitare il confronto e il peso delle aspettative, tacciono i propri desideri auto-boicottando addirittura il loro rendimento scolastico.

Julia M Cameron - Pexels

La Self-Determination Theory di Deci e Ryan (2000) sottolinea che il benessere psicologico dipende dalla soddisfazione di tre bisogni fondamentali: autonomia, competenza e relazionalità. Nel contesto della scelta scolastica, i genitori possono promuovere tali bisogni adottando uno stile educativo orientato al sostegno piuttosto che al controllo. Aiutare non significa decidere al posto del figlio, ma creare le condizioni affinché possa prendere una decisione informata e coerente con se stesso.

Molti adolescenti hanno bisogno di essere ascoltati più che guidati. Domande aperte favoriscono la riflessione personale: "Quali materie ti piacciono di più?", "In cosa ti senti più competente?", "Come ti vedi da grande?". L'ascolto attivo permette al ragazzo di esplorare i propri pensieri senza sentirsi giudicato.

Talvolta è utile fornire informazioni realistiche sui percorsi di studio, evitando però di presentare le proprie preferenze come verità assolute. Accompagnare l'adolescente agli open day scolastici o universitari e discutere insieme delle impressioni ricevute è fondamentale per comprendere cosa lo spaventa, cosa lo attira, cosa invece lo lascia perplesso. 

Spesso molti genitori vivono la scelta scolastica come una decisione definitiva. In realtà, i percorsi formativi sono sempre più flessibili e reversibili. Accettare la possibilità di cambiamenti riduce la pressione e permette al ragazzo di sperimentare senza la paura costante di sbagliare.

L'obiettivo non è che il figlio faccia la scelta "giusta" secondo criteri esterni, ma che impari a scegliere. La capacità decisionale si sviluppa attraverso l'esperienza, la riflessione e anche l'eventuale correzione degli errori.

Quando rivolgersi a un professionista dell'orientamento

In alcuni casi il supporto di uno psicologo dell'orientamento può essere particolarmente utile: quando vi è una indecisione molto forte o vi sono conflitti familiari accesi riguardo alla scelta. Il percorso di orientamento mira all'identificazione delle proprie competenze riducendo l'ansia rispetto al futuro. L'intervento professionale può favorire una maggiore consapevolezza di sé e facilitare il dialogo tra genitori e figli.

La scelta del percorso di studi rappresenta un passaggio significativo nel processo di crescita e costruzione dell'identità, e i genitori possono svolgere un ruolo prezioso offrendo ascolto, supporto emotivo e informazioni, senza sostituirsi ai figli nelle decisioni.

Accompagnare senza dirigere significa avere fiducia nelle potenzialità del giovane e riconoscere che il compito educativo non consiste nel tracciare il percorso, ma nel fornire gli strumenti per percorrerlo autonomamente. In questo modo la scelta scolastica diventa non soltanto una decisione sul futuro, ma un'importante occasione di sviluppo personale.

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FAQ

La scelta scolastica non riguarda solo il futuro lavorativo: rappresenta un'importante espressione dell'identità emergente. Quando la decisione riflette inclinazioni personali e motivazioni intrinseche, aumenta il senso di autoefficacia e la probabilità di un percorso soddisfacente. Al contrario, decisioni influenzate da aspettative esterne possono generare insoddisfazione, demotivazione e, nei casi più problematici, abbandono scolastico.

I genitori possono adottare uno stile educativo orientato al sostegno piuttosto che al controllo. Aiutare non significa decidere al posto del figlio, ma creare le condizioni affinché possa prendere una decisione informata e coerente con se stesso: attraverso l'ascolto attivo, domande aperte, accompagnamento agli open day e informazioni realistiche sui percorsi, evitando di presentare le proprie preferenze come verità assolute.

Tra gli errori più frequenti: privilegiare percorsi ritenuti più prestigiosi o sicuri sottovalutando gli interessi del figlio, confrontare i figli tra loro innescando competizione, e vivere la scelta come definitiva aumentando la pressione. I ragazzi che percepiscono una forte pressione tendono a vivere maggiore ansia, indecisione e conflitto interiore, e i più fragili possono arrivare ad auto-boicottare il proprio rendimento scolastico.

Il supporto di uno psicologo dell'orientamento è particolarmente utile in presenza di indecisione molto forte o di conflitti familiari accesi riguardo alla scelta. Il percorso mira all'identificazione delle proprie competenze, può ridurre l'ansia rispetto al futuro e può favorire una maggiore consapevolezza di sé, facilitando anche il dialogo tra genitori e figli.

No, i percorsi formativi sono sempre più flessibili e reversibili. Accettare la possibilità di cambiamenti riduce la pressione e permette al ragazzo di sperimentare senza la paura costante di sbagliare. L'obiettivo non è fare la scelta "giusta" secondo criteri esterni, ma imparare a scegliere: la capacità decisionale si sviluppa attraverso l'esperienza, la riflessione e anche l'eventuale correzione degli errori.

Hai altre domande?
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  • Bandura, A. (1997). Self-Efficacy: The Exercise of Control. New York: W.H. Freeman.
  • Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The "What" and "Why" of Goal Pursuits: Human Needs and the Self-Determination of Behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
  • Erikson, E. H. (1968). Identity: Youth and Crisis. New York: W.W. Norton.
  • Gati, I., & Asher, I. (2001). The PIC Model for Career Decision Making: Prescreening, In-depth Exploration, and Choice. Career Development Quarterly, 50(2), 140–157.
  • Marcia, J. E. (1980). Identity in Adolescence. In J. Adelson (Ed.), Handbook of Adolescent Psychology (pp. 159–187). New York: Wiley.
  • Santrock, J. W. (2023). Adolescence (18th ed.). New York: McGraw-Hill Education.
  • Super, D. E. (1990). A Life-Span, Life-Space Approach to Career Development. In D. Brown & L. Brooks (Eds.), Career Choice and Development (2nd ed.). San Francisco: Jossey-Bass.

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