Il primo a parlare di sincronicità fu Carl Gustav Jung nel 1952, definendola come una “coincidenza significativa”. Nel linguaggio comune, le coincidenze sono sequenze insolite di eventi che accadono nello stesso periodo e che appaiono, in qualche modo, collegati tra loro. Jung andò oltre questa definizione: riteneva che le coincidenze possano verificarsi nel corso della vita di chiunque, ma che non sempre assumono un significato psicologico per la persona che le vive.
Cosa si intende per “significativo”?
La sincronicità riguarda il significato soggettivo che alcuni eventi assumono per le persone coinvolte. In questa prospettiva, l’attenzione non è rivolta tanto alla spiegazione causale (tipica del metodo empirico), quanto al modo in cui l’esperienza viene interpretata e integrata nella storia personale (Colman, 2011) . Ad esempio, un racconto in grado di suscitare in certe persone interesse, meraviglia o altre emozioni spesso non interessa ad altri. Dunque, un evento sincronistico è una coincidenza che assume un significato soggettivo per la persona coinvolta. Gli episodi di sincronicità possono avvenire in tutti gli ambiti della nostra vita: storie d’amore, amicizia, lavoro, nei sogni, nella vita spirituale e nelle questioni di vita e di morte.
La sincronicità e le storie d’amore
Le relazioni amorose sono spesso il fulcro delle nostre vite e sono coinvolte negli eventi sincronici più di altri ambiti. Basta fermarsi a pensare alle proprie storie; a molti di noi sarà successo di
- incontrare la persona amata proprio quando la stavamo pensando;
- conoscere fortuitamente qualcuno in un’altra città e scoprire che vive dietro casa;
- sapere di avere mille cose o conoscenze in comune.

Spesso guardiamo questi avvenimenti come segni del destino, che sembrano indicarci che questa persona sia fatta per noi. È comprensibile interpretarli come “segni del destino”. In una lettura psicologica, però, possono anche essere il modo in cui attribuiamo senso a un incontro: ciò che viviamo con l’altra persona può diventare uno specchio utile per comprendere aspetti di noi stessi, dei nostri bisogni e dei nostri schemi relazionali.
L’amore tra due persone ha il carattere di una coincidenza poiché coinvolge due esistenze che si incontrano per caso. La casualità su cui si fondano la maggior parte dei rapporti è sorprendente: un minuto di ritardo, un particolare assolutamente accidentale, e molte persone non avrebbero mai incontrato chi avrebbe cambiato in maniera significativa la loro esistenza.
La casualità è un colpo di fortuna che, per tutto il corso della nostra esistenza, può continuare a stupirci.
Quando c’è la sincronicità
L’aver incontrato la persona giusta al momento giusto e nelle circostanze più appropriate è una tipica situazione di sincronicità. Ecco due suoi aspetti importanti:
- Il tempismo: ci mostra che siamo parte di una storia e che ogni avvenimento in apparenza casuale nel quale ci troviamo coinvolti può possedere un significato e uno scopo;
- La predisposizione personale: per rendere significativa una coincidenza è necessaria la disponibilità a prendere in considerazione una svolta narrativa diversa per la propria vita. È importante il significato emotivo che attribuiamo all’evento e il momento psicologico in cui tutto avviene.

Un’occasione di crescita personale
Le relazioni non si trasformano sempre in racconti romantici: a volte possiamo pensare di essere in una relazione tossica. Anche le vicende più infelici e dolorose, tuttavia, possono essere significative. Se ci soffermiamo a esaminare alcuni degli eventi sincronistici che cambiano la nostra vita, possiamo trovare occasioni di crescita che non derivano soltanto dall’incontro con la persona giusta, ma anche dalla “sfortuna” di esserci imbattuti in quella sbagliata.
Gli eventi casuali possono scombussolare i nostri piani ed è necessaria una certa dose di coraggio per fermarsi e porsi le domande più difficili su di sé, mettendo in discussione le proprie convinzioni. La sincronicità non porta sempre una storia d’amore al lieto fine, ma ci permette di avere una mente aperta sul significato che la coincidenza assume nella nostra vita e può aiutarci a vivere una storia più ricca e completa, nonostante le sorprese del finale.
Possiamo quindi concludere che quella che a volte sembra la persona giusta al momento sbagliato potrebbe forse essere la persona sbagliata al momento giusto!
Citazioni chiave di Jung sulla sincronicità
Per comprendere la profondità del pensiero di Jung sulla sincronicità, è utile riportare alcune delle sue affermazioni più significative:
- «La sincronicità è l’occorrere simultaneo di due eventi collegati da un significato, ma non da una relazione causale.»
Questa frase, tratta dal saggio "Sincronicità: un principio di connessioni acausali" (Jung, 1952), riassume il cuore della teoria junghiana. - «La sincronicità si manifesta quando un evento esterno coincide con uno stato interiore, come se entrambi fossero organizzati secondo un ordine significativo.»
Qui Jung sottolinea il legame tra mondo interno e mondo esterno, e il ruolo del significato soggettivo. - «Non sono le coincidenze in sé a essere rilevanti, ma il significato che esse assumono per la persona che le vive.»
Questa riflessione mette in luce l’aspetto personale e trasformativo della sincronicità, che può diventare un’occasione di crescita e consapevolezza.
Sincronicità nella psicologia contemporanea: ricerche e prospettive
Negli ultimi decenni, il fenomeno della sincronicità ha continuato a suscitare interesse anche nella psicologia contemporanea. Sebbene la sincronicità sia difficile da indagare con i metodi tradizionali delle scienze empiriche, alcuni ricercatori hanno esplorato l’impatto soggettivo delle coincidenze significative sulla vita delle persone attraverso studi qualitativi e indagini su larga scala.
Ad esempio, una ricerca pubblicata nel 2016 sulla rivista "Journal of Humanistic Psychology" ha evidenziato come molte persone riferiscano di aver vissuto almeno un episodio percepito come particolarmente significativo nel corso della propria vita (Main, 2016). Gli autori sottolineano che tali esperienze possono favorire un senso di connessione, di scopo e di crescita personale.
Inoltre, secondo uno studio condotto da Bernard D. Beitman, psichiatra e docente presso l’Università della Virginia, circa il 44% dei partecipanti ha dichiarato di aver vissuto coincidenze percepite come significative, in grado di influenzare le proprie scelte o la propria visione del mondo (Beitman, 2011). Questi dati suggeriscono che le esperienze di coincidenze percepite come significative non siano rare, ma può essere considerata una componente comune dell’esperienza umana, che in alcuni casi può arricchire la comprensione di sé e della realtà.
Causalità e sincronicità: una distinzione fondamentale secondo Jung
Per comprendere appieno la sincronicità, è fondamentale distinguerla dal concetto di causalità. La causalità si fonda su una relazione diretta di causa-effetto, verificabile secondo criteri empirici: un evento ne provoca un altro secondo precise leggi fisiche o psicologiche. Al contrario, la sincronicità si manifesta quando due o più eventi si verificano simultaneamente senza un legame causale, ma risultano connessi da un significato condiviso per chi li sperimenta.
Jung stesso chiarisce questa differenza, affermando che "la sincronicità prende in considerazione il fatto che gli eventi possono essere collegati non solo da una relazione causale, ma anche da una relazione di significato" (Jung, 1952). Un esempio di causalità potrebbe essere: se accendo una candela e questa si consuma, il fuoco è la causa della combustione. Invece, la sincronicità si esprime, ad esempio, quando penso intensamente a una persona che non sento da tempo e, proprio in quel momento, ricevo una sua telefonata: non esiste un nesso causale diretto tra i due eventi, ma l’accaduto assume per me un significato personale.
Inoltre, il principio di sincronicità, secondo Jung e Pauli, rappresenta un tentativo di ampliare il quadro interpretativo della realtà in senso più integrativo (Main, 2014) . Questa distinzione aiuta a comprendere perché la sincronicità possa essere percepita come qualcosa di straordinario o difficilmente spiegabile sul piano causale: non segue le regole della logica ordinaria, ma quelle del significato personale e soggettivo.
Le origini e l’evoluzione del concetto di sincronicità
Il concetto di sincronicità viene formalizzato da Carl Gustav Jung, ma le sue radici affondano nella storia della filosofia occidentale. Jung, psichiatra e fondatore della psicologia analitica, introdusse il termine nel suo saggio "Sincronicità: un principio di connessioni acausali" pubblicato nel 1952, dove la definisce come "la coincidenza temporale di due o più eventi non legati da una relazione causale, ma dotati di un significato analogo" (Jung, 1952).
È interessante notare che Jung ha elaborato il principio di sincronicità ispirandosi anche allo Yijing, mettendo in luce una profonda correlazione tra la filosofia orientale e la psicologia analitica (Zhang & Shen, 2021) .
Prima di Jung, filosofi come Platone e gli stoici avevano già riflettuto sull’esistenza di un ordine sottostante agli eventi, in cui il caso e la necessità si intrecciano. Platone, ad esempio, parlava di un mondo delle idee che influenza la realtà sensibile, mentre gli stoici credevano in un cosmo ordinato da una razionalità superiore (il "logos"). Nel Rinascimento, Marsilio Ficino propose una visione dell’universo in cui le corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo potevano manifestarsi attraverso coincidenze significative. Più tardi, Gottfried Wilhelm Leibniz introdusse il concetto di "armonia prestabilita", secondo cui eventi apparentemente separati sono in realtà coordinati da un ordine superiore.
Jung riprende e rielabora queste intuizioni, integrandole nella sua teoria della psiche e sottolineando come la sincronicità possa rappresentare un ponte tra il mondo interiore e quello esteriore, offrendo un senso di connessione profonda tra individuo e universo.
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