Radio e televisioni dedicano a inizio anno rubriche, servizi e spazi all’analisi del calendario. Si apre la caccia ai ponti, alle giornate festive che collocandosi più o meno vicine ai weekend possono offrire preziose occasioni di stacco. Si ragiona sui giorni di ferie necessari a incastrare nel miglior modo possibile queste sospensioni nel tentativo di allungare i periodi di ferie. Questo gioco di incastri, questo puzzle di permessi e giustificativi sembra caricarsi di aspettative e attese. Finalmente è arrivata la primavera, con i ponti del 1 maggio e del 2 giugno.
Occasioni di spezzare il ritmo in vista degli esodi estivi. Sole, prime tintarelle, gite fuori porta, weekend nelle città d’arte. Si parte e… stress!
Inspiegabilmente ci sentiamo in colpa, avvertiamo tensione, perdiamo energie e invece di respirare ci troviamo a fare i conti con una maggiorata stanchezza. Cosa succede alla nostra mente? Proviamo a scoprirlo.
“Lavorare stanca”: l’importanza del riposo
Citando Cesare Pavese, “Lavorare stanca”. Con le nuove generazioni, le tematiche legate all’equilibrio tra vita, tempo libero e lavoro, sono divenute sempre più centrali.
Si chiede di riconoscere, giustamente, una diversa scansione tra il tempo da dedicare al lavoro e quello da dedicare allo svago e al riposo. Non serve scomodare i primi e pionieristici studi di Psicologia del Lavoro (si concentrano sull’impatto di modifiche ambientali e dei ritmi, ad esempio l’introduzione di pause, sulla produttività), per ragionare sui necessari benefici del riposo come alternanza al lavoro.
Le discussioni sull’orario di lavoro ottimale, sulla settimana corta, sull’aumento di periodi di sospensione e ferie e sulla loro migliore distribuzione durante l’anno, sono al centro di riflessioni politiche ed economiche da tempo. La certezza è che riposare è un aspetto fondamentale capace di produrre enormi benefici e di permettere anche di lavorare meglio una volta ristorati. Quali sono i vantaggi del riposo?
- Recuperare energie fisiche e mentali;
- Ridurre i carichi di stress, migliorare la lucidità riducendo eventuali errori, criticità e addirittura infortuni;
- Prevenire il Burnout;
- Avere a disposizione tempo libero per coltivare relazioni, passioni, interessi;
- Aumento del benessere psicofisico.
Il riposo è contemplato perfino nella Bibbia: il settimo giorno dopo la fatica della creazione è dedicato a riposare.

Perché il relax può farci sentire in colpa e rovinarci le vacanze?
Seguendo il ragionamento potremmo dire che occasioni di stacco come quelle offerte dagli imminenti ponti in cui le festività si uniscono ai weeknd creando l’incastro perfetto per un po’ di riposo, rappresentano manna dal cielo.
Potrebbe sembrare assurdo, ma in occasioni come queste nonostante il sole, le prime gite al mare, le camminate, le visite ai musei, potremmo in realtà sentirci assaliti dall’ansia. Improvvisamente la possibilità di avere del tempo libero ci potrebbe fare sentire in colpa. Perchè?
Genesi dei sensi di colpa: una lunga storia
Il senso di colpa affonda le radici nella storia individuale e spesso nelle prime interazioni con le figure genitoriali. Ambienti familiari che hanno sempre valorizzato il senso del dovere, la responsabilità, la fatica e il sacrificio come valori cardine, potrebbero contribuire a costruire tratti di personalità che faticano a vivere il benessere, lo svago, il tempo libero e qualsiasi occasione di piacere.
Potrebbe sembrare assurdo ma è come se un allarme si attivasse nella mente della persona per segnalare come sospetta e ansiogena qualsiasi fonte di benessere e piacevolezza. Meglio una sana onesta dose di fatica che l’ansia legata al dolce non fare nulla. Se ci si permette lo stacco, sale l’ansia per qualcosa che in definitiva si considera sbagliato e per cui non ci si concede l’autorizzazione.
In questo caso può essere utile rivolgersi a un professionista per intraprendere un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia utile a promuovere il benessere attraverso la consapevolizzazione.
Fonti neurobiologiche dell’ansia e dello stress da vacanza
Oltre a tratti di personalità, la difficoltà a staccare nelle occasioni di vacanza, soprattutto se fugaci come quelle offerte dai weekend lunghi, può essere spiegata a livello ormonale.
Se con il lavoro di settimane ci siamo sovraccaricati di stress, il nostro organismo potrebbe essere inondato dal cortisolo.
Quando questa sostanza circola in abbondanza nel nostro corpo, rilassarsi può essere una sfida. La variabile diventa infatti il tempo. Con una metafora: un treno lanciato a tutta velocità ha bisogno di tempo per rallentare e fermarsi e di tempo per ripartire. Se io riduco notevolmente il tempo a disposizione per la frenata e per la ripartenza, l’effetto può essere un faticoso, fastidioso, pesante sferragliare.
Per certe persone interrompere per qualche giorno il ritmo vorticoso degli impegni lavorativi esita in un processo di questo tipo. Il motore non ha tempo di fermarsi che si trova costretto a ripartire con notevole fatica e ulteriore stress.
Avere a disposizione pochi giorni può inoltre rendere più difficile staccare da incombenze e preoccupazioni che sappiamo ci aspettano da lì a poco al nostro rientro. Così si finisce per mettere in valigia un pensiero fisso e rimbombante che prosciuga energie.
Effetto sabato del villaggio?
Rimaniamo in ambito delle citazioni poetiche scomodando in questa circostanza Leopardi. Ne “Il Sabato del Villaggio” il poeta descriva un’emozione molto particolare. La vibrante frenesia carica di aspettative tipica dell’attesa.
Aspettare la festa è spesso molto più carico di tensione gioiosa del vivere la festa. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche rispetto ai ponti. Ci carichiamo di aspettative legate a un meritato riposo o alla possibilità di fare finalmente qualcosa che il lavoro ci impedisce normalmente di fare. Poi arriva il momento del relax e… ansia!
Non riusciamo a concretizzare le aspettative, il tempo ci scivola tra le mani, la fine della festa porta il suo carico di preoccupazione impedendoci di vivere in serenità il momento di stacco.

Quando riposare diventa una performance
Abbiamo ipotizzato che sia la decisione di prendersi una pausa a generare il senso di colpa. Cosa succede quando invece è la necessità di prendersi la pausa perfetta a creare pressioni?
Fare, fare, fare… anche l’organizzazione del weekend lungo può risentire della mentalità produttiva. Staccato dal lavoro, l’unico modo per vivere pienamente il ponte è impegnare tutto il tempo disponibile nel fare attività. Viaggiare, visitare, camminare, fare sport. E se il divano o il letto ci chiamano?
Senso di colpa, ansia oppure la famigerata paura di perdersi qualcosa (FOMO), di rimanere esclusi. Del resto il tempo libero può essere l’occasione perfetta per fare incetta di situazioni instagrammabili e likes. Chi si ferma è perduto!
Spesso il tempo libero rientra nei “pacchetti benessere” da commercializzare (Krippendorf, 2013). Annoiarsi è vietato, sprecare tempo è proibito, si devono vivere esperienze che promettono felicità, benessere, rigenerazione. Come ci ricorda la canzone de Lo stato sociale “Una vita in vacanza”: “Se sbagli sei fuori!”. Ci sono programmi vacanzieri che fanno impallidire i ritmi delle giornate lavorative.
Alcuni suggerimenti per vivere momenti autentici di relax
Cosa fare allora per vivere i weekend lunghi, i ponti, le vacanze come momenti autentici di relax, riposo e ricarica?
- Non crearsi aspettative eccessive riempiendo il tempo libero con programmi difficilmente rispettabili. Questo rischia di creare frustrazione e delusione aumentando i livelli di stress; Il tempo libero non va confuso con il tempo liberato per essere nuovamente riempito;
- Se possibile cercare di decomprimere dallo stress evitando di passare in maniera drastica da carico di lavoro intenso a stacco vacanziero (della serie esco dall’ufficio alle 19:30 e prendo il volo alle 20);
- Concentrarsi su cosa realmente ci si sente di fare: l’obiettivo è ricaricare le energie, se rincorrere orari, trasporti, prenotazioni mi stressa, sia lodato il divano!;
- Ritrovare il proprio ritmo: orario della sveglia, del pasto, del sonno;
- Cercare di silenziare mail, messaggi e chat di lavoro;
- Provare a rimanere focalizzati sul momento che si sta vivendo senza distrazioni legate a quanto accaduto prima dello stacco e a quanto avverrà alla ripresa.
- Evitare di fare qualcosa sentendosi forzati, obbligati, pressati;
- Dedicare del tempo al non fare nulla, all’annoiarsi e perchè no, al dormire.
- Dedicare del tempo a passioni e interessi autentici;
- Dedicare del tempo alle relazioni che favoriscono il benessere.
Per ricordare che non tutte le vacanze sono all’insegna del relax basta riguardare l’iconica scena del film Fantozzi (1975), con il ragionier Ugo e l’inseparabile Filini impegnati a montare la tenda.
Forse non è un caso che la vacanza rientri tra le esperienze tragicomiche tipiche del dramma borghese. Il relax passa anche attraverso la liberazione da modelli sociali, aspettative, condizionamenti capaci di ingabbiare nel “si fa così” anche il tempo libero.



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