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Tossicodipendenza: cause, segnali e percorsi di cura

Tossicodipendenza: cause, segnali e percorsi di cura
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.6.2026
Tossicodipendenza: cause, segnali e percorsi di cura
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  • La tossicodipendenza è considerata una condizione di salute complessa e spesso a decorso cronico, caratterizzata da modificazioni nei sistemi cerebrali coinvolti nella motivazione, nella ricompensa e nel controllo del comportamento.
  • Le cause della tossicodipendenza sono multifattoriali e includono traumi pregressi, ansia, depressione, bassa autostima, contesto familiare disfunzionale e facile accessibilità alle sostanze.
  • I percorsi di cura più efficaci sono integrati: la combinazione di psicoterapia, eventuale terapia farmacologica e supporto sociale produce risultati significativamente migliori rispetto ai singoli approcci.
  • In Italia i SerD (Servizi per le Dipendenze) offrono accesso pubblico e gratuito a valutazione, trattamento farmacologico e supporto psicologico; a livello globale, però, la percentuale di persone in dipendenza che accede ai trattamenti non supera il 35%.
  • La ricaduta è parte frequente del processo di recupero, ma non un fallimento definitivo: riconoscere i propri fattori scatenanti e avere un piano d'azione preventivo sono strumenti clinicamente validati per gestire craving e momenti di crisi.

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Forse conosci qualcuno che lotta con la dipendenza da sostanze, o forse stai cercando queste informazioni per te. In entrambi i casi, è importante sapere che non sei solo/a, e che quello che stai vivendo, o che stai osservando in una persona cara, ha un nome e una spiegazione.

La tossicodipendenza è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Per avere un'idea della portata globale del problema, basta guardare i numeri raccolti dall'OMS nel suo rapporto mondiale su alcol, salute e trattamento dei disturbi da uso di sostanze secondo cui l'uso di alcol e sostanze psicoattive contribuisce ogni anno a centinaia di migliaia di decessi nel mondo (World Health Organization, 2024).

In Italia, secondo i dati della Relazione Annuale al Parlamento, sono centinaia di migliaia le persone che ogni anno entrano in contatto con i servizi per le dipendenze, e si tratta solo di chi riesce effettivamente a chiedere aiuto. 

Ma perché molte persone non lo fanno? Spesso per via dello stigma, quella voce silenziosa che sussurra che la dipendenza sia una questione di debolezza, di scarsa volontà, di scelte sbagliate.

Non si tratta solo di un pregiudizio diffuso tra la gente comune: lo stigma, la discriminazione e le false credenze sull'efficacia delle terapie rappresentano ostacoli concreti che impediscono a chi ne ha bisogno di accedere alle cure, anche perché questi disturbi ricevono ancora poca attenzione da parte delle stesse istituzioni sanitarie (World Health Organization, 2024).

Ma la ricerca scientifica racconta che la tossicodipendenza è una condizione di salute complessa, che coinvolge il cervello, le emozioni e il contesto di vita di una persona.

Nelle prossime sezioni esploreremo insieme cosa si intende per tossicodipendenza, quali fattori possono contribuire al suo sviluppo, come riconoscerne i segnali e quali percorsi di cura, incluso il supporto psicologico, possono fare la differenza.

Che cos'è la tossicodipendenza e cosa significa davvero

Capire cosa significa davvero essere tossicodipendente è il primo passo per guardare questa condizione senza pregiudizi. Nel linguaggio comune, si tende a usare certi termini in modo vago e spesso stigmatizzante, ma la realtà è più articolata e merita di essere raccontata con precisione.

Non tutto l'uso di sostanze è uguale. Esiste una differenza sostanziale tra:

  • Uso occasionale: il consumo sporadico di una sostanza, senza che questo interferisca con la vita quotidiana.
  • Abuso: un consumo ripetuto e problematico, che inizia a creare conseguenze negative sul lavoro, nelle relazioni o sulla salute, ma senza ancora una dipendenza fisica o psicologica strutturata.
  • Dipendenza vera e propria: la persona non riesce più a controllare il consumo, anche quando vorrebbe smettere, e può sperimentare sintomi fisici e/o psicologici intensi in assenza della sostanza.

La dipendenza da droga non è una questione di forza di volontà. Le sostanze psicoattive alterano profondamente il sistema di ricompensa del cervello, quella rete neurale che regola il piacere, la motivazione e le abitudini.

In pratica, il cervello "impara" che la sostanza è necessaria per stare bene e riorganizza le proprie priorità di conseguenza. Per questo la dipendenza da sostanze è oggi considerata una condizione di salute complessa e spesso a decorso cronico, che non può essere ridotta a una semplice scelta individuale.

I numeri confermano quanto questo fenomeno sia diffuso. Nel 2023, i SerD (Servizi per le Dipendenze del Sistema Sanitario Nazionale) hanno preso in carico 132.200 pazienti, e si tratta solo di chi ha avuto accesso alle cure. Tra i dati più preoccupanti riguardo alle persone con dipendenza da droghe in Italia, c'è il trend in crescita tra i giovani di 15-19 anni, un segnale che richiede attenzione collettiva.

Il problema, inoltre, non riguarda solo l'Italia. Infatti, secondo un ampio rapporto europeo che ha raccolto dati da 29 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell'UE, la Norvegia e la Turchia, le droghe illecite in Europa sono sempre più disponibili, diversificate e potenti, con un impatto significativo sulla salute pubblica e sulla sicurezza (EMCDDA, 2024).

Come capire se è una dipendenza vera

Riconoscere quando si è di fronte a una vera dipendenza da droghe non è sempre immediato, soprattutto quando si è in mezzo alla situazione. Ma ci sono segnali che possono aiutarti a capire se quello che stai vivendo, o che stai osservando in qualcuno che ami, è qualcosa di più di un'abitudine.

Una distinzione importante da fare è quella tra dipendenza fisica e dipendenza psicologica. La prima si manifesta quando si smette di assumere la sostanza con sintomi concreti come tremori, nausea, insonnia, dolori. La seconda è più silenziosa, si può essere profondamente dipendenti da una sostanza anche senza crisi fisiche evidenti, semplicemente perché il pensiero di farne a meno genera un'angoscia intensa e difficile da gestire.

Nella dipendenza da sostanze, alcuni segnali ricorrono con una certa frequenza:

  • un desiderio irresistibile di assumere la sostanza, che occupa i pensieri anche nei momenti più inaspettati;
  • la sensazione di non riuscire a fermarsi, anche quando si vorrebbe farlo davvero;
  • il consumo che continua nonostante le conseguenze negative, sul lavoro, nelle relazioni, nella salute;
  • la tendenza a nascondere il consumo o le sue conseguenze alle persone significative;
  • un senso di vergogna e isolamento, che porta a fare cose che normalmente non si farebbero.

Se ti riconosci in qualcuno di questi punti, non significa che tu sia una persona debole o senza valori. Significa che il tuo cervello sta attraversando qualcosa di molto faticoso, e che meriti supporto.

Le cause: da dove nasce la tossicodipendenza

La tossicodipendenza non nasce mai dal nulla, e non esiste un unico profilo psicologico di chi sviluppa una dipendenza: sarebbe troppo semplice, e soprattutto non sarebbe vero. Quello che la ricerca ci mostra, invece, è che esistono alcuni fattori di vulnerabilità che ricorrono con una certa frequenza, e che possono rendere una persona più esposta al rischio.

Le cause psicologiche sono spesso le più difficili da vedere, perché stanno dentro. Tra quelle più comuni troviamo:

  • esperienze di trauma infantile, che possono lasciare conseguenze emotive durature;
  • la presenza di ansia o depressione, condizioni in cui la sostanza può sembrare, almeno all'inizio, un modo per trovare sollievo;
  • una bassa autostima e un senso cronico di inadeguatezza, che porta a cercare fuori da sé qualcosa che dia conforto o senso di controllo.

Le cause sociali e ambientali, invece, hanno a che fare con il contesto in cui si cresce e si vive. Un ambiente familiare disfunzionale, la pressione del gruppo dei pari, la facilità con cui certe sostanze sono accessibili e tutto questo può abbassare la soglia di rischio in modo significativo.

In questo quadro, i cannabinoidi rappresentano spesso la prima porta di ingresso. L'uso precoce e frequente di cannabis è stato associato in alcuni studi a un aumento del rischio di sviluppare successivamente problemi correlati all'uso di altre sostanze, ma il percorso individuale è influenzato da numerosi fattori biologici, psicologici e sociali. 

Tra i giovani, inoltre, si sta diffondendo sempre di più il fenomeno delle Nuove Sostanze Psicoattive: prodotti sintetici spesso venduti come "legali", ma con effetti imprevedibili e molto pericolosi.

Come sottolinea l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che monitora costantemente il fenomeno delle dipendenze in Italia, uno dei tratti più preoccupanti oggi è la cosiddetta poli-assunzione, cioè l'abitudine a combinare più sostanze contemporaneamente. Non si tratta solo di droghe "classiche" come oppioidi, cocaina o cannabis, ma anche di alcol e di nuove sostanze sintetiche, il che rende il quadro clinico sempre più complesso e i rischi per la salute molto più elevati (ISS, 2022).

Ma c'è un altro livello di questa storia, quello che spesso non si vede dall'esterno, e che forse tu conosci bene dall'interno. Chi si trova in una dipendenza porta con sé un peso emotivo enorme: vergogna, senso di colpa, una solitudine che può diventare schiacciante. Queste emozioni non sono segni di debolezza, sono risposte umane a una situazione che è diventata più grande di quanto si riuscisse a gestire da soli.

Il problema è che proprio queste emozioni possono trasformarsi in barriere invisibili che impediscono di chiedere aiuto. Ci si dice che non si merita supporto, che gli altri non capirebbero, che è colpa propria. E così si torna alla sostanza, non per piacere, ma per fuggire da quella sofferenza, alimentando un circolo vizioso in cui il dolore genera uso, e l'uso genera altro dolore.

Se ti riconosci in questo meccanismo, sappi che non sei solo. E che provare queste emozioni non dice nulla di sbagliato su di te come persona.

L'impatto sulle relazioni e sulla famiglia

Le tossicodipendenze non colpiscono solo la persona che le vive ma si insinuano nelle relazioni, nei legami familiari, nelle dinamiche di coppia, spesso in modo silenzioso e progressivo.

Bugie, sfiducia e conflitti diventano la normalità quotidiana, e chi ama una persona con una dipendenza può ritrovarsi a oscillare tra il desiderio di aiutare e la sensazione di non riconoscere più chi ha di fronte.

In questo contesto si sviluppa spesso la co-dipendenza, cioè una dinamica in cui il familiare o il partner finisce per organizzare la propria vita attorno alla dipendenza dell'altro coprendo, giustificando, proteggendo dalle conseguenze, con la convinzione di aiutare, ma con il rischio involontario di mantenere alcune dinamiche legate alla dipendenza.

Se ti trovi in questa situazione, sappi che sostenere non significa coprire. Alcune indicazioni utili:

  • Esprimi preoccupazione senza accusare: "Sono preoccupato per te" funziona meglio di "Stai distruggendo tutto".
  • Non minimizzare né giustificare i comportamenti legati alla sostanza.
  • Evita di risolvere le conseguenze al posto dell'altro: lasciare che la persona senta il peso delle proprie scelte può essere, paradossalmente, un atto d'amore.
  • Cerca supporto anche per te, perché vivere accanto a una dipendenza è emotivamente estenuante.

Vale la pena ricordare che, secondo diversi studi sulle famiglie, molti genitori tendono a sottovalutare i segnali precoci nei figli, spesso interpretandoli come normali difficoltà adolescenziali. Riconoscerli per tempo può fare una differenza enorme.

Come si esce dalla tossicodipendenza

Uscire dalla dipendenza è possibile, ma è un percorso che richiede tempo, supporto professionale e, spesso, più di un tentativo. Non esiste una strada unica infatti quello che funziona per una persona potrebbe non essere adatto a un'altra.

In linea generale, il percorso di cura si articola in alcune fasi principali:

  • Accoglienza e valutazione: il primo contatto con un professionista o un servizio, in cui si valuta la situazione clinica, psicologica e sociale della persona.
  • Disintossicazione: la fase in cui il corpo viene gradualmente liberato dalla sostanza, con un monitoraggio medico per gestire i sintomi da astinenza; può essere ambulatoriale (seguita da casa, con controlli periodici) oppure ospedaliera, quando la situazione richiede un'assistenza più intensa.
  • Trattamento: include il supporto psicologico, eventuale terapia farmacologica (come il metadone per la dipendenza da oppioidi, o altri farmaci specifici) e il lavoro sulle cause profonde della dipendenza.
  • Riabilitazione: il percorso più lungo, orientato al reinserimento sociale, alla costruzione di nuove abitudini e alla prevenzione delle ricadute.

Una domanda che molte persone si pongono è se si possa uscire dalla dipendenza da droghe senza ricorrere a una comunità terapeutica. La risposta è sì, e la comunità è una delle opzioni disponibili, non l'unica.

I SerD (Servizi per le Dipendenze Patologiche) sono il punto di accesso pubblico e gratuito al sistema di cura e offrono valutazione, trattamento farmacologico e supporto psicologico. Esistono anche percorsi ambulatoriali privati e professionisti specializzati che possono affiancare la persona nel suo cammino.

Nonostante la disponibilità di trattamenti efficaci, però, a livello globale pochissime persone riescono ad accedervi, infatti nei Paesi che hanno fornito dati, la percentuale di chi è effettivamente in contatto con i servizi di trattamento varia da meno dell'1% a non più del 35% (World Health Organization, 2024). Per questo è importante sapere che i servizi esistono e che chiedere aiuto è un diritto di tutti.

Quanto tempo ci vuole? Non c'è una risposta precisa, perché dipende da molti fattori. Quello che sappiamo è che la dipendenza è una condizione cronica, e che il recupero è un processo graduale, non un evento singolo.

Il ruolo della psicoterapia nella dipendenza

La psicoterapia non si limita ad aiutare la persona a smettere di usare una sostanza: lavora in profondità, cercando di capire perché quell'uso è iniziato e cosa lo alimenta nel tempo.

Tra gli approcci con le maggiori prove di efficacia troviamo la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a riconoscere i pensieri e le situazioni che innescano il desiderio di usare, e a sviluppare strategie concrete per gestirli in modo diverso.

Il colloquio motivazionale, invece, lavora sull'ambivalenza, quella sensazione cioè, di voler smettere ma non sentirsi ancora pronti, che molte persone conoscono bene. I programmi di prevenzione della ricaduta, infine, insegnano a riconoscere i segnali di rischio e a costruire un piano d'azione prima che la situazione sfugga di mano.

Quello che la ricerca ci dice con chiarezza è che i percorsi più efficaci sono quelli integrati quindi quando il supporto psicologico si combina con l'eventuale trattamento farmacologico e con una rete di sostegno sociale, i risultati migliorano sensibilmente.

Il lavoro può avvenire sia in setting individuale sia in gruppo, e spesso le due dimensioni si completano. Il percorso individuale offre uno spazio privato per esplorare traumi, schemi relazionali e disagio emotivo, mentre il gruppo restituisce il senso di non essere soli in questa esperienza.

Ricadute e craving: cosa fare nei momenti più difficili

Una ricaduta può sembrare un crollo totale, ma nella realtà dei percorsi di cura è spesso parte del processo, non la fine di tutto. Riconoscerla come tale, senza giudizio, può fare la differenza tra rialzarsi e arrendersi.

Uno degli strumenti più utili è imparare a riconoscere i propri fattori scatenanti: certi luoghi, determinate persone, stati emotivi come la noia, la solitudine o lo stress intenso possono riattivare il desiderio di usare. Sapere cosa ti mette a rischio ti permette di prepararti, invece di farti trovare impreparato.

Ecco alcune strategie pratiche per affrontare i momenti più difficili:

  • Allontanati fisicamente dalla situazione a rischio, anche solo per qualche minuto.
  • Chiama subito una persona di fiducia, senza aspettare che il desiderio passi da solo.
  • Usa tecniche di distrazione attiva: muoviti, scrivi, fai qualcosa con le mani.
  • Il craving tende generalmente a ridursi nel tempo, anche se nel momento in cui si manifesta può essere percepito come molto intenso.

Se senti di non farcela da solo e hai bisogno di supporto per un problema di dipendenza, le opzioni sono concrete e accessibili: il tuo terapeuta, il SerD (Servizio per le Dipendenze) più vicino, le linee di ascolto dedicate, o semplicemente una persona fidata a cui puoi telefonare in quel momento.

Avere un piano già pronto, prima che arrivi la crisi, è uno degli atti più coraggiosi che puoi fare per te stesso.

Riabilitazione: ricostruire la propria vita

La riabilitazione rappresenta il momento in cui si comincia a ricostruire la propria vita, pezzo dopo pezzo, con ritmi che appartengono solo a te.

In questa fase, l'obiettivo non è solo stare lontano dalle sostanze, ma recuperare capacità e autonomia concrete, imparare a gestire il tempo, ritrovare un ruolo nella società, tornare a sentirsi parte di qualcosa. Percorsi di formazione professionale, attività di gruppo, esperienze di volontariato e crescita personale possono diventare strumenti potenti per ricostruire un'identità che vada oltre la dipendenza.

Il reinserimento sociale e lavorativo, spesso, è la parte più delicata. Ma istituzioni pubbliche, associazioni di terzo settore e realtà del privato sociale offrono reti di supporto concrete, capaci di accompagnare ogni persona in questo percorso con strumenti su misura.

L'obiettivo finale è acquisire nuovamente diritti, dignità e una vita che abbia senso per te. Non una vita "normale" secondo qualche standard esterno, ma una vita tua, significativa, costruita su basi nuove.

Un passo alla volta, verso una vita libera

Chiedere aiuto richiede coraggio, onestà con se stessi e la volontà di credere che le cose possano cambiare davvero.

La dipendenza è una condizione seria, ma non è una condanna. Ogni giorno, migliaia di persone trovano la strada per uscirne, non perché siano più forti o più fortunate, ma perché hanno scelto di non affrontarla da sole.

Un primo passo concreto può essere parlare con qualcuno di fiducia, anche solo per cominciare a mettere in parole quello che stai vivendo. Uno psicologo può aiutarti a capire cosa si nasconde dietro la dipendenza, a lavorare sulle emozioni che la alimentano, a costruire una direzione nuova. Oggi, questo tipo di supporto è accessibile anche online, da casa, senza lista d'attesa.

Se senti che è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, puoi iniziare il tuo percorso con uno psicologo che può accompagnarti, al tuo ritmo.

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FAQ

L'uso occasionale è un consumo sporadico senza conseguenze sulla vita quotidiana. L'abuso è un consumo ripetuto e problematico che inizia a causare danni, ma senza una dipendenza strutturata. La dipendenza vera e propria si manifesta quando la persona non riesce più a controllare il consumo, anche volendo smettere, e sperimenta sintomi fisici o psicologici in assenza della sostanza.
I segnali tipici della tossicodipendenza includono: desiderio irresistibile di assumere la sostanza, incapacità di fermarsi nonostante le conseguenze negative, costruzione di una doppia vita fatta di segreti, e un senso profondo di vergogna e isolamento. La differenza con un 'brutto vizio' sta nella perdita di controllo e nella riorganizzazione della vita attorno alla sostanza.
La dipendenza fisica si manifesta con sintomi concreti all'interruzione della sostanza: tremori, nausea, insonnia, dolori. La dipendenza psicologica è più silenziosa ma ugualmente reale: si è profondamente dipendenti anche senza crisi fisiche evidenti, perché l'idea di fare a meno della sostanza genera angoscia intensa e difficile da gestire.
Le cause psicologiche più comuni includono esperienze di trauma (anche infantile), la presenza di ansia o depressione, e una bassa autostima cronica. La sostanza viene usata inizialmente come tentativo di trovare sollievo o senso di controllo. A queste si aggiungono cause sociali e ambientali come un contesto familiare disfunzionale, la pressione dei pari e la facile accessibilità alle sostanze.
Sì, vergogna, colpa e la tendenza a nascondere il consumo o le sue conseguenze sono esperienze frequenti in chi vive una dipendenza. Queste emozioni non indicano debolezza morale, ma sono reazioni umane a una situazione diventata più grande di quanto si riesca a gestire da soli. Il problema è che proprio queste emozioni diventano barriere che impediscono di chiedere aiuto, alimentando il circolo vizioso tra dolore e uso della sostanza.
Il percorso di cura si articola in quattro fasi principali: accoglienza e valutazione, disintossicazione, trattamento (psicologico e farmacologico), e riabilitazione orientata al reinserimento sociale. Non esiste una durata precisa perché la dipendenza è una condizione cronica e il recupero è un processo graduale. I percorsi più efficaci sono quelli integrati, che combinano supporto psicologico, eventuale terapia farmacologica e rete di sostegno sociale.
Gli approcci con le maggiori prove di efficacia sono: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta a riconoscere i pensieri e le situazioni che innescano il desiderio di usare; il colloquio motivazionale, che lavora sull'ambivalenza tra il voler smettere e il non sentirsi pronti; e i programmi di prevenzione della ricaduta, che insegnano a riconoscere i segnali di rischio. La combinazione di setting individuale e di gruppo è spesso la più efficace.
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