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Il lavoro di uno psicologo e i suoi strumenti: la relazione terapeutica

Ogni professionista della salute ha i propri strumenti: il chirurgo ha il bisturi e lo psicologo la relazione terapeutica. In questo articolo scopriremo come la relazione terapeutica è utilizzata dallo psicologo per aiutare il paziente a comprendere meglio i contesti di vita in cui abita e le relazioni che costruisce al loro interno.


La relazione terapeutica è caratterizzata in maniera sostanziale da:

  • empatia;
  • rispetto;
  • calore;
  • concretezza;
  • immediatezza;
  • comportamento non valutativo;
  • autenticità (o congruenza).

Questi sono ingredienti necessari al terapeuta per intervenire in maniera efficace sui singoli vissuti.


Gli strumenti dello psicologo

Entriamo ora più nel dettaglio del significato di questi strumenti, evidenziando come essi interagiscono nel processo terapeutico:

  • Il riguardo che il terapeuta adotta, consiste nel selezionare gli aspetti positivi di una storia ed è strettamente correlato ad una modalità propositiva;
  • il calore può essere facilmente valutato da un punto di vista non verbale, e può emergere attraverso una postura aperta. L’abilità di fornire i propri commenti con il linguaggio del corpo sono indicatori di rispetto e calore. Calore è anche sinonimo del centrare l’attenzione sulle emozioni come fulcro di interesse;
  • la concretezza è ciò che rende il colloquio vivo e reale, permette allo psicologo di modulare gli interventi in modo da adeguarsi a quanto portato in seduta. La capacità di stare nel qui e ora, in presa diretta fra le sue emozioni e la storia del paziente;
  • l’immediatezza è spesso descritta come “essere con il paziente il quel momento”: consiste nella capacità dello psicologo di utilizzare, nel linguaggio, il tempo più adeguato al “tempo” in cui il paziente sta parlando;
EKATERINA BOLOVTSOVA - Pexels
  • il comportamento non valutativo è strettamente legato al riguardo e al rispetto e richiede la sospensione delle opinioni e degli atteggiamenti dello psicologo e l’assunzione di neutralità in relazione con il paziente. Molti pazienti hanno infatti atteggiamenti che possono scontrarsi con i valori e le credenze del terapeuta. Un comportamento non valutativo è espresso tramite un tipo di comunicazione verbale e non verbale che non approva né disapprova. Se lo psicologo entra in relazione con l’altro in modo non valutativo, il cambiamento potrà originarsi proprio dalla fiducia e dall’onestà e sarà anche possibile dichiarare, al momento opportuno, l’eventuale disaccordo.
  • l’autenticità e la congruenza sono il contrario della discrepanza e dei messaggi ambigui: l’abilità dello psicologo nell’essere flessibile in risposta al paziente può rappresentare la migliore base di autenticità. Quando lo Psicologo cerca di aggiungere proprie percezioni, rischia di uscire dalla reale dimensione dei bisogni del paziente o di anticipare azzardatamente il livello di sviluppo del paziente rispetto a quel certo argomento.


L’alleanza terapeutica

L’efficacia di una terapia dipende prima di tutto dalla qualità dell’alleanza terapeutica che si è stati in grado di creare. È grazie a questa che è possibile:

  • creare un legame;
  • definire il grado di accordo sugli obiettivi della terapia;
  • individuare le strategie migliori per raggiungerli.

La relazione serve ad educare, motivare, generare, formulare e separare i problemi e le soluzioni.


Un rapporto unico

Nella concezione di terapia dello psichiatra Marcelo Pakman, la relazione si muove secondo “schemi” non detti né dicibili, definiti “eventi poetici”. Accade qualcosa che può essere identificato come cambiamento terapeutico.


La relazione terapeutica potrebbe essere più chiaramente riassunta dall’equazione di Dirac:

“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.


È in tale definizione che risiede l’unicità del rapporto che si stabilisce tra paziente e psicologo, in cui lo scambio reciproco di doni lascia spazio al cambiamento.


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