Lo zopiclone è un principio attivo con azione sedativo-ipnotica, indicato per il trattamento a breve termine dell'insonnia negli adulti quando il disturbo è grave o disabilitante. Appartiene al gruppo molecolare dei ciclopirroloni e rientra tra i cosiddetti farmaci Z, sviluppati come alternativa alle benzodiazepine nei disturbi del sonno.
A cercare informazioni su questa molecola può essere chi ha ricevuto una prescrizione, ma anche un familiare. Vediamo come agisce lo zopiclone, per cosa è approvato, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il percorso di cura.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
Lo zopiclone appartiene alla famiglia dei sonniferi, i farmaci ipnotici e sedativi utilizzati per favorire il sonno, e nella classificazione ATC è identificato dal codice N05CF01. Dal punto di vista chimico fa parte dei ciclopirroloni, un gruppo distinto da quello delle benzodiazepine anche se il meccanismo d'azione è in parte sovrapponibile.
Insieme allo zolpidem, commercializzato tra l'altro come Stilnox, e allo zaleplon, lo zopiclone forma il gruppo dei farmaci Z, un nome che deriva dall'iniziale comune alle tre molecole. Al di là della lettera, quello che le accomuna è l'azione sul sistema GABA e una struttura chimica diversa da quella delle benzodiazepine.
Una differenza pratica tra le tre riguarda la durata d'azione. In termini di emivita, cioè il tempo necessario perché la concentrazione nel sangue si dimezzi, i valori medi riportati in letteratura (Atkin et al., 2018) sono:
- zaleplon, circa 1 ora,
- zolpidem, circa 2,4 ore,
- zopiclone, circa 5 ore.
Lo zopiclone è quindi la molecola con l'emivita più lunga del gruppo, un elemento che il medico considera nella scelta del farmaco e nella valutazione degli effetti residui al mattino.
In Italia è disponibile in compresse rivestite divisibili da 7,5 mg e appartiene alla fascia C, quindi a totale carico della persona, con ricetta medica ripetibile. Il nome commerciale più noto è Imovane, a cui si affiancano gli equivalenti generici Zopiclone EG e Zopiclone Aristo, che contengono la stessa molecola.
Una precisazione utile riguarda l'eszopiclone, che non è un sinonimo. Lo zopiclone è una miscela racemica, cioè contiene due forme molecolari speculari della stessa sostanza.
L'eszopiclone ne isola soltanto una e in Italia non è in commercio con questo nome.

Come funziona e per cosa si usa lo zopiclone
Lo zopiclone agisce sul sistema nervoso centrale potenziando l'attività del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello. Il GABA funziona come un freno naturale dell'attività neuronale, perché contribuisce, insieme ad altri fattori, a regolare l'eccitabilità dei neuroni e il passaggio dalla veglia al sonno.
Rafforzando questi segnali inibitori, la molecola può ridurre il tempo di addormentamento e la frequenza dei risvegli notturni, con un'interferenza contenuta sul sonno REM. L'effetto ipnotico si manifesta in genere entro 30 minuti dall'assunzione, per cui il farmaco è orientato soprattutto alla difficoltà di addormentamento.
I farmaci Z sono stati sviluppati per un'azione più selettiva sul sistema GABA rispetto alle benzodiazepine classiche, così da mantenere l'effetto sedativo limitando gli altri. La selettività, però, non è uguale per tutto il gruppo, e lo zopiclone ha un profilo più ampio dello zolpidem (Atkin et al., 2018).
L'indicazione approvata da AIFA è il trattamento a breve termine dell'insonnia negli adulti, quando il disturbo è grave, disabilitante o causa un disagio significativo alla persona. Non riguarda quindi le difficoltà di sonno occasionali o transitorie.
La durata prevista dalla scheda tecnica va da pochi giorni a un massimo di quattro settimane, compreso il periodo di riduzione graduale della dose, e non è previsto assumere una seconda dose nella stessa notte. Ogni prosecuzione oltre questo limite richiede una rivalutazione clinica, perché si tratta di un supporto pensato per un periodo limitato.
Nei bambini e negli adolescenti sotto i 18 anni lo zopiclone è controindicato, quindi qualsiasi valutazione in questa fascia d'età va affidata allo specialista. È inoltre opportuno ricordare che le linee guida europee non raccomandano la terapia farmacologica come primo intervento per l'insonnia cronica, indicando invece come prima scelta l’approccio psicologico (Riemann et al., 2023).
Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Alcune condizioni rendono lo zopiclone non adatto, perciò prima di iniziare è importante che il medico conosca la storia clinica completa della persona. Il farmaco può essere controindicato nei seguenti casi:
- ipersensibilità al principio attivo o a uno degli eccipienti,
- miastenia grave, una malattia neuromuscolare che causa debolezza muscolare,
- insufficienza respiratoria grave,
- sindrome delle apnee ostruttive del sonno,
- insufficienza epatica grave, per il rischio di encefalopatia,
- pregressi comportamenti complessi del sonno dopo assunzione di zopiclone,
- età inferiore ai 18 anni.
In altre situazioni il farmaco può essere prescritto con cautela e sotto un controllo più stretto. Una storia di abuso di alcol o di altre sostanze può essere associata a una maggiore predisposizione a sviluppare dipendenza, così come la presenza di un disturbo psichiatrico o l'uso contemporaneo di altre sostanze psicotrope.
Richiedono attenzione anche una funzione respiratoria compromessa, pur non grave, l'insufficienza epatica lieve o moderata e quella renale, condizioni in cui l'eliminazione della molecola può risultare più lenta e la dose iniziale più bassa.
Le persone anziane possono essere più sensibili all'effetto sedativo, con un rischio maggiore di reazioni paradosse e di cadute, per cui il medico può orientarsi su una dose iniziale ridotta. In questa fascia d'età il beneficio sul sonno degli ipnotici tende a essere modesto rispetto agli eventi avversi (Glass et al., 2005).
L'uso in gravidanza non è raccomandato. Lo zopiclone attraversa la barriera placentare e l'esposizione nelle fasi avanzate della gestazione può associarsi nel neonato a ipotonia, difficoltà di alimentazione e depressione respiratoria. Con un'assunzione prolungata il neonato può inoltre sviluppare dipendenza fisica.
Durante l'allattamento il farmaco è controindicato, perché passa nel latte materno. In entrambe le fasi ogni decisione va concordata con il medico prima di iniziare o di proseguire il trattamento.
Poiché la vigilanza e i tempi di reazione possono restare ridotti anche a distanza di ore, la scheda tecnica indica di attendere almeno 12 ore dall'assunzione prima di guidare o di svolgere attività che richiedono attenzione, e di poter contare su 7-8 ore di sonno ininterrotto. Durante il trattamento si raccomanda inoltre di evitare l'alcol.
Lo zopiclone non dovrebbe essere l'unico trattamento quando l'insonnia si accompagna a una depressione, perché possono emergere o diventare più evidenti sintomi depressivi già presenti, con un possibile aumento dei pensieri suicidari. Qualsiasi modifica alla terapia va concordata con il medico.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, lo zopiclone può causare effetti indesiderati, anche se non tutte le persone li manifestano. La scheda tecnica li classifica in base alla frequenza con cui sono stati osservati.
- Molto comuni: gusto amaro o metallico in bocca.
- Comuni: sonnolenza diurna residua, ottundimento delle emozioni, riduzione della vigilanza, confusione, affaticamento, cefalea, vertigini e debolezza muscolare.
- Non comuni: dispepsia, nausea, secchezza delle fauci, variazioni del desiderio sessuale e reazioni cutanee allergiche.
- Rari: dispnea e un moderato aumento delle transaminasi.
- Frequenza non nota: amnesia anterograda, reazioni paradosse, sonnambulismo e altri comportamenti complessi del sonno, comparsa di sintomi depressivi, angioedema.
Alcune voci meritano una spiegazione. L'amnesia anterograda è la difficoltà a formare nuovi ricordi dopo l'assunzione, e il rischio si riduce garantendo 7-8 ore di sonno ininterrotto. Le reazioni paradosse sono invece risposte opposte a quella attesa, come agitazione o allucinazioni, osservate più spesso negli anziani.
I comportamenti complessi del sonno, come alzarsi, mangiare, telefonare o guidare senza averne memoria al risveglio, richiedono di sospendere il farmaco e contattare il medico. Più in generale, se un effetto non si attenua o peggiora è importante segnalarlo senza aspettare, perché sarà il medico a valutare se proseguire il trattamento.
Con l'uso ripetuto può svilupparsi tolleranza, cioè una progressiva riduzione dell'effetto a parità di dose, sebbene la scheda tecnica indichi che una tolleranza marcata non è stata osservata entro le quattro settimane di trattamento.
Il rischio di dipendenza fisica e psicologica può crescere con la dose e la durata del trattamento, e riguarda l'intero gruppo dei farmaci Z (Hajak et al., 2003). Tra i possibili indicatori di un rapporto problematico ci sono la difficoltà a rinunciare al farmaco anche per una notte e la prosecuzione oltre il periodo concordato.
Proprio perché può svilupparsi una dipendenza fisica, la sospensione del farmaco può provocare sintomi da astinenza. Questo concetto si distingue da quello di “sindrome da discontinuazione”, usata invece per i farmaci che non causano dipendenza.
Un'interruzione brusca può far comparire cefalea, dolori muscolari, ansia, irrequietezza, irritabilità e confusione.
Nei quadri più gravi sono stati descritti derealizzazione, depersonalizzazione, iperacusia, parestesie e allucinazioni, e in casi molto rari convulsioni. Per questo la riduzione della dose deve essere sempre graduale e definita dal medico. Il tema è approfondito nella sezione dedicata alle dipendenze.
Alla sospensione può comparire anche l'insonnia da rimbalzo, un peggioramento temporaneo del sonno e dell'ansia che può risultare più intenso del quadro iniziale e spingere a riprendere il farmaco.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
L'associazione tra zopiclone e alcol è tra le più rilevanti, perché le due sostanze potenziano a vicenda l'effetto depressivo sul sistema nervoso centrale. La scheda tecnica raccomanda di evitarla. Un effetto additivo può verificarsi con tutti i farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale, cioè che rallentano funzioni come la vigilanza, la respirazione e i riflessi:
- antipsicotici,
- altri ipnotici e ansiolitici,
- antidepressivi,
- analgesici oppioidi,
- antiepilettici,
- anestetici,
- antistaminici sedativi.
Merita un'attenzione particolare l'associazione con gli analgesici oppioidi, per la quale la scheda tecnica segnala il rischio di sedazione profonda, depressione respiratoria e coma. Può essere giustificata solo in assenza di alternative, con dose e durata ridotte al minimo necessario e sotto stretto monitoraggio medico.
Lo zopiclone è metabolizzato dall'enzima epatico CYP3A4, quindi i farmaci che lo inibiscono possono aumentarne le concentrazioni nel sangue, come eritromicina, claritromicina, ketoconazolo e ritonavir. Gli induttori dello stesso enzima, invece, possono ridurne l'efficacia, ed è il caso di rifampicina, carbamazepina ed erba di San Giovanni.
Anche un prodotto erboristico, quindi, può modificare la risposta al farmaco. Per questo è importante informare il medico di tutto ciò che si sta assumendo, comprese le preparazioni senza obbligo di prescrizione e gli integratori.
Sovradosaggio da zopiclone
I sintomi di un sovradosaggio possono comprendere sonnolenza intensa, confusione, difficoltà di coordinazione, ipotensione e, nei casi più gravi, depressione respiratoria fino al coma. Assunto da solo lo zopiclone raramente mette in pericolo la vita, ma il rischio può aumentare se si associa ad alcol o ad altri depressori.
Se si sospetta un sovradosaggio la cosa da fare è chiamare immediatamente il 112, portando con sé la confezione del medicinale. In ambito ospedaliero il medico può valutare l'uso del flumazenil come antidoto, una procedura riservata al contesto clinico.

Zopiclone e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Zopiclone e psicoterapia non sono in competizione, perché agiscono su piani diversi e in molti casi possono procedere insieme all'interno dello stesso percorso di cura.
Il farmaco può offrire un sollievo nel breve periodo, quando la privazione di sonno è tale da compromettere il funzionamento quotidiano. La psicoterapia lavora invece sui fattori che mantengono il disturbo nel tempo, come l'ansia anticipatoria legata al momento di coricarsi e l'iperattivazione serale.
L'approccio con le prove più solide è la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, indicata con la sigla CBT-I. Le linee guida europee la raccomandano come trattamento di prima scelta per l'insonnia cronica negli adulti, con risultati che tendono a mantenersi nel tempo (Riemann et al., 2023).
Se assumi già lo zopiclone, un percorso psicologico può accompagnare la fase di riduzione graduale concordata con il medico, che resta l'unico a definire il piano terapeutico. Se invece sei già in psicoterapia e il medico ha valutato un supporto farmacologico temporaneo, questo non significa che il lavoro avviato stia fallendo.
Quando le difficoltà di sonno si intrecciano con l'ansia o con un tono dell'umore basso, lavorare anche su questi aspetti può cambiare il quadro. Con Unobravo puoi trovare uno/a psicologo/a in linea con le tue esigenze e valutare insieme quale supporto sia più adatto.





