Fastidio quando il partner viene taggato sui social dall'ex: parlarne in modo costruttivo è possibile?

Ho visto il tag e non sono riuscito a pensare ad altro
So che è una sciocchezza, eppure ci sto male

Vedere l’ex del/della partner comparire sui social attraverso un tag, una foto o un ricordo condiviso, può attivare emozioni intense anche quando, razionalmente, si sa che probabilmente non c’è nulla di cui preoccuparsi. Spesso queste reazioni toccano aspetti più profondi. Provare una fitta emotiva in questi momenti è più comune di quanto si pensi e non significa automaticamente che ci sia qualcosa che non va nella relazione o in te. Spesso è il segnale di una vulnerabilità emotiva che merita di essere compresa, più che giudicata. I social media hanno il potere di rendere visibile ciò che in passato restava invisibile. Un tag in una foto di gruppo o in un ricordo condiviso porta il passato sentimentale del tuo partner direttamente nel tuo presente, amplificando emozioni che altrimenti non avrebbero occasione di emergere. Il fastidio che provi non è necessariamente un segno di gelosia fuori misura: spesso riflette un bisogno di sentirti al sicuro nella relazione e di capire quale spazio occupa il passato nella vita di chi ami. La vera sfida non è eliminare quell'emozione, ma imparare a riconoscerla e trasformarla in un'occasione di dialogo aperto, anziché lasciarla crescere nel silenzio fino a diventare risentimento.

Le ragioni del disagio

Cosa si nasconde dietro quel fastidio improvviso

Mi chiedo sempre cosa significhi davvero quel tag
Non riesco a non pensarci, anche se vorrei

Le emozioni che si attivano davanti a un tag dell'ex del proprio partner possono essere intense e difficili da decifrare. Per capire davvero cosa le alimenta, il supporto di uno/a psicologo/a può aiutarti a fare chiarezza dentro di te e a vivere la relazione con più serenità. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo fastidio.

Una reazione emotiva più veloce del pensiero

  • La parte più istintiva del cervello può interpretare un tag dell'ex come un segnale di minaccia per la relazione, generando disagio prima ancora che tu possa valutare razionalmente la situazione.
  • Questo significa che la reazione emotiva arriva in anticipo rispetto al ragionamento: ti ritrovi a provare fastidio, e solo dopo riesci a chiederti se quel fastidio abbia una base concreta.
  • Non si tratta di essere irrazionali: è il modo in cui la mente cerca di proteggerti da una possibile perdita affettiva.

I social tolgono il contesto

  • Un tag in una foto di gruppo può sembrare un gesto di vicinanza esclusiva perché mancano tutte le sfumature che nella vita reale aiuterebbero a ridimensionarlo: il tono della voce, le circostanze, chi altro era presente.
  • Sui social, tutto appare più intenzionale di quanto sia nella realtà. Un tag fatto distrattamente in tre secondi può occupare i tuoi pensieri per ore.
  • Questa mancanza di contesto amplifica le interpretazioni e rende più facile leggere significati che forse non ci sono.

La paura di ciò che quel tag rappresenta

  • Spesso il fastidio non riguarda il tag in sé, ma ciò che potrebbe significare: un legame ancora presente, un'intimità emotiva che ti fa sentire escluso o esclusa.
  • Chi vive momenti di fragilità nell'autostima può leggere quel gesto digitale come una conferma del timore di non essere abbastanza, trasformandolo in una prova di inadeguatezza personale.
  • Una volta notato il primo tag, può capitare di iniziare a monitorare ogni interazione tra il partner e l'ex: più si cerca, più si trovano dettagli che alimentano il disagio, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere.
Prospettiva clinica
Le relazioni sono fondamentali per la nostra salute biopsicosociale. Ma i legami tra le persone non sono statici: si evolvono e, a volte, si incrinano. Prevenire e risolvere problemi relazionali passa attraverso una chiara comunicazione dei propri bisogni emotivi. Imparare a parlare con gli altri in modo autentico è il primo passo per un equilibrio duraturo.
Quando il tag diventa un pensiero ricorrente

Situazioni in cui potresti esserti riconosciuto

Ho passato un'ora a scorrere il profilo della sua ex
Alla fine ho sbottato per una cosa minima

Il fastidio legato ai tag dell'ex del partner può manifestarsi in tanti modi diversi. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

Quel tag in una foto di gruppo che non riesci a lasciar andare

  • Il tuo partner viene taggato in una foto dove c'è anche l'ex: razionalmente capisci che si tratta di un contesto sociale condiviso, ma emotivamente provi una stretta allo stomaco che è difficile ignorare.
  • L'ex tagga il tuo partner in un post nostalgico legato a un'esperienza passata: anche se il gesto può essere del tutto innocente, finisci per rileggere quel contenuto decine di volte, cercando significati nascosti tra le righe.
  • Noti che il tuo partner non rimuove il tag e non dice nulla a riguardo: quel silenzio lo interpreti come indifferenza verso i tuoi sentimenti, quando in realtà potrebbe non aver nemmeno prestato attenzione alla notifica.

Quando la curiosità diventa angoscia

  • Dopo aver visto il tag, inizi a scorrere il profilo dell'ex alla ricerca di altri segnali: quella che era una semplice curiosità si trasforma in ore di confronto con l'altra persona, lasciandoti più insicura o insicuro di prima.
  • Accumuli il fastidio per giorni senza dirne nulla, finché un dettaglio minimo fa esplodere una reazione intensa che lascia il tuo partner confuso e sulla difensiva.
  • Arrivi a chiedere di bloccare l'ex o rimuovere i tag, trasformando un bisogno emotivo legittimo in una richiesta che rischia di generare conflitto invece che vicinanza.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Strategie pratiche e dialogo

Affrontare il fastidio senza farsene travolgere

Ho provato ad aspettare prima di parlarne e ha funzionato
Dirgli come mi sentivo ha cambiato tutto
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Fermarsi e chiedersi cosa si sta provando davvero

Prima di parlarne con il/la partner, può essere utile fermarsi un momento e chiedersi cosa stia toccando davvero quella situazione. A volte il disagio non riguarda soltanto quel tag o quel post, ma paure più profonde, come il timore di essere sostituiti, messi da parte o di non sentirsi abbastanza importanti nella relazione. Dare un nome a ciò che si sente può aiutare a comprendere meglio la propria reazione e a viverla con meno intensità, invece di agire immediatamente sull’emozione del momento.

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Aspettare che l'emozione si attenui prima di parlarne

Quando l’emozione è molto intensa, è più facile reagire impulsivamente o comunicare in modo che poi si rischia di non sentire davvero proprio. Concedersi un po’ di tempo, anche solo qualche ora, può aiutare a far diminuire l’intensità del momento e a ritrovare maggiore chiarezza su ciò che si prova e su come si desidera comunicarlo.

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Esprimere ciò che senti senza accusare

Quando ti senti più lucido/a, può essere utile affrontare il discorso partendo dal tuo vissuto invece che dal comportamento dell’altra persona. Dire “Ho visto quel tag e mi sono sentito/a insicuro/a” comunica un’emozione personale; chiedere invece “Perché la tua ex ti tagga ancora?” rischia più facilmente di suonare come un’accusa e di mettere il/la partner sulla difensiva. Parlare di ciò che si prova, senza trasformarlo subito in un interrogatorio o in una colpa da attribuire, rende più probabile un confronto aperto e autentico.

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Provare a interrompere lo scorrimento dei profili

Se noti che, dopo aver visto un tag o un contenuto sui social, ti viene spontaneo iniziare a controllare il profilo dell’ex, può essere utile interrompere quel meccanismo il prima possibile. Anche solo chiudere l’app e spostare l’attenzione su qualcosa che ti fa stare bene come una passeggiata, una chiamata a una persona cara, un’attività che ti rilassa, può aiutare a ridurre l’intensità dell’urgenza. Il bisogno di controllare è spesso legato a una sensazione di pericolo: distogliere l'attenzione, anche solo per poco, può aiutare a far calare quell'urgenza.

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Parlare apertamente di come vivete i social nella coppia

Può essere utile proporre al partner una conversazione aperta su come entrambi vivete la presenza delle relazioni passate sui social. Non si tratta di stabilire regole o divieti, ma di capire insieme cosa vi fa sentire al sicuro e cosa genera disagio, ascoltandovi a vicenda.

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Coltivare la relazione nel presente

Un modo concreto per ridurre il peso di queste situazioni è investire nella connessione reale della coppia. Dedicarsi momenti di qualità, condividere tempo insieme, creare occasioni di intimità o avere conversazioni autentiche su come ci si sente può aiutare a rafforzare il senso di vicinanza e sicurezza nella relazione. Quando il legame nel quotidiano si percepisce più solido e presente, ciò che accade sui social tende spesso ad avere un impatto emotivo minore.

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Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Se il fastidio per i tag si ripresenta spesso e senti che influisce sul tuo benessere o sulla relazione, un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può essere uno spazio prezioso per esplorare cosa si muove dietro queste emozioni. Non è necessario aspettare che il disagio diventi molto intenso per chiedere supporto. Confrontarsi con un/a professionista può essere utile per sentirsi ascoltati, comprendere meglio ciò che si prova e dare un senso a emozioni che, da soli, possono risultare confuse o difficili da gestire.

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Dialogo e consapevolezza

Il tag non è il problema, il silenzio sì

Ho capito che il problema era il mio silenzio
Ne abbiamo parlato e mi sono sentita più vicina a lui

Provare fastidio per un tag dell'ex del partner non ti rende una persona irrazionale o eccessivamente gelosa: è una risposta emotiva comprensibile in un'epoca in cui i confini tra passato e presente sono resi permeabili dalla tecnologia.

Il passato sentimentale del tuo partner esiste indipendentemente dai social e non può essere cancellato. Ciò che conta davvero è la qualità della relazione che state costruendo insieme, giorno dopo giorno, e la volontà reciproca di prendervene cura.

Parlare apertamente di ciò che si prova è un atto di coraggio e di cura verso la coppia. Quando il disagio viene taciuto, può trasformarsi in sospetto, risentimento e distanza emotiva.

Imparare a distinguere tra una reazione momentanea e un disagio ricorrente è una capacità che si costruisce nel tempo, anche con il supporto di uno/a psicologo/a. Non ogni fastidio richiede una conversazione, ma ogni dinamica che si ripete merita di essere esplorata.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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FAQ

Domande frequenti

Quello che provi è una reazione emotiva comprensibile e molto più diffusa di quanto potresti pensare.

I social media hanno la capacità di portare il passato sentimentale direttamente nel tuo presente, rendendo visibili legami e ricordi che altrimenti resterebbero sullo sfondo. Il fastidio non significa che sei una persona gelosa o irrazionale. Spesso riflette un bisogno legittimo di sentirti al sicuro nella relazione e di capire quale spazio occupa il passato nella vita del tuo partner. Più che chiederti se sia "normale" o meno, può essere utile domandarti cosa stai provando davvero e di cosa hai bisogno in quel momento. A volte basta riconoscere l'emozione e darle un nome per sentirla meno travolgente.

Quando vedi un tag che ti crea disagio, la mente può interpretarlo come un segnale di pericolo per la relazione. A quel punto scatta un impulso a cercare altre informazioni per capire se la minaccia è reale: è così che una semplice curiosità si trasforma in ore passate a scorrere profili e confrontarti con l'altra persona. Il problema è che più cerchi più trovi dettagli che alimentano l'insicurezza, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere. Ogni nuovo elemento viene filtrato dalla lente dell'ansia, anche quando è del tutto innocuo.

Un primo passo concreto può essere quello di chiudere l'app quando senti crescere quell'urgenza e dedicare quei minuti a qualcosa che ti fa stare bene. Se noti che questa dinamica si ripete spesso, parlarne con uno/a psicologo/a può aiutarti a capire cosa si muove dietro quel bisogno di controllo.

Il modo in cui scegli di aprire la conversazione fa una grande differenza. Può essere utile partire da ciò che senti, non da ciò che l'altra persona ha fatto o non ha fatto. Per esempio, dire "ho visto quel tag e mi ha fatto sentire insicuro/a" apre uno spazio di ascolto, mentre "perché la tua ex ti tagga ancora?" rischia di mettere il/la partner sulla difensiva.

È utile anche scegliere il momento giusto: aspettare che l'emozione più intensa si attenui, anche solo di qualche ora, ti permette di comunicare con più lucidità e di dire davvero quello che vuoi esprimere. Non si tratta di stabilire regole o divieti, ma di condividere come vi sentite entrambi rispetto alla presenza delle relazioni passate sui social. Questo tipo di dialogo, quando avviene con rispetto reciproco, può diventare un'occasione per rafforzare la connessione nella coppia.

Non necessariamente. Spesso chi viene taggato può non prestare attenzione alla notifica, oppure non attribuisce a quel gesto lo stesso peso emotivo che può avere per te. Sui social, tutto appare più intenzionale di quanto sia nella realtà: un tag fatto distrattamente in pochi secondi può occupare i tuoi pensieri per molto tempo. Il silenzio del tuo partner non è per forza indifferenza verso i tuoi sentimenti. Potrebbe semplicemente non aver colto che quel tag ti ha creato disagio, soprattutto se non gliene hai ancora parlato.

Prima di trarre conclusioni, può essere utile condividere apertamente come ti sei sentito/a. Potresti scoprire che il/la partner è disponibile ad ascoltarti e a trovare insieme un modo per farvi sentire entrambi a proprio agio. La qualità della relazione si misura nel dialogo quotidiano, non nelle interazioni digitali.

Se il disagio si ripresenta spesso, occupa molto spazio nei tuoi pensieri e inizia a influire sul tuo benessere o sulla qualità della relazione, può essere il momento di considerare un percorso di psicoterapia. Ecco alcuni segnali a cui prestare attenzione: passi molto tempo a controllare i profili social, il fastidio si trasforma in discussioni frequenti con il/la partner, oppure senti che dietro la reazione ai tag c'è qualcosa di più profondo, come la paura di non essere abbastanza o il timore di perdere la relazione. Un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio di crescita e riflessione dove poter esplorare con calma cosa si muove dietro queste emozioni.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

La terapia di coppia può aiutare in questo caso?

Sì, la terapia di coppia può essere uno spazio molto utile per affrontare insieme le tensioni legate ai social. Quando i tag dell'ex diventano motivo di discussioni ricorrenti, spesso il problema non è il tag in sé, ma il modo in cui si comunica rispetto a ciò che si prova. In un percorso di coppia, si può imparare a comunicare i propri bisogni in modo più chiaro, senza che l’altro si senta automaticamente attaccato o colpevolizzato. Allo stesso tempo, si lavora sull’ascolto reciproco, soprattutto nei momenti in cui emergono punti di vista diversi o temi delicati come gelosia, fiducia e rapporto con il passato. Il/la terapeuta aiuta la coppia a costruire modalità di dialogo più efficaci e un linguaggio comune con cui affrontare anche gli argomenti più sensibili. Non è necessario che la relazione sia in una crisi profonda per iniziare: la terapia di coppia può essere utile anche quando il rapporto funziona, ma ci sono dinamiche che entrambi desiderano comprendere e gestire meglio.

Proporre un percorso di terapia di coppia può sembrare delicato, ma il modo in cui se ne parla può fare molta differenza. Può essere utile presentarlo come un’opportunità per stare meglio insieme e comprendersi di più, piuttosto che come la soluzione a un problema “grave” o come qualcosa che l’altro dovrebbe “aggiustare”. Frasi come “Mi piacerebbe trovare uno spazio in cui parlare con più calma di alcune cose che sento, perché tengo alla nostra relazione” comunicano attenzione e cura verso il rapporto, senza trasformare la proposta in un’accusa. Anche il momento scelto conta: affrontare questo tema durante un litigio o in una situazione molto emotiva rischia di far percepire la terapia come una critica o una minaccia. È spesso più utile parlarne in un momento tranquillo, in cui entrambi possano sentirsi più disponibili all’ascolto. Se il/la partner mostra resistenza, può essere importante non forzare subito la situazione. A volte le persone hanno bisogno di tempo per familiarizzare con l’idea. In alcuni casi, iniziare da un percorso individuale può aiutare a fare maggiore chiarezza su ciò che si prova e su ciò che si desidera portare nella relazione.

Si tratta di due percorsi diversi ma complementari, ciascuno con obiettivi specifici. Un percorso individuale offre uno spazio personale in cui comprendere meglio cosa si attiva dentro di te in situazioni come queste: paure, insicurezze, bisogno di conferme o difficoltà legate alla fiducia. Può aiutarti a riconoscere i tuoi bisogni emotivi e il modo in cui reagisci quando ti senti vulnerabile. La terapia di coppia, invece, si concentra sulla relazione e sulle dinamiche che si creano tra voi: il modo in cui comunicate, gestite la tensione e cercate sicurezza reciproca. In questo spazio, il/la terapeuta aiuta entrambi a trovare modalità più efficaci per affrontare temi delicati, come il rapporto con il passato o la presenza degli ex sui social. I due percorsi non si escludono a vicenda. In alcuni casi si parte da uno individuale e successivamente si sceglie un lavoro di coppia, in altri possono anche procedere parallelamente. La scelta dipende soprattutto da ciò che senti più utile e necessario per te in questo momento.

Il fatto che il disagio venga vissuto soprattutto da una persona non significa che riguardi soltanto lei. In una relazione, anche emozioni non condivise allo stesso modo possono influenzare il clima della coppia e il modo in cui ci si sente reciprocamene. La terapia di coppia può offrire uno spazio in cui sentirsi ascoltati e compresi senza che il confronto si trasformi in una lotta tra chi “ha ragione” e chi “sbaglia”. Spesso, quando uno dei due soffre per qualcosa che l’altro fatica a comprendere, rischia di crearsi una distanza emotiva che nel tempo può pesare sulla relazione. L’obiettivo del percorso non è stabilire colpe, ma aiutare entrambi a comprendere meglio cosa succede tra voi: da una parte, capire l’impatto che alcuni comportamenti possono avere, anche involontariamente; dall’altra, riuscire a vedere anche il punto di vista e le intenzioni del partner.

In una seduta di terapia di coppia, il/la terapeuta crea uno spazio protetto in cui entrambi possiate parlare di ciò che provate senza sentirvi attaccati o giudicati. L’obiettivo non è stabilire chi abbia ragione rispetto a un tag o a un’interazione sui social, ma comprendere cosa quella situazione attiva nella relazione. Dietro il fastidio possono esserci bisogni di rassicurazione, paure legate a esperienze passate o difficoltà nel comunicare vulnerabilità ed emozioni. Allo stesso tempo, il percorso aiuta anche il/la partner a comprendere meglio l’impatto emotivo che alcune situazioni possono avere, anche quando per lui o lei sembrano poco significative. Spesso il lavoro si concentra anche su aspetti molto concreti: imparare a parlare di temi delicati senza trasformare il confronto in conflitto, costruire maggiore fiducia nel quotidiano e trovare insieme confini che facciano sentire entrambi più sereni rispetto al rapporto con il passato e con gli ex partner.

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