Come gestire il timore che la propria storia personale influenzi i figli?
Ho paura di ripetere gli errori di mio padre
Non voglio che mia figlia cresca come me
Molti genitori si portano dentro ferite, esperienze dolorose o modelli educativi ricevuti nell'infanzia, e temono profondamente che tutto questo possa ricadere sui propri figli, condizionandone il benessere e lo sviluppo emotivo.
Questo timore è più diffuso di quanto si pensi e nasce da un atto d'amore: il desiderio di offrire ai propri figli qualcosa di migliore rispetto a ciò che si è ricevuto. Riconoscerlo è già un primo, importante passo di consapevolezza.
Le esperienze vissute nelle generazioni precedenti possono effettivamente lasciare tracce visibili e invisibili: nei gesti quotidiani, nelle reazioni emotive, nel modo in cui si comunica o si gestiscono i conflitti in famiglia.
Tuttavia, essere consapevoli di questa possibilità non significa essere condannati a ripetere il passato. La trasmissione di vissuti dolorosi non è un destino inevitabile, ma un processo che può essere compreso, affrontato e trasformato.
Le radici del timore
Da dove nasce la paura di trasmettere le proprie ferite
Non so se reagisco a lui o al mio passato
Mi chiedo sempre se sto sbagliando tutto
Capire da dove arriva il timore di trasmettere le proprie ferite può aiutarti a guardarlo con più chiarezza. Per molte persone, indagare a fondo il legame tra la propria storia e il modo di essere genitore è un percorso che diventa più efficace con il supporto di uno/a psicologo/a, che può offrire strumenti concreti per elaborare ciò che si porta dentro.
Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questa paura.
Il ruolo delle esperienze vissute nell'infanzia
- Chi ha vissuto esperienze difficili durante la crescita può sviluppare modalità relazionali rigide, come il distacco emotivo, il bisogno di controllare tutto o la difficoltà a sintonizzarsi con i bisogni dei figli, senza rendersene conto, perché quei modelli sono stati interiorizzati come gli unici possibili.
- Le emozioni che non hanno trovato spazio, come paure, vergogna, rabbia o senso di impotenza, possono riaffiorare proprio nelle situazioni più delicate della genitorialità: i momenti di crisi, i conflitti o le fasi di crescita dei figli che richiamano le proprie ferite.
Il ruolo dei silenzi e dei non detti familiari
- I segreti familiari, i non detti e i tabù possono creare zone d'ombra nella comunicazione. Ciò che non viene raccontato non scompare, ma si trasforma in atmosfere emotive ambigue che i figli percepiscono senza poterle comprendere.
- Lo stress molto intenso e prolungato può influenzare anche il modo in cui il corpo risponde alle difficoltà, e queste tracce possono avere un impatto che va oltre il singolo comportamento, coinvolgendo anche le generazioni successive.
Quando la paura di sbagliare porta a reazioni opposte
- Spesso il timore di ripetere gli errori dei propri genitori può portare a comportamenti opposti ma altrettanto rigidi: per esempio, chi ha vissuto trascuratezza può diventare molto protettivo, finendo per limitare senza volerlo l'autonomia del figlio.
- In questo modo, il tentativo di fare diversamente diventa esso stesso una trappola, perché nasce dalla stessa ferita che si cerca di evitare.
Esempi dalla vita quotidiana
Situazioni in cui il passato può farsi sentire
Mi irrigidisco quando mio figlio piange forte
Organizzo tutto per paura che qualcosa vada male
Riconoscersi in certe dinamiche non è un motivo per sentirsi in colpa: è, anzi, un segnale di attenzione verso i propri figli. Ecco alcune situazioni in cui il passato può influenzare il presente genitoriale.
Il bisogno di controllare ogni cosa
- Un genitore che ha vissuto un ambiente familiare imprevedibile e caotico potrebbe sviluppare un forte bisogno di controllo sui figli, organizzando ogni aspetto della loro vita per evitare che sperimentino la stessa incertezza, ma finendo per limitare la loro capacità di esplorare il mondo in autonomia.
- In questi casi, anche lasciare il/la figlio/a libero/a di fare una scelta semplice, come cosa indossare o con chi giocare, può generare una tensione difficile da spiegare.
La difficoltà a stare con le emozioni dei figli
- Chi è cresciuto in una famiglia dove le emozioni venivano ignorate o punite può trovarsi in difficoltà nel riconoscere e accogliere il pianto, la rabbia o la paura dei propri figli, reagendo con fastidio, minimizzazione o silenzio. Non per cattiveria, ma perché non ha mai avuto la possibilità di imparare un altro modo.
- Un genitore che ha vissuto dinamiche di svalutazione durante la propria crescita può oscillare tra l'idealizzazione del/della figlio/a e la critica eccessiva, riproponendo senza volerlo uno schema simile a quello che ha subito.
La paura della separazione e i segreti familiari
- Chi ha sperimentato l'abbandono di una figura di riferimento può vivere con ansia ogni distacco dal/dalla figlio/a, trasmettendogli la sensazione che separarsi sia pericoloso, e rendendo difficili passaggi come l'ingresso a scuola o le prime esperienze di indipendenza.
- In alcune famiglie, eventi dolorosi come lutti improvvisi, dipendenze o malattie vengono taciuti per proteggere i più piccoli. I figli, però, avvertono un'atmosfera di tensione e mistero che può generare in loro insicurezza o senso di colpa senza una causa apparente.
- Chi ha vissuto relazioni familiari molto conflittuali può sviluppare una forte cautela verso gli altri, trasmettendo ai figli una visione del mondo come luogo poco sicuro, con conseguenze sulla loro capacità di fidarsi e costruire legami.
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Provare a ricostruire la propria storia familiare
Potresti dedicare del tempo a ripercorrere il tuo vissuto familiare, magari anche scrivendo o parlando con persone che hanno condiviso quella storia. Non si tratta di trovare colpe, ma di osservare con curiosità se ci sono schemi o dinamiche che si stanno ripresentando nel rapporto con i tuoi figli. Se durante questa esplorazione emergono emozioni molto intense, può essere utile proseguire con il supporto di uno/a psicologo/a.
Fermarsi quando arriva una reazione intensa
Quando ti accorgi di avere una reazione emotiva che senti sproporzionata rispetto a quello che sta succedendo con tuo/a figlio/a, puoi provare a fermarti anche solo un momento. Chiederti "questa emozione appartiene davvero a quello che sta accadendo adesso?" può aiutarti a creare uno spazio tra ciò che senti e come rispondi.
Dare parole a ciò che è stato taciuto
Se nella tua famiglia ci sono stati silenzi su eventi importanti, potresti iniziare a parlarne con una persona di fiducia. Dare voce a ciò che è rimasto nascosto può togliere potere a quei segreti e aiutarti a costruire una narrazione più chiara della tua storia, anche per i tuoi figli, nei modi e nei tempi adatti a loro.
Parlare apertamente con il/la partner
Quando possibile, può essere utile condividere con il/la partner come ti senti e quali timori porti con te rispetto alla genitorialità. Non si tratta di trovare colpevoli, ma di capire insieme come le storie personali di ciascuno si intrecciano e influenzano il clima emotivo della famiglia.
Accogliere l'imperfezione come parte del percorso
Non è necessario essere genitori perfetti per offrire ai propri figli un ambiente sereno. Ogni piccolo passo di consapevolezza conta. Puoi concederti il permesso di sbagliare, sapendo che ciò che fa la differenza non è l'assenza di errori, ma la disponibilità a riconoscerli e a provare a fare diversamente.
Dedicare tempo a qualcosa che ti fa stare bene
Prendersi cura di sé non è un lusso, è una risorsa. Quando ti senti sovraccarico o sovraccarica, provare a ritagliarti anche solo pochi minuti per qualcosa che ti piace può aiutarti a ricaricare le energie e a essere più presente con i tuoi figli.
Valutare un percorso di psicoterapia
Un percorso con uno/a psicologo/a o psicoterapeuta è uno spazio di crescita e riflessione in cui poter elaborare le proprie ferite con il supporto di qualcuno che può aiutarti a sentirti capito/a e guidato/a. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: anche il desiderio di capirsi meglio è un ottimo motivo. Quando il tema riguarda la famiglia, anche la terapia di coppia o familiare può essere uno spazio prezioso per costruire insieme un clima più sereno.
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Guardare avanti con fiducia
Ogni passo di consapevolezza è un dono per i tuoi figli
Voglio spezzare questo ciclo, per me e per loro
Non devo essere perfetta, devo solo provarci
Temere di influenzare i propri figli con la propria storia personale non è un segno di debolezza, ma di profonda sensibilità genitoriale. Questa consapevolezza, di per sé, è già un fattore protettivo.
I figli non ereditano solo il dolore: ereditano anche le risorse, la capacità di affrontare le difficoltà e il coraggio di chi ha scelto di guardare in faccia la propria storia. Ogni piccolo cambiamento si traduce in qualcosa di concreto per chi verrà dopo.
Prendersi cura delle proprie ferite è il gesto più protettivo che un genitore possa fare. Se senti che questo tema ti riguarda da vicino, un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a trasformare ciò che hai vissuto in una risorsa, anziché in un peso da portare da soli.
Non puoi cancellare ciò che è stato, ma puoi scegliere, un passo alla volta, di rendere più limpido ciò che trasmetterai ai tuoi figli.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
È normale avere paura di ripetere con i propri figli gli errori dei propri genitori?
Questo timore è molto diffuso tra chi diventa genitore, e nasce da un desiderio profondo: voler offrire ai propri figli qualcosa di diverso e migliore rispetto a ciò che si è ricevuto. Il fatto stesso che tu te lo stia chiedendo è già un segnale di grande attenzione e sensibilità.
Le esperienze vissute durante la crescita possono effettivamente influenzare il modo in cui ci si relaziona con i propri figli, attraverso reazioni emotive, modalità comunicative o schemi che si sono interiorizzati senza rendersene conto. Questo però non significa essere destinati a ripetere il passato.
La consapevolezza è già di per sé un fattore protettivo. Riconoscere certi schemi ti permette di iniziare a fare scelte diverse, un passo alla volta. Se senti il bisogno di esplorare più a fondo queste dinamiche, un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti strumenti concreti per trasformare ciò che hai vissuto in una risorsa.
Come capire se il mio passato sta influenzando il rapporto con mio/a figlio/a?
Ci sono alcuni segnali che possono aiutarti a riconoscere quando il passato si sta facendo sentire nella relazione con tuo/a figlio/a. Per esempio, potresti notare reazioni emotive che senti sproporzionate rispetto alla situazione: un'irritazione intensa davanti al pianto, un'ansia molto forte nei momenti di separazione, o un bisogno di controllare ogni aspetto della sua vita.
Un altro segnale può essere la difficoltà ad accogliere certe emozioni di tuo/a figlio/a, come la rabbia o la paura, soprattutto se nella tua famiglia di origine quelle emozioni venivano ignorate o punite.
Potresti anche accorgerti di oscillare tra estremi opposti: per esempio, essere molto protettivo/a per compensare la trascuratezza che hai vissuto, finendo però per limitare la sua autonomia.
Chiederti "questa reazione appartiene davvero a quello che sta succedendo adesso?" può essere un esercizio semplice ma potente. Se questi segnali ti risuonano, non significa che stai sbagliando tutto: significa che stai iniziando a guardare con onestà qualcosa di importante.
Come posso smettere di trasmettere ai miei figli le mie ferite emotive?
La buona notizia è che la trasmissione di vissuti dolorosi non è un destino inevitabile, ma un processo che può essere compreso e trasformato. Non si tratta di diventare genitori perfetti, ma di costruire una consapevolezza graduale.
Alcuni passi concreti che puoi fare: ripercorrere la tua storia familiare con curiosità, osservando se ci sono schemi che si stanno ripresentando. Puoi farlo anche scrivendo o parlando con persone che hanno condiviso quel vissuto; quando senti una reazione intensa, puoi provare a fermarti un momento per distinguere ciò che appartiene al presente da ciò che viene dal passato; potresti dare voce a ciò che nella tua famiglia è stato taciuto: i silenzi e i non detti tendono a trasformarsi in atmosfere emotive che i figli percepiscono senza poterle comprendere.
Un percorso con uno/a psicoterapeuta può aiutarti a elaborare le tue ferite con strumenti adeguati. Prendersi cura di sé è il gesto più protettivo che puoi fare come genitore.
Perché cerco di fare il contrario dei miei genitori ma mi sento comunque in trappola?
Questo è un meccanismo molto comune e comprensibile. Quando si è vissuta un'esperienza dolorosa durante la crescita, il primo impulso è fare l'opposto: chi ha sperimentato trascuratezza può diventare molto protettivo, chi ha subito rigidità può evitare qualsiasi regola.
Il problema è che questi comportamenti opposti nascono dalla stessa ferita che si cerca di evitare. Non sono una scelta libera, ma una reazione speculare. Per esempio, un genitore che organizza ogni dettaglio della vita del/della figlio/a per evitargli incertezza può finire per limitare la sua capacità di esplorare il mondo in autonomia.
Uscire da questa dinamica non significa trovare un equilibrio perfetto, ma iniziare a riconoscere da dove nascono certe reazioni. Quando riesci a distinguere tra ciò che fai per rispondere ai bisogni reali di tuo figlio e ciò che fai per rispondere a una tua paura antica, si apre uno spazio nuovo.
Se ti ritrovi in questa sensazione di trappola, sappi che è possibile trovare un modo diverso. Un percorso di psicoterapia può essere uno spazio prezioso per esplorare queste dinamiche con profondità.
Quando è il momento giusto per chiedere aiuto a uno/a psicologo/a come genitore?
Non esiste un momento "giusto" in senso assoluto, e non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili. Anche il desiderio di capirsi meglio come genitore è un ottimo motivo per iniziare un percorso.
Ci sono alcune situazioni in cui il supporto di uno/a psicologo/a o psicoterapeuta può essere particolarmente utile: quando ti accorgi di avere reazioni emotive che fatichi a gestire con i tuoi figli, quando senti che il tuo passato familiare pesa sul presente, quando noti schemi che si ripetono nonostante i tuoi sforzi, o quando il timore di sbagliare diventa così forte da bloccarti.
Un percorso di psicoterapia è uno spazio di crescita e riflessione, non un segnale che qualcosa non va in te. È un luogo in cui puoi sentirti capito/a e guidato/a nell'elaborare ciò che porti dentro, trasformandolo in una risorsa per te e per i tuoi figli.
I figli non ereditano solo il dolore: ereditano anche il coraggio di chi ha scelto di prendersi cura della propria storia.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
La terapia di coppia può aiutare in questo caso?
La terapia di coppia può aiutarci a capire come le nostre storie familiari influenzano i figli?
Sì, la terapia di coppia può essere uno spazio molto utile per esplorare insieme come le storie personali di ciascuno si intrecciano e influenzano il clima emotivo della famiglia. Ogni genitore porta con sé un bagaglio di esperienze, modelli educativi e reazioni emotive che spesso agiscono in modo silenzioso.
In terapia di coppia, con la guida di uno/a psicoterapeuta, potete imparare a riconoscere quali dinamiche del passato di ciascuno si stanno ripresentando nel rapporto con i figli. Per esempio, potreste scoprire che le vostre reazioni diverse davanti al pianto di un/a figlio/a possono dipendere da come le emozioni venivano gestite nelle rispettive famiglie di origine.
Questo tipo di percorso non richiede che la relazione sia in crisi. È utile anche quando le cose funzionano ma sentite il bisogno di comprendervi meglio come coppia genitoriale, costruendo insieme un modo più consapevole di stare accanto ai vostri figli.
Io e il/la mia partner abbiamo idee diverse su come crescere i figli a causa del nostro passato: la terapia di coppia può aiutare?
È molto comune che le divergenze educative tra genitori abbiano radici profonde nelle rispettive esperienze di crescita. Chi ha vissuto un ambiente rigido può desiderare più libertà per i propri figli, mentre il/la partner, cresciuto in un contesto caotico, potrebbe cercare più struttura e regole. Queste differenze possono generare tensioni che non riguardano davvero il presente, ma il passato di ciascuno.
La terapia di coppia offre uno spazio protetto in cui poter esplorare queste radici senza giudicarsi a vicenda. Non si tratta di stabilire chi ha ragione, ma di capire da dove nascono certe convinzioni e trovare un equilibrio che tenga conto dei bisogni di tutta la famiglia.
Con il supporto di uno/a psicoterapeuta, potete imparare ad ascoltarvi in modo diverso, riconoscendo che dietro ogni posizione c'è una storia che merita comprensione. Questo può trasformare i conflitti educativi in occasioni di crescita condivisa.
Come posso proporre al/la mia partner di fare terapia di coppia per affrontare insieme questi temi?
Proporre un percorso di terapia di coppia può sembrare delicato, soprattutto quando il tema riguarda le ferite personali di ciascuno. Un buon punto di partenza può essere condividere come ti senti, usando un linguaggio che parli dei tuoi vissuti piuttosto che di colpe o mancanze.
Potresti dire qualcosa come: "Mi accorgo che a volte le mie reazioni con i nostri figli vengono dal mio passato, e credo che capirlo insieme potrebbe aiutarci come famiglia." Questo tipo di comunicazione esprime un desiderio di crescita condivisa, non un'accusa.
È importante presentare la terapia di coppia per quello che è: non un segnale che qualcosa non funziona, ma uno spazio di confronto in cui poter costruire insieme un clima più sereno. Potete pensarla come un investimento sulla vostra famiglia.
Se il/la partner non si sente subito pronto, puoi anche iniziare con un percorso individuale. Spesso, quando una persona inizia a lavorare su di sé, questo genera un cambiamento positivo che coinvolge anche la relazione di coppia.
Qual è la differenza tra fare terapia individuale e terapia di coppia per affrontare il peso del proprio passato sulla genitorialità?
Entrambi i percorsi sono preziosi e possono essere complementari, ognuno con un focus diverso.
La terapia individuale è uno spazio tutto tuo, in cui puoi esplorare in profondità le tue ferite personali, i modelli che hai interiorizzato durante la crescita e il modo in cui questi influenzano le tue reazioni come genitore. È particolarmente utile quando senti il bisogno di elaborare esperienze che riguardano la tua storia intima.
La terapia di coppia, invece, si concentra sulla relazione e su come le storie di entrambi interagiscono nel contesto familiare. Aiuta a migliorare la comunicazione, a comprendere le reazioni reciproche e a costruire insieme strategie educative più consapevoli.
Non è necessario scegliere: in alcuni casi si può iniziare con un percorso e affiancare l'altro nel tempo. L'importante è sentirsi liberi di scegliere ciò che risponde meglio ai propri bisogni in quel momento, sapendo che ogni passo verso una maggiore consapevolezza è un dono per tutta la famiglia.
La terapia di coppia può aiutarci anche se non siamo in crisi, ma vogliamo solo essere genitori più consapevoli?
Assolutamente sì, la terapia di coppia non è riservata ai momenti di crisi: è uno strumento di crescita condivisa che può essere molto utile anche quando la relazione funziona bene ma sentite il desiderio di comprendere meglio le vostre dinamiche come coppia genitoriale.
Molte coppie scelgono di intraprendere questo percorso proprio per esplorare come le rispettive storie familiari influenzano il modo di stare con i figli, prima che eventuali difficoltà si consolidino. È un atto di cura preventiva, non di emergenza.
In questo tipo di percorso potete imparare a riconoscere insieme i vostri schemi, a comunicare più apertamente sui timori legati alla genitorialità e a sostenervi a vicenda nei momenti più delicati. Uno/a psicoterapeuta può aiutarvi a vedere risorse e punti di forza che magari non sapevate di avere come coppia.
Scegliere di investire sulla vostra consapevolezza genitoriale è uno dei regali più significativi che potete fare a voi stessi e ai vostri figli.
E ora?
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