Affezionarsi in una situationship: perché al dolore emotivo si aggiunge l'autocritica distruttiva?

Ti sei affezionato/a a qualcuno con cui non c’era nulla di definito. E adesso, oltre al dolore per come sono andate le cose, si aggiunge spesso un giudizio duro verso di te: ti rimproveri di aver provato dei sentimenti in un contesto che, fin dall’inizio, non offriva certezze. Quando un legame non ha un nome, le emozioni crescono senza avere uno spazio riconosciuto. Ci si ritrova a soffrire per qualcosa che, agli occhi degli altri e spesso ai propri, "non era nemmeno una relazione". L'autocritica, in questi casi, non nasce dal dolore in sé, ma dalla convinzione di aver sbagliato a provarlo. Ci si sente ingenui, o responsabili della propria sofferenza, come se affezionarsi fosse una colpa e non un bisogno umano. Questo doppio livello di sofferenza, il dolore emotivo e la vergogna per averlo provato, può creare una spirale che erode l'autostima e rende molto difficile elaborare quello che si è vissuto.

Mi vergogno di stare così male per una non-storia
Sapevo com'era, eppure mi ci sono affezionato
Capire cosa succede dentro

Le ragioni dietro quel senso di colpa

Mi dico che non dovevo affezionarmi, ma l'ho fatto
Mi sento debole per aver provato tutto questo

Comprendere da dove nasce questo senso di colpa può aiutare a guardarlo con occhi diversi. In molti casi, esplorare queste dinamiche con il supporto di uno/a psicologo/a permette di dare un senso a emozioni che da soli possono sembrare confuse o sproporzionate. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo vissuto.

Quando manca la legittimazione

  • In una situationship non c'è un'etichetta che riconosca il legame. Questo porta spesso a credere di non avere il diritto di soffrire, e il senso di colpa per le proprie emozioni nasce proprio da lì.
  • L'ambiguità alimenta un conflitto interno tra ciò che si prova e ciò che si ritiene ragionevole provare: la parte razionale dice "sapevi che non era nulla di serio", mentre i sentimenti raccontano una storia diversa.
  • Senza una definizione condivisa, anche il dolore per la fine sembra qualcosa da giustificare, non solo agli altri, ma soprattutto a sé stessi.

Il ciclo di vicinanza e distanza

  • L'alternanza tra momenti di vicinanza e periodi di silenzio, tipica di molte situationship, può attivare nel cervello meccanismi simili a quelli della gratificazione intermittente: si riceve attenzione in modo imprevedibile, e questo rende il legame emotivo particolarmente intenso.
  • Quando il distacco arriva, il dolore può sembrare sproporzionato rispetto a quello che il legame era "sulla carta". Ma il cervello ha vissuto un coinvolgimento reale, e il corpo lo sente.
  • A tutto questo si aggiunge il giudizio su sé stessi per aver "permesso" che accadesse, e la sofferenza si amplifica.

Affezionarsi visto come debolezza

  • Molte persone interiorizzano l'idea che affezionarsi in un contesto senza impegno sia un segno di fragilità o di mancanza di autocontrollo.
  • Un bisogno affettivo del tutto naturale viene così trasformato in una fonte di auto-svalutazione: ci si accusa di essere stati troppo disponibili, troppo emotivi, troppo coinvolti.
  • La cultura del distacco emotivo e dell'indipendenza a tutti i costi può rendere ancora più difficile accettare i propri sentimenti senza giudicarli.
Momenti di vita quotidiana

Situazioni in cui potresti riconoscerti

I miei amici non capiscono perché sto così male
Mi ripeto che avrei dovuto capirlo prima

A volte è più facile riconoscere ciò che si prova quando lo si ritrova descritto in situazioni concrete, in cui ci si può rispecchiare con maggiore immediatezza. Ecco alcuni esempi in cui potresti ritrovarti.

Quando l'autocritica prende il sopravvento

  • Controllare in modo costante i social dell'altra persona, cercando segnali di interesse verso altri, e poi rimproverarsi per averlo fatto, sentendosi inadeguati in un legame che "non era nemmeno ufficiale".
  • Continuare a tornare mentalmente sui momenti di intimità condivisa, chiedendosi se si è frainteso tutto, e accusarsi di aver visto ciò che si voleva vedere anziché ciò che c'era davvero.
  • Provare a distaccarsi razionalmente, ma sentire un'angoscia intensa che sembra sproporzionata, e vergognarsi di questa intensità emotiva.

Quando il dolore non viene riconosciuto

  • Confidarsi con qualcuno e sentirsi rispondere "ma non stavate nemmeno insieme": quella frase amplifica la vergogna e la sensazione di non avere il diritto di stare male.
  • Ricevere messaggi affettuosi e attenzioni intermittenti che riaccendono la speranza, per poi vivere giorni di silenzio. In quel vuoto ci si colpevolizza per aver dato importanza a gesti che forse non significavano nulla.

Quando ci si prende tutta la responsabilità

  • Trovarsi a giustificare il comportamento ambiguo dell'altra persona minimizzando i propri bisogni: "in fondo non mi aveva mai promesso nulla" diventa un modo per rivolgere tutta la responsabilità verso sé stessi.
  • Ripetersi che si sarebbe dovuto capire prima, che i segnali c'erano, e che quindi la sofferenza è meritata, come una conseguenza logica di un proprio errore di valutazione.
Strategie pratiche

Piccoli passi per trattarsi con più gentilezza

Sto provando a non giudicarmi per quello che sento
Forse ho bisogno di uno spazio dove parlarne

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Un ultimo pensiero

I tuoi sentimenti meritano rispetto

Affezionarsi in una situationship non è un fallimento personale: è la risposta naturale di chi cerca connessione e vicinanza nei legami. Il dolore che si prova quando un legame ambiguo finisce o non evolve è reale e legittimo, indipendentemente dal fatto che avesse o meno una definizione. Spesso, ciò che fa più male non è il sentimento in sé, ma il giudizio che ci si rivolge per averlo provato. Riuscire a separare il dolore dall'autocritica è un passaggio importante, e non sempre così immediato da fare da soli.

Ogni esperienza affettiva, anche quella più ambigua, può diventare un'occasione per conoscere meglio i propri bisogni relazionali e per imparare a proteggerli con maggiore consapevolezza. Se senti di aver bisogno di uno spazio in cui esplorare tutto questo, un percorso di psicoterapia può offrirti gli strumenti per farlo con serenità.

Non è stato un errore, mi sono affezionata e basta
Voglio imparare a non colpevolizzarmi per ciò che provo
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