Sharenting e tensioni di coppia: come proteggere la privacy dei figli?
Io vorrei condividere tutto, lui frena sempre
Per me è un ricordo, per lei è un rischio
La nascita di un figlio porta con sé il desiderio naturale di condividere ogni momento speciale. La prima pappa, il primo sorriso, i passi incerti: tutto sembra meritare di essere raccontato. Ma cosa succede quando i due genitori hanno visioni molto diverse su cosa pubblicare online?
Lo sharenting, cioè la condivisione sui social di immagini e informazioni sui propri figli, è oggi una pratica molto diffusa. Si stima che un bambino di cinque anni possa avere già oltre mille foto pubblicate online, spesso senza che nessuno si sia fermato a riflettere sulle conseguenze.
Il disaccordo su cosa e quanto condividere della vita dei figli non è un capriccio, ma tocca valori profondi come la protezione, la privacy, il senso di famiglia e il bisogno di riconoscimento sociale. Per questo può diventare una fonte di conflitto significativo nella coppia.
C’è anche un aspetto concreto da considerare: la responsabilità genitoriale è condivisa, e questo vale anche per le decisioni sulla presenza digitale dei figli. In linea generale, la normativa richiede il consenso di entrambi i genitori per la diffusione online di immagini e informazioni che riguardano i minori, proprio per tutelarne la privacy e l’interesse superiore.
Le ragioni del conflitto
Cosa si nasconde dietro il bisogno di condividere
Non capisce che per me è solo un ricordo
Mi sento ignorata quando pubblica senza chiedere
Comprendere perché lo sharenting può diventare un terreno di scontro nella coppia richiede tempo e uno sguardo attento alle proprie emozioni. In molti casi, esplorare queste dinamiche con il supporto di uno/a psicologo/a, anche in un percorso di coppia, può aiutare a trovare un punto di incontro che rispetti entrambi. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo conflitto.
Bisogni emotivi diversi dietro la condivisione
- Dietro la condivisione possono nascondersi bisogni profondi: sentirsi riconosciuti nel proprio ruolo di genitore, cercare conferme e rassicurazioni, o contrastare il senso di solitudine che a volte accompagna la genitorialità.
- Per alcune persone, pubblicare foto e momenti dei propri figli diventa un modo per ottenere gratificazione e approvazione, perdendo di vista che il bambino è un soggetto autonomo con un proprio diritto alla riservatezza.
- Questi bisogni sono comprensibili e umani, ma quando non vengono riconosciuti rischiano di guidare scelte che riguardano anche l'altro genitore e, soprattutto, il figlio.
Sensibilità diverse verso la privacy e il digitale
- I due partner possono avere livelli molto diversi di sensibilità verso la privacy e il mondo digitale. Ciò che per uno è un gesto d'amore innocuo, per l'altro può rappresentare un'esposizione inaccettabile.
- Spesso i genitori sottovalutano i rischi concreti dello sharenting, dal furto d'identità alla circolazione di immagini su siti inappropriati. Questa diversa percezione del pericolo alimenta lo scontro.
La mancanza di regole condivise
- Quando manca una comunicazione aperta sulla vita digitale dei figli, le incomprensioni si accumulano e, col tempo, si trasformano in risentimento.
- Senza regole concordate, ogni pubblicazione può diventare un motivo di tensione, ciascun genitore può agire secondo i propri criteri senza sapere dove si trovi il confine dell'altro.
Esempi di vita quotidiana
Situazioni in cui ci si può riconoscere
Ha postato la foto prima che io la vedessi
Mi sono trovato il video di mio figlio online
Lo sharenting può generare tensioni in molti momenti diversi della vita familiare. Ecco alcune situazioni comuni in cui potresti esserti ritrovato/a.
Condivisione di dettagli identificativi o sensibili
- Un genitore pubblica con orgoglio la foto del primo giorno di scuola del figlio, con tanto di nome e dettagli sulla scuola, mentre l'altro si preoccupa che quelle informazioni possano essere usate da malintenzionati per identificare e localizzare il bambino.
- Un partner condivide nei gruppi di genitori online dettagli sulla salute o sul comportamento del figlio per chiedere consigli, senza tenere in considerazione che l'altro genitore vive questo come una violazione dell'intimità familiare.
- Le foto delle ecografie, la rivelazione del sesso del nascituro o del nome scelto vengono postate sui social prima ancora della nascita.
Immagini che potrebbero esporre il bambino
- Un genitore ritrae il figlio in costume al mare considerandolo un ricordo tenero, mentre l'altro si preoccupa che quelle immagini possano essere scaricate, manipolate o utilizzate in contesti inappropriati.
- Un genitore pubblica video del figlio durante un capriccio o un momento di difficoltà: ciò che sembra buffo oggi potrebbe diventare motivo di imbarazzo per il bambino in futuro.
Quando la condivisione fa parte dell'identità di un genitore
- Un partner lavora come content creator o è molto attivo sui social e considera la condivisione di momenti familiari parte della propria identità digitale. Questo genera un conflitto con l'altro genitore, che vorrebbe tenere il figlio completamente fuori dalla vita online.
- In questi casi il disaccordo può essere particolarmente intenso, perché tocca aspetti legati al lavoro e all'identità personale di chi condivide.
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Strategie pratiche
Piccoli passi per trovare un equilibrio insieme
Ne abbiamo parlato e abbiamo trovato un accordo
Ho capito che dovevo fermarmi a riflettere
Aprire un dialogo sulle rispettive visioni della privacy digitale
Può essere utile dedicare un momento tranquillo per parlare con il/la partner di come ciascuno vive la condivisione online dei figli. Farlo prima della nascita o nelle prime fasi della genitorialità può aiutare a prevenire incomprensioni, ma non è mai troppo tardi per iniziare.
Concordare insieme alcune regole di base
Può essere utile proporre al/alla partner di concordare insieme alcuni accorgimenti pratici: ad esempio, rendere non riconoscibile il volto del bambino (con emoji o sfocature), limitare la visibilità dei contenuti a una cerchia ristretta di persone fidate, oppure evitare la condivisione di dettagli che possano rendere identificabili luoghi e abitudini del minore.
Chiedersi insieme: come reagirebbe nostro figlio tra dieci anni?
Prima di pubblicare contenuti che riguardano vostro figlio, può essere utile fermarsi un momento e porsi insieme questa domanda: come reagirebbe nostro figlio tra dieci anni?. È un passaggio semplice, ma aiuta a spostare l’attenzione dal bisogno dell’adulto al benessere del bambino, favorendo scelte più consapevoli e condivise.
Riconoscere i propri bisogni dietro la condivisione
Se emerge un forte impulso a condividere, può essere utile fermarsi e chiedersi quale bisogno si sta cercando di soddisfare in quel momento: approvazione, connessione, visibilità? Riconoscerlo è già un primo passo importante, e non c'è nulla di cui vergognarsi. Può essere utile trovare modalità alternative per soddisfarli, come parlarne con una persona cara o dedicarti a qualcosa che ti fa sentire bene.
Rispettare il disaccordo senza forzare
Quando le posizioni sono distanti, è importante accogliere il punto di vista dell'altro senza giudicarlo. Non serve essere d'accordo su tutto: serve trovare un compromesso che tenga conto delle sensibilità di entrambi e, soprattutto, del diritto alla riservatezza del proprio figlio.
Valutare un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia
Se il disaccordo sullo sharenting diventa fonte di conflitto persistente, un percorso con uno/a psicologo/a può essere uno spazio prezioso per capirsi meglio e trovare un equilibrio. La terapia di coppia, in particolare, può aiutare a mediare tra le diverse posizioni mantenendo sempre al centro il benessere del bambino. Non è necessario aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: un percorso psicologico rappresenta un'occasione di crescita per tutta la famiglia.
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Un equilibrio possibile
Proteggere oggi la persona che diventerà domani
Voglio che un giorno mia figlia sia fiera di noi
Abbiamo imparato a decidere insieme
Condividere la gioia della genitorialità è un desiderio comprensibile e umano. Lo sharenting può diventare problematico quando avviene senza consapevolezza, in assenza del consenso dell'altro genitore e senza considerare le conseguenze a lungo termine per il proprio figlio.
Ogni immagine e informazione pubblicata online contribuisce a costruire una biografia digitale del bambino prima che possa scegliere come presentarsi al mondo. Proteggere questo diritto è una responsabilità di entrambi i genitori.
I figli, crescendo, potranno avere reazioni molto diverse rispetto a ciò che è stato condiviso su di loro: dalla frustrazione all'imbarazzo, fino al senso di violazione della propria intimità. Agire oggi con prudenza significa rispettare la persona che diventeranno domani.
Il disaccordo sulla condivisione online può essere, in realtà, un'opportunità: affrontarlo insieme significa imparare a negoziare, rispettare i confini dell'altro e mettere il benessere del bambino al primo posto. Se senti che questo tema genera tensione nella tua relazione, un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a trovare le parole e gli strumenti per affrontarlo con più serenità.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Cos'è lo sharenting e perché crea problemi nella coppia?
Lo sharenting è la pratica di condividere sui social network foto, video e informazioni che riguardano i propri figli. È un fenomeno molto diffuso: si stima che un bambino di cinque anni possa avere già oltre mille immagini pubblicate online.
Questo tema può diventare fonte di conflitto nella coppia perché tocca valori profondi come la protezione, la privacy e il senso di famiglia. Ciò che per un genitore rappresenta un gesto d'amore innocuo, per l'altro può rappresentare un'esposizione inaccettabile.
Dietro le diverse posizioni si nascondono spesso bisogni emotivi differenti: chi condivide può cercare riconoscimento nel proprio ruolo di genitore, chi frena può sentire forte il bisogno di proteggere l'intimità familiare. Entrambe le prospettive sono comprensibili. Il problema nasce quando manca una comunicazione aperta su questi temi e ciascuno agisce secondo i propri criteri, senza riconoscere i confini dell'altro.
È normale litigare con il/la partner su cosa pubblicare dei figli online?
Avere visioni diverse su cosa condividere dei propri figli è molto comune tra i genitori. Non si tratta di un capriccio: questo disaccordo riguarda temi profondi come la sicurezza, il diritto alla riservatezza e il modo in cui ciascuno vive la genitorialità.
Più che chiederti se sia "normale" litigare su questo, potrebbe essere utile chiederti cosa provi davvero quando succede e di cosa hai bisogno. Forse ti senti ignorato/a quando il/la partner pubblica senza consultarti, oppure ti senti frenato/a nel tuo desiderio di condividere un momento di gioia.
Riconoscere queste emozioni è un primo passo importante. Il conflitto sullo sharenting può diventare un'occasione per imparare a negoziare e rispettare i confini dell'altro, mettendo al centro il benessere del bambino.
Quali sono i rischi concreti dello sharenting per i bambini?
I rischi legati alla condivisione online di immagini e informazioni sui figli sono più concreti di quanto si possa pensare. Le foto pubblicate possono essere scaricate, manipolate o finire su siti inappropriati, anche quando il profilo è impostato come privato.
Condividere dettagli come il nome della scuola, i luoghi frequentati o le abitudini quotidiane può facilitare l'identificazione e la localizzazione del bambino da parte di persone malintenzionate. Anche le informazioni sulla salute o sul comportamento, condivise per esempio nei gruppi di genitori, possono rappresentare una violazione dell'intimità familiare.
C'è poi un aspetto che riguarda il futuro: ogni contenuto pubblicato contribuisce a costruire una biografia digitale del bambino prima ancora che possa scegliere come presentarsi al mondo. Crescendo, i figli potrebbero provare frustrazione, imbarazzo o un senso di violazione della propria intimità. Fermarsi un momento prima di pubblicare e chiedersi "come reagirebbe mio figlio tra dieci anni?" può fare la differenza.
Come posso trovare un accordo con il/la partner sullo sharenting?
Un buon punto di partenza è dedicare un momento tranquillo per parlare di come ciascuno di voi vive la condivisione online dei figli. È importante ascoltare senza giudicare: dietro ogni posizione ci sono bisogni e preoccupazioni che meritano attenzione.
È possibile stabilire insieme alcune regole pratiche: rendere irriconoscibile il volto del bambino con emoji o sfocature, limitare la visibilità dei post solo a persone fidate, evitare di condividere dettagli che permettano di risalire a luoghi e abitudini.
Non serve essere d'accordo su tutto: l'obiettivo è trovare un compromesso che tenga conto delle sensibilità di entrambi e del diritto alla riservatezza del figlio. Se senti un forte impulso a condividere, prova a chiederti cosa stai cercando in quel momento: approvazione, connessione o visibilità? Riconoscere questi bisogni può aiutarti a trovare modalità alternative di soddisfarli.
Cosa posso fare se il/la partner pubblica foto dei nostri figli senza chiedermelo?
Trovarti davanti a un contenuto pubblicato senza il tuo consenso può generare frustrazione, rabbia o un senso di impotenza. Quello che provi è comprensibile e merita di essere espresso.
Prova a parlarne con il/la partner in un momento di calma, evitando accuse dirette. Puoi spiegare come ti sei sentito/a e perché per te è importante essere coinvolto/a in queste decisioni. Ricorda che la legge prevede che entrambi i genitori acconsentano alla diffusione online di immagini e informazioni sui minori: non si tratta solo di una preferenza personale, ma di una responsabilità condivisa.
Se il dialogo è difficile o il comportamento si ripete nonostante le tue richieste, un percorso con uno/a psicologo/a può offrire uno spazio sicuro per affrontare la questione. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto tesa: chiedere aiuto è un gesto di cura verso la relazione e verso i propri figli.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
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Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
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Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
La terapia di coppia può aiutare in questo caso?
La terapia di coppia può aiutare quando si litiga spesso sullo sharenting?
Sì, la terapia di coppia può essere uno spazio molto utile per affrontare i conflitti legati alla condivisione online dei figli. Spesso dietro i litigi sullo sharenting si nascondono bisogni emotivi profondi che faticano a emergere nel dialogo quotidiano: il bisogno di sentirsi riconosciuti come genitori, la paura di non proteggere abbastanza, o la difficoltà a rispettare confini che non sono mai stati esplicitati.
Con il supporto di uno/a psicoterapeuta, è possibile imparare a esprimere le vostre posizioni senza che il confronto diventi uno scontro. La terapia di coppia non serve a stabilire chi ha ragione, ma a costruire insieme un linguaggio condiviso per prendere decisioni che riguardano il benessere dei propri figli e rappresenta un'opportunità di crescita per la relazione, non un segnale che qualcosa è rotto. Anche le coppie che funzionano bene possono beneficiarne per gestire meglio temi delicati come questo.
Come faccio a proporre al/alla mio/a partner di iniziare un percorso di coppia per questo problema?
Proporre la terapia di coppia può sembrare difficile, soprattutto quando si teme che il/la partner possa interpretarlo come un segnale di crisi. Può essere indicato presentarla come uno spazio di confronto in cui entrambi potete sentirvi ascoltati su un tema che vi sta a cuore.
Potresti dire qualcosa come: "Mi piacerebbe che trovassimo un modo per parlare di questo senza litigare. Che ne pensi se ci facessimo aiutare da qualcuno?" Questo tipo di comunicazione esprime un desiderio di vicinanza, non una critica. Scegliere un momento tranquillo, lontano dall’immediatezza dell’ultimo conflitto, può facilitare un confronto più lucido ed efficace. Se il/la partner non è pronto/a, è importante rispettarne i tempi, evitando di forzare la situazione. Allo stesso tempo, può essere utile considerare un percorso individuale: lavorare sulle proprie emozioni e sui propri bisogni rappresenta già un passo significativo, che spesso produce effetti positivi anche sulla dinamica di coppia.
Cosa succede concretamente in terapia di coppia quando il problema è lo sharenting?
In un percorso di coppia focalizzato su questo tema, lo/la psicoterapeuta vi aiuterà a esplorare cosa si nasconde dietro le vostre posizioni. Spesso lo sharenting è solo la superficie: sotto ci possono essere bisogni di riconoscimento, paure legate alla sicurezza, o differenze nel modo di vivere la genitorialità e il mondo digitale.
Attraverso il dialogo guidato, imparerete a comunicare in modo più efficace su questo tema, esprimendo i vostri bisogni senza che l'altro si senta attaccato. Il/la terapeuta può anche aiutarvi a costruire insieme delle regole condivise sulla presenza online dei figli, tenendo conto delle sensibilità di entrambi.
Non ci sono risposte giuste o sbagliate: l'obiettivo è trovare un equilibrio che funzioni per la vostra famiglia e che metta al centro il benessere del bambino. È un percorso che spesso porta benefici anche su altri aspetti della relazione, perché rafforza la capacità di negoziare e rispettare i confini reciproci.
La terapia di coppia è utile anche se il problema dello sharenting riguarda l'ex partner?
Quando i genitori sono separati, il disaccordo sulla condivisione online dei figli può diventare particolarmente intenso. La terapia di coppia in questo caso prende la forma di un percorso di co-genitorialità: non si lavora sulla relazione sentimentale, ma sulla capacità di prendere decisioni condivise per il benessere dei figli.
Con il supporto di uno/a psicoterapeuta, è possibile individuare un terreno comune sulla gestione della presenza digitale dei vostri figli, anche quando le vostre vite sono ormai separate. Questo tipo di percorso offre uno spazio neutro e protetto, in cui entrambi potete esprimere le vostre preoccupazioni, essere ascoltati e costruire accordi condivisi orientati al benessere del minore.
Bisogna aspettare che lo sharenting diventi un problema serio per iniziare la terapia di coppia?
No, la terapia di coppia è più efficace quanto più precocemente viene intrapresa. Non è necessario attendere che i conflitti diventino frequenti o che si accumuli un risentimento profondo: anche una differenza di vedute, ad esempio sulla condivisione online dei figli, può rappresentare un punto di partenza utile
Affrontare il tema dello sharenting in terapia quando le posizioni non si sono ancora irrigidite permette di costruire fin da subito un modo di comunicare e decidere insieme che sarà utile anche per tante altre sfide della genitorialità.
La terapia rappresenta un luogo in cui imparare a conoscervi meglio come genitori, a capire i bisogni dell'altro e a mettere le basi per decisioni consapevoli che riguardano il futuro dei vostri figli. Spesso, partendo da un tema specifico, emergono benefici che si estendono all’intera relazione, migliorando la qualità della comunicazione e il modo in cui si affrontano insieme le difficoltà.
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