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Trauma e psicotraumatologia
5
minuti di lettura

Come la flessibilità psicologica ci può aiutare dopo un trauma

Come la flessibilità psicologica ci può aiutare dopo un trauma
Pamela Veronica Gambera
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
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Letteralmente, il termine trauma deriva dal greco e significa “ferita”, “rottura”, “lacerazione”. Il trauma psicologico si verifica quando si è vittima di un evento grave o particolarmente stressante. La reazione a tali eventi non è uguale per tutti, poiché entrano in gioco variabili individuali, contestuali e legate alla personale storia di vita. Una reazione che comunemente si riscontra e che influisce sull’insorgenza della sintomatologia è l’evitamento.

Secondo la teoria dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la sofferenza psicologica può derivare proprio dal tentativo di evitare un’esperienza passata. Per questo, uno degli obiettivi della terapia è sviluppare atteggiamenti più accettanti e consapevoli nei confronti dei ricordi angoscianti e delle condizioni negative, invece di evitarli, promuovendo così la flessibilità psicologica.

Dopo il trauma

Il trauma è un evento, o una serie di eventi, che causano paura e dolore così intensi da intaccare il proprio senso di sicurezza, stabilità e prevedibilità. Un esempio di evento traumatico per una donna può essere l'aborto, in quanto evento inaspettato che può portare con sé diversi ricordi traumatici (come quelli connessi all’intervento e al trattamento medico). In questi casi, un percorso psicologico può supportare la persona nel superare un aborto volontario o spontaneo.

Dopo l’evento traumatico, spesso si osserva una riduzione della reattività verso il mondo esterno e, in particolare:

  • può ridursi l’interesse per attività prima piacevoli;
  • si possono manifestare sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri;
  • può insorgere una marcata riduzione della capacità di provare emozioni e un senso di diminuzione delle prospettive future.

Questi sintomi tendono a risolversi naturalmente in breve tempo, ma in alcuni casi possono causare disagio clinicamente significativo, come nel PTSD. Secondo l’ACT, la sofferenza delle persone sarebbe dovuta a un’inflessibilità psicologica che spinge a optare per strategie di coping (cioè di fronteggiamento dell’evento) che a lungo termine possono risultare disfunzionali:

  • si perde la capacità di agire nel momento presente;
  • si mettono in atto comportamenti di evitamento di pensieri negativi, emozioni e ricordi dolorosi associati all’evento.

Perché evitiamo?

Sin da piccoli abbiamo imparato la strategia dell’evitamento per non soffrire. Come afferma lo psicologo E. Filimberti: “L’evitamento è un’ottima strategia che l’essere umano ha per garantire la sua sopravvivenza ma risulta un problema per la qualità della vita quando l’evitamento della “pentola” significa cercare di controllare in modo rigido la sofferenza psicologica.

Avere paura dopo un evento traumatico è una reazione normale e comune. Il problema nasce quando, di fronte alla paura, si mettono in atto automaticamente comportamenti di evitamento. È la “rigidità psicologica” a mantenere viva la sofferenza: infatti, uno dei nuclei centrali del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è proprio l’evitamento, ovvero l’impegno attivo per fuggire dai pensieri ed emozioni traumatiche.

Monstera - Pexels

L’ACT: come i sei processi possono costruire la flessibilità psicologica

La flessibilità psicologica è un modello utile anche per integrare la ricerca e i trattamenti attuali nel dolore cronico e nella salute in generale (McCracken, 2024) e si sviluppa attraverso sei processi fondamentali, noti come Hexaflex nel modello ACT.

Ognuno di questi processi può contribuire a rafforzare la capacità di affrontare le difficoltà in modo più adattivo:

  • Contatto con il momento presente: significa essere consapevoli di ciò che accade qui e ora, senza lasciarsi sopraffare da ricordi dolorosi o preoccupazioni per il futuro. Ad esempio, dopo un trauma, può aiutare a riconoscere le proprie emozioni senza giudicarle.
  • Defusione cognitiva: consiste nel prendere distanza dai propri pensieri, osservandoli come semplici eventi mentali e non come verità assolute. Questo permette di non farsi bloccare da convinzioni negative su di sé o sull’esperienza vissuta.
  • Accettazione: implica la disponibilità ad accogliere emozioni e sensazioni difficili, senza tentare di evitarle o sopprimerle. Accettare la sofferenza, invece di combatterla, può contribuire a ridurre il peso emotivo legato al trauma.
  • Sé come contesto: sviluppare la consapevolezza di essere più dei propri pensieri o emozioni, riconoscendo che si può osservare ciò che accade dentro di sé senza identificarsi completamente con esso.
  • Valori: chiarire ciò che è veramente importante per sé stessi aiuta a orientare le proprie scelte, anche in momenti di difficoltà. Dopo un trauma, riscoprire i propri valori può offrire una direzione e un senso di scopo.
  • Azione impegnata: significa agire in modo coerente con i propri valori, anche quando si sperimentano emozioni dolorose. Questo processo favorisce il cambiamento e la crescita personale, nonostante le difficoltà.

Questi sei processi lavorano insieme per promuovere la flessibilità psicologica, aiutando a rispondere in modo più efficace alle sfide della vita.

L’inflessibilità psicologica

Ciò che non permette di fronteggiare in modo funzionale un evento traumatico è l’inflessibilità psicologica. Con questo termine si intende una ridotta probabilità di impegnarsi in azioni basate sui propri valori, a causa del rigido rispetto delle regole e dei tentativi di controllare esperienze interne difficili come:

  • pensieri;
  • emozioni;
  • sensazioni fisiche.

In genere, l’inflessibilità psicologica viene utilizzata per descrivere le risposte disadattive alle esperienze che la maggior parte delle persone troverebbe spiacevoli. Tuttavia, può accadere che si tenti di evitare o controllare anche esperienze normalmente considerate piacevoli.

Dunque, sebbene la mancanza di flessibilità psicologica includa un’ampia varietà di risposte, può coinvolgere anche altri meccanismi di cambiamento, come l’evitamento di esperienze positive.

I benefici della flessibilità psicologica

La flessibilità psicologica è la capacità di essere pienamente presenti nel momento presente, mantenendo apertura e curiosità verso le proprie esperienze interne, e di orientare le proprie azioni in base ai valori personali. Si tratta di un elemento fondamentale per la salute psicologica: permette di adattarsi alle richieste della situazione, modificare i propri comportamenti quando necessario e sostenere un equilibrio tra i diversi ambiti della vita (Kashdan & Rottenberg, 2010).

In termini più semplici, la flessibilità psicologica consiste nel riuscire a rimanere consapevoli e radicati nel qui e ora, senza ricorrere automaticamente a evitamenti o meccanismi di difesa, così da poter scegliere azioni coerenti con ciò che è davvero importante per sé. Implica la capacità di accettare ciò che non può essere controllato, mentre ci si impegna attivamente in ciò che è possibile fare per migliorare la propria qualità di vita e avvicinarsi ai propri valori.

Coltiva la flessibilità psicologica

Se hai vissuto un trauma, adottare un atteggiamento consapevole e di accettazione verso ciò che emerge nel momento presente — ciò che definiamo flessibilità psicologica — può contribuire a sviluppare una maggiore capacità di resilienza. La ricerca mostra che coltivare la flessibilità psicologica, insieme ad altri fattori protettivi, favorisce l’adattamento e può prevenire conseguenze sulla salute mentale durante eventi potenzialmente traumatici, come nel caso della pandemia (Pellerin et al., 2022).

Rimanere radicati nel momento presente, senza reagire in modo automatico anche quando affiorano sintomi o memorie intrusive, permette di limitare la sofferenza psicologica spesso associata a strategie di coping disfunzionali. Questo non significa “tollerare il dolore” in modo passivo, ma scegliere risposte più efficaci e orientate al benessere, anziché lasciarsi guidare da impulsi dettati dalla paura o dall’evitamento.

Flessibilità psicologica e rigidità: differenze e implicazioni cliniche

Comprendere la differenza tra flessibilità psicologica e rigidità psicologica può essere fondamentale per riconoscere come questi due modi di affrontare le esperienze influenzano il benessere emotivo, soprattutto dopo un trauma.

  • Flessibilità psicologica: consiste nella capacità di adattarsi ai cambiamenti, accettare le proprie emozioni e pensieri senza giudizio e agire in modo coerente con i propri valori, anche in presenza di difficoltà. Questo approccio può favorire la resilienza e la possibilità di trovare nuove strategie per affrontare le sfide della vita.
  • Rigidità psicologica: si manifesta quando si tende a evitare o controllare rigidamente emozioni, pensieri o situazioni spiacevoli. Questo atteggiamento può portare a un aumento della sofferenza, poiché limita la possibilità di apprendere dall’esperienza e di trovare soluzioni alternative.

Dal punto di vista clinico, la flessibilità psicologica è spesso associata a una migliore qualità della vita e a una riduzione dei sintomi di ansia, depressione e stress post-traumatico. Al contrario, la rigidità psicologica può contribuire al mantenimento del disagio e ostacolare il processo di guarigione.

Evidenze scientifiche sull’efficacia della flessibilità psicologica e dell’ACT

Un crescente corpo di studi clinici mostra come la flessibilità psicologica rappresenti un fattore cruciale per il benessere emotivo e per la riduzione dei sintomi legati a traumi e stress. Recenti ricerche hanno evidenziato che un suo incremento è fortemente associato a una diminuzione della sintomatologia psicologica, con coefficienti di correlazione compresi tra 0,60 e 0,83 (p < 0,001) (Rutschmann et al., 2024) . Si tratta di valori elevati, che suggeriscono un legame robusto e clinicamente significativo. L’efficacia dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) — l’approccio psicoterapeutico sviluppato proprio per aumentare la flessibilità psicologica — è stata confermata da numerose metanalisi. Una revisione pubblicata su Behaviour Research and Therapy ha mostrato che l’ACT risulta efficace nel trattamento di ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress (PTSD), con esiti paragonabili o superiori alle terapie cognitive tradizionali (A-Tjak et al., 2015).

L’ACT è stata inoltre riconosciuta come trattamento basato sull’evidenza dal National Registry of Evidence-based Programs and Practices (NREPP) e dall’American Psychological Association (APA), che ne sottolineano l’efficacia nel promuovere la flessibilità psicologica e nel migliorare la qualità della vita di persone che hanno vissuto eventi traumatici. Nel complesso, queste evidenze suggeriscono che lavorare sulla flessibilità psicologica attraverso percorsi strutturati come l’ACT può rappresentare una reale risorsa nel trattamento delle conseguenze del trauma, favorendo in molti casi un processo di recupero e, talvolta, anche di crescita personale.

Linee guida internazionali e raccomandazioni sull’ACT

Le principali linee guida internazionali per il trattamento dei disturbi legati a traumi e stress riconoscono il ruolo della flessibilità psicologica come fattore centrale nella salute mentale e includono l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) tra gli interventi supportati da evidenze scientifiche. L’American Psychological Association (APA) classifica l’ACT tra i trattamenti empiricamente supportati per diversi disturbi, tra cui ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress (PTSD), sulla base di studi controllati e metanalisi che ne documentano l’efficacia.

Anche il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) riconosce l’ACT come una possibile opzione terapeutica in condizioni specifiche — ad esempio nella gestione della depressione resistente o di alcuni disturbi d’ansia — evidenziando come l’approccio favorisca l’aumento della flessibilità psicologica e un miglioramento del funzionamento globale della persona. Nel complesso, queste raccomandazioni mostrano come la promozione della flessibilità psicologica stia assumendo un ruolo sempre più centrale nei percorsi di cura psicologica, soprattutto nel trattamento delle conseguenze di esperienze traumatiche. L’ACT, in particolare, rappresenta un modello terapeutico riconosciuto a livello internazionale per la sua efficacia e per la sua attenzione all’integrazione tra accettazione, consapevolezza e valori personali.

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