Alimentazione
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“Comfort food” e alimentazione consapevole

“Comfort food” e alimentazione consapevole
“Comfort food” e alimentazione consapevolelogo-unobravo
Annachiara Miano
Annachiara Miano
Redazione
Psicologa ad orientamento della Psicologia della Salute
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il

In una scala da 0 a 10, dove i valori 8, 9 e 10 rappresentano un'alta sensazione di fame, quante volte nella scorsa settimana hai mangiato per fame? Il momento del pasto non è finalizzato solo al nutrimento: i motivi per cui decidiamo di mangiare, infatti, sono legati a fattori sociali, culturali ed edonici. Esserne consapevoli è il primo passo per poter godere a pieno di ogni pasto, fino all'ultimo morso.

Il momento del pasto è un momento sociale, culturale ed edonico. Sociale perché ci permette di entrare a contatto con gli altri, culturale perché influenzato dalla cultura di appartenenza, edonico perché attraverso i cinque sensi ne facciamo un'esperienza gratificante e piacevole. Quando si parla di alimentazione ci si riferisce a un mondo vasto, in cui ognuno di noi ha una sua particolare relazione con il cibo.

Cibo ed emozioni sono strettamente connessi. Pensiamo alla nostalgia che proviamo per il cibo della nostra terra quando siamo lontani da casa, oppure all'amore che mettiamo nel preparare una torta di compleanno per una cara amica o per il nostro partner o ancora a quando siamo tristi e sentiamo quel desiderio di assaporare qualcosa di dolce o comunque molto gustoso e cerchiamo in esso conforto. In quest’ultimo caso il cibo che cerchiamo può essere definito “comfort food”.

Andriyko Podilnyk - Unsplash

Che cos’è il “comfort food” ?

Quante volte nell'ultima settimana ti sei sentito triste, stanco, o arrabbiato e in risposta a queste emozioni hai aperto il frigorifero?

Capita che dopo una giornata difficile ci sentiamo legittimati a coccolarci gustando, senza moderazione, il nostro ipercalorico cibo preferito. Vengono alla mente numerosi film commedie i cui i personaggi, in momenti di sconforto, affondano il cucchiaio in una enorme vaschetta di gelato per coprire così l’amarezza delle situazioni che stanno vivendo. Questo comportamento non ha nulla a che vedere con la gioia di gustare il nostro piatto preferito. Piuttosto, in questi casi, usiamo il cibo per consolarci e avere conforto.

Comfort food e Binge eating: differenze

Il comfort food non rappresenta semplicemente un peccato di gola, perché il cibo è consumato soprattutto per rispondere ad un bisogno di tipo emotivo. Mangiare diventa lo strumento per spegnere le emozioni negative. Per quanto questo sia un comportamento in cui la maggior parte di noi ha indugiato, esso può rappresentare un problema quando: 

  • Si presenta come una vera e propria abbuffata, smettendo di calmare la persona non appena questa smette di mangiare;
  • Diviene la strategia principale per affrontare le emozioni negative, facendoci perdere fiducia nella nostre capacità più proattive.

Persone con difficoltà nella sfera dell'alimentazione spesso non riescono a regolare adeguatamente le proprie emozioni e usano il cibo a tale scopo. Il Binge eating, per esempio, è caratterizzato da abbuffate a scopo consolatorio, spesso accompagnate da sentimenti di colpa e di vergogna. Nel Binge eating solitamente le abbuffate si verificano per via di una situazione a forte impatto emotivo, definita "trigger", a cui corrisponde il consumo vorace di cibo come strategia per far fronte a tale situazione e alle conseguenti emozioni negative.

La questione centrale non riguarda tanto la quantità di cibo ingerito, quanto alla sensazione di perdita di controllo rispetto al comportamento alimentare. Questa sequenza diviene un automatismo della persona in risposta ad un vissuto emotivo di cui può anche non essere consapevole. La persona, pur accorgendosi di star mangiando voracemente, sente di non riuscire a fare altrimenti: questo meccanismo è molto simile a quanto avviene nelle dipendenze patologiche, tanto che alcuni studiosi parlano di dipendenza da cibo.

Pablo Merchán Montes - Unsplash

Mindful eating" : mangiare consapevolmente

Quand'è l'ultima volta in cui, al momento di mangiare, hai ascoltato veramente il tuo corpo e con consapevolezza hai assaporato ogni singolo morso e assecondato i suoi reali bisogni? Per "mindful eating" si intende mangiare consapevolmente, cioè “essere presente” in tutto e per tutto al momento del pasto. 

La mindfulness è una pratica articolata sulla meditazione e fondata su esercizi che coinvolgono mente e corpo. Si tratta di uno strumento utile perché:

  1. L'attenzione è sulle esperienze del momento presente, per poter osservare il fluire di pensieri, sensazioni ed emozioni;
  2. Ciò avviene in assenza di giudizio e con accettazione e apertura verso l’esperienza attuale, momento per momento.

Essere presenti al momento del pasto significa avere consapevolezza del cibo che abbiamo in tavola, concentrarsi su di esso e su come ci interagiamo nell'esatto momento in cui lo consumiamo. La mindfulness permette di fare esperienza del cibo come qualcosa da esplorare in tutte le sue qualità, ascoltando noi stessi e il nostro corpo con autenticità.

La mindfulness è una pratica utile per persone con Binge eating e altre difficoltà dell'alimentazione, poiché lavora sulla relazione mente-corpo e consente di imparare a distinguere tra fame emotiva e fame fisiologica. Ciò aiuta, con il tempo, ad gestire l’attivazione emotiva senza ricorrere alle abbuffate e ad accogliere e accettare ogni tipo di emozione. Si diventa più competenti perché si riacquista fiducia nella propria capacità di affrontare i problemi.

Il mindful eating è un'esperienza che può interessare chiunque voglia migliorare ed approfondire la propria relazione con il cibo, attraverso una più consapevole e intensa esperienza di esso. Ora, dopo aver letto queste righe, prendi una mela, siediti con la schiena dritta, ma non rigida, osservala e assaporala con tutta l'attenzione di cui sei capace…

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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