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L’effetto Mandela: quando la memoria risulta fallibile

L’effetto Mandela: quando la memoria risulta fallibile
L’effetto Mandela: quando la memoria risulta fallibile logo-unobravo
Ilaria Rachele Radaelli
Unobravo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Servizio di psicologia online
Pubblicato il
11.4.2022

Ognuno di noi ha a disposizione uno strumento potente e straordinario: il nostro cervello. Questo potente organo è in grado infatti di organizzare e coordinare tutte le funzioni del corpo e gestisce pensieri, parole ed emozioni. 

La nostra mente registra più o meno consciamente ogni momento di vita, ogni particolare ed anche il più insignificante dettaglio. Alcune volte può capitare che la nostra memoria faccia degli errori

Almeno una volta nella vita tutti noi abbiamo provato la sensazione di aver già vissuto una particolare situazione, e a qualcuno sarà sicuramente successo di vedere smentito un ricordo di cui era certo. Il fenomeno dei falsi ricordi, in psicologia è ciò che viene chiamato “effetto Mandela”.

Cos’è l’effetto Mandela

In ambito psicologico, pur non potendo parlare di una vera e propria "sindrome" di Mandela, l’effetto viene descritto come quel fenomeno per cui, a partire da un deficit della memoria, il cervello tende a ricorrere a spiegazioni plausibili (fino a convincersi di una cosa non vera) pur di non lasciare punti interrogativi o questioni in sospeso nella spiegazione di un evento.

Il falso ricordo, chiamato anche “confabulazione” in psicologia, è quindi un ricordo derivante da invenzioni o anche da ricordi parziali. L'effetto Mandela può anche crearsi strutturando in un ricordo unitario frammenti di esperienze che vengono ricombinati insieme.

Il nome del fenomeno Mandela nasce da un episodio successo nel 2009 all’autrice Fiona Broome, in occasione di una conferenza sulla morte di Nelson Mandela, che lei credeva fosse avvenuta negli anni 80 in prigione. La Broome era certa di ricordare la scomparsa dell’ex presidente del Sudafrica, soprattutto supportata dal ricordo condiviso con altre persone e arricchita da memorie di dettagli precisi.

L’effetto Mandela è stato nel tempo motivo di studio e curiosità anche artistica, tanto che nel 2019 è uscito The Mandela Effect, in cui l’effetto Mandela ispira una trama di fantascienza in cui il protagonista, dopo la morte della giovane figlia, diventa ossessionato da ricordi personali che non sembrano coincidere con le testimonianze documentali.

I falsi ricordi: 6 esempi dell’effetto Mandela

Nella nostra quotidianità, sono tantissimi gli esempi che possiamo trovare dell’effetto che porta il nome di Nelson Mandela. Ve ne riportiamo alcuni tra i più famosi: 

  1. Quanti di voi, per esempio, ricordano l’omino del Monopoly? In tanti ricordiamo che l’uomo del Monopoly indossa un monocolo, ma in realtà l’icona non raffigura questo!
  2. Pensate all’immagine di Topolino... Sta indossando delle bretelle? Sicuramente direste di  sì, ma no, Mickey Mouse non indossa le bretelle, ed ecco che l’effetto Mandela si ripresenta anche su Topolino. 
  3. La famosa frase di Biancaneve “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” subisce l’effetto Mandela, perché la frase corretta è “Specchio, servo delle mie brame”. 
  4. La celebre frase “Luke, io sono tuo padre” di Star Wars non è mai stata detta in questo modo. In realtà non si menziona il nome di Luke in nessun momento. Tra gli esempi di falsi ricordi, quello di Star Wars è forse l’effetto Mandela più noto.
  5.  Nel luglio del 1989 un uomo si oppose ai carri armati in Piazza Tienanmen in Cina. Molte persone sono pronte ad affermare che i carri armati hanno finito per schiacciare quell’uomo coraggioso. Non è mai successo, come riportato nei numerosi video che documentano l’evento. 
  6. Chi non ricorda la celebre battuta “Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare” di Blade Runner?  Ecco… non è mai stata pronunciata!

L’Effetto Mandela, come dimostrato con questi esempi, si verifica quando un folto gruppo di persone ricorda cose che in realtà sono molto diverse o fatti che non sono nemmeno accaduti. 

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Skitterphoto - Pexels

Effetto Mandela, CERN e fisica quantistica

Tra le varie teorie messe a punto per cercare di dare una spiegazione alla sindrome dei falsi ricordi, troviamo quelle legate alle sperimentazioni del CERN e alle ipotesi su universi paralleli.

Max Loughan, giovane scienziato americano, sostiene infatti che il nostro universo sia stato distrutto e che adesso ci troviamo in un universo parallelo. La teoria di Loughan riguarda gli esperimenti del CERN in Svizzera.  Lo scienziato sostiene che:

  • il centro abbia distrutto il nostro universo nel corso degli ultimi esperimenti;
  • la realtà in cui viviamo sarebbe letteralmente implosa;
  • noi tutti ci troveremmo ora in un mondo parallelo, simile a quello originale. 

In queste argomentazioni potrebbe trovare spiegazione il fenomeno dell’effetto Mandela, per cui quindi le discrepanze fra realtà e memoria sarebbero dovute allo svilupparsi della realtà in infiniti universi paralleli.
La coscienza sarebbe in grado di muoversi tra i diversi universi, e ciò che riusciamo a ricordare è una dissociazione tra ciò che realmente è accaduto e le esperienze della mente in dimensioni differenti. 

I ricordi non sarebbero propriamente falsi ricordi, ma ricordi veri di esperienze in realtà parallele.
È importante sottolineare come, per quanto affascinanti, queste teorie non sono supportate da alcuna prova scientifica.

L’effetto Mandela in psicologia e in psichiatria 

Come abbiamo più volte detto, l’effetto Mandela è alla base di una distorsione della memoria che porta a ricordare fatti che non sono mai accaduti, creando la sindrome del falso ricordo.

Questo fenomeno trova spiegazioni plausibili in ambito psicologico, anche se neanche in questo campo ci sono spiegazioni definitive del fenomeno. Come già accennato, l’effetto Mandela potrebbe essere dovuto a errori di rielaborazioni dei ricordi, in un processo in cui la mente tende a inserire al posto delle informazioni mancanti nozioni:

  • plausibilmente vere o ritenute vere per suggestione;
  • lette o sentite e che sembrano verosimilmente possibili ossia confabulazioni.

La confabulazione e le sue cause

Treccani attribuisce alla confabulazione il significato di “Sintomo frequente in alcune malattie psichiatriche e neurologiche (come la psicosi di Korsakoff o il morbo di Alzheimer), dovuto alla falsificazione dei ricordi: il malato colma lacune di memoria con invenzioni fantastiche e mutevoli, oppure trasforma in modo non intenzionale i contenuti della memoria stessa.”

La mente umana, per cercare di colmare vuoti di memoria ricorre quindi a idee plausibili, scambiate per fatti realmente accaduti, così da installare falsi ricordi nella memoria. La teoria del fuzzy trace, letteralmente “traccia sfuocata”, è basata sul fatto che la nostra memoria cattura tutti i dettagli e i significati di un evento e, nel momento in cui un significato di qualcosa di mai accaduto si sovrappone a un’esperienza reale, si forma il falso ricordo. 

A livello psicologico, quindi, la spiegazione più realistica sembra quella secondo cui l’effetto Mandela possa derivare da un deficit della memoria e che questo bias possa essere colmato strutturando i ricordi attraverso frammenti di altri ricordi o informazioni, che non sono necessariamente veri. Il meccanismo della confabulazione è studiato in psichiatria e neuropsicologia e si può applicare ad alcune patologie.

I casi di demenza, amnesia o gravi traumi, ad esempio, troverebbero conferme nella confabulazione. Si tratta di una sorta di ricostruzione indotta, che si crea in maniera naturale al solo scopo di riempire dei buchi. Il materiale a cui si attinge non è altro che la più probabile sequenza degli eventi o la più scontata delle spiegazioni. 

Confabulare: l’approccio della psicologia sociale 

Alcuni studi di psicologia sociale connettono l’effetto Mandela con il concetto di memoria collettiva: i falsi ricordi sarebbero quindi legati all’interpretazione della realtà mediata dal sentire comune, un’interpretazione che alle volte preferisce seguire ciò che la massa pensa o come essa percepisca e rielabori un’informazione.

La nostra memoria non è affidabile al 100%: proprio per questo, alcune volte, preferiamo aderire e rispondere su argomenti di cui non abbiamo conoscenza come la maggior parte della comunità risponderebbe, finendo alle volte per autoconvincerci su qualcosa invece che accertarci sulla veridicità della questione

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Anna Shvets - Pexels

Effetto Mandela e terapia psicologica

Nonostante il fenomeno non corrisponda ad alcuna classificazione diagnostica, le caratteristiche proprie dell’effetto Mandela, soprattutto se associate a traumi o disturbi, possono generare grossa sofferenza: vergogna e paura di perdere il controllo di sé e della propria memoria possono accompagnarsi a vissuti di solitudine

In psicoterapia i falsi ricordi si incontrano anche in altri casi come nel gaslighting, per cui la persona è portata a credere che la sua memoria sia fallace perché sta subendo una manipolazione.  In altri casi i falsi ricordi possono generarsi come effetti della droga sul cervello, come per l’abuso prolungato di cannabis. Questi sono alcuni esempi di quando andare dallo psicologo e prendersi cura di sé può essere una buona soluzione per affrontare il problema prima che la situazione peggiori. Un buon intervento terapeutico, anche con una terapia a distanza svolta con uno psicologo online, può essere d’aiuto per:

  • riconoscere i falsi ricordi;
  • comprenderne le cause,

rendendo consapevoli alcuni meccanismi impliciti e lavorando su eventuali sentimenti di inadeguatezza e sull’accettazione di se stessi.

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