Elopram è un antidepressivo della classe degli SSRI il cui principio attivo è il citalopram. È soggetto a prescrizione medica ed è indicato per le sindromi depressive e per i disturbi d'ansia con crisi di panico, con o senza agorafobia.
In questo articolo troverai cosa contiene Elopram, come agisce, quali effetti terapeutici e indesiderati può comportare e in che modo la psicoterapia può affiancarsi al percorso di cura.
Cos'è Elopram e a che classe di farmaci appartiene
Elopram è il nome commerciale con cui il citalopram è distribuito in Italia da Lundbeck Italia. Lo stesso principio attivo è in commercio anche con altri nomi, tra cui Seropram, e con diversi equivalenti generici che contengono la stessa molecola.
Sul piano farmacologico rientra tra gli antidepressivi e, più precisamente, nel gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, noti con la sigla SSRI. Il citalopram è tra le molecole più selettive della famiglia, perché la sua azione sugli altri sistemi neurotrasmettitoriali è limitata.
Elopram è disponibile in due formulazioni, le compresse rivestite da 20 mg e da 40 mg e le gocce orali. Le gocce permettono una modulazione più fine della quantità assunta, un aspetto che il medico può considerare in alcune situazioni cliniche.
Il riassunto delle caratteristiche del prodotto indica Elopram per:
- le sindromi depressive endogene e la prevenzione delle ricadute e delle ricorrenze;
- i disturbi d'ansia con crisi di panico, con o senza agorafobia.
Il farmaco può essere prescritto sia da un medico di medicina generale sia da uno specialista. La scelta della molecola, della formulazione, del dosaggio e della durata del trattamento spetta al medico, che conosce la storia clinica della persona e le altre terapie eventualmente in corso.

Come funziona Elopram
Il citalopram agisce sulla trasmissione della serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, del sonno e dell'ansia. Nelle sinapsi, gli spazi in cui i neuroni si scambiano segnali, una parte della serotonina rilasciata viene riassorbita dalla cellula che l'ha prodotta.
Elopram inibisce in modo selettivo questo riassorbimento e lascia il neurotrasmettitore disponibile più a lungo. Le alterazioni del sistema serotoninergico sono associate, tra molti altri fattori biologici e psicosociali, ai disturbi depressivi e ai disturbi d'ansia, senza esserne la causa unica.
L'azione sulla ricaptazione compare rapidamente, ma i cambiamenti sul piano clinico richiedono tempo. Nelle sindromi depressive i primi segnali di miglioramento si osservano in genere dopo 2-4 settimane, mentre nel disturbo di panico la risposta completa può richiedere alcuni mesi.
Nelle prime settimane può comparire un aumento transitorio dell'ansia o una sensazione di irrequietezza, in particolare in chi convive con il disturbo di panico. È una reazione descritta nella scheda tecnica e va comunque riferita al medico, che può rivalutare l'impostazione della terapia.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Elopram ha effetti attesi sul quadro clinico ed effetti indesiderati possibili, e conoscere entrambi aiuta a seguire il trattamento con più consapevolezza.
Effetti terapeutici
Quando il trattamento è efficace i cambiamenti riguardano i sintomi che avevano motivato la prescrizione. Nella depressione maggiore possono ridursi gradualmente l'umore depresso, la stanchezza persistente e l'anedonia, cioè la difficoltà a provare piacere e interesse per le attività abituali.
Una revisione sistematica di studi controllati con placebo ha osservato una superiorità del citalopram rispetto al placebo sui tassi di risposta e sulla riduzione dei sintomi depressivi nell'adulto (Apler, 2011). L'entità della risposta varia da persona a persona e viene valutata dal medico nel corso dei controlli.
Nei disturbi d'ansia per cui il farmaco è indicato gli effetti attesi riguardano la frequenza e l'intensità degli attacchi di panico e l'ansia anticipatoria che spesso li accompagna, compresa quella legata alle situazioni evitate nell'agorafobia.
Elopram è indicato anche nella prevenzione delle ricadute, perciò il trattamento può proseguire oltre il miglioramento dei sintomi, per un periodo che il medico definisce caso per caso.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Elopram può causare effetti indesiderati, con intensità e durata variabili da persona a persona. Il riassunto delle caratteristiche del prodotto classifica come molto comuni, cioè riferiti da più di una persona su dieci:
- nausea;
- sonnolenza e insonnia;
- cefalea;
- secchezza delle fauci;
- sudorazione aumentata.
Tra gli effetti comuni, riferiti fino a una persona su dieci, rientrano:
- riduzione dell'appetito e variazioni del peso;
- agitazione, ansia, nervosismo e disturbi della concentrazione;
- tremore, capogiro e formicolii;
- diarrea, vomito e stipsi;
- riduzione del desiderio sessuale e difficoltà a raggiungere l'orgasmo;
- affaticamento.
Tra gli effetti non comuni la scheda tecnica riporta aggressività, stato confusionale e reazioni cutanee, mentre tra quelli rari compaiono convulsioni, iponatriemia ed episodi emorragici. A frequenza non nota appartengono la sindrome serotoninergica, il prolungamento dell'intervallo QT e l'ideazione suicidaria.
Alcuni di questi effetti possono attenuarsi nelle prime settimane di trattamento. Quando invece persistono o interferiscono con la vita quotidiana, come può accadere con l'insonnia o con le disfunzioni sessuali, è opportuno segnalarli al medico, che può rivalutare la terapia.
Interazioni con altri farmaci
Elopram può interagire con diversi medicinali e sostanze, perché alcune combinazioni possono accentuare gli effetti indesiderati o modificare l'efficacia del trattamento. Per questo è importante informare il medico di ogni terapia in corso, inclusi i prodotti da banco e gli integratori.
La scheda tecnica indica come controindicate le associazioni con:
- gli inibitori delle monoaminossidasi (I-MAO), compresa la selegilina a dosi superiori a 10 mg al giorno;
- il linezolid, un antibiotico con attività inibitoria sulle MAO;
- la pimozide e gli altri farmaci che prolungano l'intervallo QT.
Alla base della prima controindicazione c'è la sindrome serotoninergica, una condizione che può manifestarsi con agitazione, confusione, tremore e aumento della frequenza cardiaca. Un'interazione dello stesso tipo può riguardare i triptani, il litio, gli analgesici oppioidi e l'erba di San Giovanni.
Un'altra possibile interazione da conoscere riguarda il rischio emorragico. L'assunzione di Elopram insieme ad anticoagulanti, antiaggreganti o farmaci antinfiammatori non steroidei può aumentare la probabilità di sanguinamenti, anche gastrointestinali.
Sul piano metabolico gli inibitori del CYP2C19, come omeprazolo, fluconazolo e fluvoxamina, possono aumentare le concentrazioni di citalopram nel sangue, mentre variazioni sono state descritte anche in associazione con cimetidina e metoprololo. In queste situazioni il medico può ritenere necessario un adeguamento della terapia.
Durante il trattamento la scheda tecnica raccomanda inoltre di evitare l'alcol, perché può accentuare alcuni effetti sul sistema nervoso centrale.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni richiedono una valutazione attenta prima di iniziare Elopram e un monitoraggio nel corso del trattamento.
Il citalopram può prolungare l'intervallo QT in modo correlato alla dose, ed è per questa ragione che la scheda tecnica fissa un limite massimo, più basso dopo i 65 anni. Nel 2011 l'AIFA ha diffuso una nota informativa dedicata proprio a questo aspetto per i medicinali a base di citalopram (AIFA, 2011).
Prima di iniziare la terapia il medico può quindi richiedere un controllo elettrocardiografico e la correzione di eventuali alterazioni dei livelli di potassio e magnesio, in particolare in presenza di una cardiopatia nota.
Altre situazioni richiedono precauzioni specifiche:
- Gravidanza: il citalopram non deve essere usato se non strettamente necessario e solo dopo un'attenta valutazione del rapporto tra benefici e rischi. L'esposizione nelle fasi avanzate può infatti essere associata a sintomi neonatali transitori e, più raramente, a ipertensione polmonare persistente nel neonato;
- Allattamento: il farmaco passa nel latte materno in quantità ridotte, perciò la scheda tecnica raccomanda cautela e una decisione condivisa con il medico;
- Persone anziane: possono essere più vulnerabili all'iponatriemia e al prolungamento dell'intervallo QT, e in questa fascia il limite di dose è più basso;
- Insufficienza epatica o renale: può rendere necessario un adeguamento del trattamento e un monitoraggio più stretto;
- Epilessia, diabete e glaucoma ad angolo chiuso: richiedono una valutazione preliminare e controlli nel corso della terapia;
- Intolleranza al lattosio: le compresse contengono lattosio, quindi è utile segnalarlo al medico prima di iniziare.
Elopram è controindicato al di sotto dei 18 anni. Nelle prime settimane e nelle persone sotto i 25 anni può aumentare il rischio di pensieri suicidari, perciò serve un monitoraggio ravvicinato. Se compaiono o si intensificano è necessario contattare subito il medico o rivolgersi al pronto soccorso.
Nelle prime fasi della terapia il farmaco può ridurre la reattività psicomotoria, quindi è preferibile evitare di guidare o di utilizzare macchinari finché non è nota la risposta individuale.
L'interruzione, infine, non va decisa autonomamente e non deve essere brusca. Con la sospensione improvvisa possono comparire sintomi da discontinuazione come capogiro, disturbi del sonno, irritabilità, nausea e sensazioni di formicolio, in genere di intensità lieve o moderata (Fava et al., 2015).
Il citalopram non è associato a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso, e questi sintomi sono una reazione all'interruzione del trattamento. La riduzione graduale avviene sotto controllo medico, che ne definisce tempi e modalità.

Elopram e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia agiscono su piani diversi e non si escludono a vicenda. Il trattamento farmacologico interviene sui sintomi che pesano sulla vita quotidiana, mentre il lavoro psicoterapeutico riguarda i pensieri, le emozioni e le relazioni. Le possibilità di cura sono approfondite nelle pagine dedicate alla depressione e all'ansia.
Una metanalisi pubblicata su World Psychiatry ha confrontato l'aggiunta della psicoterapia alla sola terapia farmacologica nella depressione e nei disturbi d'ansia, e il trattamento combinato ha mostrato risultati superiori rispetto al solo farmaco (Cuijpers et al., 2014).
Nello specifico il farmaco può ridurre l'intensità dei sintomi e rendere più accessibile il lavoro in seduta, mentre la psicoterapia può sostenere la gestione delle difficoltà quotidiane e il consolidamento dei miglioramenti. La decisione sulla terapia farmacologica resta comunque definita dal medico.
Chi inizia un antidepressivo può portare con sé il timore di non riconoscersi più o di dover proseguire la terapia a lungo. Sono preoccupazioni frequenti, che trovano spazio nelle prime sedute e possono essere affrontate apertamente sia con il medico sia con lo psicologo, come accade spesso quando psicofarmaci e psicoterapia procedono insieme.
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