Il gioco rappresenta infatti uno spazio evolutivo fondamentale per lo sviluppo della relazione e della comunicazione nei bambini, fungendo da contenitore di emozioni e benessere.
Ma a cosa serve realmente? Quale valore formativo riveste per i più piccoli e quale ruolo dovrebbe assumere l’adulto? Le funzioni del gioco sono state oggetto di approfondite ricerche da parte di numerosi studiosi, che ne hanno indagato le molteplici implicazioni all’interno delle diverse dimensioni dello sviluppo. Facciamo quindi un breve excursus per comprendere meglio l’evoluzione delle interpretazioni del gioco nella psicologia dell’infanzia.
Il gioco: studi e teorie nella ricerca scientifica
Nel corso dell’Ottocento si sono sviluppate due opposte teorie sulle funzioni emotive del gioco, delle quali ritroviamo traccia anche nel senso comune:
- Il filosofo H. Spencer riteneva che nel gioco l’individuo libererebbe il surplus di energia rimasta dopo l’esecuzione di una serie di azioni necessarie alla sopravvivenza.
- Lo psicologo M. Lazarus, invece, pensava che il gioco servisse al rilassamento del bambino, poiché è un'attività libera e piacevole, esente da vincoli e fine a se stessa.
È stato lo studioso J. Huizinga il primo a teorizzarne la funzione sociale, mentre il sociologo e psicologo G. Bateson ha evidenziato la valenza terapeutica del gioco che, proprio per la sua intrinseca natura, non può essere imposto.
Infine, secondo la psicoanalista Melanie Klein, il gioco rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere i conflitti interni del bambino e il suo modo di elaborare avversità e traumi. L’osservazione del gioco infantile può essere utilizzata anche in contesto forense per esaminare maltrattamenti e traumi che i bambini non riescono a verbalizzare.
Le evoluzioni teoriche del gioco
Freud ha assegnato al gioco simbolico un ruolo centrale nello sviluppo affettivo del bambino. Una sorta di “risarcimento” dai conflitti interni, che permette al bambino di gestire in modo adeguato le sofferenze. Il gioco, in tal modo, diventa luogo privilegiato in cui esprimersi laddove non si possiedono ancora capacità cognitive, linguistiche ed emotive per farlo. È nel gioco che il bambino incanala quegli aspetti interni che altrimenti non troverebbero espressione.
Per lo psicanalista Donald Winnicott il gioco si colloca nell’area intermedia o transizionale, cioè nel campo d’esperienza sospesa tra il soggettivo e l’oggettivo, tra la fantasia e la realtà, tra ciò che è reale e ciò che non lo è: questa esperienza ha un ruolo chiave nello sviluppo del bambino.

Un’attività fondamentale per lo sviluppo del bambino
Secondo lo psicologo J. Bruner il gioco è da mettere in relazione con lo sviluppo delle capacità di problem solving e di adattabilità del bambino alle varie situazioni. Poiché nel gioco i mezzi prevalgono sui fini, il soggetto può focalizzare i suoi sforzi sul procedimento, più che sul prodotto finale.
Questo permette di ridurre il rischio di insuccesso e, quindi, di possibili vissuti di frustrazione, aiutando il bambino a padroneggiare combinazioni sempre più complesse e anche inedite di comportamenti. Il gioco, inoltre:
- favorisce le rappresentazioni mentali e il linguaggio del bambino;
- sollecita il rafforzamento dell’attitudine al ragionamento, la creatività, la metacognizione.
Sin dai primi mesi di vita il neonato imita comportamenti secondo i modelli proposti dagli adulti che si prendono cura di lui, per adattarsi in modo sempre più adeguato e competente alle situazioni problematiche incontrate nell’ambiente in cui è immerso. Inoltre, il gioco rappresenta un bisogno e una predisposizione innata dell’essere umano, presente fin dalla nascita e sviluppabile nel corso della vita.
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L’educazione al gioco
L’adulto assume un altro importante ruolo, quello dell’educazione al gioco. Pensiamo a quelli che hanno carattere competitivo: si tratta di imparare a misurarsi lealmente senza tirarsi indietro e senza eccedere in aggressività, rancore o vendetta.
Questi sono esempi di educazione specifica, situazioni che richiedono l’intervento dell’adulto laddove i bambini o i ragazzi non riescono a cavarsela da soli perché:
- ancora immaturi per prendere atto dell'emotività suscitata dalla situazione;
- da soli o con l’aiuto dell’adulto possono apprendere a stare in rapporto all’altro.
Le funzioni psicologiche del gioco: cognitiva, emotiva e sociale
Il gioco, dal punto di vista psicologico, svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo globale del bambino, agendo su più livelli: cognitivo, emotivo e sociale. Ogni funzione si intreccia con le altre, contribuendo a costruire le basi per una crescita armoniosa.
- Funzione cognitiva: attraverso il gioco, i bambini sperimentano, esplorano e risolvono problemi. Questo processo stimola la memoria, l'attenzione e la capacità di pianificazione. Ad esempio, giochi di costruzione o di ruolo possono aiutare a sviluppare il pensiero logico e la creatività.
- Funzione emotiva: il gioco permette ai bambini di esprimere e modulare le proprie emozioni in un ambiente sicuro. Simulare situazioni di paura, gioia o rabbia consente di riconoscere e gestire i propri stati d'animo, favorendo la regolazione emotiva.
- Funzione sociale: la funzione sociale del gioco si manifesta quando i bambini, interagendo con i pari, imparano a rispettare le regole, a condividere e a collaborare. Attraverso il gioco di squadra, essi hanno l’opportunità di scoprire la dinamica dell’altro e di ampliare il proprio spazio d’azione, elementi che favoriscono la socializzazione e la cooperazione. Le dinamiche di gruppo, come il turno o la negoziazione, rappresentano inoltre occasioni preziose per apprendere competenze relazionali e sviluppare empatia.
Queste funzioni, se sostenute da un ambiente accogliente e stimolante, contribuiscono a rafforzare l'autostima e la fiducia nelle proprie capacità. Inoltre, il piacere del gioco svolge un ruolo fondamentale nella costruzione dell'autostima, che si alimenta anche attraverso il giudizio degli altri.
Il gioco come strumento terapeutico: la play therapy
In ambito clinico, il gioco viene utilizzato come vero e proprio strumento terapeutico, soprattutto con i bambini che faticano a esprimere i propri vissuti attraverso le parole. La play therapy si basa sull'idea che il gioco sia il linguaggio naturale dell'infanzia e permette di accedere al mondo interno del bambino in modo rispettoso e non invasivo.
Durante le sedute di play therapy, il terapeuta osserva e partecipa attivamente al gioco, sostenendo il bambino nell’esplorazione e nella comprensione delle proprie emozioni e dei propri comportamenti. Il gioco, infatti, rappresenta anche uno strumento prezioso per la gestione dell’aggressività e per il benessere psicologico.
Questo approccio si rivela particolarmente efficace, in alcuni casi, nel trattamento di traumi, ansia, difficoltà relazionali o comportamentali.
I meccanismi psicologici coinvolti includono:
- Elaborazione simbolica: il bambino può rappresentare situazioni difficili attraverso il gioco, facilitando la comprensione e l'elaborazione di eventi stressanti.
- Sperimentazione di nuove strategie: il gioco offre uno spazio protetto per provare comportamenti alternativi e apprendere nuove modalità di relazione.
- Rafforzamento del senso di controllo: attraverso il gioco, il bambino può sentirsi protagonista e acquisire fiducia nella propria capacità di affrontare le difficoltà.
Il contributo di Vygotskij e Bruner nella comprensione psicologica del gioco
Due tra i più influenti studiosi della psicologia del gioco sono Lev Vygotskij, psicologo e pedagogista russo, e Jerome Bruner, psicologo statunitense. Le loro teorie hanno arricchito la comprensione del ruolo del gioco nello sviluppo infantile, offrendo spunti pratici per genitori ed educatori.
- Vygotskij ha sottolineato l'importanza del gioco di finzione come spazio in cui il bambino può sperimentare ruoli e regole sociali, anticipando comportamenti che saranno utili nella vita reale. Secondo Vygotskij, il gioco favorisce lo sviluppo delle funzioni superiori del pensiero, come la pianificazione e l'autoregolazione, grazie all'interazione con adulti e coetanei.
- Bruner ha evidenziato come il gioco sia un contesto privilegiato per l'apprendimento attivo. Nel gioco, il bambino può esplorare soluzioni diverse senza il timore di sbagliare, sviluppando così flessibilità mentale e capacità di problem solving. Bruner ha inoltre sottolineato il valore del gioco simbolico per la costruzione del pensiero narrativo e della capacità di attribuire significato alle esperienze.
Le differenze tra i due autori si riflettono nell'accento posto da Vygotskij sull'aspetto sociale e culturale del gioco, mentre Bruner si concentra maggiormente sui processi cognitivi e sull'apprendimento attraverso l'esplorazione. Entrambi, però, concordano sul fatto che il gioco sia un potente motore di sviluppo psicologico.
Consigli pratici per osservare e favorire il gioco dal punto di vista psicologico
Osservare il gioco dei bambini con uno sguardo attento e non giudicante permette di cogliere preziose informazioni sul loro mondo interno. Ecco alcuni suggerimenti utili per genitori, educatori e terapeuti:
- Osservare senza intervenire subito: lasciare che il bambino guidi il gioco consente di vedere quali temi, emozioni o ruoli emergono spontaneamente.
- Favorire la varietà: offrire materiali diversi (costruzioni, travestimenti, giochi simbolici) stimola la creatività e permette al bambino di esprimere diversi aspetti di sé.
- Accogliere le emozioni: se durante il gioco emergono rabbia, paura o tristezza, è importante non interrompere, ma accogliere e nominare le emozioni, aiutando il bambino a riconoscerle.
- Partecipare con rispetto: quando si entra nel gioco, è utile seguire le regole create dal bambino, senza imporre le proprie. Questo rafforza la fiducia e la relazione.
- Riconoscere i segnali di disagio: cambiamenti improvvisi nel modo di giocare, isolamento o ripetizione ossessiva di temi possono essere segnali di disagio emotivo. In questi casi, può essere utile confrontarsi con uno specialista.
Favorire il gioco libero e spontaneo, senza pressioni di performance, aiuta il bambino a sviluppare competenze fondamentali per la crescita psicologica e il benessere emotivo.
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Il gioco è molto più di un semplice passatempo: è il linguaggio attraverso cui i bambini esplorano, imparano ed esprimono il loro mondo interiore. Osservare e valorizzare il gioco può contribuire a prendersi cura del loro sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale. Se senti il bisogno di un supporto per comprendere meglio i segnali che emergono durante il gioco o vuoi aiutare tuo figlio a crescere in modo sereno e armonioso, affidati a un professionista. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo online specializzato nell’età evolutiva, pronto ad accompagnarti in questo percorso con competenza e sensibilità. Fai il primo passo verso il benessere psicologico del tuo bambino: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.









