Con l’arrivo di un bebè, le abitudini serali dei genitori subiscono profondi cambiamenti: spesso ci si ritrova a cercare conforto nei consigli di chi ha già vissuto questa esperienza o a sperimentare metodi innovativi che promettono di far addormentare il piccolo con facilità. È importante sapere che questa difficoltà è tutt’altro che rara: fino al 30% dei bambini tra 0 e 5 anni nella nostra cultura presenta disturbi del sonno (Rapisardi, 2024), un dato che può aiutare le famiglie a sentirsi meno sole di fronte a queste sfide quotidiane.
I bambini non sono tutti uguali!
Il sonno dei bambini viene spesso considerato dagli adulti più come un problema da risolvere che come un autentico bisogno fisiologico del neonato. Tuttavia, è fondamentale ricordare che il sonno nei primi mesi di vita è profondamente influenzato da una molteplicità di fattori: non solo i ritmi dei neonati sono completamente diversi rispetto a quelli dei genitori, ma anche elementi costituzionali, relazionali, gli stili di accudimento e gli aspetti culturali e sociali – come la scelta di far dormire il bambino insieme ai genitori o separatamente – giocano un ruolo determinante nello sviluppo del sonno (Rapisardi, 2024).
Per questo motivo è fondamentale conoscere la fisiologia del sonno dei neonati e poterne comprendere più a fondo le sue manifestazioni, facendo sì che i genitori possano essere adeguatamente informati per poter scegliere la modalità di riposo familiare più adatta a loro.
Fisiologia del sonno nei neonati
Dormire occupa circa un terzo della nostra vita. In base all’età avrà una durata differente: i neonati infatti dormono in media 15-20 ore, mentre un anziano dorme circa 5-6 ore. Il sonno dei neonati, quindi, è molto diverso rispetto al sonno degli adulti. I neonati presentano un ritmo sonno-veglia piuttosto irregolare, questo perché non seguono i ritmi circadiani di un adulto.
Inoltre, fino al terzo mese di vita, i piccoli non secernono in modo stabile la melatonina, l’ormone che permette al nostro corpo di riconoscere e stabilizzare i ritmi di luce/buio. Da qui nasce l’affermazione che il neonato “scambia il giorno per la notte”.

Quante ore dorme un neonato? Dati e variazioni fisiologiche
Nei primi mesi di vita, il sonno del neonato è caratterizzato da una grande variabilità sia nella durata che nella distribuzione tra giorno e notte. Secondo l’American Academy of Sleep Medicine (AASM, 2016), i neonati tra 0 e 3 mesi dovrebbero dormire tra le 14 e le 17 ore nell’arco delle 24 ore, anche se alcuni possono arrivare fino a 18-19 ore.
È importante ricordare che:
- Il sonno è suddiviso in più episodi: i neonati non dormono per lunghi periodi continuativi, ma alternano brevi fasi di sonno e veglia.
- I risvegli notturni sono fisiologici: fino al 70% dei neonati si sveglia almeno 2-3 volte per notte nei primi mesi (AASM, 2016).
- La durata del sonno diminuisce gradualmente: verso i 6 mesi, la media si attesta tra le 12 e le 16 ore totali.
Queste variazioni sono del tutto normali e riflettono le esigenze di crescita e sviluppo del sistema nervoso del neonato.
Il ciclo del sonno nel neonato
Il ciclo di sonno di un neonato è più breve rispetto a quello degli adulti: dura circa 50 minuti rispetto ai 90-120 minuti degli adulti e i momenti di passaggio dalla fase di sonno calmo e profondo (non REM) a quella di sonno leggero e con intensa attività cerebrale (REM), sono molto frequenti.
Mentre gli adulti hanno imparato ad ignorare questo breve risveglio, i neonati si svegliano più facilmente e hanno bisogno di più tempo per riaddormentarsi.
Sonno REM e NREM nel neonato
Alla nascita, la percentuale di sonno REM e NREM è quasi sovrapponibile ma, molto velocemente, la fase REM decresce. Soltanto al terzo mese di età questi due stadi diventano definiti, motivo per cui prima dei tre mesi un neonato non riesce a dormire profondamente. In questa fase, l’architettura del sonno del neonato evolve progressivamente da stati di sonno profondo e leggero a una distinzione più chiara tra sonno non-REM e REM, con la comparsa dei tre stadi del sonno non-REM che si osserva intorno ai 6 mesi di vita (Rapisardi, 2024) . Ed ecco perché nei primi mesi è molto facile che il neonato si svegli per rumori, cambiamenti di ambiente o attività fisiologiche. Dopo il terzo mese, si iniziano a individuare le fasi di addormentamento e di sonno più profondo.
Quando finiscono i risvegli notturni?
Con la crescita, la durata dei singoli risvegli si riduce progressivamente fino a diventare di pochi secondi (come accade anche agli adulti) e il bambino impara pian piano a riaddormentarsi in modo autonomo. È, pertanto, fisiologico che fino ai tre anni di vita i bambini abbiano risvegli notturni, che contribuiscono al corretto sviluppo del loro sistema nervoso.
Il sonno quindi, è una conquista del neonato che dovrebbe avvenire gradualmente, in modo autonomo e in pieno rispetto dei suoi tempi.

Le fasi del sonno del neonato: come riconoscerle nella pratica
Il sonno del neonato si alterna tra fasi di sonno attivo (REM) e sonno tranquillo (NREM), ma, come abbiamo detto in precedenza, queste fasi sono meno distinte rispetto a quelle dell’adulto. Nei primi mesi, il ciclo di sonno dura circa 50 minuti e si ripete più volte durante la giornata e la notte.
Ecco come si manifestano le principali fasi:
- Sonno attivo (REM): il neonato può muovere le braccia e le gambe, fare smorfie, sorridere o emettere piccoli suoni. Questa fase è importante per lo sviluppo cerebrale.
- Sonno tranquillo (NREM): il respiro diventa più regolare, il corpo è rilassato e il neonato appare immobile. In questa fase il riposo è più profondo.
- Transizione tra le fasi: i passaggi tra una fase e l’altra sono frequenti e possono essere accompagnati da brevi risvegli o movimenti.
Riconoscere questi segnali può aiutare i genitori a comprendere meglio i bisogni del proprio bambino e a rispondere in modo più sereno ai suoi risvegli.
Co-sleeping tra vizi e pregiudizi
Quando si parla di sonno nei neonati e genitori possiamo parlare di co-sleeping, o sonno condiviso. Con questo termine si indica una pratica che consiste nel far dormire il bambino nella stessa stanza dei genitori, in particolare vicino alla madre, in modo tale che possa rispondere prontamente ai segnali di richiesta di attenzione del bambino durante la notte e soddisfare i suoi bisogni (ad esempio in caso di allattamento notturno).
Questa pratica è diffusa in molte culture e, negli ultimi anni, sebbene ancora oggi esistano molti pareri contrastanti a riguardo, anche in Occidente si sta riscoprendo l’importanza del contatto fra genitore e neonato. Le percentuali di co-sleeping (condivisione del letto) tra i neonati variano notevolmente tra i diversi paesi, oscillando dal 2% all'88%, e risultano più elevate nelle popolazioni con una minore consapevolezza della SIDS (Nelson et al., 2001).
Un istinto naturale
La critica che viene maggiormente mossa al co-sleeping è che il bambino possa essere viziato dai genitori e cresciuto come un individuo insicuro e dipendente. In realtà queste convinzioni non hanno alcun fondamento scientifico e, nonostante oggi l’argomento sia ancora molto dibattuto, psicologi e pediatri sembrano essere d’accordo sul fatto che dormire insieme ai genitori non costituisca un vizio, bensì un istinto naturale del piccolo, che richiede protezione dai suoi genitori. Soddisfarlo non mette a rischio né la sua autonomia né l’indipendenza.
Si potrebbe, anzi, affermare il contrario: dormire nella stanza dei genitori dà al piccolo la possibilità di sviluppare presto un senso di sicurezza ed indipendenza. Il bambino apprende velocemente che i genitori sono pronti ad accorrere qualora ne avesse bisogno, sentendo un senso di sicurezza interiore. Quindi, più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente potrà diventare autonomo da adulto.
Gestire al meglio i risvegli notturni
Il co-sleeping permette una migliore gestione dei risvegli notturni che, come già detto, sono molto frequenti fino ai 2-3 anni di età. La qualità del sonno non viene intaccata perché i risvegli sono brevissimi, e la vicinanza dei genitori rassicura il piccolo permettendogli di riaddormentarsi rapidamente. I genitori, inoltre, non sono costretti ad alzarsi, riuscendo così a dormire meglio e per più tempo.
Piccoli consigli per i genitori
È importante ricordare che la sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) rappresenta una delle principali cause di morte post-neonatale congenite . Per questo motivo, i pediatri raccomandano con alcune precauzioni per ridurre il rischio di SIDS, come la posizione supina durante il sonno, l’utilizzo di un materasso rigido e l’evitare la presenza di qualsiasi oggetto o gioco nel lettino. Queste semplici attenzioni, unite a uno stile di vita sano durante la gravidanza e all’ambiente sicuro per il sonno del neonato, possono contribuire significativamente alla prevenzione di questa tragica eventualità.
Linee guida internazionali e sicurezza del sonno del neonato
La sicurezza del sonno del neonato può essere un tema centrale per molti genitori, soprattutto nei primi mesi di vita. Le principali società scientifiche, come l’American Academy of Pediatrics (AAP) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno pubblicato raccomandazioni chiare per ridurre i rischi e favorire un sonno sicuro.
Secondo le linee guida dell’AAP aggiornate al 2022, può essere fondamentale:
- Far dormire il neonato sempre sulla schiena: questa posizione riduce significativamente il rischio di SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante).
- Utilizzare un materasso rigido e privo di oggetti morbidi: cuscini, peluche e coperte possono aumentare il rischio di soffocamento.
- Evitare il surriscaldamento: mantenere la stanza tra i 18 e i 20°C e vestire il bambino in modo adeguato, senza coprirlo eccessivamente.
- Condividere la stanza, non il letto: la AAP raccomanda di far dormire il neonato nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata, almeno per i primi 6-12 mesi di vita.
- Allattare al seno quando possibile: l’allattamento è associato a una riduzione del rischio di SIDS secondo l’OMS (2023).
Seguire queste indicazioni può aiutare a creare un ambiente di sonno più sicuro e sereno per il neonato, riducendo i rischi e favorendo il benessere di tutta la famiglia.

Molto utili ed interessanti sono anche gli accorgimenti per far aumentare la qualità del sonno sia ai genitori che al piccolo che la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti suggerisce nel suo libro “E se poi prende il vizio?”:
- Non far agitare il piccolo prima della nanna con corse o giochi, ma favorire rituali che facilitano il rilassamento come leggere filastrocche, abbassare le luci, spegnere la televisione e eliminare tutto ciò che può catturare l’attenzione del bambino;
- Non sovrastimolare il bambino durante la giornata. L’ambiente domestico e i luoghi che vivono i nostri bambini hanno già in sé tutto ciò che è necessario per la loro crescita;
- Tenere conto di ciò che è successo durante il giorno: non tutte le giornate sono uguali;
- Ascoltare tutto ciò che il bambino ci comunica durante il suo addormentamento e trasmettergli sicurezza e contenimento emotivo se dimostra difficoltà.
Checklist pratica per una routine della nanna efficace
Stabilire una routine serena e prevedibile può aiutare il neonato a riconoscere il momento della nanna e a sentirsi più sicuro. Ecco una checklist pratica, basata sulle raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (2022):
- Scegliere un orario regolare: mettere a letto il neonato sempre alla stessa ora favorisce la regolazione dei ritmi sonno-veglia.
- Creare un ambiente tranquillo: abbassare le luci, ridurre i rumori e mantenere una temperatura confortevole aiuta il rilassamento.
- Introdurre piccoli rituali: un bagnetto caldo, una carezza, una ninna nanna o la lettura di una filastrocca possono diventare segnali rassicuranti.
- Evitare stimoli eccessivi prima della nanna: giochi movimentati, schermi e luci forti possono rendere più difficile l’addormentamento.
- Rispondere con calma ai risvegli: durante i risvegli notturni, mantenere un tono di voce basso e gesti delicati aiuta il neonato a riaddormentarsi più facilmente.
Questi semplici accorgimenti, se ripetuti con costanza, possono rendere il momento della nanna più sereno sia per il neonato che per i genitori.
Ma, più di ogni altro suggerimento, occorre ricordare che non esistono regole o manuali con soluzioni preconfezionate. Nessuno, più dei genitori, sa cosa è meglio per il loro piccolo. Pertanto, ogni genitore deve lasciarsi guidare dal proprio istinto, dalle proprie capacità e da ciò che il bambino comunica.
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