È possibile osservare la comunicazione non verbale da dietro uno schermo? Come ci può aiutare l’utilizzo della comunicazione non verbale e in che modo possiamo utilizzarla al meglio all’interno della stanza di terapia virtuale?
In questo articolo esploreremo brevemente la comunicazione non verbale all’interno della stanza di terapia, per poi concentrarci su ciò che accade dietro uno schermo nel setting online; infine verranno forniti degli strumenti per migliorare il proprio modo di stare dietro lo schermo e per sollecitare l’utilizzo della corporeità dei nostri pazienti.
L'importanza della parola nella comunicazione
Quando si parla di processo terapeutico, spesso sia tra gli addetti ai lavori che tra i profani, si attribuisce grande valore al potere della parola. Parola in quanto strumento per comunicare, comprendere, accogliere, significare e ri-significare, oltre che per valutare e fare diagnosi. Talvolta, come psicologi e psicoterapeuti, può capitare di cadere nel tranello di dover trovare la frase perfetta per facilitare la comunicazione, soprattutto per chi è ancora alle prime esperienze nella professione.
Tuttavia, solo il 7% della comunicazione è influenzata dalla parola (comunicazione verbale), una parte (38%) passa per il tono della voce e in generale per il modo in cui il messaggio viene espresso (comunicazione paraverbale) e il resto (55%) passa per la comunicazione non verbale (Mehrabian & Epstein, 1972). È importante ricordare che queste percentuali si riferiscono esclusivamente alle comunicazioni emotive incongruenti e non descrivono la comunicazione nel suo complesso.
Questo significa che, sebbene sia fondamentale osservare il contenuto della comunicazione (ciò che si dice), è proprio attraverso la forma (come si dice) che possiamo cogliere la punteggiatura tra gli interlocutori, quindi la loro relazione (Watzlawick et al., 1971).
Il corpo nella stanza di terapia
È proprio attraverso l’osservazione del linguaggio del corpo che è possibile cogliere quegli aspetti relazionali e comunicativi che permettono al terapeuta di danzare insieme al paziente in quello “scambio interpersonale, caratterizzato da rispecchiamento emotivo, scambio e comunicazioni tra due corpi, due menti e due cuori” (Stern, 1998).
In questa danza, il terapeuta può svolgere una funzione di regolazione emotiva correttiva, senza assumere un ruolo genitoriale del paziente e il loro movimento diventa rispecchiante e riparatore di quegli scambi relazionali primari e di interazioni sociali al di fuori della stanza di terapia.
Inoltre, quando si lavora con coppie o famiglie, diventa ancora più importante osservare come tutti i corpi dialogano tra loro; dalla loro disposizione nella stanza possiamo osservare vicinanza e lontananza, e formulare ipotesi su alleanze, conflitti, segreti familiari e risorse.
La stanza di terapia diventa quindi un luogo metaforico, quel “terzo pianeta” (Andolfi & Angelo, 2012) in cui si incontrano il pianeta del paziente (singolo, coppia o famiglia che sia) con la sua storia e il suo linguaggio familiare e il pianeta del terapeuta, fatto non solo della sua conoscenza e competenza, ma anche della sua storia e della sua esperienza personale.
Il terapeuta, attraverso l’utilizzo dello sguardo e della sua posizione del corpo nello spazio, può attivare continue rotture e riparazioni, allontanandosi da un familiare per potersi avvicinare a quel membro più distante, riportarlo nel flusso relazionale, per poi rientrare nell’interazione.
Quando la relazione terapeutica avviene all'interno di una stanza virtuale
Ma come è possibile osservare tutto ciò all’interno di una stanza virtuale? Apparentemente, stare all’interno di uno schermo che intermedia tra noi e il paziente può talvolta sembrare limitante. Tuttavia, proprio questa modalità consente di azzerare la distanza e ci offre l’opportunità di entrare nella quotidianità dei pazienti, permettendoci di conoscere in modo più tangibile e visivo la storia impressa nelle pareti delle loro camere.
Inoltre, le videochiamate aprono nuove possibilità di intervento: consentono di integrare l’esperienza del paziente con la propria immagine, di includere preziose informazioni sull’ambiente abituale in cui vive il paziente e di adottare stili terapeutici meno conflittuali (García et al., 2022). La letteratura recente sottolinea che l’embodiment digitale rappresenta un’esperienza parziale: non sostituisce la ricchezza sensomotoria del setting in presenza, ma può sostenere forme di sintonizzazione corporea sufficienti al mantenimento dell’alleanza terapeutica.
Come e cosa possiamo osservare attraverso lo schermo?
Anche nel setting online il corpo del paziente è presente, sebbene mediato dallo schermo. Il terapeuta può raccogliere informazioni preziose osservando la postura, l’angolazione della webcam, la distanza dal dispositivo, la scelta dell’ambiente e la cura personale.
Piccoli dettagli – come il luogo da cui ci si collega, i movimenti ripetitivi o l’irrequietezza – possono offrire indicazioni sullo stato emotivo e relazionale del paziente. Il corpo del paziente ci parla anche se mediato dalla comunicazione digitale, aiutandoci a osservare e comprendere come si sente in quel momento senza che abbia ancora parlato.
Attraverso il linguaggio del corpo possiamo osservare se il paziente ha bisogno o meno di attivare una difesa corporea, che sia attraverso un distanziamento del corpo, incrociando le braccia, coprendosi la bocca, oppure mostrandosi rigidamente composto senza concedersi ad alcun cedimento o scegliendo un luogo poco illuminato.
Con il procedere delle sedute, la prossemica del paziente diventa protagonista quanto il suo linguaggio verbale e lo psicologo può cogliere con maggiore facilità non soltanto le parole, ma anche i silenzi, le pause, l’irrequietezza corporea, il tono della voce o le pause. Per questo motivo, comprendere il linguaggio del corpo permette e facilita la costruzione del processo terapeutico stesso.
Non sono pochi i casi in cui, notando un piccolo e impercettibile cambiamento, come un nuovo taglio di capelli, un nuovo tatuaggio, un nuovo luogo da cui ci si collega, il paziente si percepisca visto, “notato” anche nei suoi micromovimenti e sia maggiormente stimolato ad aprirsi. È importante che queste osservazioni vengano restituite al paziente in forma esplorativa, evitando interpretazioni non verificate.
Le tre componenti della comunicazione non verbale nella terapia online
Nel contesto della terapia online, la comunicazione non verbale si manifesta principalmente attraverso tre componenti fondamentali: la comunicazione paralinguistica, cinesica e prossemica. Comprendere come queste si esprimano dietro uno schermo può essere essenziale per cogliere i segnali emotivi e relazionali del paziente.
Tuttavia, la modalità digitale richiede anche aggiustamenti specifici nei comportamenti verbali e non verbali, nella gestione dello sguardo e dei silenzi, nonché una trasformazione di schemi non intenzionali in modalità più riflessive, per compensare i cambiamenti introdotti dalla distanza e dalla mediazione tecnologica (García et al., 2022).
La comunicazione paralinguistica riguarda il modo in cui le parole vengono pronunciate, includendo tono, volume, ritmo e pause. In terapia online, il tono di voce può trasmettere emozioni come ansia, tristezza o entusiasmo, anche quando il volto non è completamente visibile.
La comunicazione cinesica si riferisce ai movimenti del corpo, delle mani, delle espressioni facciali e alla postura. Anche se la videocamera limita la visione, piccoli gesti come il tamburellare delle dita, il sorriso, il distogliere lo sguardo o il cambiare posizione possono fornire preziose informazioni sullo stato emotivo del paziente.
La comunicazione prossemica riguarda la gestione dello spazio personale e la distanza tra le persone. Nella terapia online, la prossemica si traduce nella scelta del luogo da cui il paziente si collega, nella distanza dal dispositivo. Un paziente che si avvicina molto alla webcam può cercare maggiore vicinanza, mentre chi si posiziona lontano o in un ambiente poco illuminato può comunicare, in alcuni casi un bisogno di protezione o di maggiore riservatezza.
Queste tre componenti, se osservate con attenzione, possono permettere al terapeuta di mantenere una lettura approfondita della relazione anche nel setting digitale, adattando il proprio intervento alle esigenze emotive del paziente.
Il corpo nella terapia di coppia e familiare online
Un breve ma fondamentale accenno va fatto anche sulla terapia di coppia online. A differenza della terapia individuale, in cui lo spazio è unicamente condiviso tra paziente e psicologo, nella terapia di coppia o familiare entrano una o più persone, che siano partner, genitori e/o figli.
Il primo elemento da osservare è da quanti dispositivi si collegano. Talvolta, connettersi da più di un device può essere semplicemente una questione logistica (magari vivono in due città diverse), altre volte è proprio indicatore del bisogno di creare una maggiore distanza con l’altro. È quindi fondamentale non dare mai per scontato ciò che osserviamo e permetterci di esplorare il territorio di coppia o familiare, partendo proprio da quelle domande più semplici e basilari.
Una seconda domanda da porci, nel caso in cui siano tutti connessi dallo stesso device, è come sono predisposti nello spazio. Sono tutti vicini? Hanno uno spazio personale sufficientemente comodo o sono particolarmente vicini o distanti? Osservare la posizione dei partner e dei figli nella stanza è cruciale tanto quanto nella terapia dal vivo.
Sebbene infatti l’osservazione possa essere apparentemente condizionata dal fatto che l’angolatura della videocamera riduce lo spazio a disposizione, è pur vero che è possibile notare con maggior risalto:
- gli scambi relazionali
- i livelli di alleanza di coppia e familiare
- i potenziali invischiamenti.
Un terzo elemento da osservare è la metacomunicazione (Watzlawick et al., 1971) della coppia o della famiglia. Qual è la punteggiatura che definisce la relazione tra i partecipanti? C’è simmetria o complementarità negli scambi? E ancora, dal punto di vista degli scambi analogici (cioè non verbali, secondo la teoria di Watzlawick), come reagisce uno dei membri col suo corpo e col suo viso alla comunicazione verbale e non verbale dell’altro?
Il terapeuta e il suo linguaggio non verbale nella terapia online
Un aspetto importante su cui focalizzarsi è il nostro corpo da terapeuti nello spazio online. Possiamo soffermarci su due punti di osservazione:
- come il nostro corpo comunica con il paziente attraverso risonanze controtransferali,
- quanto siamo sintonizzati nel qui e ora con il nostro corpo durante la seduta.
Partiamo dal primo punto. Se è vero che dall’osservazione del non verbale dei pazienti è possibile rintracciare delle coordinate da cui partire per esplorare, è altrettanto vero che il nostro corpo comunica come stiamo insieme al paziente nel suo vissuto emotivo.
Il terapeuta non è una superficie neutra, ma partecipa attivamente alla co-costruzione del campo relazionale. Per questo motivo, nonostante l’adeguata discrezione e prudenza nel farlo, è fondamentale essere autentici nel nostro stare “qui e ora” (Stern, 2005) insieme al paziente in uno spazio intersoggettivo che è costantemente co-costruito.
Questo ci porta al secondo punto: più siamo sintonizzati con le nostre emozioni, col nostro corpo, sul momento presente, tanto più sarà possibile regolare quel campo intersoggettivo (Stern, 2005).
Cosa sentiamo nella nostra “pancia emotiva”, quali sono le emozioni che proviamo in quel dato momento mentre il paziente sta parlando? Se, dopo un’attenta analisi, ci rendiamo conto che quella risonanza che sentiamo non ha a che fare con dei punti ciechi della nostra storia, possiamo ipotizzare che abbia a che fare col paziente e che quell’emozione venga da lui suscitata anche in altri contesti relazionali (Yalom, 2019).
Avere una buona percezione del nostro non verbale nel momento presente, ad esempio, ci permette di uscire dalla logica della costernazione per aver provato noia, che ci ha portato verso tangenti lontane dalla stanza di terapia, e ci consente di lavorarla e volgerla a vantaggio della terapia (Yalom, 2019).
Come stimolare l'utilizzo del corpo nella terapia online
Per accompagnare al meglio i nostri pazienti nella stanza online, è utile adottare alcune strategie che favoriscano la sincronia interpersonale e rafforzino la sensazione di sicurezza e connessione. Agire come co-regolatori attraverso il rispecchiamento delle espressioni, dello sguardo, del tono e del ritmo vocale può intensificare la percezione dell’esperienza terapeutica e aiutare i pazienti a sentirsi più presenti a se stessi (Geller, 2017; Koole & Tschacher, 2016).
Inoltre, strategie specifiche per migliorare la comunicazione nella telemedicina comprendono il guardare la telecamera invece dello schermo, rispecchiare le espressioni facciali e i movimenti della testa del paziente, inclinarsi in avanti ed enfatizzare gesti ed espressioni facciali (Duffy & Benotsch, 2025). Studi recenti (2023–2024) suggeriscono inoltre che l’utilizzo di una postura aperta, l’inclinazione in avanti, e una gestione intenzionale dello sguardo verso la telecamera aumentano significativamente la percezione di presenza psicologica del terapeuta nelle sedute online.
Per aumentare il senso di sincronia e connessione interpersonale, è importante mantenere un buon contatto visivo tra paziente e terapeuta: essere consapevoli di incrociare lo sguardo dei propri pazienti (Marci & Orr, 2006). Infine, per facilitare la costruzione di una solida alleanza terapeutica online, è fondamentale che il paziente percepisca la presenza psicologica del terapeuta; offrire la propria presenza corporea durante la seduta, anche se non si è fisicamente nella stessa stanza, contribuisce a creare maggiore sicurezza psicologica per il paziente (Haddouk, 2015).
Per stimolare l’utilizzo del corpo del paziente e far sentire a lui stesso l’impatto che può avere nella stanza di terapia, sia essa online che in presenza, uno degli strumenti più validi e potenti è la scultura familiare, una tecnica sistemica introdotta da Virginia Satir (1972). La scultura permette di “vedere situazioni vecchie con occhi nuovi”; attraverso l’utilizzo del proprio corpo e delle immagini simboliche, è possibile rinarrare i vissuti personali avvenuti nel là e allora e riscoprirne nuovi significati.
Ricerche recenti (2022–2024) mostrano che le tecniche embodied, come la scultura familiare, risultano efficaci anche online quando vengono adattate tramite il posizionamento di oggetti nello spazio o la visualizzazione guidata.
Concludendo, al di là dei singoli strumenti, molti sono gli approcci terapeutici che prediligono l’utilizzo del non verbale a quello verbale. Tra questi troviamo:
- la Danza-Movimento Terapia,
- l’Arteterapia,
- la Musicoterapia,
- l’Analisi Bioenergetica,
- la Mindfulness.
Ognuno di questi permette di vivere il processo di guarigione e di salute mentale in maniera più olistica e, se non abbiamo paura di farci “contaminare”, la via della contaminazione non può che essere arricchente per noi e per i nostri pazienti.
La competenza relazionale dello psicologo nella lettura dei segnali non verbali online
La competenza relazionale dello psicologo rappresenta la capacità di cogliere, interpretare e rispondere in modo empatico ai segnali non verbali del paziente, anche quando la comunicazione avviene attraverso uno schermo. Questa abilità si fonda su alcuni pilastri fondamentali:
- Consapevolezza dei limiti e delle potenzialità del digitale: lo psicologo deve essere in grado di riconoscere quali aspetti della comunicazione non verbale possono essere colti online e quali rischiano di andare persi, adattando di conseguenza le proprie strategie di osservazione e intervento.
- Attenzione selettiva e ascolto attivo: la lettura dei segnali non verbali online richiede una particolare attenzione ai dettagli, come micro-espressioni facciali, cambiamenti nel tono di voce o variazioni nella postura. L'ascolto attivo si arricchisce così di una dimensione visiva e uditiva più focalizzata.
- Riflessività e auto-monitoraggio: il terapeuta deve essere in grado di monitorare le proprie reazioni corporee ed emotive durante la seduta, utilizzando queste informazioni per comprendere meglio la dinamica relazionale e favorire la sintonizzazione con il paziente.
- Comunicazione esplicita e feedback: in caso di dubbi sull'interpretazione di un segnale non verbale, è utile verbalizzare le proprie osservazioni in modo delicato, chiedendo conferma al paziente. Questo favorisce la trasparenza e rafforza l'alleanza terapeutica.
Secondo le linee guida dell'American Psychological Association (2021), la competenza relazionale nel setting online è considerata un elemento chiave per garantire l'efficacia della terapia e la sicurezza del paziente, sottolineando l'importanza di una formazione specifica su questi aspetti.
Le linee guida APA 2021 evidenziano che la qualità audio-video, la privacy ambientale e la chiarezza dei confini del setting sono elementi essenziali per garantire sicurezza clinica e continuità terapeutica nella telepsicologia.
Dati sull'importanza della comunicazione non verbale nella terapia online
Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato come la comunicazione non verbale mantenga un ruolo centrale anche nella terapia online, sebbene con alcune differenze rispetto al setting in presenza. Ad esempio, la terapia in presenza offre benefici significativi per la partecipazione, l'engagement, la comprensione della comunicazione non verbale e lo sviluppo del rapporto terapeutico, elementi che risultano indeboliti nella modalità virtuale (Cerrito et al., 2024).
Gli studi più recenti indicano che la terapia online può mantenere elevati livelli di engagement quando il terapeuta utilizza strategie intenzionali di presenza psicologica, come l’uso consapevole dello sguardo, del ritmo, della postura e del micro-rispecchiamento (Duffy & Benotsch, 2025).
Secondo una revisione sistematica pubblicata su "Frontiers in Psychology" (Simpson & Reid, 2014), la qualità della relazione terapeutica percepita dai pazienti in terapia online può essere strettamente correlata alla capacità del terapeuta di cogliere e rispondere ai segnali non verbali, come il tono di voce e le espressioni facciali. La stessa revisione sottolinea che, nonostante la riduzione delle informazioni corporee, la comunicazione non verbale rimane un predittore significativo dell'alleanza terapeutica.
Un'indagine condotta nel 2022 su oltre 500 terapeuti italiani (Cipolletta et al., 2022) ha rilevato che più dell'80% dei professionisti considera la lettura dei segnali non verbali online una competenza essenziale per il successo della terapia, pur riconoscendo la necessità di sviluppare strategie specifiche per il contesto digitale.
Questi dati suggeriscono che, anche nel setting online, la comunicazione non verbale rappresenta un elemento importante per la costruzione di una relazione terapeutica efficace e per la comprensione del vissuto del paziente.
Essere automaticamente interessati è la chiave
Abbiamo indagato alcuni punti della comunicazione non verbale, sicuramente non esaustivi, ma certamente punto di partenza con cui stare autenticamente insieme al paziente nella stanza di terapia.
Ricordiamo che quanto più il paziente sentirà che siamo autenticamente interessati a lui (che sia attraverso le nostre parole, i nostri sguardi o il nostro corpo), tanto più sarà possibile costruire una buona alleanza e facilitare il processo terapeutico e quindi di guarigione.






