Relazioni e famiglia

La famiglia nella terapia sistemico-relazionale: confini e sottosistemi

La famiglia nella terapia sistemico-relazionale: confini e sottosistemi
La famiglia nella terapia sistemico-relazionale: confini e sottosistemilogo-unobravo
Michela Balmas
Redazione
Psicologa Sistemico-Relazionale
Unobravo
Pubblicato il



In tutte le culture la famiglia imprime nei suoi membri un senso di identità fondato su:

  • senso di appartenenza, che si forma con l’appropriazione di modelli della struttura familiare che permangono nelle diverse circostanze di vita;
  • senso di differenziazione, che si forma con la partecipazione sia a differenti sottosistemi in diversi contesti familiari, sia a gruppi extra-familiari.

Transazioni familiari

Le transazioni, ovvero le interazioni tra membri della famiglia, ripetute nel tempo stabiliscono modelli su come, quando e con chi stare in relazione. I modelli transazionali sono mantenuti da:

  • un sistema di costrizione generale, ovvero le regole universali che governano l’organizzazione familiare;
  • un sistema di costrizione specifico delle singole famiglie, che comprende le reciproche aspettative dei singoli componenti.


Salvaguardia dell’omeostasi

Il sistema familiare fa resistenza ai cambiamenti e mantiene i modelli preferiti più a lungo possibile: modelli alternativi sono disponibili ma, ogni deviazione che oltrepassa le soglie di tolleranza, fa scattare meccanismi atti a ristabilire l’assetto abituale.

La famiglia deve essere capace di adattarsi ai cambiamenti e avere quindi flessibilità, senza perdere la continuità che dà uno schema di riferimento ai suoi componenti.

Helena Lopes - Pexels

Confini e sottosistemi

Ogni individuo appartiene a vari sottosistemi (coniugale, genitoriale, fraterno) in cui ha diversi gradi di potere e acquisisce capacità differenziate. L’organizzazione in sottosistemi permette di mantenere l’identità del singolo esercitando, nel contempo, le capacità interpersonali.

I confini sono le regole che definiscono chi partecipa e come, a un determinato sottosistema. Affinché la famiglia funzioni bene i confini tra sottosistemi devono essere chiari:

  • alcune famiglie presentano un coinvolgimento eccessivo tra componenti: la distanza diminuisce e i confini si confondono diventando diffusi e ciò conduce all’invischiamento;
  • altre famiglie sviluppano confini eccessivamente rigidi: la comunicazione tra sottosistemi è difficile e le funzioni di difesa sono danneggiate e ciò porta al disimpegno.

Ogni famiglia può essere collocata lungo il continuum tra questi due poli: essi indicano la preferenza di un tipo di interazione piuttosto che una differenza qualitativa tra funzionale e disfunzionale.

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Sottosistemi invischiati e disimpegnati

I sottosistemi invischiati subiscono lo svantaggio dato dal fatto che un intenso senso di appartenenza richiede maggiore concessione di autonomia: la mancanza di differenziazione scoraggia l’esplorazione autonoma e la capacità di padroneggiare i problemi.

I sottosistemi disimpegnati hanno un senso distorto dell’indipendenza e mancano di sentimenti di lealtà e appartenenza, nonché della capacità di interdipendenza e di richiedere aiuto quando necessario.

Il ruolo del terapeuta

Il terapista spesso funge da costruttore di confini, chiarificando i confini invischiati e sciogliendo quelli rigidi. La sua valutazione dei sottosistemi familiari e del funzionamento dei confini fornisce un rapido quadro diagnostico della famiglia e serve ad orientare gli interventi terapeutici.

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