L’unione tra due individui che formano una coppia rappresenta l’incontro non solo di due persone, ma anche di due vissuti familiari. Ognuno infatti porta con sé un bagaglio emotivo e culturale che, integrandosi con quello dell’altro, crea una “trama” diversa e nuova. Entrambi i componenti della coppia contribuiscono quindi con una sorta di “dote” nello spazio di coppia. L’incontro delle eredità familiari dei partner influenzerà la vita creando una nuova narrazione familiare. La coppia sarà così composta da tre parti: due individui e una relazione: io, tu, noi.
Lo psicoterapeuta Maurizio Andolfi distingue le configurazioni familiari in base al grado di equilibrio tra i partner all’interno della coppia e al percorso di emancipazione di ciascuno dal partner e dalla famiglia d’origine. Ad esempio, nella coppia armonica, i partner condividono esperienze e si rispettano reciprocamente, avendo raggiunto un buon livello di autonomia dalle rispettive famiglie d’origine; le amicizie sono generalmente condivise, mentre quelle personali non interferiscono con la relazione. In questo contesto, la capacità di costruire uno spazio coniugale autonomo è fondamentale, poiché la risoluzione dei conflitti, sia consci che inconsci, che emergono durante transizioni importanti come la paternità, dipende proprio dal processo di svincolo dalla famiglia d’origine e dalla collaborazione tra i partner nella creazione di una nuova identità di coppia (Naziri & Dragonas, 1994).
Nella coppia conflittuale, invece, il legame è spesso segnato da problematiche irrisolte con la famiglia d’origine: uno dei partner può non avere rapporti con la propria famiglia, mentre l’altro mantiene una relazione di dipendenza emotiva, e le amicizie difficilmente vengono condivise. La coppia instabile si caratterizza per una storia comune di deprivazione affettiva, che porta entrambi i partner a cercare nell’altro la soddisfazione di bisogni di affetto, accudimento e rassicurazione. Infine, nella coppia “sandwich”, uno o entrambi i partner si trovano a prendersi cura dei genitori anziani e non autosufficienti, vivendo un carico emotivo e organizzativo che li fa sentire “schiacciati” tra le esigenze della generazione più anziana e quelle dei figli.
Lo svincolo dalla famiglia d’origine
Lo svincolo dalla famiglia d’origine è una progressiva “separazione” dai propri genitori, un processo di crescita verso l’autonomia. Questo percorso inizia già da bambini, grazie a genitori che sanno:
- stimolare l’autonomia del figlio e la fiducia in sé stesso;
- tenerlo lontano dalle dinamiche di coppia;
- offrire al figlio la possibilità di sentirsi autorizzato ad andare per la sua strada senza sensi di colpa.

Se invece i figli percepiscono che i genitori esitano nel favorire questa autonomia, magari perché hanno bisogno di loro per smorzare le tensioni di coppia, potrebbero incontrare difficoltà a lasciare la famiglia. Questo può essere una conseguenza dei cosiddetti mommy o daddy issues. Rimandando la propria indipendenza, si può faticare a realizzarsi sia come adulti che come partner in una coppia. La scelta del partner, quindi, non coinvolge solo due persone, ma anche la trama dei rapporti affettivi che ha preceduto ognuno dei membri e di cui sono anche il frutto.
Cosa succede se c’è una difficoltà di svincolo?
Unirsi in modo soddisfacente a un’altra persona può essere difficile se prima non c’è stato lo svincolo, cioè la separazione da un rapporto con le figure primarie in cui non viene riconosciuto il proprio spazio personale.
Se questa difficoltà persiste, possono verificarsi:
- un coinvolgimento eccessivo: la famiglia d’origine è molto presente e tende a intromettersi. La coppia può non riuscire a gestire questa invasione, vivendo uno stato di insoddisfazione;
- conflitti: possono emergere conflitti nella coppia, tra la coppia e la famiglia d’origine, o tra le famiglie d’origine dei partner;
- taglio emotivo: si tratta della rottura affettiva del legame con la famiglia d’origine. Questa rottura è solo apparente, poiché il rapporto con i genitori continua comunque a influenzare la coppia.
Tipologie di svincolo problematico: riconoscerle per comprenderle
Il processo di svincolo dalla famiglia d’origine può assumere forme diverse, non sempre evidenti o lineari. Secondo il modello sistemico-relazionale, esistono varie tipologie di svincolo problematico che possono ostacolare la crescita personale e la costruzione di relazioni adulte soddisfacenti. Tra le più comuni troviamo:
- Svincolo impossibile: si verifica quando la persona resta fortemente legata alla famiglia d’origine, sia emotivamente che praticamente, rendendo difficile la costruzione di una propria identità autonoma. In questi casi, ogni tentativo di allontanamento genera ansia o sensi di colpa.
- Svincolo inaccettabile: qui il distacco viene vissuto come un tradimento nei confronti dei genitori o della famiglia. La persona può sentirsi costantemente in dovere di "ripagare" i genitori, rinunciando ai propri desideri o progetti di vita.
- Svincolo apparente: si manifesta quando, pur vivendo lontano o avendo una vita indipendente all’apparenza, la persona continua a essere condizionata dalle aspettative, dai giudizi o dai bisogni della famiglia d’origine. Le scelte importanti vengono spesso influenzate, anche inconsciamente, dai legami familiari.
- Svincolo di compromesso: in questo caso, la persona cerca un equilibrio tra autonomia e appartenenza, ma spesso a costo di continue mediazioni e rinunce. Il rischio è quello di non sentirsi mai pienamente liberi o soddisfatti delle proprie scelte.
Riconoscere la tipologia di svincolo che si sta vivendo può rappresentare un primo passo fondamentale per comprendere le proprie difficoltà e lavorare verso una maggiore autonomia emotiva.
Cause che ostacolano lo svincolo: fattori familiari e individuali
Le difficoltà nello svincolarsi dalla famiglia d’origine possono avere origini diverse, spesso intrecciate tra loro. Comprendere questi fattori può aiutare a dare un senso alle proprie esperienze e a individuare possibili strade di cambiamento. Ad esempio, chi percepisce la propria famiglia d’origine come coesa, flessibile, comunicativa e soddisfacente tende a gestire meglio le proprie emozioni e a sperimentare una maggiore soddisfazione di vita (Szcześniak & Tułecka, 2020).
Tuttavia, l’iperprotezione genitoriale, quando i genitori tendono a controllare eccessivamente la vita dei figli limitando le loro esperienze e decisioni, può rendere difficile sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Anche l’ansia o l’insicurezza dei genitori, che vivono con preoccupazione il distacco dei figli, può, anche inconsapevolmente, trasmettere sensi di colpa o paura dell’autonomia. Lutti o eventi traumatici, come la perdita di un familiare o esperienze dolorose, possono rafforzare i legami di dipendenza emotiva e rendere più difficile il processo di separazione. Inoltre, ruoli familiari rigidi, in cui i ruoli sono così definiti che ogni tentativo di cambiamento viene vissuto come una minaccia all’equilibrio familiare, possono portare a una resistenza sia interna che esterna allo svincolo. Le aspettative e i mandati familiari, infine, quando sono molto forti su come “dovrebbe” essere la vita del figlio, possono ostacolare la libertà di scegliere il proprio percorso.
Questi fattori, spesso presenti in combinazione, possono rendere complesso il cammino verso l’autonomia, ma riconoscerli può essere il primo passo per affrontarli.
Le conseguenze psicologiche di un mancato svincolo
Quando il processo di svincolo dalla famiglia d’origine non si realizza in modo sano, possono emergere diverse conseguenze psicologiche che influenzano la qualità della vita adulta e delle relazioni. Ad esempio, la soddisfazione di vita tende a diminuire quando il funzionamento familiare è caratterizzato da enmeshment (fusionalità), disimpegno e caos (Szcześniak & Tułecka, 2020).
Tra le principali conseguenze si riscontrano difficoltà nella costruzione dell’identità: la persona può faticare a definire chi è e cosa desidera, sentendosi spesso confusa o insicura nelle proprie scelte. Inoltre, la mancanza di autonomia può contribuire allo sviluppo di disturbi dell’umore, come senso di vuoto, tristezza persistente o perdita di interesse per le attività quotidiane. In alcuni casi, il cibo può diventare un modo per esprimere il disagio legato alla difficoltà di separarsi dalla famiglia, come può accadere in alcune forme di anoressia o bulimia (Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta). La difficoltà a stabilire confini chiari con la famiglia d’origine può essere associata allo sviluppo di tratti di dipendenza o di instabilità emotiva, portando a disturbi di personalità. Inoltre, la persona può incontrare ostacoli nel costruire relazioni di coppia mature, ripetendo dinamiche di dipendenza o conflitto già vissute in famiglia.
Queste conseguenze non sono inevitabili, ma rappresentano segnali importanti che meritano attenzione e, se necessario, un supporto professionale.
Riferimenti clinici e modelli teorici sullo svincolo
Il tema dello svincolo dalla famiglia d’origine è stato approfondito da diversi autori e modelli teorici nell’ambito della psicologia e della psicoterapia.
- Murray Bowen, psichiatra e pioniere della terapia familiare, ha introdotto il concetto di "differenziazione del sé", sottolineando l’importanza di sviluppare una propria identità distinta da quella familiare.
- Maurizio Andolfi, psichiatra e psicoterapeuta, ha evidenziato come il processo di svincolo possa essere centrale nella costruzione di relazioni di coppia sane, distinguendo tra diverse configurazioni familiari e dinamiche di dipendenza.
- Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, ha sottolineato il legame tra difficoltà di svincolo e la comparsa di sintomi psicologici, come disturbi alimentari o dell’umore, soprattutto nei giovani adulti.
Questi contributi teorici offrono una cornice di riferimento utile per comprendere le dinamiche dello svincolo e orientare gli interventi terapeutici più appropriati.

L’aiuto della terapia
Spesso si crede che fuggendo e troncando ogni tipo di rapporto con la propria famiglia o con un membro, si possa conquistare l’autonomia e l’indipendenza. Al contrario, tagliando emotivamente, le questioni rimangono irrisolte, gravando sulle future relazioni e il soggetto rischia di reiterare, senza consapevolezza, certe dinamiche. Il taglio emotivo viene messo in atto sia con meccanismi interni che esterni, come la distanza fisica.
Obiettivo della terapia di coppia è quindi quello di aiutare i partner a:
- separarsi in maniera adattiva dalla famiglia d’origine;
- costruire una nuova relazione basata sulle reali caratteristiche di ognuno degli individui;
- aiutare a “spogliarsi” di quei “carichi pendenti” che derivano dai mandati familiari.
Strategie e tecniche per favorire lo svincolo
Affrontare il processo di svincolo dalla famiglia d’origine richiede spesso un lavoro personale profondo, che può essere sostenuto da strategie e tecniche specifiche, soprattutto nell’ambito della psicoterapia sistemico-relazionale.
- Riconoscere i propri bisogni e desideri: imparare a distinguere ciò che si vuole davvero da ciò che si sente di dover fare per compiacere la famiglia può essere un passo fondamentale verso l’autonomia.
- Lavorare sui confini: la terapia può aiutare a definire confini più chiari tra sé e la famiglia d’origine, imparando a dire "no" senza sensi di colpa e a gestire le richieste familiari in modo assertivo.
- Elaborare i sensi di colpa: molte persone adulte faticano a separarsi per paura di ferire i genitori. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere e superare questi vissuti, favorendo una separazione più serena.
- Ristrutturare le narrazioni familiari: attraverso il dialogo terapeutico, è possibile rileggere la propria storia familiare, individuando schemi ripetitivi e trovando nuove modalità di relazione.
- Coinvolgimento della coppia o della famiglia: in alcuni casi, il lavoro terapeutico può includere incontri con il partner o con i membri della famiglia d’origine, per favorire una comunicazione più autentica e la comprensione reciproca.
Queste strategie, adattate alle specificità di ogni persona, possono facilitare un percorso di crescita verso una maggiore autonomia e benessere relazionale.
Scegliere di crescere: il primo passo verso relazioni più autentiche
Riconoscere le dinamiche familiari che influenzano le nostre scelte di coppia può essere un atto di grande consapevolezza e coraggio. Se senti che il tuo percorso verso l’autonomia emotiva è ostacolato da legami o aspettative familiari, sappi che non sei solo: con il supporto giusto può essere possibile lavorare per costruire relazioni più libere, mature e soddisfacenti. Gli psicologi Unobravo sono pronti ad accompagnarti in questo viaggio di crescita personale e di coppia, aiutandoti a comprendere e affrontare le difficoltà che ti trattengono. Se vuoi iniziare a prenderti cura di te e delle tue relazioni, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: il primo passo verso il cambiamento può essere a portata di mano.





