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Alessitimia: aspetti emotivi e comportamentali

Alessitimia: aspetti emotivi e comportamentali
Eleonora Tacconelli
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo interpersonale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
20.2.2026
Alessitimia: aspetti emotivi e comportamentali
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Il costrutto di alessitimia  trova le sue radici nelle osservazioni di J. Ruesch (1948) e nelle teorie neurofisiologiche di P. MacLean secondo cui le manifestazioni psicosomatiche potessero essere associate a una difficoltà nel riconoscere e rappresentare le emozioni (disregolazione emotiva). Questa condizione, inizialmente descritta come una forma di ridotta consapevolezza emotiva (anestesia emotiva),era stata osservata in soggetti che faticavano a identificare, descrivere e verbalizzare i propri stati affettivi.

A partire dagli anni Sessanta, J. Nemiah e P. Sifneos approfondirono sistematicamente tali osservazioni studiando pazienti con differenti disturbi psicosomatici. Essi individuarono tre caratteristiche ricorrenti: una marcata difficoltà nell’identificazione e nella descrizione delle emozioni, una povertà dell’immaginazione e uno stile cognitivo orientato all’esterno. Sulla base di queste evidenze, nel 1973 Sifneos coniò il termine alexithymia (dal greco a- = assenza, léxis = parola, thymós = affetti), per descrivere questa peculiare difficoltà di elaborazione emotiva.

Thiago Matos - Pexels

I tratti caratteristici dell’alessitimia

Le caratteristiche principali dell’alessitimia riguardano sia la componente cognitiva delle risposte emotive, sia la capacità di regolare l’emozione nel contesto delle relazioni. Le persone con alessitimia mostrano spesso una difficoltà marcata nel riconoscere ciò che provano e nel trasformare l’esperienza emotiva in rappresentazioni mentali condivisibili.

  • I tratti caratteristici comprendono:
    • difficoltà nell’identificare i sentimenti e nel distinguerli dalle sensazioni corporee associate all’attivazione emotiva;
    • difficoltà nel descrivere i sentimenti e nel comunicarli agli altri;
    • povertà o rigidità dei processi immaginativi, con scarsa presenza di fantasie, immagini mentali o ricordi a contenuto emotivo;
    • stile cognitivo orientato all’esterno, centrato su dati concreti dell’ambiente più che sul mondo interno.

Queste caratteristiche possono manifestarsi in modo più o meno marcato a seconda della storia personale, del livello di stress e della presenza di eventi traumatici o condizioni psicologiche associate.

Alessitimia: come riconoscerla

Le persone con alessitimia non solo incontrano difficoltà nel riflettere sulle proprie emozioni e nel regolarle, ma spesso faticano a comunicarle in modo efficace. 

La sofferenza emotiva tende a essere espressa attraverso descrizioni concrete o riferite ai sintomi corporei, più che attraverso il linguaggio dei sentimenti, rendendo complesso per gli altri comprendere ciò di cui la persona ha realmente bisogno. 

Numerose ricerche indicano che chi presenta livelli elevati di alessitimia utilizza con minore frequenza strategie di regolazione emotiva generalmente adattive (come la rivalutazione cognitiva, il problem solving o la ricerca di supporto sociale) rispetto a chi presenta livelli medi o bassi di alessitimia (Preece et al., 2023). Questa minore disponibilità di strategie efficaci contribuisce spesso a un maggiore disagio psicologico. 

Un’ulteriore caratteristica riguarda la limitata capacità immaginativa, già descritta nei primi studi clinici. Questa povertà di fantasia può ridurre la possibilità di modulare le emozioni attraverso il gioco mentale, la creatività o l’immaginazione. Anche nella produzione e nel ricordo dei sogni, alcune persone con alessitimia tendono a riportare contenuti più concreti e aderenti all’esperienza quotidiana, con minore presenza di elementi simbolici o bizzarri che solitamente caratterizzano i sogni più immaginativi.

Andrea Piacquadio - Pexels

Quali sono le conseguenze?

Tutti questi elementi possono condurre la persona con alessitimia a sviluppare una vita interiore meno accessibile e meno ricca di contenuti emotivi e immaginativi. 

Le emozioni sono presenti, ma risultano difficili da riconoscere, differenziare e tradurre in forme simboliche, rendendo il mondo interno meno strutturato e meno disponibile alla riflessione. A ciò si associa spesso uno stile cognitivo prevalentemente orientato all’esterno, in cui l’attenzione si concentra su aspetti concreti e dettagli ambientali, mentre i contenuti interni vengono meno considerati o risultano poco chiari. 

Di conseguenza, chi presenta livelli elevati di alessitimia tende a mostrarsi più pratico, concreto e centrato sull’azione, e meno incline all’introspezione o alla riflessione emotiva. Questa modalità, pur potendo essere funzionale in alcuni contesti, può limitare la comprensione di sé e la capacità di riconoscere i propri bisogni psicologici.

Alessitimia e disturbi associati: possibili implicazioni sulla salute mentale e fisica

L’alessitimia non influisce soltanto sulla vita emotiva e relazionale, ma è stata associata a una maggiore vulnerabilità nello sviluppo di diverse condizioni psicologiche e fisiche. La difficoltà a riconoscere, differenziare e regolare gli stati interni può infatti rendere la persona meno attrezzata nel fronteggiare situazioni stressanti o emotivamente complesse.

Le principali aree di rischio individuate dalla letteratura sono:
• Disturbi d’ansia e depressione. Le difficoltà nella consapevolezza emotiva e nella regolazione degli affetti possono favorire la comparsa di sintomi ansiosi e depressivi, soprattutto in presenza di stress prolungato.
• Disturbi psicosomatici. La scarsa capacità di mentalizzare gli stati emotivi è stata correlata a un aumento della somatizzazione, con manifestazioni come dolori cronici, disturbi gastrointestinali, cefalee e altre sintomatologie funzionali.
• Dipendenze. Alcuni studi indicano che l’alessitimia può aumentare la vulnerabilità alle dipendenze da sostanze o comportamentali, poiché le difficoltà di regolazione emotiva possono portare a ricercare modalità esterne e immediate di gestione del disagio.
• Difficoltà relazionali. La ridotta chiarezza emotiva può rendere complesso costruire e mantenere relazioni intime, generando incomprensioni, distanza o difficoltà nel riconoscere e comunicare bisogni affettivi. L’alessitimia non influenza soltanto la vita emotiva e relazionale, ma è stata associata anche a esiti negativi nei domini della salute mentale e fisica. E’ possibile vederla come modalità di funzionamento emotivo-cognitivo potenzialmente vulnerabile: quando le risorse regolative sono carenti, tale modalità può rendere la persona più esposta a difficoltà psicologiche o somatiche. (Taylor & Bagby, 2013)

Cosa è possibile fare?

L'indebolimento della capacità di mentalizzazione emotiva riguarda un livello profondo dell’elaborazione dell’esperienza e può ostacolare la costruzione di un dialogo interno coerente. 

In ambito terapeutico, si rivelano particolarmente utili interventi orientati a facilitare il riconoscimento, la nominazione e l’integrazione delle emozioni. Percorsi di alfabetizzazione emotiva, pratiche di consapevolezza corporea e tecniche finalizzate a creare un ponte tra esperienza subsimbolica ed elaborazione cognitiva possono aiutare la persona a dare forma e significato agli stati interni. 

Dati preliminari suggeriscono che approcci psicoterapeutici mirati ad aumentare la capacità di accesso e riflessione sugli stati affettivi possano ridurre, nel tempo, le caratteristiche alessitimiche e favorire un funzionamento emotivo più integrato (Taylor, 2000).

Strumenti di valutazione e diagnosi dell’alessitimia

Per valutare l’alessitimia in modo sistematico, lo strumento più utilizzato è la Toronto Alexithymia Scale (TAS-20), un questionario autosomministrato composto da 20 affermazioni volte a indagar:
• Difficoltà nell’identificare i sentimenti (DIF): misura quanto la persona fatichi a riconoscere e discriminare i propri stati emotivi;
• Difficoltà nel descrivere i sentimenti (DDF): valuta la capacità di esprimere verbalmente ciò che si prova;
• Pensiero orientato all’esterno (EOT): rileva la tendenza a privilegiare aspetti concreti e pragmatici rispetto alla riflessione emotiva.

Tipologie di alessitimia

L’alessitimia può manifestarsi con modalità differenti e viene spesso distinta in due forme principali, che riflettono cause e percorsi di sviluppo diversi.

• Alessitimia primaria (o tratto alessitimico).
È considerata una modalità di funzionamento relativamente stabile che emerge fin dall’infanzia. È probabilmente legata a fattori costituzionali, neurobiologici o temperamentali, e può essere associata a caratteristiche strutturali e funzionali di specifiche aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione emotiva.

• Alessitimia secondaria (o acquisita).
Insorge in seguito a eventi traumatici, stress emotivo prolungato o condizioni neurologiche che coinvolgono il sistema nervoso centrale. Può manifestarsi, ad esempio, dopo traumi psicologici significativi, periodi di intensa disregolazione emotiva o in conseguenza di lesioni cerebrali che interessano aree come l’insula o la corteccia prefrontale, determinando una compromissione delle funzioni di percezione e regolazione emotiva (Paradiso et al., 1999).

Cause principali

Le cause dell’alessitimia sono molteplici e includono fattori genetici, neurobiologici e ambientali. Una componente ereditaria è stata ipotizzata da diversi studi, suggerendo che alcune caratteristiche del funzionamento emotivo possano essere influenzate da predisposizioni temperamentali. 

Un ruolo cruciale è svolto anche dalle esperienze traumatiche precoci: traumi dell’infanzia, trascuratezza emotiva e ambienti familiari poco espressivi possono interferire con lo sviluppo delle competenze emotive e della capacità di mentalizzazione (Ditzer et al., 2023). 

Inoltre, condizioni neurologiche come lesioni, degenerazioni o alterazioni funzionali dell’insula, dell’amigdala o della corteccia prefrontale sono state associate a difficoltà persistenti nella percezione, elaborazione e regolazione delle emozioni. Comprendere la tipologia e i fattori alla base dell’alessitimia è fondamentale per impostare un percorso terapeutico personalizzato, orientato a intervenire sui meccanismi specifici che sostengono le difficoltà emotive.

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FAQ

L'alessitimia è una condizione caratterizzata da difficoltà nell'identificare, descrivere e verbalizzare le proprie emozioni. È stata osservata soprattutto in persone con malattie psicosomatiche.
I principali tratti includono difficoltà nell'identificare e descrivere i sentimenti, povertà dei processi immaginativi e uno stile cognitivo orientato verso l'esterno.
Si riconosce attraverso la difficoltà a riflettere sulle proprie emozioni, a regolarle e a comunicarle chiaramente agli altri. Le persone con alessitimia tendono anche a usare meno strategie adattive di regolazione emotiva.
Il termine alessitimia deriva dal greco e significa letteralmente 'assenza di linguaggio per le emozioni'. È stato coniato da Sifneos negli anni '70.
Oltre a non riuscire a identificare e descrivere le emozioni, queste persone hanno una ridotta capacità immaginativa e tendono a concentrarsi sui dettagli dell'ambiente esterno.
Le persone con alessitimia utilizzano meno strategie di regolazione emotiva adattive, come la rivalutazione cognitiva, l'affrontare i problemi e la ricerca di supporto sociale.
La povertà immaginativa si manifesta con pochi ricordi e fantasie, e nei sogni queste persone tendono a ripercorrere solo le esperienze giornaliere vissute.
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Eleonora Tacconelli
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