Il periodo delle feste è spesso rappresentato come un momento di gioia, convivialità e connessione. Tuttavia, per molte persone diventa anche una fonte significativa di stress e ansia sociale. Le numerose richieste, gli incontri familiari e le aspettative implicite possono far emergere un senso di pressione, soprattutto in chi tende al people pleasing o sperimenta forme di burnout sociale. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per imparare a dire “no” in modo autentico e senza sensi di colpa.
People pleasing: quando compiacere gli altri diventa una trappola
Il people pleasing è una modalità relazionale caratterizzata da un bisogno intenso di essere approvati, apprezzati e accettati. Spesso chi tende a compiacere gli altri evita il conflitto poiché teme il giudizio. Vi è una profonda fatica a riconoscere i propri limiti e questo bisogno fa sì che le esigenze altrui abbiano la precedenza sulle proprie.
Durante le feste, questa dinamica può intensificarsi. Le numerose occasioni sociali e le richieste di inviti, cene, incontri, possono far sì che la persona si trovi a dire sì automaticamente, anche quando sarebbe preferibile declinare. Il risultato è un sovraccarico emotivo e fisico che può portare a un senso di frustrazione e disconnessione dal proprio autentico bisogno.
Dal punto di vista psicologico, il people pleasing ha radici spesso profonde: può essere legato a modelli relazionali acquisiti, a storie di attaccamento, a contesti familiari che valorizzano la compiacenza o la responsabilità eccessiva, oppure a un senso di identità fragile che si costruisce attraverso lo sguardo dell’altro.
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Burnout sociale: il carico delle relazioni
Il burnout sociale è un concetto sempre più discusso, simile al burnout lavorativo ma riferito alla sfera interpersonale. Si manifesta quando la persona percepisce un sovraccarico derivante dalle relazioni e dalle interazioni quotidiane.
Alcuni segnali tipici includono possono aiutare a comprenderne l’esordio e le dinamiche sottostanti. Spesso si prova una sensazione di esaurimento emotivo di fronte agli eventi sociali e questo produce una ridotta capacità di tolleranza agli stimoli ed alle richieste.
Questo comporta un evitamento delle relazioni sociali accompagnato da un umore irritabile; spesso vi è anche un certo cinismo nel rapportarsi con gli altri ed un senso di distacco e di vuoto proprio perché le relazioni vengono vissute come una situazione pesante e gravosa.
Durante le feste, chi è già vicino al burnout può vivere gli eventi sociali come un obbligo più che un piacere, e la pressione a partecipare può amplificare il disagio. In questo caso, imparare a dire “no” diventa un atto di cura verso sé stessi, non di rifiuto verso gli altri.
Dire “no” senza sensi di colpa: qualche suggerimento
Il primo passo è ascoltare i propri segnali interni: stanchezza, irritabilità, sovraccarico emotivo. Essere consapevoli dei propri bisogni permette di stabilire confini realistici.
Dire “no” non è un atto aggressivo, ma una semplice scelta. Ogni persona ha il diritto di tutelare il proprio spazio psicologico, anche durante le feste. Rendere questo diritto legittimo nella propria mente riduce il senso di colpa.
L’assertività permette di esprimere un rifiuto chiaro e rispettoso. Alcuni esempi:
- “Ti ringrazio dell’invito, ma ho bisogno di riposare.”
- “Non posso partecipare questa volta, ma ti penso con affetto.”
L’assertività protegge i confini personali, senza intaccare la relazione.
Per chi vive ansia sociale, improvvisare un “no” può essere difficile. Preparare alcune frasi in anticipo aiuta a sentirsi più sicuri e riduce il rischio di cedere all’automatismo del sì.
Un approccio auto-compassionevole permette di trattarsi con gentilezza, riconoscendo che il bisogno di proteggere le proprie energie non è un difetto, ma un atto di autodeterminazione.
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Un aiuto a dire “no”
Le feste possono essere un momento prezioso di connessione, ma anche un contesto che amplifica ansia sociale, people pleasing e burnout. Imparare a dire “no” non è un atto di egoismo: è un gesto di cura verso sè stessi e verso la qualità delle proprie relazioni. Quando ci permettiamo di rispettare i nostri limiti, diventiamo più autentici, presenti e emotivamente disponibili nel momento in cui scegliamo davvero di esserlo.
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