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Pristiq: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia

Pristiq: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.7.2026
Pristiq: a cosa serve, come funziona e la psicoterapia
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La depressione maggiore può manifestarsi come un calo persistente dell'umore, perdita di interesse per le attività quotidiane e una stanchezza che il riposo non allevia. A volte può assumere forme meno riconoscibili, come irritabilità, difficoltà di concentrazione o un senso di distacco da ciò che prima dava piacere.

Chi convive con questa condizione, o chi sta accanto a una persona cara, può trovarsi a cercare informazioni su un farmaco già prescritto o che il medico sta valutando. Il Pristiq è uno degli antidepressivi che può essere indicato nel trattamento della depressione, sempre sulla base di una valutazione clinica.

Nelle prossime sezioni approfondiremo che cos'è il Pristiq, come agisce, quali effetti collaterali può provocare e perché, in molti casi, la terapia farmacologica viene associata a un percorso di psicoterapia per favorire un trattamento più completo.

Cos'è il Pristiq

Pristiq è il nome commerciale della desvenlafaxina, un antidepressivo della classe degli SNRI, gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina.

A differenza degli SSRI, che agiscono principalmente sulla serotonina, gli SNRI come la desvenlafaxina intervengono su due neurotrasmettitori contemporaneamente, la serotonina e la noradrenalina.

Un aspetto che genera spesso confusione riguarda il rapporto tra Pristiq e la venlafaxina, un altro antidepressivo della stessa classe (SNRI). La desvenlafaxina è infatti il principale metabolita attivo della venlafaxina, ossia la sostanza che si forma nell'organismo dopo la sua assunzione.

Pristiq contiene direttamente la desvenlafaxina, evitando la necessità di questa trasformazione metabolica e offrendo un profilo farmacocinetico generalmente più prevedibile, con una minore variabilità legata al metabolismo individuale.

L'indicazione terapeutica riguarda il trattamento del disturbo depressivo maggiore negli adulti. In Italia la desvenlafaxina è autorizzata da AIFA, mentre negli Stati Uniti è approvata dalla FDA. Il disturbo depressivo maggiore può manifestarsi con sintomi diversi, tra cui:

  • umore persistentemente depresso o vuoto;
  • perdita di interesse o piacere per le attività quotidiane;
  • alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia);
  • cambiamenti nell'appetito o nel peso;
  • affaticamento e mancanza di energia;
  • difficoltà di concentrazione o di prendere decisioni;
  • agitazione o, al contrario, rallentamento nei movimenti e nel pensiero.

Se ti riconosci nella sensazione di sentirti spento/a, distante o incapace di provare emozioni, è importante sapere che anche questi vissuti possono rientrare tra le manifestazioni della depressione.

Esistono inoltre alcuni utilizzi off-label della desvenlafaxina, cioè impieghi diversi da quelli ufficialmente approvati e valutati sulla base delle evidenze disponibili, come il trattamento delle vampate di calore associate alla menopausa. Tuttavia, si tratta di un farmaco che può essere assunto esclusivamente su prescrizione medica e non deve mai essere utilizzato in autonomia.

Come funziona Pristiq

Il farmaco agisce riducendo la ricaptazione di serotonina e noradrenalina. Dopo aver trasmesso il loro segnale tra un neurone e l'altro, questi neurotrasmettitori restano più a lungo disponibili nello spazio tra le cellule nervose, sostenendo la comunicazione tra i neuroni.

Agire su entrambi fa differenza, perché la serotonina è associata alla regolazione dell'umore e del sonno, mentre la noradrenalina ha un ruolo nei livelli di energia, nell'attenzione e nella concentrazione, aspetti spesso compromessi nella depressione.

Sul piano pratico, Pristiq è disponibile in compresse a rilascio prolungato da 50 mg e 100 mg, da assumere per via orale una volta al giorno. La desvenlafaxina ha un'emivita di circa 10-11 ore, perciò è utile assumerla alla stessa ora ogni giorno per mantenere livelli stabili nel sangue.

Riguardo ai tempi di risposta, i primi miglioramenti, spesso su sonno, energia e appetito, possono comparire nelle prime una o due settimane. L'effetto pieno sull'umore richiede generalmente dalle sei alle otto settimane, un'attesa che può mettere alla prova chi inizia la terapia.

Un medico tiene una bottiglia di pillole mentre consulta un paziente anziano. Sono visibili uno stetoscopio e delle ricette.
Towfiqu barbhuiya – Pexels

Effetti terapeutici ed effetti collaterali

Come ogni antidepressivo, Pristiq comporta sia effetti terapeutici attesi sia possibili effetti indesiderati.

Effetti terapeutici

Gli studi clinici documentano che la desvenlafaxina può portare a miglioramenti significativi dell'umore depresso, con un recupero dell'interesse e dell'energia e una riduzione dei sintomi cognitivi come le difficoltà di concentrazione.

Sul fronte del mantenimento a lungo termine, i dati disponibili indicano che il farmaco può contribuire a ridurre il rischio di ricadute depressive, un aspetto particolarmente rilevante in chi ha avuto più episodi.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, Pristiq può causare effetti indesiderati. Conoscerli non serve ad alimentare la preoccupazione, ma a sapere cosa osservare e quando parlarne con il medico. Nelle prime una o due settimane possono comparire alcuni effetti più comuni, che tendono ad attenuarsi e che, se persistono, vanno segnalati al medico, come:

  • cefalea;
  • nausea, vomito, diarrea o stipsi;
  • bocca secca;
  • sudorazione aumentata;
  • diminuzione dell'appetito;
  • tremore e vertigini;
  • nervosismo, insonnia o affaticamento.

Alcuni effetti, invece, possono persistere nel tempo e meritano un monitoraggio più attento, come:

  • difficoltà nella sfera sessuale, come la riduzione del desiderio o le difficoltà nell'orgasmo;
  • aumento della pressione arteriosa.

Una preoccupazione frequente, anche se non sempre espressa apertamente, riguarda la paura di perdere la capacità di provare emozioni o di sentirsi "spenti" interiormente. In alcuni casi può verificarsi un fenomeno di questo tipo, noto come appiattimento emotivo, ed è importante parlarne con il proprio psichiatra: condividere questi vissuti permette di valutare insieme se sia necessario modificare o adattare la terapia.

Ogni persona può rispondere in modo diverso a un farmaco. Per questo comunicare al medico qualsiasi cambiamento percepito, anche quando riguarda la sfera emotiva, è fondamentale per costruire un trattamento il più possibile personalizzato.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Alcune interazioni farmacologiche della desvenlafaxina richiedono attenzione particolare, ed è utile conoscerle per affrontare il trattamento in sicurezza.

L'interazione più importante riguarda gli IMAO, gli inibitori delle monoaminossidasi come fenelzina, tranilcipromina, isocarbossazide, rasagilina e selegilina. La loro associazione con la desvenlafaxina è controindicata, e in genere si raccomanda di attendere almeno 14 giorni dalla sospensione dell'IMAO prima di iniziare il trattamento.

Esistono poi farmaci che, combinati con la desvenlafaxina, possono aumentare il rischio di sindrome serotoninergica:

  • altri antidepressivi;
  • triptani (usati per l'emicrania);
  • tramadolo e fentanil;
  • litio e buspirone;
  • triptofano ed Erba di San Giovanni.

Un'altra possibile interazione da conoscere riguarda i farmaci che aumentano il rischio di sanguinamento, come aspirina, antinfiammatori non steroidei (FANS) e anticoagulanti come il warfarin, che vanno usati con cautela.

Poiché la venlafaxina è il precursore diretto della desvenlafaxina, assumerle insieme equivale a duplicare la stessa sostanza attiva, perciò la co-somministrazione va evitata.

È sempre importante informare il medico di tutti i farmaci, gli integratori e i prodotti da banco che si stanno assumendo, perché alcune sostanze possono interferire con la terapia o modificarne gli effetti.

Avvertenze e precauzioni d'uso

Come ogni farmaco che agisce sul sistema nervoso centrale, la desvenlafaxina richiede alcune precauzioni. Conoscere queste informazioni serve ad affrontare il trattamento in modo più consapevole e sicuro.

Gravidanza e allattamento richiedono sempre una valutazione individuale insieme al medico, considerando il rapporto tra possibili benefici e rischi. La desvenlafaxina può passare nel latte materno, per questo anche in questa fase è importante un confronto con il professionista.

Nelle prime settimane possono comparire effetti come vertigini o sonnolenza: è quindi consigliabile prestare attenzione alla guida e all'uso di macchinari finché non si conosce la propria risposta al farmaco. È inoltre raccomandato evitare l'alcol durante il trattamento.

Prima di iniziare la terapia, il medico valuterà con particolare attenzione alcune condizioni, tra cui:

  • ipertensione o problemi cardiovascolari, perché il farmaco può influenzare la pressione arteriosa;
  • storia di mania o disturbo bipolare, per il possibile rischio di attivazione maniacale;
  • glaucoma ad angolo chiuso;
  • problemi renali o epatici, che possono richiedere un adattamento del dosaggio.

Come per altri antidepressivi, nelle prime settimane di trattamento o dopo modifiche della dose è importante monitorare eventuali cambiamenti dell'umore, compresa la comparsa di pensieri suicidari, soprattutto nei giovani adulti. Per questo il controllo medico durante queste fasi è fondamentale.

Infine, la desvenlafaxina non deve essere sospesa bruscamente: l'interruzione va sempre concordata con il medico e deve avvenire in modo graduale, per ridurre il rischio di sintomi da sospensione come capogiri, nausea, irritabilità o alterazioni del sonno.

Vitaly Gariev - Pexels

Pristiq e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, e scegliere uno non significa rinunciare all'altro. Sono strumenti diversi, che agiscono su livelli diversi e che spesso si completano a vicenda.

Pristiq può attenuare i sintomi biologici della depressione, come la pesantezza, le difficoltà di concentrazione e il sonno disturbato. I pensieri ricorrenti e negativi, invece, possono essere affrontati nel lavoro psicoterapeutico, ad esempio con la terapia cognitivo-comportamentale e la ristrutturazione cognitiva.

Diverse evidenze indicano che l'approccio combinato di farmacoterapia e psicoterapia può essere più efficace del solo farmaco, soprattutto nel ridurre il rischio di ricadute e nel sostenere il benessere nel tempo.

Anche la fase di sospensione del farmaco è un momento in cui il supporto psicoterapeutico può fare la differenza. E le persone vicine, partner, familiari e amici, possono avere un ruolo prezioso, non sostituendosi ai professionisti ma offrendo presenza e ascolto.

Se stai già seguendo un percorso farmacologico, o stai valutando di iniziarlo, può esserti utile affiancare anche un supporto psicoterapeutico. Con Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e iniziare un percorso pensato per te.

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